Castellammare del Golfo: Gregory Bongiorno, denuncia gli estortori, tre arresti

Presidente di Confindustria Trapani denuncia le estorsioni: tre arresti

TRAPANI. Estorsione e tentata estorsione aggravate dalla modalità mafiosa ai danni del presidente di Confindustria di Trapani, Gregorio Bongiorno. Con queste accuse gli agenti della Squadra Mobile di Trapani hanno eseguito nella notte tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Palermo. I provvedimenti cautelari sono stati notificati a Mariano Asaro, 57 anni, ritenuto dagli inquirenti come un esponente di spicco di Cosa Nostra del Trapanese; Gaspare Mulè, 46 anni e Fausto Pennolino di 51, entrambi sorvegliati speciali. Tutti sono originari di Castellammare del Golfo. Vittima del racket è stato Bongiorno, imprenditore di Castellammare del Golfo, nel settore della raccolta dei rifiuti ed attuale presidente dell’associazione industriale di Trapani.
Bongiorno, dopo aver subito per anni le richieste estorsive di diversi esponenti della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, ha denunciato tre persone che a partire dal 2005 e sino a pochi giorni fa hanno preteso il periodico versamento di ingenti somme di denaro per soddisfare i bisogni dell’associazione mafiosa. Nel dicembre del 2005 era stato costretto, sostengono gli investigatori, a versare 10 mila euro a Mulè, che si era presentato quale rappresentante dei boss. Le pressioni estorsive sono proseguite fino ai giorni scorsi. Gli indagati, sono stati già tutti condannati per il loro organico inserimento nell’associazione mafiosa Cosa Nostra, a seguito di sentenza emessa dal gup di Palermo il 24 marzo 2009.

dal GDS

Trapani, chiedono il pizzo con gli arretrati

Il leader di Confindustria denuncia: 3 arresti

Giovedì 05 Settembre 2013 – 07:04 di Rino Giacalone

Il leader degli industriali trapanesi, Gregory Bongiorno, denuncia i propri presunti estorsori: “Non facevano richieste da sei anni, adesso volevano che saldassi tutto”. Blitz della Mobile a Castellammare: in manette anche il boss Mariano Asaro.

Il presidente di Confindustria Trapani Gregory Bongiorno subisce una richiesta di “pizzo” da 60 mila euro, la denuncia e fa arrestare tre presunti mafiosi del suo paese, Castellammare del Golfo. Le manette la scorsa notte sono scattate ai polsi di tre soggetti già conosciuti per le loro presunte scorribande nella Cosa nostra castellammarese. Si tratta di Gaspare Mulè, 47 anni, Fausto Pennolino, 51 anni e Mariano Asaro, 57 anni, il personaggio più noto della mafia di Castellammare del Golfo. Asaro attualmente è detenuto per una condanna definitiva a proposito di mafia ed estorsioni con fine pena segnato nel 2024, e ha quindi ricevuto in cella la notifica del provvedimento. Erano in stato di libertà Mulè e Pennolino e adesso sono tornati in cella: anche loro negli anni passati sono stati coinvolti in retate antimafia.

Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile di Trapani e dirette dal vicequestore Giovanni Leuci. Sono stati i poliziotti trapanesi a eseguire gli arresti di Mulè e Pennolino e alcune perquisizioni. Il provvedimento di arresto è stato firmato dal gip Jannelli su richiesta dei pm della Dda di Palermo Principato e Marzella. È stata una indagine-lampo quella condotta dalla Mobile trapanese: agli arresti di Asaro, Mulè e Pennolino – accusati di estorsione e tentata estorsione con l’aggravante della modalità mafiosa – i poliziotti sono giunti ad appena un mese dalla denuncia presentata dall’imprenditore. Imprenditore del settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti, l’Agesp, Gregory Bongiorno – da pochi mesi eletto presidente di Confindustria Trapani – si è ritrovato protagonista di una scena perfettamente uguale a quella proposta da Ficarra e Picone nel film “La Matassa”. La scorsa estate ha raccontato di essere stato affrontato da Gaspare Mulè che senza tanti giri di parole gli avrebbe fatto presente che doveva pagare la “tassa” alla mafia, 10 mila euro. Ma non solo: Bongiorno avrebbe dovuto pagare gli “arretrati”, quelli per gli anni in cui i mafiosi, in carcere, non avevano potuto riscuotere il “pizzo” e quello per gli anni in cui durante la malattia della madre, titolare dell’azienda prima di Bongiorno e da poco deceduta, non avevano avanzato alcuna richiesta: “Noi abbiamo avuto rispetto per la salute di tua madre, ma adesso devi darci anche questi arretrati”.

