Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (24)

Udienza del 29 febbraio 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Il presidente Pellino informa le parti della nomina del nuovo giudice a latere, dott. Samuele Corso, che sostituisce il giudice Genna trasferito ad altra sede.

Il pm Gaetano Paci annunzia alla Corte di Assise che le parti , accusa, difesa, parti civili, hanno concordato l’acquisizione dei verbali di interrogatorio resi dalla signora Caterina Ingrasciotta Bulgarella, persona informata dei fatti, del 30 settembre 1988, processo verbale di acquisizione materiale, 14 ottobre 1988, processo verbale del 6 luglio 1989, verbale di dichiarazioni del 21 ottobre 2009.

Le parti quindi ascolteranno la signora Caterina Ingrasciotta Bulgarella, vedova dell’editore di Rtc, Puccio Bulgarella, solo per alcune domande aggiuntive.

Caterina Ingrasciotta risponde alle domande del pm Del Bene dopo avere ripetuto la formula di rito.

Lei ha mai conosciuto il signor Angelo Siino ?
“Si”

Quando lo ha conosciuto e per quale ragione ?
“Quando non lo so”, “l’ho visto insieme a mio marito alcune volte”, non mi ricordo il periodo, 25-30 anni fa”.

Il pm Del Bene chiede alla teste rispetto alla data del delitto Rostagno quando sono avvenuti gli incontri.
“Prima e dopo credo”

I rapporti tra il marito e Siino erano originati dal lavoro di imprenditore edile svolto dal marito.
Non sapeva cosa facesse Siino.
La sua presenza agli incontri è stata sempre occasionale, qualche volta a Palermo, una volta a Roma.
Mai si è parlato del delitto di Mauro Rostagno.
Non sa se il marito ha mai parlato con Siino del delitto Rostagno.
Una volta a Roma con Siino c’era un’altra persona, molto tempo dopo ha saputo dai giornali che era Brusca.

Alla signora risulta che al marito fu notitificato disagio da parte di certi ambienti, per gli interventi televisivi di Rostagno.
Rostagno “non denunciava fatti nuovi” ma un costume, delle lamentele informammo Mauro.
Siino parlò di lamentele con il marito per gli interventi tv di Rostagno.
Lei solo questo ha sentito.
Mauro Rostagno “commentava quello che già era cronaca” ma “incideva molto sul costume”.
Conferma che Rostagno seguiva in particolare il processo per l’omicidio del sindaco Lipari, dove imputato era il boss di Agate.
“Mauro sapeva comunicare e quindi la forza della comunicazione era grande”, era un tratto nuovo di fare giornalismo, “difficile da rintracciare in altri”.
Era in quel periodo, nelle intenzioni della emittente di estendere il bacino di utenza, oltre la provincia di Trapani, ma mancavano le forze economiche.
Con il marito di questa vicenda hanno parlato anche in presenza di tanti, “la spiegazione era sempre quella che era stata la mafia a volere morto Rostagno”.
L’origine di questa convinzione scaturiva dall’analisi di tutta la faccenda, intuizioni.

La parola alle parti civili.

Avvocato Esposito per Saman.

L’Ingrasciotta ricorda di essere stata docente di storia e filosofia, che si ocupava della gestione della tv ma non dal punto di vista amministrativo, “una supervisione”.
Esposito chiede se Cardella avesse chiesto al marito di modificare gli interventi di Rostagno.
La risposta della teste è negativa e che ci sono state altre sollecitazioni e che Rostagno ne fu messo a conoscenza.
Dell’incontro tra Cardella ed il marito, non ha ricordo, ma non può escluderlo.

Avvocato Carmelo Miceli

Il messaggio di Mauro era quello di invitare gli altri ad avere consapevolezza del fenomeno cosa nostra, con la forza di Mauro all’interno e all’esterno dell’emittente c’era solo lui a fare il giornalista in quel modo.
Prima di essere ucciso stava preparando un nuovo programma, “Avana”, aveva fatto la sigla, non avevo però mai parlato con lui dei contenuti, sapeva che ci stava lavorando, mi fece vedere la sigla.
Con me non parlò mai di gerarchie mafiose dentro cosa nostra.
Non sa se ne parlò con altri dentro Rtc.
Ha conosciuto Giovanni Falcone e sa che Rostagno doveva incontrarlo e crede che lo abbia incontrato ma non sa i contenuti, “io non chiedevo se non mi si diceva spontaneamente”.
Non ricorda quanto tempo prima rispetto alla morte, forse alcuni mesi prima, “i periodi mi sfuggono”.
Sa di interviste di Mauro a Paolo Borsellino non ricorda con precisione i contenuti ne i temi.
Sulle auto che si davano il cambio davanti la sede di Rtc, la teste dice di ricordare qualcosa del genere, i dati furono comunicati al momento, oggi non ha chiaro il ricordo.

Avvocato Lanfranca

Con l’arrivo di Rostagno a Rtc gli ascolti aumentarono ?
“Gli ascolti sono aumentati moltissimo”, le trasmissioni erano molto seguite, gli editoriali, si percepiva questo parlando con la gente in giro.
A Roma Brusca era con una signora e con Siino.

Avvocato Crescimanno

L’attività di Rostagno era retribuita la teste non ricorda esattamente quanto, mensilmente.
Dopo il delitto ci furono tante discussioni con il marito, con altri, non sa se il marito temeva per la sua incolunmità non parlarono ma rimasero sconvolti dal delitto.
Non ricorda la teste chi fisicamente li invitò a intervenire su Rostagno, c’era un clima pesante ma non può dire questo o quest’altro, “una persona specifica non mi viene, è un’atmosfera”, “ambienti della normale borghesia trapanese”, “ambienti normali”, non ricorda dei nomi particolari.

Il presidente interviene ricordando gli obblighi di testimone, in quanto nel verbale vengono citati pressioni particolari con richiesta di interrompere il rapporto con Rostagno, e non sembra che siano stati sussurri e voci.
La teste afferma che la sua dichiarazione è stata trascritta in un modo non rispondente a quanto voleva dire.
Non c’è stata mai minaccia, forse si è espressa male.
Non voglio nascondere nulla, era allora una intuizione, non è possibile fare nomi, si dispiace che a suo tempo: “non ho capito la gravità della cosa”.

