Amaro Montenegro, ecco chi erano i soccorritori, per Giannelli !

Per Giannelli, vignettista del Corriere della Sera, erano la Fornero, Giarda e Monti i tre soccorritori dell’ultimo spot dell’Amaro Montenegro, che abbiamo visto girare a Castellammare del Golfo nei mesi scorsi.

L'avessimo saputo prima !

L'avessimo saputo prima !

Ecco magari l’avessimo saputo prima…

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La Sicilia all’avanguardia

Cosa vuol dire avanguardia lo sappiamo tutti.
Avanguardia è l’essere in anticipo, l’essere avanti rispetto ai tempi. Ecco i tempi, per una volta la Sicilia è avanti sui tempi, anche se solo di 20 minuti e negli orologi elettrici.

da “Corriere.it” un articolo di Fabio Sciacca sull’ultima stranezza siciliana.

Tutti avanti di 20 minuti al giorno
Il mistero degli orologi siciliani
Il fenomeno riguarda gli apparecchi elettrici

CATANIA – Al momento l’unico “rischio” reale è di ritrovarsi in ufficio con un quarto d’ora d’anticipo. Ma il fatto in sè incuriosisce e, com’era facile prevedere, il mistero ormai corre sulla Rete. Da oltre una settimana gli orologi elettrici di Catania, ma anche di altre città della Sicilia, sembrano letteralmente impazziti. Improvvisamente cominciano a correre riuscendo ad andare avanti anche di 15/20 minuti al giorno. Un fenomeno inspiegabile che ha acceso la curiosità di due periti informatici della St Microelectronics, la multinazionale dei semiconduttori con sede a Catania. Francesco Nicosia e Andrea De Luca sono per certi versi anche degli addetti ai lavori. E sicuramente non sono facilmente suggestionabili. Parlando tra loro hanno scoperto di avere un problema in comune che, a stretto giro, hanno condiviso sui social network. A quel punto la scoperta: nella Sicilia sono ormai centinaia gli orologi digitali che vanno più in fretta del dovuto.

TAM TAM SU FACEBOOK – «Quanti di voi hanno avuto problemi con sveglie, forno a microonde etc?» ha chiesto Francesco su Facebook. Immediatamente sono fioccate le conferme. «A me è successo con il forno a microonde…lo sistemo e succede di nuovo», risponde Melina. E Angelo: «…a me con la radio sveglia». Paola: «E’ vero anche il mio microonde è avanti di circa 7 min…che strano!». Giulia, invece, aveva pensato di aver già risolto il problema «anche a me è successo con la radiosveglia, tanto che l’ho cambiata proprio ieri». Mentre Marilyn aveva addebitato tutto alla sua sbadataggine. «La prima volta ho pensato che il microonde l’avessi toccato io male – spiega- lo sistemo con l’ora di Sky e del Pc, l’indomani lo trovo avanti di 10 minuti. Ci sto più attenta, lo sistemo e di nuovo lo trovo avanti. Adesso ‘sta cosa dura da una settimana, non l’aveva mai fatto prima…boh sarà il caldo!».

COLPA DELL’ETNA? – E’ proprio questo il punto. Cosa sta succedendo a Catania e nel resto della Sicilia? Qualcosa di simile a quel che avveniva tempo fa a Caronia dove televisori, frigoriferi, radioline improvvisamente prendevano fuoco? In quel caso si arrivò persino a temere la presenze di alieni che bazzicavano tra le Eolie e la fascia tirrenica. Il giallo di Caronia non è stato mai del tutto risolto, anche se di ipotesi ne sono state fatte: dall’effetto di campi elettromagnetici agli improvvisi sbalzi nell’erogazione di corrente. Più o meno le stesse che vengono fatte per spiegare «il mistero degli orologi impazziti». Il popolo della Rete aveva pensato pure a campi elettromagnetici legati all’Etna, anche se questo sarebbe valido solo per Catania, mentre qualcuno ha evocato persino gli effetti dei venti solari.

SBALZI DI CORRENTE? – Una risposta convincente la danno invece i ricercatori del dipartimento di ingegneria elettrica dell’università di Catania. «Tutto potrebbe nascere – ha spiegato a una tv locale il professore Emanuele Dilettoso – dal fatto che in rete ormai sono presenti dei generatori di energia, tipo gli impianti fotovoltaici, che spesso non sono autoregolati e quindi eventuali piccole variazioni di frequenza non vengono adeguatamente compensate». E c’è pure chi fa notare che da alcuni giorni sono in corso lavori al cavo elettrico sottomarino che arriva in Sicilia. La causa andrebbe dunque ricercata negli sbalzi di erogazione della corrente elettrica? «Ci avevo pensato anch’io – replica Francesco Nicosia – ma ho fatto verificare la linea elettrica di casa mia (230 Volt, con una frequenza di 49.89 Hz) e tutto sembra regolare. E poi se fosse così i guasti dovrebbero riguardare tutti gli elettrodomestici».

