Damiano Damiani un grande siciliano

E’ morto ieri 7 marzo a Roma il regista Damiano Damiani.
Damiano Damiani era un grande siciliano, ma non abitava in Sicilia ne era nato in Sicilia. Anzi essendo nato a Pasiano di Pordenone avrebbe potuto o dovuto essere assai lontano per sensibilità e cultura dalla Sicilia e dal sentire siciliano, ed invece nella sua lunga carriera di regista ha contribuito in modo notevole a far conoscere l’Isola ai siciliani, all’Italia ed al mondo intero, come tanti e tanti siciliani (per nascita) non hanno saputo e/o voluto fare.

Su questo blog ci si può imbattere in più post scaturiti da fatti di cronaca degli ultimi anni  in qualche modo agganciabili a sue precedenti produzioni.

In particolare si è parlato de “La Piovra 1” qui e qui de “La moglie più bella”.

Di lui si ricordano sopratutto i film dell’impegno civile, da “Il giorno della civetta“, del 1968 a “La moglie più bella” del 1970, da “Confessione di un commissario di polizia al Procuratore della Repubblica” e “L’istruttoria è chiusa: dimentichi” entrambi del 1971 a “Girolimoni“, del 1972, da “Il delitto Matteotti” a “Perchè si uccide un magistrato“, da “Un uomo in ginocchio” a “La Piovra 1” e a “Pizza connection“.

La sua idea di cinema era in fondo semplice, cinema non solo come espressione artistica, ma anche mezzo di denuncia sociale, in grado di mostrare senza censure o moralismi l’anomala normalità con cui viene vissuta la violenza e l’ingiustizia del potere in tutte le sue forme.

Qui alcune scene da “Pizza Connection” del 1985

Fiat PLAS !

Sia il PLAS, il PLAS 2011, il quinto della serie da quando un gruppo di colti e volenterosi giovani si propose di dar vita a Castellammare del Golfo ad una rassegna culturale (si culturale, ma non noiosa), attenta alle avanguardie che si muovono nel campo delle arti, tra rinnovamento e tradizione, in questa nostra Sicilia.

Una rassegna plurale sia in quanto a pubblico di riferimento che a rappresentazione delle arti.

Così nel tempo, nei quattro anni precedenti, intorno alla metà di settembre, a Castellammare del Golfo abbiamo visto all’opera il maestro Mimmo Cuticchio ed i suoi paladini dell’Opera dei Pupi, ma anche le rappresentazioni della Compagnia dell’Ordine Sparso, ma abbiamo ascoltato Nonò Salomone e Alfio Antico, ed anche Frankie Hi-Nrg e Umberto Porcaro, abbiamo assistito alle performance di Daria Siligato ed Elena Rosa, ma anche alle esibizioni della Compagnia Joculares, abbiamo discusso di “Art brut tra valorizzazione e riconoscimento”, ma anche di libri con Pino e Federico Ligotti, Beatrice Monroy ed Enzo di Pasquale.

La quinta edizione, al via da oggi nove settembre, e che si concluderà domani 10 settembre fa perno sul cinema grazie all’incorporamento nel PLAS del CICI Film Festival, 2° Premio GI.A.C.S..
Nella serata del nove a partire dalle ore 21,30, saranno proiettati i corti realizzati nei giorni scorsi, sul tema “le parole”, per le vie e le piazze castellammaresi con attori del luogo.
I film-maker partecipanti al concorso sono: Giacomo Costa, Federico Mauro, Gionatan Cascio, Gabriele Mocera, Riccardo Cavani, Diego Monfredini, Riccardo Cannella, Vincenzo Bambina, Francesco Russo e Joshua Wallen.
La giuria del concorso è composta da Enzo G. Castellari, Filiphe Giangreco, Laura Aprati, Eruardo Rumolo e Stefania Girolami.
La premiazione è prevista la sera del dieci alle ore 22,00 in Piazza Castello.