Avvocato Greco

Avevate scambi di opinioni sui servizi televisivi ?
“Qualche volta ci sentivamo niente di particolare”, “l’ultima volta che ci siamo visti mi disse che aveva qualcosa di particolare che non poteva essere detto televisivamente” e questo qualche ora prima del delitto.
“Credo che riguardasse una inchiesta che stava facendo su Marsala”.
“Gli chiesi notizie su Marsala”. Era qualcosa che non poteva essere detta televisivamente, “l’ultima cosa che stava facendo”.
La teste ricorda che dopo il delitto consegnò molto materiale ad una ispettrice di Polizia giunta da Roma, consegnò anche cassette e lettere anonime, trovate in emittente nella stanza di Rostagno.
Mauro “aveva una borsa che portava sempre dietro”.

Avvocato Rando

Molta partecipazione ci fu ai funerali.

Le domande della difesa

Avvocato Vito Galluffo
Gli interventi di Rostagno – dice la teste – erano contro la coruzione, la massoneria, i servizi deviati, i traffici di droga, la criminalità comune.
Mai Rostagno le disse di sue preopccupazioni personali.
L’avv. Galluffo torna a chiedere delle indagini giornalistiche su Marsala.
Il servizio in tv lo fece, parlò di corruzione, tangenti, di politica, “però non ne abbiamo più parlato”.

L’avvocato Vito Galluffo chiede sulla comunicazione giudiziaria relativa al delitto Calabresi.
La teste dice che ne era a conoscenza, Mauro doveva andare a Milano, “aveva stilato un memoriale che portava sempre con se in borsa”.

Avvocato Salvatore Galluffo

Cosa voleva dimostrare Rostagno con quel memoriale ?
“Aveva preparato articolata memoria scritta per dimostrare l’estranietà di Sofri”, questo le disse.
Quell’estate erano venuti fuori degli articoli su questo caso.
Parlando di questi articoli mi disse di questo memoriale.
Il memoriale crede Rostagno lo preparò nello stesso mese di settembre 1988,i primi di settembre.
A questo memoriale pensò molto molto tempo dopo, era una conoscenza che avevo rimosso.

Aldo Ricci lo incontrò dopo il delitto Rostagno. Del delitto si parlava sempre, non ricorda se di fatti balistici del delitto ne parlò con Ricci ed il marito, con amici di Mauro ne parlarono ma non ricorda in che termini, niente di specifico.

Avvocato Vezzadini

Non ricorda le date esatte di quando Rostagno iniziò a collaborare con l’emittente, forse due anni prima, forse in occasione di elezioni politiche.
Inizialmente veniva qualche volta poi partecipava quotidianamente.
Aveva l’emittente un archivio, in cui quasi tutte le registrazioni venivano conservate.
L’emittente era sempre in sofferenza, dal punto di vista renumerativo.
L’emittente cessò di esistere quando fu dichiarata fallita, non ricorda la data.
Non ricorda ora se furono registrate le vetture che stazionavano davanti all’emittente, ma conferma il contenuto del verbale nel quale si sostiene che furono riprese le vetture e che fu notiziata la polizia.

Avvocato Ingrassia

Conferma che Rostagno dava notizie che erano state già comunicate dalla stampa, ma le trattava in modo diverso.
Le altre emittenti, TeleScirocco, per esempio si occupavano anche esse di fatti di mafia.
La teste si occupava della supervisione dell’emittente.
Il marito non aveva nessun ruolo, ma l’emittente dipendeva dall’aiuto economico del marito.
Rostagno in tv fu invitato dal giornalista Enzo Tartamella come ospite, un po’ per caso.

Presidente Pellino

Era l’agente pubblicitario che portava pubblicità (poca) all’emittente.
Mauro e Di Malta dopo che questi scoprì episodi di spaccio di droga tra chi a Rtc seguiva Rostagno dalla comunità, ebbero un duro scontro, ma anche Rostagno rimase malissimo e non li ha più portati.
I programma erano a volte registrati a volte in diretta.

Qui termina la testimonianza della signora Ingrasciotta

Pausa

E’ il turno ora dell’esame del teste Angelo Siino (collaboratore di giustizia, che sarà ascoltato nella veste di teste assistito.

Tocca al pm Gaetano Paci interrogare il pentito Angelo Siino.

Siino racconta che: “I miei rapporti con l’organizzazione cosa nostra si sono sviluppati nel tempo nella seconda metà degli anni ’80 quando io su precisa istanza di Salvatore Riina mi sono cominciato ad occupare degli appalti prima in sede provinciale di Palermo, poi in sede regionale“, si occupava degli appalti indetti in Sicilia ed anche di interesse nazionale.
Siino dice di non essere appartenuto alla mafia ma alla mafia era vicino e giocavo con l’equivoco facendo ritenere che fosse un mafioso.

Conobbe gli odierni imputati e nell’occasione non è stato presentato ritualmente.
Virga lo conobbe in occasione di un preciso invito da parte sua quando chiese alla famiglia di San Giuseppe Jato di esseregli presentato.
Vito Mazzara lo conobbe al campo di tiro a volo di Palermo.

Non era inserito formalmente in cosa nostra ma ne facevao parte per dimestichezza con l’ambiente, per famiglia, accompagnava uno zio a degli incontri, accompagnavo persone cui andavo solitamente in giro come Giovanni Brusca, lo zio era il capo della famiglia mafiosa di San Cipiriello, e si chiamava Salvatore Celeste.

Riina non voleva che facesse parte di Cosa nostra per non comprometterlo, sennò diceva Riina non possiamo più utilizzarlo, anche lo zio non voleva perchè non voleva che date le sue buone condizioni finanziarie poteva suscitare attenzioni e obblighi morali che lo avrebbero rovinato.

La difesa chiede la sospensione dell’interrogatorio e il rinvio.

Sospensione

Opposizione respinta.

Il processo prosegue.

Siino riprende a rispondere alle domande ricordando di essere stato condannato a 8 anni per associazione mafiosa e per avere pilotato appalti nell’interesse di Cosa nostra.

Referenti per gli appalti dentro Cosa nostra erano personaggi di vertice come i capi mandamento e i capi delle provincie siciliane ed anche le persone che erano più operative sul territorio.
Siino era geometra e imprenditore e aveva una impresa iscritta all’albo che concorreva all’acquisizione dei lavori pubblici.
Siino contattava i politici, gli imprenditori e li metteva in contatto con cosa nostra.
A un certo punto la mafia cominciò a diventare maggiormente prepotente nel senso di volere di più e la cosa cominciò a non andare bene ad imprenditori e politici.

Virga gli fu presentato in un ristorante di Partinico da Salvatore Genovese, consigliere della famiglia di San Giuseppe Iato, all’incontro il Virga sfoggiava una camicia con brillanti cosa che lo portò a guardarlo male.
Il Genovese mi disse di mettermi a disposizione del Virga per quel che riguardava i lavori della provincia di Trapani.

