Dilettante, puritano e anche poco informato

“Le sfide che dobbiamo affrontare a New York e in tutto il paese sono troppo serie perché questo incidente prosegua, e quindi annuncio di essermi dimesso dalla mia carica al Congresso con effetto immediato”, questo è quanto scritto da Christopher Lee, deputato repubblicano di 46 anni eletto a New York, dimessosi nei giorni scorsi dalla sua carica dopo che il sito internet Gawker aveva pubblicato una sua foto a torso nudo mandato al sito di annunci personali Craigslist dallo stesso deputato.

Lee, che è sposato, si era descritto come già divorziato, di 39 anni e: “figo, divertente e in forma” in un messaggio di risposta all’annuncio di una donna che su Craigslist si era lamentata che tutti gli uomini che le scrivevano erano dei rospi.
Ne era nata una corrispondenza tra i due abbastanza banale, niente prostitute, escort o signorine, solo qualche bugia di troppo e la manifesta intenzione di tradire la moglie.

La pubblicazione della foto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Evidentemente Cristopher Lee non legge i giornali italiani.

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Congresso del PD, riassumendo

Il vincitore indiscusso della prima manches – le assemblee dei circoli – è stato Pierluigi Bersani, il rappresentante di un partito “securitario”, un partito che dichiara avere intenzione di muoversi secondo schemi, già visti, ma anche collaudati e rassicuranti, un partito piuttosto statico, all’antica direi, ma anche definito. In poche parole un’idea di partito quale possono avere in testa, nel bene e nel male, un Bersani ed un D’Alema, ed a mio modesto parere destinato ad un lento ma certo declino nel medio-lungo periodo, ma per ciò stesso un partito che può far ben sperare agli apparati burocratici sopravvisuti di arrivare al pensionamento il più tardi possibile e dopo avere provato anche loro, nei limiti del possibile, una qualche ebbrezza del potere.

Il vincitore della seconda manches – la convenzione nazionale – che aveva il compito di nominare i tre candidati alle primarie del 25 ottobre, è stato Dario Franceschini, dalla insospettabile verve oratoria, il quale ha surclassato sul piano degli applausi e dell’entusiasmo Pierluigi Bersani e Ignazio Marino buon terzo tra i candidati.
Chi gioca sporco ha detto che Franceschini si era portato da casa la claque organizzatagli da Fioroni, ma appunto gioca sporco, visto che in sala erano ammessi solo i delegati.
Chi gioca sporco ha detto che l’intervento di Franceschini era un comizio, mentre l’intervento di Bersani sarebbe stato l’esposizione della sua piattaforma programmatica, ma appunto anche in questo caso si gioca sporco, piuttosto va detto che quello di Franceschini è stato un buon comizio e quello di Bersani un comizio meno buono.

Il segretario del PD non c’è ancora e non è affatto scontato ne impossibile che non sia Bersani.

La seconda fase che si aprirà domenica e che terminerà con le primarie del 25 ottobre vedrà esprimersi gli elettori ed i simpatizzanti.
In questa fase molto dipenderà dal fatto che esista nella società italiana, oltre i mugugni e le rassegnazioni alla deriva populista, una spinta reale verso quel tanto di cambiamento possibile, rappresentato al momento dalla affermazione di Dario Franceschini nella corsa alla segreteria del PD. Il partito che, pur con tutti i limiti mostrati nella capacità di amalgamarli raccoglie comunque il più ampio e plurale mix delle tradizioni politico-culturali presenti nel paese tra le formazioni politiche alternative all’attuale maggioranza.
Molto dipenderà dalla mobilitazione, dalla capacità di mobilitazione e dalla credibilità che hanno nelle diverse realtà locali i sotenitori dell’uno e dell’altro candidato.

La considerazione che qui si fà è molto semplice. Il 55,13 raccolto da Bersani nella prima fase, proprio perchè raccolto nella burocrazia e negli apparati, non è suscettibile di aumento, ma solo di diminuzione alle primarie se queste avranno successo e coinvolgeranno un consistente numero di uomini e donne interessati/e al cambiamento politico del paese, ma non necessariamente alla militanza in un partito. Lo spread di 5,13 punti potrebbe allora rivelarsi insufficiente al raggiungimento del 50% più uno dei voti.

In questo caso indipendentemente dal concretizzarsi in sede di primarie di un eventuale sorpasso da parte di Dario Franceschini, la partita sarebbe rinviata all’assemblea nazionale (due settimane dopo il 25 ottobre) i cui delegati sarebbero espressi in proporzione ai consensi raccolti non nelle assemblee dei circoli, ma alle primarie.

Pippo Civati o Ignazio Marino: “lenta matura la candidatura”

Dopo la riproposizione a Segretario del Pd di Dario Franceschini, nel segno della continuità (ed aggiornamento) dell’esperienza Walter Veltroni, nonchè di Pierluigi Bersani, nel segno della continuità Pci, Pds, Ds, Pd (insomma Massimo D’Alema), saltate nel frattempo le candidature, per rinuncia, di Debora Serracchiani e del sindaco di Torino Sergio Chiamparino, Pippo Civati, giovane (34 anni) di belle speranze (non sto scherzando) consigliere regionale lombardo del Partito democratico, di sicuro “appeal”, e tra i principali organizzatori del recente incontro dei cosidetti ‘piombini’ al Lingotto di Torino, si prepara a proporre la sua candidatura per la sfida di ottobre.

“Dal lingotto abbiamo avuto l’indicazione che e’ preferibile un terzo candidato, ce lo hanno chiesto tutti. Stiamo lavorando e ragionando su una terza candidatura. In tanti ci chiedono un impegno diretto e personale alla sfida congressuale. Siamo molto in difficolta’ rispetto alle due candidature gia’ scese in campo. Se ci fosse da parte del Lingotto una indicazione esplicita nei miei confronti non avrei problemi a dire di si.”

