Riprendono i lavori del porto: toccarsi please !

L’assessore regionale alle Infrastrutture, Nico Torrisi, ha annunciato oggi che non ci sono più ostacoli burocratici per la ripresa dei cantieri per entrambi i lotti di lavori dell’area portuale.

Il primo lotto sospeso per il sequestro dei lavori per l’utilizzo di cemento depotenziato sarà eseguito dalla medesima ditta che aveva eseguito le precedenti opere la CO.VE.CO. quella coinvolta nella recente indagine sul MO.SE.
Resta da realizzare ancora un trenta per cento circa del totale dei lavori preventivati per un ammontare di sette milioni di euro circa.

L’ulteriore prosieguo dei lavori, il cosiddetto secondo lotto, era stato aggiudicato in un primo tempo ad un’ATI (Associazione temporanea di Imprese) costituita da COMES TIGULLIO di Chiavari (Ge), CA.TI.FRA srl di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), SEICON srl di Castellammare del Golfo (TP) e CO.GE.TA. srl di Trapani, quest’ultima oggetto di sequestro perchè nella disponibilità di Vito Tarantolo e tramite lui (è la convinzione degli inquirenti) in quelle di Matteo Messina Denaro.

Pertanto dopo la rinuncia dell’ATI aggiudicataria i lavori sono stati aggiudicati alla ditta che seguiva in graduatoria. In questo caso i lavori sono pari a circa quindici milioni e mezzo di euro.

Alla conferenza era presente l’onorevole MImmo Turano.

toccarsi

 

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“Uno di questi ha una cava a Castellammare e dice di essere già a posto”

Non è che si stia parlando di stretta attualità (ma visto che si parla anche di CO.VE.CO forse si), ma era il primo febbraio del 2008 quando Alessandra Ziniti in un articolo su “La Repubblica“, relativo agli interessi dei Lo Piccolo citava un appunto rinvenuto dagli investigatori e relativo ai lavori del porto di Castellammare: “Lavoro porticciolo di Castellammare è di 24 milioni. Le imp sono Stf – Co.Ve.Co – Co.ge.m. Uno di questi ha una cava a Castellammare e dice di essere già a posto“.
I lo piccolo Salvatore e Sandro, padre e figlio erano finiti in manette nel novembre del 2007 sorpresi dalla polizia in una villetta a Giardinello, tra Cinisi e Terrasini, nel palermitano. Salvatore Lo Piccolo, latitante dal 1983, era ritenuto all’epoca al vertice di Cosa Nostra palermitana e non solo. Con loro tra gli altri fu catturato quel Gaspare Pulizzi che di li a poco sceglierà di collaborare con gli investigatori e di cui avete potuto leggere dichiarazioni relative ai lavori del porto di Castellammare qui.

Le mani di Lo Piccolo sugli hotel
Prusst, appalti comunali, finanziamenti regionali. La holding imprenditoriale che faceva capo a Salvatore Lo Piccolo lavorava in tempo reale e con meccanismi collaudati. E al boss non era certo sfuggito il business dei tanti alberghi progettati o in via di realizzazione in città e nell’ intera provincia. Nel suo archivio, al quale da quasi due mesi lavora alacremente il pool di magistrati (Domenico Gozzo, Gaetano Paci e Annamaria Picozzi), coordinato dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo, se ne trova più di una traccia. A uno dei suoi uomini soprannominato “Trottola”, Lo Piccolo, ad esempio, aveva affidato il compito di seguire l’ iter di realizzazione di un albergo il cui progetto è incluso in uno degli ultimi Prusst approvati. «Il signor Alagna per albergo vicino la statua della libertà», è l’ appunto annotato in un “pizzino” nel quale c’ è un riferimento anche ad un lavoro fuori provincia, l’ acquedotto di Gela. E basta controllare i progetti di nuovi alberghi approvati in città per trovare puntuale riscontro in un hotel a quattro stelle che la società “Nuovi Orizzonti II” deve realizzare in un’ area compresa tra Piazza Vittorio Veneto e via Croce Rossa, appunto “vicino la statua della libertà”, come scritto nel “pizzino”. Con il titolare di un vecchio albergo dell’ hinterland, invece, gli uomini del boss avevano qualcosa a che dire per via di una nuova iniziativa sfuggita al loro controllo. Ecco l’ appunto: «Ma in che rapporti ci siete con il proprietario dell’ hotel Porto Raisi? Perché sta facendo un fabbricato a Malaspina e fa discorsi da sbirro». Così, i picciotti del racket definiscono chi pensa di respingere le loro richieste. Ed ecco infatti subito dopo esplicitato il “problema” da risolvere. «Un certo Marchese sta facendo un fabbricato a Malaspina e quando i ragazzi gli hanno detto che si doveva mettere a posto voleva chiamare i carabinieri». A Sandro Lo Piccolo, invece, viene posto un altro problema su un altro albergo, questa volta a San Vito Lo Capo, di pertinenza di un costruttore palermitano. «Per figlioccio Sandro», è l’ intestazione dell’ appunto poi cancellato con delle croci come se fosse già stato “evaso”: «Chiedere al costruttore Amato di Corso Calatafimi il perché non gli ha voluto più affittare l’ albergo che ci ha a San Vito Lo Capo a quella persona di Resuttano. (ok) a due appartamenti soltanto». Dagli alberghi agli appalti pubblici. I Lo Piccolo erano estremamente aggiornati su tutti i bandi emessi dalle pubbliche amministrazioni, sulle cifre degli appalti e ovviamente sulle ditte aggiudicatarie. Sul progetto di riqualificazione del parco della Favorita, ad esempio, avevano già messo gli occhi come si evince da questo appunto: «Mi. cos. srl + G.C. Costruzioni Società Generali costruzioni S.a.s devono fare nel Parco della Favorita 2,4 milioni di euro per illuminazione, acquedotto, fognatura più la sistemazione dell’ immobile della protezione civile». E sotto, un appunto su ditte e forniture: «Interessa NN. Belm. Mezz. 1 escavatore + 2 camion, attendo risposta». Nel calepino degli esattori ci sono molti altri appalti: «Lavoro porticciolo di Castellammare è di 24 milioni. Le imp sono Stf – Co.Ve.Co – Co.ge.m. Uno di questi ha una cava a Castellammare e dice di essere già a posto».
ALESSANDRA ZINITI”