Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (26)

Udienza del 28 marzo 2012 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Vengono esaminati i testi Luogotenente Beniamino Cannas e Carla Rostagno, sorella di Mauro Rostagno.

Per il Luogotenente Beniamino Cannas è il secondo confronto in questo processo dopo quello con Chicca Roveri.

Il pm Del Bene chiede se Cannas ricordi un incontro del 1992 con Carla Rostagno.
La risposta è affermativa, l’incontro avvenne su richiesta della signora Carla Rostagno, presso il nucleo operativo in maniera informale e non fu redatto verbale.
Come suo “modus operandi” redasse una relazione, un appunto che è stato prodotto in precedenza, nella seconda udienza, e che era stato prodotto anche al pm Garofalo, nel 1996.
“Mi chiese se era vero che avessi degli ottimi rapporti, rapporti amicali con il fratello, io risposi in maniera forte, che ci si vedeva ogni tanto, che veniva in caserma qualche volta, poi mi chiese come mai Graffeo prima riconosciuto, poi invece non se ne fece nulla, come mai uscì fuori dalla scena, poi esternò dubbi circa su Cardella, dicendo che secondo lei conosceva qualcosa rispetto ai propositi criminali, ma non fece nulla per evitare l’omicidio.”.
“Lei era informatissima, era informata su tutto perchè venne lì dicendo che aveva sentito altri, si era confrontata con altri, mi parlò dello stato delle indagini, che erano trascorsi quattro anni e come mai dopo quattro anni non si era venuti a capo di nulla, perchè la pista interna, perchè solo la droga”.

Il pm Del bene chiede notizie sulla presenza di Francesco Cardella la sera del delitto, sul viaggio da Milano a Palermo, se sono stati fatti accertamenti.
Con Carla Rostagno su questi temi vi fu solo uno scambio di opinioni, di supposizioni, di ipotesi.
Era una sua supposizione, quella dell’esistenza di una qualche carta particolare che avesse consentito l’imbarco del Cardella rapidamente senza particolari attese, ma non suffragata da indagini ed accertamenti.

La signora in sua presenza non prendeva appunti

Nella comunità Saman io non entrai.

Lei (Cannas) parlò di una perqusizione da lei fatta nella stanza di Rostagno?
“Lo escludo – risponde – perchè non l’ho fatta”.

Il pm chiede se tra le attività di indagine svolte dall’arma dei carabinieri, nell’immediatezza dell’omicidio, ebbe a riferire alla signora Rostagno di accertamenti relativi a guanto di paraffina nei confronti di alcuni soggetti che potevano essere indiziati del delitto ?
“Non ho partecipato personalmente a nessuna attività del genere e che mi risulti non credo siano stati fatti guanti di paraffina”.
E quindi non ebbe a riferire alla signora Rostagno di una attività in tal senso nei confronti di un certo Saverio Barbera?
“Parlammo dell’escussione di Barbera” ma non mi risulta che venne fatto guanto di paraffina.
L’indagine fu fatta da altri, “se non sbaglio si” ci fu una attività di sommarie informazioni, se ne occuparono il maggiore Montanti e il maresciallo Santamauro, difensore di Barbera era l’avvocato Vito Galluffo che è qui.
Bisognerebbe chiedere a Montanti o a Santamauro.
Ma il generale Montanti dice che lui testualmente era un passacarte.
Quando il comnandante del nucleo operativo dice una cosa di questo genere, “Una cosa di questo genere è abberrante”, senza polemica, “lui era dirigente l’attività” risponde Cannas.

Con la signora Rostagno affrontaste I redazionali di Mauro Rostagno ?
Parlarono di diversi punti, era una sorta di “confronto”.

A proposito del confronto di oggi, il Cannas, lamenta quindi di essere stato oggetto di “proditori” attacchi e di avere subito un danno d’immagine ad opera di alcune cronache giornalistiche.