IL Siino, non prese bene la cosa, perchè nel frattempo aveva intrapreso altri tipi di rapporti con membri della Confindustria con consiglieri regionali. Di Trapani, conosceva tutti, conosceva Burgarella, conosceva Sciacca, tutti personaggi confindustriali, che “avevano un certo habitus” evidentemente, non è che non capiva il Siino l’habitus di Virga qual era, lo comprese subito e si mostrò molto rispettoso nei confronti di Virga.

Il Virga nell’occasione mi chiese una cosa che mi fece raggelare il sangue:
Ma lei non è amico di Giuseèppe Maurici, ‘u baruni ?
Si, come no, amico mio Peppe, grande amico mio
Allora, “Conoscevo bene Peppe Maurici, perchè avevamo un hobby in comune, quello delle corse automobilistiche”

E allora Virga mi disse: “iu a chissu l’avissi ammazzari
Ma come, e che ha fato poverino ?
Mi ha mancato di rispetto
Perchè ?
Voleva acquisire un’impresa, anzi l’ha acquisita, e non mi ha passato il permesso
Di questo si tratta

Io incominciai, come in questi casi dovevo fare ad arrampicarmi sugli specchi e tentai di minimizzare e di confermargli che il Maurici aveva tanto rispetto per lui.

Avvisai immediatamente il Maurici per dirgli il pericolo che stava correndo tantè che a un certo punto il Maurici ebbe a non occuparsi più di questa impresa“.

Non c’erano operazioni, riunioni della provincia di Trapani in cui non ero invitato“.

“Virga mi disse che voleva uccidere Maurici alla prima nostra conoscenza” ed io potei notare l’imprudenza che aveva avuto Virga.

Nonostante noi due non ci conoscevamo lui subito mi disse di questa intenzione poteva farlo solo se lui sapeva chi ero io in realtà.

L’episodio risale alla seconda metà degli anni ’80, tra il 1987 e il 1988, l’incontro avvenne in un locale di Partinico che aveva un nome arabo ed era la prima volta che lo incontrava.

Siino precisa che sta parlando di Vincenzo Virga.

In precedenza Siino ricorda di avere avuto rapporti con il boss mafioso di Mazara Francesco Messina detto Ciccio Messina “u muraturi” il quale aveva grandi agganci al ministero di Grazia e Giustizia.
Ha conosciuto Battista Agate fratello di Mariano Agate.
Ha conosciuto un certo Saverio che era vicino a Francesco Messina Denaro.

Francesco Messina Denaro l’ha conosciuto prima di Virga “nella seconda metà degli anni ’80, quando allora Salvatore Riina in persona autorizzò e fui messo a disposizione della famiglia mafiosa della provincia di Trapani per interessarmi di appalti” e far fare alla cosca guadagni illeciti.

Siino spiega quindi cosa era la cosidetta “messa a posto“, “una richiesta di denaro fatta agli imprenditori e in alcuni casi anche ai politici” e lì si è fregato Riina, quando ha chiesto soldi ai politici che era un chiedere soldi sul pizzo che a quest’ultimi veniva pagato.
Era come se andava a chiedere il “pane ai bambini”, dice Siino, per I politici, la tangente era un “diritto acquisito” e quindi “ma come, ma siti pazzi !”.
Chiesero soldi ad un onorevole di Castelvetrano, l’onorevole socialista Leone, Enzo Leone, e lui voleva l’imprimatur mafioso:: “nu zu cicciu c’isti, ci hai parlato ?”.
Di tali episodi ne sono accaduti diversi ed in diverse occasioni.

La messa a posto la pretendeva la famiglia mafiosa locale.
I politici avevano l’interesse di avere garantito da cosa nostra per tramite di Siino, la loro parte, ed era di solito il 3 per cento del valore dell’appalto controllato.
I politici non erano sempre gli stessi, ma cambiavano in relazione alla natura degli appalti.
Siino ricorda che gli imprenditori erano contenti perchè Siino garantivo loro sotto tanti profili, la messa a posto, pagando per esempio, non c’erano obblighi di forniture.
In un primo tempo mi occupavo di chi doveva prendersi l’appalto, le cose cominciarono a complicarsi quando personaggi di Cosa nostra che facevano I vaccari, gli agricoltori, cominciarono ad intromettersi su chi doveva prendersi i lavori, anche lavori di grande importanza come il depuratore di Trapani.
C’erano determinate cose che venivano stabilite in maniera vessatoria anche nei confronti dei politici, non avevano più paura di niente ed ormai si sentivano i padroni.
Siino certi volte abbozzava, altre volte cercavo di mitigare le pretese.

Bulgarella Giuseppe “era una persona molto estrosa a dire poco”, personaggio allegrone e conduceva la sua impresa e la televisione che aveva Rtc, “non aveva timori di sorta nè problemi”, accomodante, facciamo tutto.
L’ho conosciuto nell’ambito della buona società trapanese, lui aveva una barca, anche io, ne avevo una, ci incontravamo a mare, andavamo fuori, e aveva un bel seguito di personaggi interessanti, io ho avuto modo di conoscerlo bene, era figlio di un vecchio imprenditore il padre amico di mio padre, e ho avuto modo di vedere che dal punto di vista imprenditoriale era abbastanza inserito” con conoscenze specifiche tra i politici locali, nella zona del Belice in particolare.

Bulgarella gli disse che aveva avuto problemi con un soggetto di Gibellina un certo Funaro che gli aveva distrutto un impianto di calcestruzzi.

Messina Denaro Francesco “mi disse che Bulgarella non era affidabile dal punto di vista di cosa nostra”.

Con Bulgarella in associazione di impresa presero in appalto la realizzazione dell’area artigianale di Castelvetrano, “nell’88 – 89″.

Era il periodo in cui Siino, riusciva a convogliare un flusso notevole di lavori pubblici in provincia di Trapani.
L’ambiente imprenditoriale-mafioso era accogliente e disponibile anche a mitigare le pretese.

Francesco Messina Denaro gli diede il permesso di prendere quei lavori, “il permesso di ordine mafioso, il permesso di ordine politico lo avevo avuto dall’on. Leone che allora era sindaco”.
Per questo appalto Siino e Bulgarella pagarono “il 2 per cento” alla famiglia mafiosa locale, e “il 5 per cento ai politici”.

A proposito dell’attentato subito da Bulgarella a Gibellina Siino si interessò per cercare di “avere una certa pax” perchè “meno si agitava il territorio meno si agitavano i carabinieri” e si rivolse a Francesco Messina Denaro per non avere più attentati.
Gli attentati cessarono anche perchè Siino consigliò a Bulgarella di pagare quello che gli avevano richiesto e Burgarella pagò.