Live performances sono previste in Piazza Re Federico, sia il nove che il dieci, in particolare il nove si potrà assistere alla performance di Cecilia Viganò alle 22,00 ed alle 23,00 a quella di Andrea Amico. Il dieci invece si esibiranno Dara Siligato alle 22,00 e Alessandro Librio alle 23,00.

Per il teatro il dieci nella scalinata di Porta Marina, si potrà assistere alla rappresentazione de “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello, per la regia di Claudio Pirandello e la sera precedente alla rappresentazione di “teatro libero” di Misadra e Nino Ciaravino.

Una conferenza la sera del nove in apertura della rassegna, in piazza Castello alle ore 18,30 su “Lavoro in Sicilia, lo sviluppo professionale cinematografico dei giovani” a cura di Stefania Girolami e un’altra la sera del dieci, tenuta dal regista Enzo G. Castellari, su “Il cinema ieri e oggi”.

Due le presentazioni, la prima il nove del documentario di Play-maker Produzioni, “L’oro della munnizza”, sui cenciaioli di Palermo, e l’altra la sera del dieci del libroFellini e Manara” di Laura Maggiore.

Non mancheranno le video installazioni a cura del gruppo Oblivious e Zep Studio, ed i mini stage con Misadra e “Jakie and his loaders”.

Per la musica infine, sono quattro i gruppi che si esibiranno nel main stage di Piazza Madrice a partire dalle 23,30. “San Papier” e “Lassatiliabballare” la sera del nove e “The Second Grace” e “Radici nel Cemento” la sera del dieci.

Visioni Festival del Cinema Religioso – Programma

Visioni di Salemi, il manifesto

Visioni di Salemi, il manifesto

 PROGRAMMA
 
Martedì 29 settembre 2009
20.45
Inaugurazione di Visioni, festival del cinema religioso – a cura di Vittorio Sgarbi,
Yongman Kim, Gregorio Napoli
Proiezione di La settima stanza – di Marta Mészaros
Con spettacolo dal vivo di Moni Ovadia, autore e attore
 
Mercoledì 30 settembre 2009
21.00
Proiezione di Persepolis – di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud
Presentazione a cura di Amir Seradji, responsabile studenti iraniani a Milano
 
Giovedì 1 ottobre 2009
20.30
Proiezione di Madri – di Barbara Cupisti
Presentazione a cura di Barbara Cupisti, regista
22.30
Proiezione di Prima della Pioggia – di Milcho Manchevski
Presentazione a cura di Monsignor Dario Edoardo Viganò, critico cinematografico
 
Venerdì 2 ottobre 2009
20:30
Dialogo religioso: punti di contatto tra Islam, Cristianesimo ed Ebraismo –
presentazioni letterarie e dibattito con Alain Elkann, giornalista e scrittore
22.30
Primo ‘premio Kim alla carriera’ al maestro Gualtiero Jacopetti
Anteprima mondiale di L’importanza di essere scomodo: Gualtiero Jacopetti –
regia di Andrea Bettinetti
Presentazione a cura di Gualtiero Jacopetti, Andrea Bettinetti, Yongman Kim
 
Sabato 3 ottobre 2009
11:00
Proiezione di ‘Nazarin’ – di Luis Bunuel
Padre Fantuzzi presenta il film ai licei
16:30
Anteprima di ‘Matteo Ricci, un gesuita nel regno del drago’ – di Gjon Kolndrekaj.
Presentazione a cura di Gjon Kolndrekaj, regista
21:00
Proiezione di ‘Il Vangelo secondo Matteo’ – di Pier Paolo Pasolini.
Presentazione a cura di Padre Virgilio Fantuzzi, critico cinematografico e amico di
Pasolini
 
