“Professionisti dell’antimafia”: Marina Marino

Su Siciliainformazioni la prima parte di una interessante intervista di Salvatore Parlagreco a Marina Marino “professionista dell’antimafia”, questo l’incipit:

Caccamo, Bagheria, Misilmeri, Villabate, Roccamena, Castellammare del Golfo, Campobello di Mazara. E non finisce qui. La proposta di un tour operator nella Sicilia che non avete mai visto? No, è il viaggio compiuto in dieci anni da una urbanista siciliana, Marina Marino, nei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Un viaggio nella zona grigia, dove vive e vegeta il mitico terzo livello, comandano i colletti bianchi e amministrano anche i contigui, i collusi, i furbastri, quelli che non stanno né da una parte né dall’altra e permettono alle cosche di mafia e del malaffare di prosperare all’ombra delle istituzioni. Una discesa negli inferi, full immersion, che ha fatto di una donna colta, tenace e competente una professionista dell’antimafia, stavolta nell’accezione migliore dell’espressione.

Marina Marino è stata la consulente e il braccio operativo delle commissioni straordinarie che hanno sostituito sindaco, giunta e consigli comunali nei comuni siciliani sciolti per mafia per decreto del Consiglio dei Ministro. Urbanista, originaria di Gela, laureata a Venezia, ha affrontato, faccia a faccia con gli amici degli amici, le questioni edilizie ed urbanistiche delle amministrazioni “infiltrate”, operando nel settore che più di ogni altro le mafie controllano, perché è grazie alla pianificazione del territorio, a un colpo di penna su un foglio di carta, una concessione edilizia che i colletti bianchi fanno la fortuna delle cosche. E’ nell’urbanistica e nell’edilizia che le mafie riciclano i soldi guadagnati illegalmente, investono ottenendo facili profitti, distribuiscono favori, tengono “sotto scopa” la comunità, facendo la fortuna o la sfortuna di amici e nemici.

tutta l’intervista qui

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Castellammare del Golfo, il consiglio comunale azzera le indennità ed i compensi

Esemplare il gesto dei Consiglieri comunali del Comune di Castellammare del Golfo.
Il Consiglio comunale infatti ha deliberato di azzerare indennità e compensi, per i prossimi sei mesi, di consiglieri, assessori e sindaco.
Una scelta in linea con le ristrettezze economiche dell’Ente, ma di cui va dato atto ai consiglieri comunali ed all’amministrazione tutta.
Proprio nei giorni scorsi il sindaco, Marzio Bresciani aveva consegnato la fascia tricolore al prefetto di Trapani in segno di protesta per l’impossibilità a rispettare il patto di stabilità in seguito alle modifiche introdotte con la recente manovra finanziaria voluta dal ministro Tremonti e che rende impossibile il rispetto del patto nei comuni reduci da scioglimento per infiltrazioni mafiose.
A presentare l’emendamento erano stati i consiglieri della maggioranza di centrodestra.

Patto di stabilità comuni sciolti per mafia, la proposta di un fesso

E’ impossibile rispettare il patto di stabilità nei comuni già sciolti per mafia

Lo avevamo detto già qui, ora oltre che il sindaco di Campobello di Licata, Michele Termini lo dice anche l’ANCI che rispettare il patto di stabilità nei comuni già sciolti per infiltrazioni mafiose, è un’impresa del tutto impossibile.
E non ci sono solo Campobello di Licata (Agrigento) , Terme Vigliatore (Messina) o Castellammare del Golfo (Trapani), tra le vittime di questo paradosso legislativo che negli enti già commissariati per mafia sta creando una situazione insostenibile.
Il commissariamento e il conseguente intervento di natura finanziaria, che destinava somme per la realizzazione o manutenzione di opere pubbliche, riconosceva, di fatto, ai comuni interessati una situazione di difficoltà.
Il problema nasce quando ora che tornati alla normalità con l’elezione di nuovi organi istituzionali vanno rispettati i parametri del patto e, in più bisogna gestire il peso economico della precedente gestione.

Per legge infatti nel periodo di commissariamento il comune non è soggetto al patto di stabilità e riceve dallo Stato fondi straordinari.

Ora si può come dice Roberto Visentin, presidente dell’AnciSicilia chiedere: “un intervento concreto delle istituzioni e un particolare coinvolgimento dei ministri Maroni e Tremonti, per trovare una soluzione che ponga fine ad una situazione che potrebbe rivelarsi assolutamente disastrosa. Si potrebbe ipotizzare, per fare un esempio, di “sterilizzare” queste somme senza conteggiarle ai fini del patto di stabilità”, personalmente riterrei più opportuno esigere che le risorse sottratte ai territori dale organizzazioni criminali ritornino nei territori.

Il report datato novembre 2009 del Ministero dell’Interno sui risultati conseguiti da questo governo ci da conto oltre che dello scioglimento di 12 consigli comunali nel corso di questa legislatura, di ben 1.402 milioni di euro recuperati dalle consorterie mafiose al 30 novembre ed afferenti al Fondo Unico Giustizia.

Perchè non esigere che il denaro ed i beni oggetto di sequestro alle organizzazioni criminali (mafia drangheta, camorra etc) siano in tutto, o in parte se eccedenti il fabbisogno, destinati proprio al risanamento di quei comuni in cui tali organizzazioni hanno prodotto il maggiore danno ?

Ed il tutto, per far contento Tremonti, a saldi invariati.

*** – A meno che Tremonti e Maroni non pensino di fare con i  soldi sequestrati ai mafiosi come fecero  i loro avi nell’immediatezza dell’ Unità d’Italia, con il Banco di Napoli, e pertanto li considerino già acquisiti alla Padania.