A Piazza San Giovanni è successo qualcosa

Eccellente ed utilissima per comprendere ciò che è accaduto e perchè accadrà ciò che è inevitabile che accada, l’analisi di Marco Giusti esperto di comunicazione, critico cinematografico, autore televisivo e regista che è possibile leggere interamente su Dagospia e di cui riporto qui uno stralcio.

Grillo, alla fine, ha avuto gioco facile, ha dribblato tutti e ha segnato a Piazza San Giovanni, lasciando Ezio Mauro a Fabio Fazio per il dopo festival, cacciando a suo modo giustamente tutti i giornalisti italiani dal palco (come avrebbe fatto un Moretti), scatenando l’evento che tutti noi, dentro al cuore, sapevamo possibile e volevamo così.

Il ritorno di un sogno, di una speranza. Che non ci hanno certo dato le campagne elettorali di Bersani, la più grigia, o di Monti, la più inutilmente ricca, o di Ingroia, la più vecchia, o di Berlusconi, la più divertente, perché tutta costruita al di dentro di una strategia televisiva, ma la più limitata essendo ormai la tv uno strumento che comunica quasi esclusivamente coi vecchi.

Grillo, a San Giovanni, ha distrutto l’immagine di Crozza a Sanremo, lui sì è un vero stand-up commedia, ha inglobato dentro un evento televisivo, perché questo era, tutta la grande comunicazione da primo maggio comunista, Benigni e Berlinguer, attaccando pesantemente il PD e Bersani esattamente come fece tanti anni fa a Sanremo con Craxi e i Socialisti.

Anche se è un paese strano, ancora scosso dalla vittoria di Marco Mengoni al Festival, dal goal di Totti alla Juventus, dal richiamo incredibile di Siani al cinema, dove nell’unico reality politico che abbiamo fatto si è preferito Bersani a Matteo Renzi, l’unico in grado di poter competere in tv con Berlusconi e sul palco con Grillo, dove dopo vent’anni di berlusconismo e un anno di montismo non siamo ancora usciti dalle nostre prigioni, è stata una campagna elettorale meravigliosa. E qualcosa è davvero cambiato.

Ai banchieri gli aumenti a noi la crisi

Lo stipendio medio dei banchieri europei e americani, lo scorso anno, è cresciuto del 36%, attestandosi a 9,7 milioni di dollari. Il dato è il risultato di una ricerca e un confronto di dati realizzati dal quotidiano economico inglese “Financial Times”. In cima alla lista dei più pagati, il direttore della JpMorgan Jamie Dimon e quello di Goldman Sachs Lloyd Blankfein. Entrambi hanno incassato 15 volte tanto i loro stipendi del 2009. Nel 2010 il primo ha preso 21 milioni di dollari. Il secondo 14,1 milioni di dollari.

Financial Times

Hat tip Dagospia

Diseconomy: il caso FIAT

dalla Rassegna stampa di Dagospia

1- AUTO IN EUROPA: LA FIAT E’ FUORI MERCATO E POMIGLIANO NON C’ENTRA NIENTE…
Bankomat per Dagospia

Il dato non mente. Leggete “il Sole 24 ore”, sul sito o sul quotidiano: si narrano i dati del mercato auto europeo del primo semestre 2010 rispetto al 2009, tragicamente evidenti.
Un modesto più 0,2% è il dato del mercato europeo nei primi sei mesi dell’anno, ma Fiat è fuori gioco, perché il suo calo nel mercato dell’Europa a 27 Paesi è del 20,8%.
Peggio di tutti i suoi principali concorrenti, mentre si conferma anche il fatto che, a valori assoluti, FIAT non è uno dei primi cinque produttori europei. Con il 7,4% di quota di mercato, è la sesta Casa automobilistica.

Questo vuol dire che le auto progettate e vendute da Fiat non sono fra le migliori e – come volumi – non sono in linea neppure con la media del mercato. Punto e basta. Il resto è chiacchiera. Qui non c’entrano Pomigliano, Epifani, la camorra, i comunisti, i meridionali. Qui c’entrano solo i cervelli torinesi e non solo di Mr Marpionne dal pullover ostentato. A Torino sono poco competitivi in termini di capacità progettuale e commerciale. Da anni, lo sanno tutti.

Ma la politica e la grande stampa lo nascondono sempre come è appena possibile.
Il Gruppo Fiat è grande per numeri, e solo assommando tutto da Iveco ai trattori alla Magneti Marelli, ma non è un grande e vincente gruppo automobilistico.

Le auto da sempre le fanno meglio in Francia, Germania e Giappone (non in Polonia India e Corea, con rispetto parlando per questi onesti Paesi: in EUROPA occidentale!). E pure la Ford è meglio della Fiat. In un’Italia finto liberale e mercatista del Cavalier Berlusconi questa amara e secca verità dovrebbe essere detta. Ma non è conveniente forse neppure alla sinistra.