“Franceschini e Bersani mi sembravano entrambi molto nervosi al Lingotto – ha continuato Civati – li definirei in rodaggio, altri sono stati piu’ applauditi di loro. Hanno detto poco, e’ stata, la loro, una presenza preoccupata, difficile giudicarli solo da questo. Certo va detto che da parte di Franceschini c’e’ da tempo la ricerca di un dialogo nei nostri confronti. Per due anni ci hanno preso in giro: hanno parlato di partito federale e non abbiamo visto niente di tutto questo, hanno parlato di risorse da destinare alla base, ma c’e’ un rimborso elettorale multimilionario che non si capisce come venga speso, e questo partito ha tutte le tessere in provincia di Napoli, tessere fatte al telefono e vorrei capire come questo sia stato possibile – ha concluso il leader dei piombini -, il regolamento poi e’ una vergogna: un accrocchio inverosimile tra congresso e primarie, che terra’ aperta una discussione per quattro mesi.”

Ma tra i non soddisfatti per ciò che significano le candidature Franceschini – Bersani vi è anche Ignazio Marino, dice l’Unità:

“In queste ore Marino è molto preoccupato dalla notizia, anticipata ieri nella rubrica «Il congiurato» de l’Unità, del patto stretto da Gianni Letta con le gerarchie vaticane: un patto che anticipa la discussione sul testamento biologico da ottobre a luglio in modo tale da far passare quel «progetto dissennato» nel silenzio e col favore dell’estate. Sarebbe questa, si dice a Palazzo, la prima moneta di scambio che il clero ha preteso dal governo come condizione per ricucire con il Berlusconi degli scandali sessuali e del Bari-gate. «Ecco che di nuovo si fa un gioco di potere e di interessi sulla pelle dei cittadini. E l’opposizione? Lo denuncia, si prepara alle barricate? Non mi pare».

In effetti c’è uno strano silenzio attorno all’ufficio del senatore a Sant’Ivo alla Sapienza. I notabili di partito sono molto, molto intimoriti da una sua eventuale decisione. La notizia, filtrata sui giornali in queste ore, di una possibile alleanza fra Marino e la generazione dei quarantenni (Pippo Civati e gli altri del Lingotto) nel nome del cambiamento e contro l’eterno conflitto fra Ds e Margherita, fra Ds e Ds, la possibilità che chi non ha conti personali da saldare possa unirsi in una campagna comune cresce nel tam tam delle stanze di chi prepara il congresso. Marino è molto tentato, moltissimo. «Giorni fa fuori dalla sala operatoria mi sono messo a scrivere un testo, una sorta di indice delle questioni sulle quali mi piacerebbe che il congresso discutesse».

Il Pd, dice Marino, non è il fine, ma lo strumento: il fine è il bene del Paese. Dunque si candiderà? Il senatore sorride, chiede ancora qualche ora di tempo: «Vorrei fare qualcosa di utile per tutti, portare il mio contributo fuori dalle logiche di potere. I meccanismi congressuali blindano i movimenti di chi non sia già irregimentato. Però forse qualcosa si può fare. Mi lasci ancora un paio di giorni, ho una paziente che aspetta un trapianto: vado, torno e poi ne parliamo».

Qui l’intervento di Pippo Civati al Lingotto lo scorso 27 giugno:

Bersani ha fatto la squadra … e che squadra !

Pierluigi Bersani, ha inaugurato la sede del suo comitato nella piazza Santi Apostoli, e ha auspicato che tutti i competitor “chiariscano dalla A alla Z” la loro idea di partito e di Paese.

Le agenzie dicono che il suo partito sara’ “di combattimento” e che Bersani si ripromette di “essere vicino alla gente” in questo momento di crisi.

Il programma dell’ex ministro sara’ illustrato nel dettaglio domani, nell’incontro con i giovani che si terra’ all’Ambra Jovinelli a Roma.

Sarà Filippo Penati (fresco ex presidente della provinciua di Milano) il coordinatore della mozione che sosterrà la candidatura dell’ex ministro Pierluigi Bersani alla segreteria del Pd.

Nella squadra dell’ex ministro figurano anche l’eurodeputato Gianni Pittella, vicino a Enrico Letta, come responsabile dell’organizzazione; Margherita Miotto, vicina a Rosy Bindi, curerà i rapporti con le Associazioni; Walter Tocci sarà il responsabile dell’elaborazione programmatica, e Stefano Di Traglia quello della comunicazione. All’inaugurazione erano presenti anche Letta e Bindi, con diversi parlamentari a loro vicini (Alessia Mosca, Marco Stradiotto, Giovanni Bachelet, Franca Chiaromonte).

Nell’affollatissima sala si sono visti anche Ricky Levy, sottosegretario alla presidenza con l’ex premier Romano Prodi, gli ex ministri Livia Turco e Vincenzo Visco, ma anche Matteo Colaninno, lanciato in politica da Walter Veltroni.

Numerosi i parlamentari dell’ associazione “Red” di Massimo D’Alema, come Michele Ventura, Andrea Lulli o Rolando Nannicini, e gli ex popolari Luigi Meduri e Nicodemo Oliverio. Assente il principale neo-acquisto di Bersani degli ultimi giorni, cioé Salvatore Ladu, già braccio destro di Marini e finora con Fioroni, che dovrenne portare con sé la maggior parte degli ex popolari della Sardegna.

Entusiasmo alle stelle !

Visto che in questo paese da destra a sinistra, pasando per il centro, si è smarrito il senso del ridicolo, non farà male rivedere Maurizio Ferrini in “Quelli della notte”.  Era il 1985, se non sbaglio, come dire circa 24 anni fa.