Non c’erano rapporti diretti tra Bulgarella e Francesco Messina Denaro, Messina Denaro diceva che Bulgarella era un “pezzo di sbirro”, “persona poco seria”, poi era uno che avendo la televisione aveva a che fare “con fimmini” e non bisognava “andarci appresso”.

Messina Denaro diceva che Puccio Burgarella era un “pezzo di sbirro”, “sopratutto facendo riferimento ad una persona un giornalista che conduceva una rubrica su questa televisione, e praticacamente che era ‘uno terribile, quello che ci scappa dalla bocca’”, “io cominciai ad avere paura”.
“Il suo nome era il personaggio che poi fu barbaramente ucciso, e che era… Mauro Rostagno”.

Messina Denaro “cominciò anche in quel momento a farmi delle indiscrezioni su Rtc una specie di gossip” su Puccio Bulgarella a Siino non interessava e tagliò corto.

Messina Denaro gli disse “ave a uno che ci fa u giornalista si tu lo senti parlare t’arrizzano i carni”, “è un cornuto”,”al povero Rostagno lo faceva diventare una cosa”, ipotizzava rapporti dentro la televisione tra Rostagno e non sa chi,”parlava a mezze parole perchè vedeva che io ero evidentemente infastidito“.

Messina Denaro per attirare l’ attenzione di Siino contro Rostagno gli disse che dalla televisione parlava degli appalti, che gli appalti erano truccati, e Siino intervenne.
Parlò con Puccio Bulgarella e gli disse: “senti Puccio, tu mi vuoi mettere nei guai a me, e allora digli a questo che la smetta, che stia zitto, o vedi che devi fare”.
Una prima volta lo scopo fu raggiunto per qualche giorno, qualche settimana, ma poi subito dopo Rostagno si scatenò di nuovo.

Messina Denaro non voleva toccati gli appalti perchè per lui era un buon business.
E fece capire a Siino che c’erano minacce e serie nei confronti di Rostagno se non interveniva presso Bulgarella.

Con Messina Denaro si vedevano spesso in una casa di proprietà della figlia, quella sposata con Filippo Guttadauro, fratello di Guttadauro capo della famiglia mafiosa di Roccella, Peppino Guttadauro, il medico.

Siino partecipò ad un incontro con Messina Denaro su precisa richiesta di Messina Denaro, assieme a Balduccio di Maggio reggente della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, c’era anche Biagio Montalbano capo della famiglia mafiosa di Camporeale.

“Si parlò di Bulgarella” in quella occasione Messina Denaro nei confronti di Rostagno disse “gli romperemo le corna”, “è un disonesto, un disonorato”.
Siino, disse a Bulgarella il pericolo che correva “non solo lui ma sopratutto il giornalista”.

Dissi immediatamente a Bulgarella che la minaccia era seria tanto che gli dissi che veniva da una persona importante, non gli dissi che era Francesco Messina Denaro.

Subito dopo l’omicidio Rostagno Siino era a Roma con Giovanni Brusca e Bulgarella e accennò all’omicidio Rostagno, e “Bulgarella mi disse di non parlarne in presenza della moglie”,”non ne parlare davanti a mia moglie perchè sennò siamo consumati”.

Bulgarella parlando con Siino gli disse che Rostagno era “un cane sciolto”.
Tale colloquio avviene tre o quattro mesi prima dell’omicidio.

A Roma si trovò con Bulgarella qualche tempo dopo l’omicidio forse settimane, un mese, e registrò la reazione di Puccio che gli diceva di non parlarne, gli disse “ci metti nei guai”, sua moglie era rimasta colpita dal fatto e mai avrebbe approvato quel delitto.

A Roma alloggiava all’Ambasciatori, Bulgarella era al Carlton Regina di via Veneto, nello stesso albergo c’era Giovanni Brusca che era con la figlia di Giacomo Badalamenti che veniva dall’America, erano fidanzati non ufficialmente, Bulgarella si occupò di farlo alloggiare lì.

Del delitto Rostagno parlò dopo, Siino, con esponenti della famiglia mafiosa di Mazara. Con Ciccio Messina “u muraturi” e con Battista Agate, nella calcestruzzi di Agate, a Mazara del Vallo.
Dovevano vedersi per parlare di appalti, Battista Agate gli fece notare che qualunque cosa poteva essere fatta a qualsiasi persona che risultava dannosa agli interessi della famiglia, a proposito dell’omicidio Rostagno gli disse “sa pi chi fu’”, e gli fece notare che era stata usata una “scupittazza vecchia”, (un vecchio fucile, tantè che era esplosa).
Questo “me lo disse per calmarmi”.
“Tentavano tutti di calmarmi perchè vedevano che un poco io ero agitato e sinceramente dispiaciuto non perchè Rostagno mi facesse particolare simpatia”.

“In effetti a me sembrò strano che usassero una ‘scupittazza vecchia’ per fare un omicidio di tale rilevanza”.

In quella occasione mentre Agate tendeva ad escludere colpe della mafia, “mastro Ciccio fece un gesto esplicativo quasi a contraddire l’Agate”.
Siino sull’atteggiamento di Agate spiega che sempre un omicidio era per cui bisognava sempre stare attenti quando se ne parlava, e lui “ero un borghese in mezzo a mafiosi di rango”.
Per cui secondo questo ragionamento lui non poteva conoscere tutto e certamente non poteva apprendere responsabilità mafiose così nette.

Tamburello era uno che si occupava della perforazione di pali di consolidamento, personaggio tenuto in grande considerazione.

Bulgarella al Gourmands a Palermo gli presentò un giornalista forse toscano e Puccio gli disse che quello era il nuovo direttore di Rtc dopo la morte di Rostagno.
Il giornalista fece cenno che il delitto Rostagno poteva essere maturato dentro Saman, Bulgarella si infastidì, Siino cercò di mostrare disinteresse al discorso.

Bulgarella gli fece conoscere Francesco Cardella ma Siino lo tenevo a distaza ritenendolo un imbroglione.
Non risultano a Siino rapporti di Cardella con esponenti dell’organizzazione mafiosa.
Bulgarella gli disse che Cardella voleva fare a Trapani un villaggio assieme a padre Eligio.
Il villaggio doveva sorgere sull’isola di Formica, per ospitare una comunità di ex tossicodipendenti.

Non esclude di avere incontrato Bulgarella in autostrada assieme a Giovanni Brusca, in quanto “Bulgarella conosceva benissimo Giovanni Brusca mio tramite“, ma non ricorda l’episodio.

