Non crocifiggete Bersani

Prima del Consiglio dei Ministri che ha approvato il “Decreto Legge” cosidetto “interpretativo”, avevo scritto questo post nel quale si parlava di tre casi da sanare. E’ evidente che il post andava letto nel senso che la seconda parte poteva avere o meno attuazione in relazione a quale sarebbe stata la reazione del Pd sulla prima, e che questa prima parte “a sanatoria”, sarebbe stata oggetto del Decreto, mentre la seconda sarebbe stata illustrata all’avversario più autorevole, come ipotesi e minaccia.

E’ evidente a tutti ora, che si è arrivati ad un “gentleman agreement” inconfessato ed inconfessabile, e che pertanto indipendentemente dalle dichiarazioni di circostanza e dalle facce fatte feroci, per non perderle, di fronte al proprio elettorato, la soluzione del Decreto Legge sarà accettata anche dall’opposizione.

D’altra parte la resistenza a tale soluzione da parte del Pd, avrebbe determinato, con il concorso del Pdl, il peggior risultato possibile per entrambi.

Il Pdl sarebbe rimasto fuori dalla Lombardia e dal Lazio avrebbe visto rinascere la conflittualità interna con la Lega, e forse l’avvio di una crisi interna scarsamente controllabile.

Il Pd avrebbe conquistato il Lazio, ma con la presidenza della radicale Emma Bonino. Quanto alla Lombardia il centrodestra avrebbe dirottato per quanto possibile i suoi voti sul candidato del Cdu Pezzotta e Penati, che già parte basso, sarebbe stato anchesso sconfitto, infine sarebbe stato emanato un provvedimento di legge di “interpretazione autentica” che avrebbe segato il terzo mandato di Vasco Errani in Emilia Romagna, già sub judice per il ricorso del Cdu.

Il Cdu senza colpo ferire avrebbe conquistato una presidenza di regione e si sarebbe riavvicinato con maggior forza ed autorevolezza alla sua naturale collocazione, il centrodestra.

In definitiva il Pd, e le prospettive del centrosinistra, così come immaginate nel recente congresso dello stesso Pd, ne sarebbero usciti a pezzi.

Sicuri che Bersani, per avere evitato il peggio, meriti di essere crocifisso ?

Annunci

La nascita del Pdl e il pensiero di destra

La nascita del Pdl, con il congresso fondativo alla Fiera di Roma, ha messo il sigillo politico alla realizzata, nei fatti, egemonia culturale di un pensiero genericamente definibile di destra, già registrabile da tempo in Italia.

Ma cosa è e quali sono le caratteristiche di questo pensiero di destra ?

Non lo si immagini, tale pensiero, come la semplice riproposizione di un qualcosa di già visto nel nostro paese.

La cultura di destra su cui nasce il Pdl è un mix, ancora tutto da indagare, ma certamente profondamente dissimile sia dal pensiero fondante della originaria Forza Italia che dal pensiero di derivazione missina di Alleanza nazionale.

Nel corso del congresso del Pdl mi sono trovato ad ascoltare il pensiero dei leader, e dei leader di seconda fila, per certi versi spesso scontato e falsato dall’ansia di apparire, a seconda dei casi aderente al pensiero del capo, o aderente a proprie non facilmente rinunciabili radici.

Ho trovato assai più illuminanti, per comprendere la composizione del nuovo partito, gli interventi dei tanti “delegati ignoti”, quelli che parlavano alle ore più impensabili, di fronte ad un pubblico il più delle volte distratto e disinteressato.

Ebbene, il pensiero dei “delegati ignoti” era portatore di umori, paure, certezze, concetti, da partito profondamente conservatore, molto più conservatore di quanto e di come si è sforzato di rappresentarlo il suo stesso leader, il quale ha tentato, al contrario, di accreditare l’immagine di un Pdl liberale e riformatore.

Con la nascita del Pdl nasce quindi un partito con uno spettro di rappresentazione talmente ampia da potere realmente aspirare a coprire l’intera area di centro-destra, prosciugando ogni e qualsiasi bacino di resistenza alla sua destra, e in grado di aspirare, in virtù della sua massa critica preponderante, al ridimensionamento e/o alla eliminazione del Cdu.

Unica forza in grado di opporre una qualche resistenza, nel medesimo schieramento, la Lega Nord, in virtù del forte radicamento territoriale.

A tutto ciò aggiungete la frammentazione e la incapacità di analisi della realtà italiana da parte dello schieramento di centro sinistra e traete infine le vostre conclusioni.

Due titoli per un post

Vito BongiornoDa “Il cavaliere inesistente” a “Il visconte dimezzato” (senza offesa per Italo Calvino).

Il primo, quello di questa immagine è Vito Bongiorno (detto ancora oggi “u varveri” seppure non eserciti già da qualche anno la nobile arte tricologica).

Contrariamente a ciò che si potrebbe ritenere Vito Bongiorno, è un “non candidato“, insomma un “candidato inesistente“, il quale è stato notiziato della ferale nuova quando già certo della candidatura, per portarsi avanti con il lavoro aveva approntato gli strumenti (manifesti e facsimili) necessari per la disfida, e sopratutto non poteva più candidarsi con altri per dimostrare la sua tempra di cavaliere senza paura.

Il secondo è Gaspare Canzoneri, candidato dalle molte preferenze, cuffariano nel 2006 e candidato alle regionali nella listaL’aquilone lista del presidente” (2.013 voti), già Presidente del Consiglio Comunale, ancor prima assessore provinciale, e ora per il Consiglio Comunale di Castellammare del Golfo capolista candidato della lista Castellammare Democratica Unita collegata all’aspirante sindaco Marzio Bresciani. Nel contempo Gaspare Canzoneri è avversario della lista del CDU collegata all’aspirante sindaco Nino Mistretta.
Accade che volendo ricandidarsi al consiglio provinciale (Two are better than One!) ha pensato bene di candidarsi nella lista del CDU che, “repetita iuvant“, per la candidatura a Sindaco del Comune di Castellammare sostiene Nino Mistretta. Insomma sembra proprio che Gaspare Canzoneri sia un candidato scisso, diviso in due un “candidato dimezzato“.

O duplicato ?