Ebbe modo di parlare delle inchieste del fratello su logge massoniche ?
Risposta affermativa, “anche perchè era un argomento vivo allora”.
Ricorda se tra le logge l’argomento trattato fu quello delle indagini sul centro Scontrino ?
Certamente “le logge massoniche erano all’interno del centro Scontrino” che faceva da paravento.
La signora Rostagno era informata di questi temi o fu lei ad informarla ?
No, lei era informata, già sapeva, ed io ho dato il mio contributo.
Sempre a proposito del centro Scontrino, aveste modo di parlare di L’Ala ?
“L’Ala Natale era nella loggia C, può darsi che ne abbiamo parlato,” il suo nome uscì fuori come componente della loggia coperta”, “c’era Asaro Mariano ed altri”

Il nominativo di Natale L’Ala, fu introdotto spontaneamente dalla signora Rostagno oppure fu lei che illustrando la loggia massonica Scontrino indicò questo nominativo ?
Non ricorda se andò in un modo o nell’altro.

A fronte della contestazione da parte del pm che la signora Rostagno veniva dal Nord e che era difficile potesse tirar fuori il nome di Natale L’Ala, il Cannas fa rilevare che “la signora Rostagno addirittura si licenziò per seguire la vicenda del fratello, venne a Trapani e si documentò in maniera analitica”, “giornalisticamente si è parlato di tuttoe quindi il nome di L’Ala era già circolato, era noto, resta il fatto quindi che “non posso essere preciso” se nella circostanza fu il Cannas o fu la signora Rostagno a tirare fuori il nome di L’Ala.

Lei ha riferito alla signora Rostagno di un incontro che Natale L’Ala ebbe con il fratello ?
Cannas dice che il L’Ala Natale fu cennato nelle sommarie informazioni.

Fu lei a riferire alla signora Rostagno che Mauro Rostagno dopo quell’incontro era rimasto sconvolto ?
Al teste non risulta l’incontro.

Rostagno in un colloquio avuto con lui dopo un redazionale, gli parlò di due conviviali a cui partecipò Licio Gelli in provincia di Trapani avvenuti l’uno in “casa di Agate Mariano”, poi precisò che era Campobello di Mazara ed accennò a L’Ala Natale, “Io questo so”.

Sa se l’argomento trattato tra Natale L’Ala e Mauro Rostagno erano i miliardi che c’erano dietro le logge massoniche ?
Risponde Cannas, “Qundi, lei da per certo che Natale L’Ala si incontra con Rostagno, discutono e parlano di miliardi ?”

Il pm del Bene, risponde,  “no”, anche del Centro Scontrino, e Rostagno rimane sconvolto per quanto appreso, per questo aspetto, del giro di molti soldi nell’ambito delle logge massoniche.
Il Cannas ribadisce che è quanto risulta nel verbale di sommarie informazioni, quanto di sua conoscenza, “quella è stata l’unica volta che parlammo di L’Ala Natale”.

E’ il turno del pm Gaetano Paci

Al di la del giudizio su Montanti, le indagini sull’omicidio Rostagno, nell’immediatezza del delitto da chi furono condotte ?
Per ciò che è dato sapere dalla lettura degli atti, dal Montanti e dal maresciallo Santamaura.

Quindi il Montanti, non è stato solo un “passacarte” ?
“Bisogna conoscere il soggetto, definirsi così è mortificante per me che indosso in maniera onorevole – spero – una divisa”.

“Lui comandava il reparto operativo, come lo comandava è un problema suo”, ma se l’attività l’ha fatta male o l’ha fatta bene io questo non lo so. “Le posso dire che lui era il comandante del reparto”.

Ma aldi là dei ruoli formali ?
Io mi occupavo allora di un altro omicidio, ero dietro ad un altro omicidio” e riferivo al mio comandante diretto che era allora il maresciallo Sotgiu, comandante del nucleo operativo, sull’attività dell’omicidio Rostagno, le cose che sapevo, che sentivo, le riferivo a Sotgiu, che a sua volta informava il comandante del reparto operativo”. “Le indagini, dal mio punto di vista le facevano, Santamauro e Montanti”.