Siino è collaboratore di giustizia ma non ha avuto sconti di pena.
Anzi quando ha chiesto dei benefici durante la detenzione gli fu detto che aveva parlato troppo nel processo Andreotti.

Il pm Paci torna a fare domande sulla conoscenza con l’imputato Vito Mazzara al campo di tiro a volo di Palermo.
Vedevo che c’era questo “Mazzara che si agitava” il Siino già godeva di una certa nomea, ed anche il Mazzara.
Qualcuno gli chiese se lo voleva conoscere.
Il presidente chiede: “Si agitava o si annacava ?
“No, no si annacava”
Questo avviene prima della chiusura del campo di tiro a volo, intorno agli anni ’80, perche a un certo punto il questore fece chiudere il campo perchè mal frequentato.

Siino viene arrestato la prima volta nel luglio del ’91.

Vito Mazzara non gli fu presentato ritualmente, forse glielo presentò Alessandro San Vincenzo, poi lo incontrò alla Trapani – Erice, non era una persona cui attribuiva rilievo.

Come mi ha fatto notare il Signor presidente Vito Mazzara si annacava”,
che è un modo di dire, per indicare il modo di incedere particolare che hanno queste persone “in una determinata maniera che era tipico delle persone ntise”.

Prosegue il dottor Del Bene

Genovese gli presenta il Virga nel ristorante di Partinico e lo mette a disposizione dello stesso in quanto rappresentante della mafia trapanese.
Tale ruolo di Virga su Trapani subito dopo gli fu confermato da Baldassare di Maggio che di li a poco gli riferì che nella gestione degli appalti in provincia di Trapani avrebbe dovuto preferire Messina Denaro “u muraturi”, perchè Virga era molto più vicino a Provenzano che a Riina.

Riina si recava talvolta in provincia di Trapani, Mazara, un luogo in cui aveva dei rifugi.

Ha conosciuto Pietro Spina un imprenditore di San Giuseppe Iato, ma non sa se avesse rapporti con Puccio Burgarella, ma non lo esclude e lo ritiene possibile, anzi certo.

Parti civili

Per primo l’avvocato Elio Esposito che chiede di nuovo delle sue preoccupazioni intorno all’omicidio Rostagno e alle simpatie di Francesco Messina Denaro per Burgarella.

Domande dell’avvocato Carmelo Miceli.

Messina Denaro gli faceva capire che Rostagno poteva dare fastidio al business degli appalti.
L’avvocato Miceli chiede di Rendo, Costanzo, Graci: “li conoscevo benissimo”, negli anni ’80, a Trapani hanno avuto come riferimento.
Messina Denaro Francesco non vedeva bene Vincenzo Virga “lo trovava un personaggio ‘clamoroso’ c’era sempre la questione dei bottoncini” e perchè questo era molto amico di Provenzano, mentre Francesco Messina Denaro era più amico di Riina.
C’era un rapporto di subordinazione del Virga nei confronti di Francesco Messina Denaro.
E, chiede l’avvocato, Virga si sarebbe potuto sottrarre ad un ordine impartito da Francesco Messina Denaro ?
“Assolutamente no” è la risposta di Siino.

Domande dell’Avvocato Lanfranca

A Trapani qualche volta ho avuto frequentazioni con ambienti della massoneria – dice Siino rispondendo ad una domanda – io stesso ero massone.
A Trapani non c’erano mafiosi e massoni assieme, altrove si, a Roma, Milano, nel catanese.
Non ha conosciuto Natale L’Ala boss di Campobello di Mazara.

Sa se Licio Gelli ha avuto rapporti con appartenenti a cosa nostra del trapanese?
Licio Gelli, quando ci fu il finto sequestro Sindona venne a Palermo e a un certo punto sparì per un giorno dalla circolazione, e il prof. Barresi mi disse che era andato a Trapani per cercare appoggi a questo presunto golpe che doveva esserci da li a poco tra i fratelli locali, di Trapani“.

Il tutto accade nel ’79

Avvocato Crescimanno

I nomi delle persone che erano vicine a Burgarella, erano di nessun conto.

Parola alla difesa.

Avvocato Vito Galluffo

Chiede come sapeva chi fossero gli imputati del processo.
Dai giornali, dall’impatto mediatico, nell’atto di citazione sono indicati.
A Trapani “venivo spesso al circolo dei nobili, ero buon amico della Trapani bene”.

A domanda dell’avv. Vito Galluffo, Siino precisa che ha avuto per la sua collaborazione lo sconto di pena, non ha usufruito invece della scarcerazione anticipata.

Avvocato Vezzadini, difensore di Virga

Siino dice che spesso si incontrava con Virga, tante volte a San Vito Lo Capo dove Virga si incontrava con un altro pro console di Castelvetrano, Pino Lipari.

Mariano Agate non vedeva molto bene il fratello Battista.

Avvocato Giuseppe Ingrassia, difensore di Virga.

Il golpe che voleva fare Gelli erano in tanti a volerlo fare, il dott. Miceli di Salemi, gli americani, “per me in realtà era un finto golpe che era stato messo in atto per cercare di depistare la vera cosa che l’obiettivo era quella di ricattare Andreotti”.

Domande del presidente Pellino

Burgarella si arruffianava a Brusca perchè sapeva che si occupava anche lui di appalti“.
Virga, dice Siino, aveva una impresa vicina, quella di Spezia Nino che aveva diversi lavori a Pantelleria, Virga mi diceva di fargli prendere tanti lavori, faceva anche lavori stradali.
Un’altra volta mi raccomandò un certo Coppola.

Siino a proposito del campo di tiro a volo dove conobbe Vito Mazzara ricorda che fu chiuso una prima volta dopo le confessioni di un pentito che poi fu detto che era un pazzo e quando uscì dal carcere fu ucciso.
Morì quando tutti gli davano del pazzo, ma non era pazzo, fece anche il suo nome.

Il tiro al volo era uno sport molto dispendioso.

Vito Mazzara era uno bravo a sparare,”avvezzo al coito”, il campo di tiro a volo era all’Addaura, dopo esere stato trasferito dalla taverna del Basile, campo di tiro al volo notissimo in tutto il mondo, poi i Verdi hanno deciso che era uno sport crudele, uno dei soci era Michele Greco, il papa della mafia.

Ancora domande dell’avv. Vito Galluffo

L’avvocato chiede dove lui incontro Francesco Messina Denaro quando questi gli parlò male di Rostagno, Siino risponde ancora una volta che era in una casa di Castelvetrano, in campagna, di proprietà di Filippo Guattadauro, dove c’era un bellissimo odore di aranci.