Bongiorno ha perciò deciso di rivolgersi alla magistratura denunciando sia l’episodio appena vissuto, sia tutti quelli precedenti, dicendo anno per anno, a cominciare dal 2005, quanto era stato costretto a pagare all’associazione mafiosa di Castellammare del Golfo, “tassa” fissa, 10 mila euro l’anno. Ha anche ricordato che in una occasione, a Pasqua del 2007, fu portato da Fausto Pennolino ad incontrare Mariano Asaro e in questa occasione gli sarebbe stato detto come doveva comportarsi per la consegna del denaro e a chi doveva farlo avere. In quella occasione, secondo la versione di Bongiorno, gli fu fatto uno scontro: dovette sborsare “solo” 5 mila euro.
Dal 2007 al 2013, invece, le richieste si sono interrotte. Nel frattempo, infatti, la Dia aveva fatto una retata arrestando anche i tre presunti estorsori di Bongiorno, ma per reati diversi. All’inizio di agosto 2013, però, Mulè, appena scarcerato, si sarebbe presentato chiedendo a Bongiorno di pagare il pizzo per l’anno in corso e per tutti gli anni in cui nessuno di loro si era potuto presentare a riscuotere il denaro. In soldoni ben 60.000 euro, ovvero 10.000 euro all’anno, dalla Pasqua del 2007 all’agosto 2013.

A questo punto l’imprenditore ha denunciato. Segnale certamente importante. Confindustria da anni si è aperta alla collaborazione con la magistratura. A Trapani, annotano i magistrati, gli imprenditori hanno denunciato il pizzo ma spesso solo dopo che gli investigatori scoprivano la richiesta estorsiva, limitandosi perciò a confermare ciò che già si sapeva. Adesso accade che l’imprenditore, in questo caso proprio il presidente di Confindustria, si è presentato spontaneamente al poliziotto per denunciare la richiesta di denaro e non da parte di balordi ma da parte di soggetti “pesantemente “ mafiosi. Ad Asaro, infatti, viene attribuito un ruolo da capo mafia e mente dell’estorsione.

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Leader di Confindustria denuncia gli estorsori
scattano tre arresti nel Trapanese

Gregorio Bongiorno, presidente dell’associazione degli imprenditori, pagava il pizzo dal 2005. In manette tre uomini della cosca di Castellammare del Golfo
di LAURA SPANO’

Leader di Confindustria denuncia gli estorsori scattano tre arresti nel Trapanese

Tre arresti a Castellammare del Golfo per una richiesta estorsiva mafiosa da 60 mila euro. Vittima del “pizzo” un nome eccellente dell’imprenditoria trapanese, Gregorio Bongiorno, 38 anni, presidente di Confindustria di Trapani dall’anno scorso. Bongiorno si è rivolto alla magistratura per denunciare gli emissari della mafia castellammarese: assieme alla sorella è titolare dell’Agesp, una società che si occupa in Sicilia e in altre zone d’Italia di raccolta e smaltimento di rifiuti. I destinatari dei provvedimenti sono Mariano Asaro (raggiunto in carcere dalla nuova misura restrittiva), “pezzo da 90” della mafia della zona, e due suoi bracci operativi, Gaspare Mulè, 47 anni e Fausto Pennolino, 51 anni. Sono stati Mulè e Pennolino in circostanze diverse a presentarsi a Bongiorno per chiedere la “tassa” del racket.