IL BANCARIO PREOCCUPATO – Se all’inizio i due amici e colleghi hanno affrontato questa strana storia con leggerezza e quasi divertiti ora sembrano preoccupati. «L’altro giorno –racconta Francesco – anche il fruttivendolo sotto casa mi ha detto che il suo orologio digitale si è messo improvvisamente a correre. Ma questo è niente. Arrivo in banca e l’impiegato mi dice che devo pazientare un po’. “Purtroppo – mi spiega- qui tutte le macchine sono andate a put…”. “Anche voi avete gli orologi che vanno avanti?” Chiedo per scherzare. E lui: “ma lei come fa a saperlo?”». Insomma l’allarme sugli orologi impazziti si sta allargando a macchia d’olio e ormai corre anche oltre la Rete.”

Dove va il Pd: al centro

e precisamente dentro il Terzo Polo o Polo della Nazione, il quale in tal modo diventa più propriamente “polo” estendendo l’associazione, anche ai dalemiani e agli ex della sinistra democristiana del Pd.

E si badi bene, non aggregandosi in quanto associazione di fuoriusciti, conclamati alternatisi e progressivi dalla corte di Arcore, quanto come associazione che traendo ispirazione dal CLN si mette assieme per salvare l’Italia, da una prossima eventuale catastrofe economica, intendendo applicare una rigorosa politica di centro-destra e usando l’antiberlusconismo come collante elettorale per conseguire l’obiettivo.

Ora se fare dell’antiberlusconismo è facile, perchè è evidente che il soggetto si presta, con i comportamenti disinvolti suoi e dei suoi sodali, più difficile è spiegare ai propri elettori che un gruppo dirigente prigioniero del proprio passato di ex, dopo avere condotto la sinistra italiana in un vicolo cieco e fatto il deserto intorno a se, in termini di promozione reale e non di facciata del ricambio politico, come ultima ratio ritiene non esistere, in una fase oggettivamente difficile del capitalismo continentale, e italiano in particolare, ogni e qualsiasi spazio di manovra per la sinistra italiana. ed in quanto tale affetti da “sindrome di insostituibilità” si ricandida a dirigere il Paese, ma questa volta dal “centro”.

La necessità di giocare sull’ambiguità e di impedire l’identificazione dei veri scopi della manovra politica, faranno si che non si arrivi a tale soluzione già nella direzione del 23 dicembre, nella quale invece si lasceranno porte aperte sul piano delle alleanze ed indeterminatezza della linea politica e si sposterà l’attenzione, per come si è già fatto, su falsi problemi quali la legge elettorale, le primarie se farle, non farle e come farle, e/o i “pericolosissimi segni di autoritarismo”.

Non mancherà certo a tale impostazione il supporto della grande stampa nazionale Il Corriere, La Repubblica e La Stampa e dei rispettivi gruppi finanziari ed industriali che ne hanno la proprietà e che dalle politiche da “destra seria” sperano di essere i maggiormente beneficiati, come sempre del resto, quando in questo paese in cui l’ipocrisia la fa da padrona, si mettono in moto logiche che fanno perno su “emergenza”, “rigore”, “serietà”, “sacrifici”, “merito” ecc.

Piccolo esempio di quanto detto prima è la publicazione del sondaggio IPR Marketing su La Repubblica la sintesi del quale sarebbe, per come si legge nel titolo, “Il Pd guadagna col Terzo Polo“.
In effetti se poi si va oltre il titolo già nei sottotitoli, si scopre che “Alle elezioni il Nuovo Ulivo arriverebbe al 39,5% contro il 42,5 del Centrodestra. Mentre l’alleanza Democratici e Centro sarebbe al 39% contro il 43 dell’attuale maggioranza”, il che significa che nel primo caso lo scarto con il centrodestra sarebbe di 3 punti percentuali e nel nel secondo di 4.
Poi se si va a guardare il profilo degli indecisi, si vede che 24 su 100 alle elezioni del 2008 avevano votato per un partito di centrosinistra. Li convincerebbe un terzo polo siffatto ad andare alle urne ?
A conforto ed a sostegno degli amanti dell’apparato del Pd il sondaggio di La Republica riporta però che “Il Pd otterrebbe, secondo la rilevazione, meno voti se si presentasse in una coalizione di centrosinistra: il 25,5% contro il 26,5”.
Con il che “La Repubblica” il suo contributo quotidiano alla demolizione di qualsiasi prospettiva utile alla costruzione di una sinistra che non si riconosca nel “partito de La Repubblica” lo ha dato anche oggi, ed il bravo Ezio Mauro si è guadagnato la pagnotta anche oggi.