Avvocato Carmelo Miceli

Chiede se quello della “scupittazza vecchia” è lo stesso Battista Agate il quale il fratello Mariano Agate non vedeva tanto bene e di cui Siino dubita fosse inserito organicamente in cosa nostra.
La risposta di Siino è “Si”.

Avvocato Ingrassia, difensore di Virga

Sa quali fossero le attività economiche del Virga nella seconda metà degli anni 80′.
Siino risponde di sapere solo della gioielleria.
L’avvocato chiede se ha assistito personalmente ad omicidi.
La risposta è “No”.

L’udienza è chiusa. Prossima udienza il 14 marzo, (e il 28) verranno sentiti i collaboratori di giustizia Marino Mannoia in videoconferenza e in aula Francesco Di Carlo entrambi testi assistiti.

La precedente udienza del 29/02/2012 la trovate qui

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Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (15)

Udienza del 13 luglio 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza vengono esaminati i testi: Nino Marino e Aldo Ricci.

In apertura di udienza vengono acquisiti i verbali di dichiarazioni rese durante l’istruttoria dall’editore di Rtc, Giuseppe Bulgarella, perché deceduto.

Primo teste è l’avv. Nino Marino il quale negli anni 80 svolgeva attività forense ed era dirigente del Pci, all’epoca del delitto era segretario provinciale del PCI, dirigente regionale ed era nella commissione antimafia presieduta dall’on. Violante all’interno della direzione nazionale del partito.

Mauro Rostagno, lo conobbe intorno alla mettà dell’86′, dice Marino, era un giornalista puntuale, accreditato e ascoltato, la frequenza con lui fu molto intensa e col tempo si stabilì un rapporto di interlocuzione che andò al di là del semplice dato politico. Dopo la morte di Mauro Rostagno tutti sono diventati suoi amici.

Quel 1988 fu un anno particolarmente intenso, terribile, perchè scandito da una serie di arresti di assessori e consiglieri comunali per tangenti, la scoperta della loggia Scontrino, ci colpì che questa cosa nascesse a Trapani, quasi in coincidenza, e si pensava anche da parte di Rostagno, in sostituzione di Castiglion Fibocchi (P2), erano gli anni in cui scende in Sicilia la struttura segreta Scorpio di Gladio, a Trapani c’erano 5 centri, è l’anno in cui si celebra il processo per l’omicidio di Vito Lipari.
Un anno in cui molto fattori si addensavano e che davano il segno di un cambiamento nei rapporti tra affari e malaffari, mafia e politica, e per questo il contatto con Rostagno era quasi quotidiano.

Rostagno stava facendo e stava preparando inchieste giornalistiche su questi temi. Fu pubblico il suo interesse nel seguire il processo per l’omicidio di Vito Lipari. Rostagno concordò e approfondì un nostro giudizio che l’omicidio Lipari (1980) segnava una rottura.
Vito Lipari era uomo dei cugini Salvo era il numero uno dell’espressione politica dell’influenza politica dei Salvpo, non si uccideva Vito Lipari se non per dare un colpo ai Salvo, poco tempo prima (1975) c’era stato il sequestro Corleo.

Rostagno iscrisse il delitto Lipari in questo quadro e ragionò che se questo fu deciso con il coinvolgimento di Santaparola, se questo era avvenuto ed avvenne a Trapani quello che si profilava come un nuovo potere all’interno della mafia a Trapani doveva essere molto forte.
Allora si pensava che capo mafia a Trapani era Minore, ed invece a quell’epoca capo mafia era già l’attuale imputato Vincenzo Virga, un passaggio che doveva restare segreto. Rostagno per questo ricevette minacce seguendo questa linea di intepretazione.

Rostagno esordisce sulla Iside 2 della quale subito si intuisce la pericolosità e la rilevanza, per i nomi che c’erano dentro Iside 2, nomi di mafiosi riconosciuti, credo anche ufficialmente tra i quali Mariano Asaro, Natale Lala, Agate, ed altri cle aleggiavano, tra i quali il commercialista Mandalari.
Rostagno esordisce su questa vicenda con un editoriale incredibile, per chi non lo conosceva, un editoriale di apparente sottovalutazione, nel quale si dicevano cose come: “si tratta di una manovra di Sergio Mattarella per colpire”, ecc., “io capii subito che era un depistaggio”, non poteva corrispondere al pensiero di Rostagno le banalità che disse in televisione, gli chiesi cosa c’era dietro, mi rispose debbo depistare, debbo fare finta che è una cosa stupida, voglio indagare ancora, non voglio essere scoperto per potere ricevere così notizie.
Qualche giorno dopo venne convocato dai carabinieri, i quali gli chiesero notizie dell’editoriale. Rostagno me ne parlò. Ricordo che mi diede questa immagine della biglia che viene sballottata nel flipper per via di quell’editoriale.
Io gli procurai un formale incontro con il giudice istruttore Nunzio Trovato, debbo dire leggendo quel verbale che Rostagno ricevette massima comprensione dal giudice.

Lui racconta al dott. Trovato che andò a fare una visita alla sede del circolo Scontrino per rendersi conto della Loggia, e lì in qualche modo, non so fino a che punto fu prudente, racconta al giudice che egli ebbe notizia della venuta qui in provincia di Trapani a Mazara la prima e Campobello la seconda di Licio Gelli ospite di Mariano Agate. Opinione di Rostagno era che Gelli venne per decidere qualche cosa, tornò per verificare.
I magistrati gli chiesero come lui lo aveva saputo, Rostagno rispose di non ricordarselo.
La convocazione dei carabinieri era sembrata anomala a Rostagno e una forma di intervento sul suo lavoro.

Io ricordo una preoccupazione visibile da parte di Mauro Rostagno, quando fu ucciso e trovato morto sulla piazza di Paceco un ragazzino, e fu arrestato un tale pacecoto. Il fatto destò allora impressione e Rostagno ne fece un pezzo di costume e una serie di servizi additando questo Barbera come autore dell’omicidio, se non chè questi fu scarcerato perché riconosciuto estraneo.
E Rostagno cominciò a ricevere una serie di lettere anonime e che lui attribuiva a questo presunto autore del delitto, per questa vicenda lo vidi colpito e preoccupato.

Poi lo vidi umiliato, da lontano, lui era già a Trento, per la vicenda Calabresi.

Con Cardella vi sono rapporti di conoscenza giovanile, continuati poi anche in età adulta. Difensore in processo che lo ha riguardato (truffa Saman) poi da allora non l’ho più visto.
La preminenza di Cardella su Rostagno era evidente, assieme li ho visti poche volte.
Cardella faceva delle feste di compleanno nella sua casa, io non andai mai, mi chiese perché non andavo, non sapevo cosa potesse significare questa comunità, il sospetto mio era quello che lui potesse essere in rapporti con servizi segreti anche stranieri.