Il tribunale di Trapani era un colabrodo, nell’ufficio corpi di reato furono violati i sigilli delle scatole che contenevano i documento del centro studi Scontrino, “feci una nota al giudice istruttore Patronaggio”.
L’attività di indagine portò alla conclusione che c’era stato un trasloco e proprio quei plichi vennero violati, e tolti i sigilli.

Il tribunale poi era infiltrato. “La situazione non era idilliaca”.
C’erano quindi rapporti diretti con i Pm.

Qui successe di tutto durante l’indagine sulla massoneria, qui venne il pm Taurisano “una sorta di valvola impazzita nel senso buono del termine”, noi lavoravamo a stretto contatto con il dottor Taurisano, e fu soggetto a minacce, fu soggetto ad atti vandalici. Una volta gli aprirono il cassetto della scrivania del suo ufficio, “e non so se scomparve un provvedimento di Michele Mercadante, Asaro ed altri” “avevamo attività tecnica nei confronti di costoro e sparirono”,  si diedero latitanti e furono arrestati dallo stesso Cannas in territorio di Calatafimi nel 97′.
In questo contesto al Csm, essendo oggetto di un provvedimento disciplinare (in 11 punti) il dottor Taurisano, andai a dire che cosa era il Tribunale di Trapani.

Il pm Paci torna a chiedere dell’incontro con il boss di Campobello Natale L’Ala.
Il Cannas conferma di non avere mai saputo nulla di questo incontro ed esclude di avere riferito tale circostanza alla Rostagno.

E’ il turno delle parti civili

Le domande dell’avvocato Lanfranca sono concentrate sulla vicenda della presenza di Gelli a Trapani, questa notizia l’ha approfondita ?
“Già era stata approfondita” e “c’è un rapporto giudiziairo del 22 giugno ’86 o ’87 dove noi [carabinieri] parlammo, per noi era certa la presenza di Gelli, certa ma non documentata“, nel senso che “la presenza fisica non l’abbiamo mai provata”, ma da uno scritto analitico da un “diario di bordo” “redatto da Tranchida Pietro [massone], ci fu una riunione, un’agave come la chiamano loro, conviviale, a Paceco c’erano presenti dei soggetti e si parlò della venuta in Trapani di Salvini, Gelli, e Parenti, Parenti che è un cardinale ortodosso, e Salvini che era un gran maestro venerabile.
Gelli fu sentito a Parma, nel carcere di Parma, smentì disse che qui non c’era mai stato, per noi investigatori, comunque c’erano tutti i presupposti che fosse venuto qui, per noi era certo, ma chi avesse incontrato non lo sappiamo.

L’avvocato Lanfranca chiede di un verbale di sommarie informazioni reso da Mauro Rostagno nel febbraio dell’88′ sulle sue scoperte a proposito di mafia e massoneria.
Dice Cannas che quando Rostagno gli disse che non ricordava la fonte capi che non voleva dirglielo.
Rostagno gli parlò di una indagine giornalistica, Cannas chiese chi gli aveva dato le notizie, Rostagno gli disse di non ricordare e se l’avesse ricordato glielo avrebbe detto, poi non si sono più visti.

Nel momento in cui Rostagno gli fece i nomi dei soggetti su mafia e massoneria lei è possibile che non disse nulla?
Nessun consiglio sebbene vi fossero atteggiamenti di simpatia tra lei e Mauro?
C’era poco da commentare su Agate Mariano e Natale L’Ala”, il processo a Agate Mariano, che Rostagno aveva seguito, era precedente a questo colloquio e Natale L’Ala non è che allora fosse in auge dal punto di vista mafioso.

All’esito della sua indagine su Iside 2, la visita di Gelli trovò nelle sue indagini un perchè ?
Cannas ribadisce che l’esito è nella Cnr, non si hanno certezze della presenza.