Dell’azienda, fondata nel 1971 dal padre Vincenzo Bongiorno, ucciso 18 anni dopo in un omicidio di mafia, Bongiorno si occupa dal 2005, anno successivo alla morte della madre, Girolama Ancona, che aveva ereditato dal marito la gestione dell’Agesp e che in fin di vita aveva rivelato al figlio le difficoltà provocate dalle pressioni mafiose. La donna, che nel 2000 aveva denunciato e fatto arrestare l’estorsore Mariano Saracino, non avrebbe voluto che i figli ereditassero a loro volta la società proprio per le traversie subite fino a quel momento. Un incubo iniziato allora, quando Bongiorno sarebbe stato costretto da Gaspare Mulè a elargire alla ”famiglia” 10.000 euro, pretese perche’ la madre dell’imprenditore, Girolama Ancona, oggi deceduta, aveva mancato di pagare determinate quote estorsive.

Una nuova richiesta a Pasqua del 2007 quando Fausto Pennolino, titolare di un ristorante castellammarese, avrebbe accompagnato l’imprenditore al cospetto del boss Asaro per una nuova tangente: stavolta Bongiorno avrebbe versato 5.000 euro agli indagati. Dopo una ”quiete” di tre anni in coincidenza con la carcerazione dei tre presunti estorsori, ad agosto scorso una nuova ”visita” di Mule’, frattanto scarcerato, e un’altra richiesta cospicua per saldare gli ”arretrati”: 60 mila euro, 10 mila per ogni anno che l’imprenditore non avrebbe pagato, dalla Pasqua del 2007 ad agosto scorso. Stavolta, Bongiorno, che da maggio e’ alla guida di Confindustria Trapani, ha deciso di non sottostare alle pressioni estorsive e si e’ rivolto agli inquirenti: nello scorso agosto ha raccontato tutto al dirigente della squadra mobile di Trapani, Giovanni Leuci. In poco meno di un mese le indagini sono state chiuse e la Procura antimafia di Palermo ha chiesto e ottenuto dal gip l’ordinanza di …

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Di seguito alcuni passaggi di un’intervista di Claudio Reale a Gregory Bongiorno e pubblicata integralmente su Live Sicilia

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Perché non aveva denunciato prima?
Veda, per esperienza… ora lo posso dire: per esperienza diretta questo genere di cose va metabolizzato. Alla fine del 2007 c’è stato il codice etico di Confindustria Sicilia e via via, in me, nasceva questo desiderio di ribellarmi. Poi, dalla fine del 2007, non ho avuto più questa gente fra i piedi”.

Fino a un mese fa.
Questa persona è venuta e ho deciso di dare un taglio definitivo”.

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Mi scusi se torno su questo tasto, ma questa conversazione è molto franca ed è giusto fare luce su ogni punto: lo consiglierebbe anche al Gregory Bongiorno di sei anni fa?
La scelta giusta è quella di oggi, non quella di sei anni fa. Si sono create le condizioni per non rimanere da soli, e si sono create per chiunque. Anche perché, mi faccia aggiungere questo tassello, bisogna ringraziare le forze dell’ordine e i magistrati della Dda di Palermo. Ho notato un clima differente anche con gli interlocutori istituzionali: il fatto di avere al proprio fianco persone che sostengono umanamente questa scelta, mi creda, è importante”.