All’inizio a Lenzi era una comunità di arancioni, era una cosa strana, c’erano sensazioni in giro per quegli anni che la Sicilia stesse diventando terra di ”attenzioni” internazionali.

Con Rostagno non parlai mai di Cardella, alcune vicende le appresi dopo da Carla Rostagno.

L’esame dell’avv. Marino prosegue a proposito del faldone di documenti, appena dallo stesso riconsegnati, all’avvocato di parte civile di Chicca Roveri.
Chicca me la diede il giorno di Natale del 1988, io la visionai, la conservai con cura, appunti manoscritti di Rostagno, ritagli di giornali, quotidiani, settimanali, sottolineature che rigurdavano i famosi cavalieri di Catania, i Salvo, qualche cosa credo che rigurdi l’on. Giunnella, in genere sulle vicende della mafia, oltre a questo c’era la fotocopia di una lettera che mi colpì, fotocopia di una lettera inviata presuntivamente da Rirì Gerbino, giramondo di Calatafimi, e negli anni ottanta ritornato anche lui in Sicilia, questa lettera ha una cosa strana che tiene timbro di entrata del 26 settembre 1988 (giorno dell’omicidio) ed era già aperta.
Il materiale sembra fosse stato raccolto dallo stesso Rostagno. La Roveri era commossa ma anche preoccupata in quel Natale del 1988. Chicca per il suo impegno nella ricerca della verità, era un possibile obiettivo di intimidazioni ed era preoccupata per la figlia.

Relativamente all’indagine sul delitto Calabresi Rostagno ne attribuiva l’origine ad una manovra dell’arma dei carabinieri nei confronti di Lotta Continua: “non ci hanno sciolti quando eravamo organizzati e ci vogliono sciogliere ora a distanza di 10 anni”
Non so se conosceva particolari specifici, non me ne disse.
Che la riteneva una manovra di destabilizzazione per operare una ricostruzione diversa della storia d’Italia degli anni 70′ questo lo percepii.

Le trasmissioni di Rostagno su Rtc erano seguite e molto popolari nella società trapanese.

Anche con Giuseppe Burgarella una antica frequentazione giovanile da parte di Nino Marino.
Burgarella era l’editore di Rtc, ma non sottovaluta la funzione che ebbe Caterina Ingrasciotta la moglie, era lei l’editrice di Rtc materialmente.
Puccio esercitava un peso e con la moglie aveva una buona interlocuzione, con Rostagno Bulgarella non aveva un ruolo censorio.
Secondo Marino, Bulgarella commise un errore di sottovalutazione, aveva ottimi rapporti con Claudio Martelli e con Ludovico Corrao e tramite Caterina Ingrasciotta pure con Giovanni Falcone, Bulgarella non aveva precisa contezza della mafia e della mafiosità.

Nel 90′ in Consiglio comunale vengono eletti al consiglio comunale di Trapani soggetti particolari tra i quali, Franco Orlando, arrestato, in Consiglio provinciale il consuocero di Messina Denaro, nelle liste del Psi a Castelvetrano viene eletto e nominato assessore uno dei generi di Messina Denaro.

Cambia la morfologia dei gruppi politici e dei gruppi criminali.

Continue erano le denuncie di Rostagno usando la cultura e l’arma del giornalismo sulle cose che non andavano nella città e sul perchè su queste cose c’era l’interesse della mafia, per esempio, l’invasione della monnezza della città.
Lui ebbe rapporti con altri due uomini politici di limpida cristallinità e di schieramenti diversi, con Michele Rallo e con un socialista Vincenzo Genna, più volte sindaco di Marsala, che fu il tramite che mise in contatto Rostagno con Paolo Borsellino.
Rostagno delle cose di mafia trapanese ne parlava con una certa cognizione essendo stato in precedenza in Sicilia, e a Palermo, da dirigente di Lotta Continua.

Secondo l’avv. Marino era forte l’interesse di Rostagno per Marsala, accenna allo scandalo che restò non chiarito del cosidetto Ente Teatro del Mediterraneo, Marino accenna ad un incontro tra Rostagno e Borsellino, fu sicuramente poco prima dell’estate del 1988 promosso da Vincenzo Genna, non conosco però i contenuti dell’incontro.
La provincia di Trapani era esposta e sospettata di essere luogo di sbarchi con una forte presenza navale in grado di camuffare determinati movimenti di armi e droga. In particolare Marino mostrò a Rostagno un articolo di Federico Rampini pubblicato su Rinascita, nel quale si ricostruiva l’intreccio tra servizi e traffici di armi e droga ed il coinvolgimento della mafia.
Rostagno all’epoca associava punti di contatto poi risultati provati tra Iside 2, Mazara del Vallo, traffico d’armi, porto.

Alla Provincia Regionale di Trapani Rostagno, aveva buoni rapporti con due presidenti democristiani: Gioacchino Aldo Ruggeri e Mario Barbara.
Relativamente alla provincia in quanto ente, Rostagno si occupò di una indagine di mafia su Mariano Agate che coinvolse un consigliere provinciale del Pri di Mazara, Girolamo Pipitone (poi prosciolto) il quale si dimise per intervento del presidente Ruggeri.

Cardella e il senatore Pizzo non si potevano vedere. Cardella era nel cerchio ristretto degli amici di Bettino Craxi.

Fin qui le risposte di Marino ai Pm e alle parti civili.

Tocca ora alla difesa.

L’avvocato Vezzadini chiede delle minacce che Rostagno avrebbe ricevuto da tale Barbera di Paceco intorno alla primavera 88′.
Probabilmente mi accennò anche a qualche telefonata di minaccia
La domanda successiva riguarda il faldone di documenti consegnati oggi alla Corte e che lui aveva avuto consegnati da Chicca Roveri per sapere se fosse stata consegnata copia anche ai carabinieri.

L’avvocato Ingrassia la prende molto alla lontana a partire dalla posizione di Rostagno intorno alle droghe, di Telescirocco e di Peppe Bologna, di missili a Comiso per continuare con la fonte delle visite di Licio Gelli a Trapani.
La pista di Gladio e dei servizi segreti deviati interessa il difensore di Virga, le domande poste portano a parlare di una presenza di Gladio a Santa Ninfa e di un possibile referente della struttura nell’allora comandante della stazione dei carabinieri Guazzelli, ucciso anni dopo ad Agrigento.
A Trapani in Via Virgilio, Pantelleria, Santa Ninfa ed altri due erano sedi di Scorpio struttura segreta interna alla struttura segreta Gladio.