Domenica 4 Ottobre 2009
16.00
Proiezione di ‘La banda’ – di Eran Kolirin
Presentazione a cura di Fiamma Nirenstein, giornalista e scrittrice
18.00
Proiezione del primo episodio di “Le belle famiglie” – di Ugo Gregoretti
Presentazione a cura di Ugo Gregoretti, regista
21.00
Proiezione di ‘L’ora di religione (il sorriso di mia madre)’ – scritto e diretto da Marco
Bellocchio.
Presentazione a cura di Marco Bellocchio, regista
 
Lunedì 5 ottobre 2009
20.00
Proiezione di ‘I picciotti del profeta’ – di Pietrangelo Buttafuoco
Presentazione a cura di Omar Camiletti, co-autore del documentario – Karim
Hannachi, docente di lingua araba
21:59
Proiezione di ‘Dio è concentrico’ – di Filippo Martinez, il film più breve del mondo
della durata di 45 sec
22:00
Proiezione di ‘Videocracy’ – di Erik Gandini
Presentazione a cura di Lele Mora, agente dello spettacolo
 
Martedì 6 ottobre 2009
Luciano Emmer
18:00
Tributo a Luciano Emmer
21:00
Bella di notte – di Luciano Emmer
23:00
Belle di notte – di Elisabetta Sgarbi

E il Casinò risarcì Vittorio De Sica,restaurato «Ladri di biciclette,da vent’anni era impossibile proiettarlo

Mauro Pizzigati, presidente di Ca’ Vendramin: «Prima mondiale del film a Venezia, poi successo a Los Angeles. E Sgarbi l’ha voluto a Salemi»

Da vent’anni non l’aveva più visto nessuno. «Ladri di biciclette», prima opera da regista di Vittorio De Sica. Subito capolavoro. Subito storia. È il 1948: l’Italia distrutta dalla Seconda Guerra mondiale. Affamata e povera. Poverissima. Altro che 600 Fiat, l’auto simbolo della rinascita economica. Altro che Vespa Piaggio.

Una bicicletta scassata era oro, mezzo per lavorare. E i ladri, appunto, alle biciclette miravano. Neorealismo. Persone comuni selezionate con attenzione, volto dopo volto, da De Sica tra il popolo affamato. La scommessa? Farne personaggi, attori. Scommessa vinta.
Così come Michelangelo scelse i personaggi della Cappella Sistina tra il popolo, nelle osterie. Immortalati per sempre.

Eppure il capolavoro di De Sica stava «morendo» nel disinteresse generale. Realizzato con materiali poveri (adeguati ai pochi soldi che circolavano nel-l’Italia del dopoguerra), già gravemente danneggiato vent’anni fa, stava disgregandosi mentre tutto il mondo ne parlava anche senza averlo mai visto. Non l’aveva mai visto il sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Difficile per il filosofo nascondere le lacrime all’anteprima mondiale della «rinascita» durante l’ultima Mostra del cinema di Venezia. Il ritorno agli applausi del film firmato De Sica. «Una pellicola che sapeva d’aceto (il profumo del degrado dei materiali, ndr) », racconta l’uomo che ha voluto l’operazione restauro. L’avvocato Mauro Pizzigati, nato due anni prima di «Ladri di biciclette», presidente del Casinò di Venezia che ha la sede più importante nella quattrocentesca Ca’ Vendramin, gioiello rinascimentale della Serenissima. Un cinefilo? Nemmeno tanto, ma un interprete moderno del mecenatismo rinascimentale. Grazie a lui una macchina da soldi come il Casinò entra nella storia.