2- GIUGNO NEGATIVO PER LE VENDITE DI AUTO IN EUROPA. IN CALO LA QUOTA DI MERCATO FIAT
Dal “Sole 24 ore”

Giugno negativo per le immatricolazioni di nuove auto in Europa (paesi Ue27 + Efta), calate del 6,2% a 1.383.445 unità rispetto allo stesso mese del 2009, mentre il parziale dei primi sei mesi del 2010 é ancora in rialzo dello 0,6% a 7.495.520 unità rispetto allo scorso anno. Secondo i dati Acea, nella sola area Ue27, invece, le vendite sono diminuite in giugno del 6,9% a 1.341.092 unità, mentre nei primi sei mesi del 2010 rimangono positive dello 0,2% a 7.285.487 unità.

Vendite in calo in Germania (-32,3%), Italia (-19,1%) e Francia (-1,3%). Positivi invece i mercati di Spagna (+25,6%) e Regno Unito (+10,8%). Il maggior calo é stato segnato in Slovacchia (-40,6%), mentre il maggior incremento in Irlanda (+75,8%).

Il gruppo Fiat ha registrato nell’Europa a 27 un calo delle vendite del 20,8% 98.687 unità. Si riduce anche la quota di mercato che passa dall’8,7 al 7,4%, un dato che colloca la casa torinese al sesto posto tra i costruttori. Nei primi sei mesi le vendite sono scese del 10% a 598.382 unità, mentre la quota di mercato è diminuita dal 9,1 all’8,2 per cento.

Nel confronto con i risultati dell’anno scorso va considerato che allora, grazie agli eco-incentivi, Fiat Group Automobiles aveva ottenuto volumi e quote record. Anche in giugno, come già a maggio, il calo delle vendite del Gruppo in Europa è causato principalmente dalle minori immatricolazioni in Italia, dove il mercato globale ha registrato una contrazione del 19,1%, e in Germania, dove le immatricolazioni complessive sono scese del 32,3 per cento.

Passando in rassegna le altre maggiori case automobilistiche, in giugno sono calate dell’8,1% le immatricolazioni di Volkswagen, del 5,0% quelle di Peugeot, del 14,8% quelle del gruppo Ford, del 12,4% le immatricolazioni di Toyota, mentre c’é stato un saldo positivo invece per il gruppo Renault (+3,8%), per Bmw (+7,1%) e Nissan (+27,1%). La miglior performance mensile appartiene al gruppo Jaguar Land Rover con un +29 per cento.

Aggiornamento rassegna stampa sulla Diseconomy

dalla Rassegna stampa di Dagospia

DISECONOMY

“Tagli alla spesa pubblica, stipendi congelati e fatture telematiche”. Sul Corriere delle Elite corrucciate (pp. 2-3) Stella e Rizzo stilano diligentemente l’elenco dei sacrifici (altrui) che Lorsignori auspicano con una mano sul timone e l’altra sul culo dell cameriera. Rimirate l’apparente neutralita’ del catenaccio: “Tutte le misure per mettere in sicurezza i conti contro la speculazione dei mercati”.

Il giornale diretto da don Flebuccio rivende ai propri lettori come verita’ accertata e scontata che i famosi sacrifici non servano a coprire un maxi-buco di finanza pubblica, ma solo a difendersi da mercati cinici e bari e speculatori. C’e’ più’ ventennio (a dolori) in questa rappresentazione, per altro sorprendetemente anti-mercatista, che in tutta la legge bavaglio.

O tempora o mores (2)

A proposito d’informazione e libertà d’informazione in Italia, per fare il punto sulla situazione italiana niente di meglio che il commento di oggi di Minimo Riserbo e Falbalà su Dagospia di oggi per la serie “E’ la stampa monnezza !” di cui vi ripropongo il titolo ed alcuni stralci:

FERMI TUTTI! OGGI C’È UNA NOTIZIA CHE INCARNA A MERAVIGLIA LO SPIRITO DEL TEMPO – DAL CORRIERONE: “IO E IL TUMORE ALLA PROSTATA. SONO SOLIDALE CON IL CAVALIERE” – CAZZODURO DI PIETRO PIGOLA: “LO RACCONTO PER CONTRIBUIRE A ROMPERE UN TABÙ”!!! – NON PAGO DI CIÒ, INFORMA LA NAZIONE CHE È GIÀ TORNATO A TROMBARE. QUESTA VIRILITÀ D’ACCATTO ESIBITA CON AMMICCAMENTI, POLITICAMENTE COME LA VOGLIAMO CHIAMARE? – LA “REPUBBLICA” DÈ NOANTRI (PARA-GURI): “GOVERNO DELLE ÉLITES = DEMOCRAZIA”! – EDITORIALE DI GIANNINI; LA RESISTENZA “CORAGGIOSA” DEI COMPAGNI PROFUMO E PASSERA

A cura di Minimo Riserbo e Falbalà

1 – AVVISI AI NAVIGATI
“Tremonti attacca le banche. Il ministro contro Unicredit e Intesa: “Così preparano un’altra crisi”. Toccata in ciò che ha di più caro in patria, la gauche illuminata di Repubblica si schiera dalla parte del più forte. Sai che emozione, per i lettori di Rep, sciropparsi un editoriale di Massimo Giannini che inneggia alla resistenza “coraggiosa” dei compagni Profumo e Passera. Titolo per una volta totalmente onesto: “L’élite che resiste”. Ecco, sì. Tra zoccole ed élite, c’è proprio di che vincere le prossime elezioni.