Rispondendo all’avvocato Salvatore Galluffo, Nino Marino riferisce di avere appreso da Francesco Cardella che lo stesso Cardella viaggiando in aereo da Milano verso Trapani, la sera delll’omicidio Rostagno, l’onorevole Pellegrino, che viaggiava con lui, gli avrebbe detto che a suo parere quel delitto era cosa di servizi segreti.

E’ il turno del teste Aldo Ricci.

Aldo Ricci fiorentino pubblicista e scrittore liberal era amico di Francesco Cardella e Mauro Rostagno che aveva conosciuto già dal 1966 a Sociologia a Trento e che diresse Rtc per un mese dopo l’omicidio di Mauro Rostagno
Non ebbe conoscenza diretta di un litigio tra i due, ma lo apprese dopo l’omicidio e gli vennero fatte delle ipotesi assai diverse.

Ricci ha poi confermato nella sostanza se non nella forma il verbale del 1993.
Tra vuoti di memoria e difficoltà a mettere a posto le date infine Ricci ha dichiarato che: “Se continuano a rompermi i coglioni io dirò chi ha ammazzato Calabresi” (ucciso il 17 maggio 1972 a Milano), sarebbe una frase dettagli da Mauro Rostagno a Milano nel 1978, affermazione detta dieci anni prima della comunicazione giudiziaria, in un momento in cui Rostagno era, deriso per la gestione del locale Macondo, mi disse che se lo continuavano a deridere (dall’ambiente degli ex gruppuscoli dell’estrema sinistra) avrebbe raccontato quello che sapeva sul delitto Calabresi.
L’ostracismo in quel periodo nei confronti di Rostagno a Milano era palpabile.
Ricci ha riferito che Rostagno (vestito di arancione) venne a Firenze, forse nel 1977, in una intervista registrata su nastro e di cui dovrebbero esistere i nastri nel suo archivio e di cui alcuni stralci vennero pubblicati ne “I giovani non sono piante”, gli disse che non intendeva fare più politica, che aveva rotto ogni rapporto con gli ex compagni di Lotta Continua in particolare aveva rapporti tesi con Giorgio Pietrostefani.
In seguitò accettò l’offerta di Francesco Cardella rappresentante in Italia del movimento arancione e poi si recò a Puna.

Il giornalista Sergio Di Cori lo conobbe leggendo un pezzo di D’Avanzo su La Repubblica e ci trova nel pezzo l’agente Pampillonia che lo avrebbe portato dal Procuratore della Repubblica per fare dichiarazioni che sarebbero state secretate, una storia stranissima, a cui La Repubblica dopo pochi giorni si sottrasse.

Io lo avvicinai, per sapere i retroscena di cui lui avrebbe potuto essere a conoscenza, ma non si cavò un ragno dal buco.
Dopo di che il Di Cori si attaccò a lui e raccontò di essere un collaboratore dell’FBI, ma già al secondo incontro capii che era un mitomane pur se intelligente e spiritoso.
In seguito il Di Cori si mise con l’ex moglie di Aldo Ricci portandola sul lastrico.
La credibilità di Di Cori per Aldo Ricci è pari a zero.

Tra le persone vicine politicamente a Mauro Rostagno vi era sicuramente Marco Boato, non vi era Curcio con il quale vi era amicizia.

Rostagno non era un bacchettone come altri personaggi di Lotta Continua, come per esempio Marco Boato.
Rostagno aveva un modo di comportarsi e di vestirsi che non andava bene a quelli di Lotta Continua, mi pare che metteva un ombretto sugli occhi, portava braccialetti, andava vestito in modo vistoso.
Quelli di Lotta Continua non potevano essere dalla sua parte, perché i comportamenti erano diversi, Rostagno gli disse: “Per punizione Pietrostefani mi ha mandato in Sicilia, dove sono stato benissimo“.

Rostagno seguì la filosofia del santone indiano.

A proposito di Francesco Cardella, (un tipo geniale) con cui ci si vedeva in Via Plinio a Milano, nei quali aveva a disposizione due piani, una delle sue idee era di “vendere Dio attraverso pillole arancioni da distribuire in edicola in dispense settimanali“, in favore della Foundation del santone indiano, una sorta di multinazionale religiosa con sedi in diversi paesi.
Il responsabile e massima autorità morale e spirituale della Foundation in Italia era Cardella che veniva riconosciuto come tale anche da Rostagno.
Duro e sprezzante però il giudizio di Ricci su Francesco Cardella, definito gangster e pornografo in quanto aveva le rotative ad Opera, a Milano, in cui si stampava pornografia e aveva una spregiudicatezza assoluta.
Rostagno versava alla comunità il modesto stipendio che percepiva Rtc, a fronte di un Cardella che era un miliardiario con aereo, auto di lusso barche e traffici forse poco leciti, senza contare il Cammisa come guardia del corpo, un assaggiatore di droga della mafia.

Su Puccio Bulgarella, “una persona molto simpatica, con lui parlai del delitto Rostagno, io arrivai uno o due giorni dopo il funerale, non volli venire prima perché avrei incontrato Martelli, Boato, quelli di Lotta Continua, arrivai apposta due giorni dopo il funerale”, “Cardella mi portò a Rtc”, “dopo avere conosciuto Caterina Ingrasciotta che era la moglie e Bulgarella, andammo tutti in barca” e durante questa giornata Bulgarella mi disse che io mi dovevo togliere dalla testa che questo era un delitto mafioso, per delle caratteristiche balistiche, e la stranezza di una testimone che esce dalla macchina senza riportare una macchia, e che se fosse stata la mafia lui sarebbe venuto a saperlo, Bulgarella ripeteva questa cosa in modo categorico, ossessivo, per un mese mi disse questo.

Questo fino a quando all’arrivo di Martelli, loro (Burgarella, Cardella, la Roveri, Ricci viene escluso) si riuniscono a Lenzi, dopo un’ora viene fuori Bulgarella e mi dice che Martelli gli ha promesso un miliardo di pubblicità, abbiamo parlato del delitto, “non è stata la mafia con la ‘m’ maiuscola”, ma “una mafia, una mafietta, con la ‘m’ minuscola, qualche balordo“, io a quel punto me ne andai tre quattro giorni prima della scadenza del contratto.

La prossima udienza è fissata al 28 settembre, prima udienza dopo la sospensione estiva, in programma l’audizione dei testi: Rostagno Carla, l’Avvocato Lucio Ambrosino e Wilma De Federicis.

La precedente udienza del 13/07/2011 la trovate qui

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