Promotrice di cultura. Prima i «Leoni di cristallo » a Laura Biagiotti, che ha regalato il sipario al teatro La Fenice risorto dalle ceneri, a Ennio Morricone, per il suo mitico concerto in piazza San Marco. E ora la rinascita di «Ladri di biciclette », opera dimenticata da governi e ministeri. «Centotrentacinquemila euro per renderla immortale, o quasi. Come merita. Un restauro con tecniche digitali », spiega Pizzigati. E l’impegno del Casinò — il cui logo, oro in campo rosso, appare all’inizio e dopo i titoli di coda — di realizzare proiezioni gratuite ovunque. A cominciare da Salemi, dove l’ha fortemente voluta il sindaco Vittorio Sgarbi. «Mi disse “questo non è un film è un capolavoro artistico e come tale va divulgato”», ricorda Pizzigati. E rammenta anche il plauso bipartisan del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi e di Massimo Cacciari all’anteprima del film «rigenerato», nella sala Perla, durante la Mostra del cinema. Al Lido: dove De Sica raccolse infiniti applausi, e dove coltivò la passione per il gioco d’azzardo. Ecco il legame con il Casinò di Venezia. «Questo investimento è una sorta di risarcimento al De Sica giocatore, che sui tavoli verdi ha lasciato molti soldi — dice Pizzigati —. Anche i figli, Christian e Manuel, quando li ho visti per parlare del restauro, mi hanno raccontato le vacanze con il padre. “Diceva: andiamo dove volete voi… Sanremo, Venezia, Montecarlo o Saint Vincent…”. Tutte località con il Casinò». Christian De Sica sorride: «Mario Puzo, l’autore del “Padrino”, definì papà uno dei tre più accaniti giocatori ai tavoli di Las Vegas, assieme a un cinese e un indiano. Sono certo che ora da lassù sarà contento di sapere che una casa da gioco ha pagato per salvare un suo film».

Dopo l’anteprima alla sessantacinquesima mostra di Venezia, la prima americana a Los Angeles. Molti giovani attori e registi hanno applaudito l’oggetto dei desideri. «Ladri di biciclette», manifesto sociale trasformato da De Sica in un monumento della storia dell’arte. Sullo schermo di Los Angeles è diventata realtà la citazione di Altman nel film «I protagonisti»: un produttore cerca uno sceneggiatore e lo trova in un cinema di Pasadena che guarda «Ladri di biciclette» in edizione originale. Il mito. Con scene ora veramente immortali: la ricerca fra le bici a Porta Portese, il pasto di padre e figlio in trattoria, la sequenza finale del bambino che tiene la mano del padre. In sintesi la trama. Antonio Ricci, il protagonista, festeggia con la famiglia il lavoro che ha ottenuto: attacchino di manifesti del cinema. Riscatta dal banco dei pegni la bici, senza non può lavorare. Gliela rubano mentre incolla il primo manifesto: Gilda. Inizia un’impossibile ricerca di ladro e bici con il figlio Bruno. Le tenta tutte, compresa la visita a una medium. Sempre più disperato, decide di rubare a sua volta una bicicletta. Ma non è un ladro: viene rincorso e preso dalla folla. Lo porterebbero in questura se non fosse per il piccolo Bruno, che commuove la gente e porta via il papà per mano. L’istantanea dell’Italia del dopoguerra. Misera, persino squallida. Eppure è mito e poesia per immagini. Al secondo posto nelle classifiche nobili del cinema, pari merito con la «Febbre dell’oro » e dietro l’incredibile «Potemkin».

Ma il mito stava morendo. «A inizio 2008 — ricorda Pizzigati — fu stilato un elenco dei 100 film cult mondiali da salvare: al quinto posto c’era l’opera di De Sica». Il restauro è avvenuto in collaborazione con l’associazione «Amici di Vittorio De Sica» il cui presidente è il figlio Manuel. L’amore per questo film ha anche un’altra radice: fu Maria Mercader a insistere perché Vittorio lo dirigesse. Dice Christian: «La mamma voleva che papà lasciasse il teatro, dove ogni sera si esibiva con la prima moglie. Era gelosa e per allontanarlo da quella donna lo convinse a dirigere il film. Fu una scelta difficile, mio padre si sentiva attore e amava il teatro. Le diceva: “Maria, tu mi rovini… io non sono un regista”». Forse aveva ragione perché «Ladri di biciclette » non è un semplice film.

Mario Pappagallo
04 marzo 2009

da Corriere.it