Disarmante la naturalezza con la quale a Repubblica propinano come scontata l’equazione “governo delle élites = democrazia”. Una curiosa idea di Patria, e anche di Stato, emerge a meraviglia perfino a pagina 55-56, laddove si spaccia per informazione di servizio (“Le guide di Repubblica, Economia e Previdenza”) un gigantesco redazionale a favore del Fondo Est.

Fa il paio con l’analoga doppia pagina che ieri campeggiava su un giornale della Sacra Famiglia di Arcore nella quale si magnificavano i prodotti di Mediolanum per beneficiare dello scudo fiscale.

Bene, se questa è Repubblica, figurarsi il Corriere delle banche. Poi colpaccio delle banche “in partibus infedelis” su Libero, dove Geronimo riesce a piazzare un editoriale contro Tremonti (p.12)

Poi, visto che c’è aria di fine stagione (politica) e gli appetiti di lorsignori sono sempre più vivaci, entra nel vivo anche il fronte Telecom, un miasma che avvelena la vita politica italiana da almeno 15 anni. Repubblica: “Telecom è italiana e la rete non si tocca”. Bernabè replica alle preoccupazioni del governo sul ruolo di Telefonica” (p.32).
Anche qui è tutto una questione di Patria: “Bernabè: Telco ha garantito l’italianità di Telecom e il suo rilancio” (Stampa, p. 27).

Decida il nostro lettore se sia più indicato a darci lezioni di italianità Monsieur Franchino Bernabè de Rotschild o il Cavalier Banana, sire di Arcore e imperatore di Bermuda, Caymann e Isole Mills.

3 – IL RI(S)CATTTO DEL LINGOTTO
Per tutti i giornali, Berlusconi “apre” sugli incentivi. Per la Stampa invece “Incentivi auto, il governo dice sì” (p.24). Bene, operai tutti tranquilli allora. Ma quelli polacchi o quelli italiani? Anche qui, come per i banchieri, ci sono diverse idee di patria.

Comunque oggi il governo è stato buono con Torino e allora vai col marchettone lingottato a Claudio Sciaboletta, federale di Occitania: “Scajola negli Usa: Nasce il nucleare italo-americano” (p.25). Anche i giornali americani non parlano d’altro, oggi. La foto dello Scajola d’oltremare è da Agenzia Stefani e a poco serve, poche pagine oltre, risciacquarsi le mani con un ricordo di Galante Garrone “e l’antifascismo delle piccole cose” (p.45). Ecco, appunto, ricominciamo dalle piccole cose.

4 – FRONTE DEL PORCO
“Il diktat del Cavaliere: nessuno ad Annozero” (Stampa incentivata, p. 11). Ecco perché si chiama così.

E mentre la battaglia per la libertà di stampa finisce letteralmente in vacca, Carmelo Lopapa sfodera una bellissima inchiesta sul cinegiornale di Mizolinho Zero Tituli. “Omissioni, ritardi emezze frasi: la realtà falsa raccontata del TG1” (Repubblica, p.13). Numeri alla mano, Lopapa ci fa rivivere 150 giorni di Minzo Zero, in un blob allucinante di notizie date all’incontrario e di commenti di Palazzo utili solo a buttare tutto in caciara.

6 – ULTIME DAL VENTENNIO A COLORI
Ok, i titoli contro le banche dei giornali di Corte sono da super Ventennio a colori. Ma oggi c’è una notizia che incarna a meraviglia lo spirito del tempo. E’ questa qui: “Io e il tumore alla prostata. Sono solidale con il Cavaliere”. Di Pietro: lo racconto per contribuire a rompere un tabù” (il fascismo era meno ipocrita).

Sì, sul Corriere Tonino ci fa sapere per mano di Cazzullo, che “ora va tutto bene perché ho già fatto la prova del nove”. “Cioè scusi?”, interloquisce il Cazzullo. “Ci ciamo capiti benissimo”. E come è andata, la prova del nove? “E’ riuscita”.

Ecco, rendiamoci conto, il leader politico dell’unica opposizione momentaneamente disponibile non trova di meglio che farci sapere – per mezzo del Corriere che di solito lo censura – che ha sconfitto un tumore benigno alla prostata. E non pago di ciò, informa la nazione intera che è già tornato a trombare. Questa virilità d’accatto esibita con ammiccamenti, politicamente come la vogliamo chiamare? E sorvoliamo sulla foto che illustra il pezzo, in cui Tonino compare con la moglie. L’avrà fatta con lei la “prova del nove”, o con qualche Claretta? Speriamo bene.

7 – LA BELLA POLITICA
Grande vittoria della libertà di stampa in Rai. Berlusca e soci occupano e nominano tutto il nominabile, però si ricordano di ammollare il Tg3 alla signora Berlinguer in Manconi (Corriere, p.9). Emergenza democratica momentaneamente rientrata. Lacrime e commozione in memoria di Enrico il moralista.

Tutto il pezzo qui