Resta il fatto che come dice sul suo blog Pippo Civati “Sono tutti d’accordo. Anche quelli che litigano da sempre [ndr.leggi D’Alema e Veltroni]. Si va con Casini e gli si fa fare il premier. Di Fini si parla meno, per ragioni (ovvie) che non credo di dover spiegare.“.

E’ tutto vero, e sta per succedere come del resto è successo nel 2008 (non un secolo fa) anche questo:

Diseconomy: il caso FIAT (2)

A cura di Minimo Riserbo e Falbalà

1 – GOVERNO DI CLASSE? PECCATO NON APPROFITTARNE…
Da oltre 4 mesi non sono capaci di trovare uno straccio di ministro dell’industria. Passano tutto il tempo a litigare, anziché a governare. Quel poco che fanno, o è “ad aziendam” o è “ad personam”. Di fronte a una situazione del genere il PMU aveva due scelte: incazzarsi e pilotare un qualche ribaltone, oppure approfittarne per farsi meglio i cazzi propri e piazzare qualche colpaccio di quelli storici. Come da tradizione, il Potere Marcio Unificato ha scelto la seconda strada . Tutti sanno perfettamente chi, in questo Paese, la sta prendendo in quel posto ogni giorno. Lo sanno tutti, meno i giornali.

2 – ECCO CHI DECIDE LA POLITICA INDUSTRIALE DELL’ITALIA…
Vi eravate bevuti tutte quelle cazzate su “la Fiat sempre più americana” e su “Marchionne con la testa e il portafogli ormai a Detroit”? Vi consolavate con quelle amene favolette fataliste raccontate perfino da Repubblica? Bene, la ricreazione è finita: “Contratti, lo strappo di Federmeccanica. Disdetta dell’accordo del 2008, vale solo quello firmato senza la Fiom” (Repubblica, p.1).

Come spiega bene Roberto Mania (“Marcegaglia dice sì a Marchionne, così la Fiat resterà in Confindustria”, p. 13), “sono Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne ad aver imposto la linea dello scontro alla Federmeccanica. E’ il compromesso tra il leader degli industriali e il capo della Fiat siglato a Roma il 28 luglio che ha portato alla decisione clamorosa di ieri: il “recesso dal contratto nazionale dei metalmeccanici”.

Una Confindustria senza Fiat sarebbe “una piccola Confindustria”, sostiene Repubblica (ma è davvero così?). Ma soprattutto avrebbe un problema di quote e di soldi per mandare avanti il proprio baraccone di figuranti nel coro di governo.

3 – IL PADRONE IN REDAZIONE
Ovviamente, vista dal Corriere, la faccenda è solo un problema del sindacato. Anzi, di un solo sindacato. “Rischio Aventino per la Cgil” è il titolo dell’articolessa di giornata del vicedirettore Dario Di Vico (p.1). Ecco che scrive: “Siamo dunque all’anno zero delle relazioni industriali italiane, ci stiamo lasciando dietro un pezzo di Novecento.

Si condividano fino in fondo oppure no le sue motivazioni e la tattica che ha applicato, Sergio Marchionne ha fatto centro, è riuscito a imporci un repentino cambio di agenda. In tanti e da tanto tempo sostenevano, anche nella sinistra riformista, che non si potesse andare avanti all’infinito portandosi dietro una strumentazione sindacale ormai logora”. Per oggi, può bastare.

dalla rassegna stampa di Dagospia

Primarie del PD e sondaggio online del Corriere

Ha del clamoroso l’esito del sondaggio online condotto in queste ore dal Corriere.it, che vede Ignazio Marino primo dei tre sfidanti alla corsa per la segreteria del Pd con il 36,4 % seguito da Pierluigi Bersani con il 33,6 % e terzo l’attuale coordinatore Dario Franceschini con il 30 %.

Certo il WEB non è la vita reale ed i sodaggi online sono, tra tutte le metodologie di sondaggio, i più fallaci, tuttavia il dato di Ignazio Marino è il segno anche nell’ambito dei potenziali elettori del Pd di una voglia di radicalizzazione dello scontro politico che percorre già tutta la politica italiana.

Marino rappresenta insomma la radicalizzazione possibile nell’intorno del Pd.