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Stavo dicendo: oltre alla solidarietà, qualcuno ha rievocato quel giorno del 1989 in cui suo padre fu ucciso. “Era contiguo a Cosa nostra”, si disse allora e si è continuato a dire ieri e oggi.
Guardi, quello che le posso dire è che allora avevo 14 anni. Purtroppo di questa storia, che come lei comprenderà ha creato molto dolore alla mia famiglia, io e mia sorella sappiamo molto poco. È così perché abbiamo avuto una grande madre, che ci ha tenuti al riparo da quella vicenda e che nel 2004 ha anche trovato la forza di denunciare il racket. Di più, francamente, non le so dire”.

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Trapani, il bicchiere è mezzo vuoto

Sulla vicenda della Autorità Portuale e quindi sul destino del Porto di Trapani, il presidente di Confindustria Trapani, Davide Durante, invita con durezza, la politica e le istituzioni a darsi da fare.
Gli imprenditori locali sono preoccupati perchè non si registrano risposte concrete per un problema che rimane ancora irrisolto: “Registriamo, in questi giorni, un crescendo di attenzione sulla nota questione dell’Autorità Portuale di Trapani, prossima alla liquidazione. Dal consiglio comunale della città, a Sua Eccellenza il vescovo Miccichè, al senatore D’Alì ed a tanti altri, parlamentari e politici … Ci piace immaginare, anche con un pizzico di ottimismo, che un tale schieramento di forze bipartisan non potrà non produrre il risultato auspicato di evitare la chiusura dell’Autorità Portuale di Trapani e di rilanciarne anzi la sua funzione ad Autorità Portuale di sistema dei porti della provincia di Trapani. Non voglio entrare qui nella diatriba se basta aggiungere Favignana e Castellammare del Golfo e poi per il resto si vedrà. La nostra posizione è nota. L’Autorità di sistema di tutti i porti della provincia per cui i diversi enti locali interessati si sono già, peraltro, espressi positivamente … Ci chiediamo cosa ha fatto la politica dall’agosto del 2007 quando lanciammo l’allarme e dall’ottobre del 2007 allorquando associazioni di categoria, sindacati, ordini professionali, tutti insieme, propponemmo l’Autorità di sistema. Ancora una volta lo scorso ottobre abbiamo dovuto rilanciare un nuovo, forse più accorato, allarme affinchè la questione ritornasse al centro dell’attenzione del territorio e delle sue variegate espressioni politiche, istituzionali, sociali ed economiche …Nessun alibi. Se l’Autorità Portuale muore e con essa ogni ipotesi di rilancio e di crescita della nostra portualità, saremo tutti responsabili”. 

Giovedì scorso un magistrato, il Pm Massimo Palmeri, mette sotto sequestro la discarica di Borranea a seguito di una ispezione condotta dalla Guardia di Finanza e scaturita da esposti che lamentavano emissione di polveri e gas e mette nei guai nove Comuni (Trapani, Paceco, Valderice, Erice, Buseto, San Vito, Pantelleria, Egadi, Custonaci) I quali lì conferiscono la spazzatura e che allo stato non hanno dove portare i rifiuti solidi urbani.
Nel frattempo i lavori chiesti dalla Procura sono stati completati, e presto potrà riprendere il conferimento, non più però alle nove amministrazioni ma solo ad otto perchè intanto a seguito di un diverbio scoppiato sabato in Prefettura il sindaco di Trapani Girolamo Fazio ha revocato l’autorizzazione a conferire rifiuti, nella discarica di Borranea, al Comune di Paceco.
Il sindaco Fazio infatti ha diffidato il comune di Paceco dal continuare a conferire i propri rifiuti nella discarica di Borranea, impianto, che è stato realizzato con fondi del comune di Trapani, come ricordato in una nota diramata oggi dal sindaco di Trapani.
Durante quella riunione in Prefettura un incauto assessore all’Ecologia e ambiente del Comune di Paceco aveva chiamato in causa le responsabilità della Trapani Servizi, la società che gestisce l’impianto di Borranea.
Da qui la decisione di Fazio, che ha ricordato come il comune di Paceco non sia né proprietario né socio dell’impianto, né vi siano obblighi per il Comune di Trapani di ricevere i rifiuti della cittò di Paceco.
La pensa diversamente il sindaco di Paceco Biagio Martorana, che ha chiesto aiuto al prefetto Stefano Trotta e annunciato l’intenzione di continuare a portare i rifiuti a Borranea.

Il piano sanitario regionale ridimensiona i posti letto ed i presidi sanitari.
Il Piano di Riordino proposto nei giorni scorsi del direttore dell’ Ausl 9 di Trapani Gaetano D’Antoni e dell’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo per il presidente della Provincia Trapani Mimmo Turano il piano di riordino è “meno di una proposta, solamente carta straccia”.
Il Piano non convince Livio Marrocco che vi intravede l’obbiettivo di smembrare definitivamente la struttura ospedaliera di Trapani: ” E’ necessaria una strategia complessiva che permetta di ridare dignità agli ospedali della provincia e, allo stesso tempo che miri a valorizzare tutte le strutture ospedaliere senza penalizzarne nessuna“.

Fin qui le emergenze, per le ipotesi e i programmi di sviluppo c’è tempo.

Antimafia, Confindustria Trapani c’è

In riferimento alle recenti operazioni antimafiaAbele” e “Cemento Libero“, il presidente di Confindustria Trapani Davide Durante ha manifestato apprezzamento nei confronti della CELI di Santa Ninfa che, con la sua denuncia, ha contribuito a far luce sul sistema di condizionamento mafioso che tarpa le ali allo sviluppo del nostro territorio, impedendo alle aziende di operare in un regime di sana concorrenza e di rispetto delle regole.

Confindustria Trapani – ha detto Durante – sarà a fianco e sosterrà l’impresa CELI che ha già dichiarato la propria volontà di costituirsi parte civile. L’auspicio è che le denunce siano sempre più numerose perché denunciare è l’unico modo per riscattare l’orgoglio di essere imprenditore. Spesso vittime e carnefici si confondono perché accomunati dallo svolgimento di una medesima attività, imprese che condizionano imprese. Ma noi non vogliamo cadere in questo equivoco e generare ancor di più confusione, l’attività d’impresa è un’attività nobile, perché genera sviluppo e lavoro. Chi decide di intraprendere vuol creare valore aggiunto, investendo tempo e denaro in una determinata attività. Chi decide di condizionare, di delinquere, di sovrastare, non è degno di essere catalogato in alcuna categoria produttiva: chi è mafioso è e rimane soltanto un mafioso”.

A chi il Comune ? A noi !

Prima il caso era solo uno, poi due, infine tanti e la cosa comincia a preoccupare. 

All’inizio la candidatura del Sindaco che nasce non nelle sedi politiche proprie, ma nella sede di uno dei più noti Club di servizio, tra un conviviale e l’altro.

Poi la designazione di assessori dalla rigorosa appartenenza al medesimo Club.
 
Ed ancora, una manifestazione al teatro di Segesta organizzazta dal Club, con patrocinio del Comune di Castellammare del Golfo e firma sul manifesto in qualità di segretario del Club di un assessore della giunta Bresciani (o di un suo omonimo).

Infine giorni fa ricevo una email, relativa all’organizzazione di una manifestazione cultural-gastronomica da parte di una struttura ricettiva in territorio di Calatafimi Segesta, in cui tra gli altri si citano i patrocini di Confindustria Trapani e Comune di Castellammare del Golfo.

E’ o non è legittimo, in assenza di informazione e trasparenza sugli atti dell’amministrazione che consentano di fugare qualsiasi dubbio, pensare che qui le cose stanno prendendo una brutta piega ?

Dobbiamo o no sapere a che titolo (gratuito o oneroso) il Comune di Castellammare del Golfo dà il proprio patrocinio?

Vuoi vedere che ci troveremo a citare Andreotti: “A pensar male si fa peccato ma si ci azzecca sempre.”