Alla fine Marino non prenderà certo il 36,4 % di questo sondaggio online di Corriere.it, ma più di quell’8 % circa che aveva conseguito nella prima fase senzaltro e se dovesse superare il 20 % l’accordo per l’ autoperpetuazione della nomenklatura potrebbe rischiare di saltare, perchè e questo si fa sempre più chiaro, man mano che ci si avvicina al voto l’unica alternativa agli ex qualcosa è Marino.

Buttiglione scomunica Sgarbi

Una nota dell’Adnkronos informa che:

Vittorio Sgarbi non e’  esattamente il tipo di nuovo personale politico che l’Udc vuole  proporre“.
Lo ha affermato sul ‘Corriere della Sera’ Rocco  Buttiglione, presidente dell’Udc e vicepresidente della Camera, a  proposito di una possibile candidatura del sindaco di Salemi con  l’Udc.

“Voglio bene a Vittorio, alla sua intelligenza al suo humour. Ma  l’intervista al ‘Corriere’ non ci e’ molto piaciuta”, ha spiegato  Buttiglione convinto che Sgarbi “da grande provocatore credo che  quella intervista la abbia fatta proprio per farsi dire di no  dall’Udc”.

“Si puo’ trattare con due partiti contemporaneamente? – si  interroga il vicepresidente della Camera a proposito della  dichiarazione del critico d’arte a trattare anche con la Lega – E poi  la Lega e’ quanto di piu’ lontano dalla nostra proposta”, fa notare  Buttiglione.

Sgarbi “forse voleva un seggio per dare espressione al suo  protagonismo” e questo “non e’ il tipo di comportamento che il nostro  popolo puo’ accettare“.

“Anche se talvolta ha espresso sentimenti  vicini alla comunita’ cristiana -ha concluso il presidente dell’Udc-  personalmente ho sempre avuto molti dubbi. Anche se e’ sempre utile  parlare con lui. Ora questi dubbi si confermano“.

Buttiglione ha perfettamente ragione, il “popolo” dell’Udc è notoriamente di “gusti difficili”.

Enrico Letta e l’andare oltre

Enrico Letta dirigente di primo piano del Pd ed ex ministro del governo Prodi, in una intervista ad Aldo Cazzullo oggi su il Corriere dice cose interessanti:

Questo bipolarismo è finito.
L’elettorato non è bipolare, ma tripo­lare: diviso non tra destra e sinistra ma tra progressisti, moderati e popu­listi.
Si tratta di unire progressisti e moderati, in un patto che non potrà includere né la Lega da una parte, né Di Pietro e i comunisti dall’altra.
Dob­biamo costruire un nuovo Centro-si­nistra: con la C di Centro maiuscola. Con un terzo dei voti non si vince: è evidente che dobbiamo rispacchetta­re tutto.
Il Pd, così com’è, è condan­nato alla sconfitta: non a caso, come ha fatto notare per primo Marc La­zar, il suo insediamento elettorale coincide in modo impressionante con quello del Pci di trent’anni fa.
Si tratta di andare oltre questo Pd, e an­che oltre l’alleanza con Casini. Uscire dalla riserva indiana dei perdenti, e cambiare il sistema

e ancora

L’addio di Veltroni chiude quindici anni di politica italiana.
Saranno decisivi i prossimi tre mesi. L’esito delle europee. E più ancora quello delle amministrative.
Ce la stiamo mettendo tutta, ben gui­dati da Franceschini, per ottenere il miglior risultato possibile del Pd.
E lo stesso impegno dopo le elezioni dovremo metterlo per un congresso che sposti l’asse del partito, lo aiuti a parlare agli elettori moderati, e a fa­re come Lorenzo Dellai in Trentino: l’unica regione dove abbiamo vinto perché il Pd si è impegnato in pro­prio e con alleanze larghe a convince­re i moderati
.”

ed infine

L’illusione di mantenere nel Pd le culture e gli organigrammi dei vecchi partiti è il peccato origina­le le cui conseguenze si vedono oggi.
E’ il rischio della «mancanza di ambi­zione a governare», il male contagio­so di cui soffre la Gauche francese, incline ad accontentarsi del control­lo della piazza e dei governi locali.
E’ «la vergogna di parlare ai moderati», un virus insito nel centrosinistra fin dal ’94

OK gran belle parole e gran bella trovata, seppure non particolarmente originale.

Escludi la Lega, Di Pietro e i comunisti, ti tieni l’Udc di Casini e vai anche oltre.

Ma non passa per la testa a Enrico Letta che ciò che lascia fuori (Pdl+Lega+Idv+Comunisti+i tanti cespugli) sia un pò troppo anche andando oltre ?

O il Pdl non è tra gli esclusi ?

grazie a Civati