“Palazzolo Giuseppe nel corso di quelle indagini riferì che lui ebbe mandato, da parte del professore gran maestro Giovanni Grimaudo, di portare una lettera a Gelli ad Arezzo. Siccome Palazzolo non credeva nella massoneria trapanese”, “aprì la lettera e lesse che c’era un invito per l’inaugurazione del tempio massonico”, “tra fine 81′ ed 82′, al centro studi Scontrino inaugurarono”, “la cosa strana è che Palazzolo aveva una attività commerciale ad Arezzo”, questo ha fatto ritenere che Gelli venne ma non è stato provato. Furono fatti accertamenti negli alberghi senza riscontri, ma si seppe anche che probabilmente erano stati ospitati in ville di pertinenza dei fratelli massoni, sicuramente il vice di Gelli è venuto, questo è documentato, mentre la presenza di Gelli no.

Interviene l’avvocato Carmelo Miceli.
Le cene mafia e massoneria a casa di Agate quando avvennero ?
“Tra l’81 e l’82″.
E la rilevanza di questi fatti al 1988 ?
Cannas risponde che si trattava di scoperte già documentate dagli stessi investigatori.
“Quel che è stato detto è stato scritto” nel verbale di sommarie informazioni, relativamente all’incontro con Rostagno.

L’avvocato Vito Galluffo chiede relativamente alle indagini sulla loggia Scontrino, attraverso quali elementi e circostanze è riuscito a ricostruire gli appartenenti alle logge segrete o coperte.
Cannas riferisce che c’è un ventaglio di elementi. Inizialmente delle indagini se ne occupava la squadra mobile che acquisì tantissima documentazione, appunti, elenchi ufficiali, agende, e dai verbali delle sedute, accorgendosi che i conti non tornavano, tra registrati alle logge ufficiali e ciò che si è trovato. C’erano 253 nominativi divisi in sei logge e in più c’era questa loggia C, che non risultava da nessuna parte, se non in una agenda sequestrata a Grimaudo”.
Avvocato Galluffo, “Quindi i nomi di Asaro e di L’Ala non erano in una agenda o in un elenco, come loggia segreta ?”
“Non c’è un elenco di una loggia segreta, se no non è segreta la loggia”.
Avete avuto voi un riscontro oggettivo che Asaro Mariano e Natale L’Ala fossero parte di quella loggia si o no ?
“Non si può rispondere con un si o un no”, la risposta è che c’era una agenda in possesso del gran maestro venerabile dove tra tanti appunti interessanti c’era un appunto relativo alla loggia C con tutti i nominativi, una serie di nomi, “tutti uno dietro l’altro incasellati”.
L’avvocato Galluffo eccepisce che a memoria sua c’era una agenda con tutta una serie di nomi, ma appunti relativi a una loggia C, non ne ricorda.
Cannas ribadisce di un loggia C “virgolettato” nell’agenda e sotto i nominativi.

Il presidente Pellino chiede di Tranchida Pietro e del “diario di bordo”.
“Tranchida Pietro era un componente della loggia massonica… e nelle perquisizioni fatte allora trovammo delle agende, diverse agende per anno, ed erano dei diari di bordo, cio’è scriveva analiticamente tutti i giorni tutto ciò che succedeva”, per noi quindi “è stato semplice fare dei riscontri”.
In uno di questi, datato 14 gennaio, lui aveva scritto dei nomi dopo di che sotto un argomento “Visita a Trapani, Gelli, Parenti e Salvini”.
Era politicamente impegnato nel comune di Paceco.

Presidente Pellino, a proposito della scritta trovata nell’agenda del maestro venerabile della loggia C “lei il nella deposizione del 15 giugno cita una sigla “Loggia 20AMIC C”.
“Si io ricordo loggia C, per certo, AMIC era una sigla che significa Associazione Mutilati ed Invalidi Civili, che era di quelle attività di cui si occupava il Centro Scontrino. All’interno del Centro Studi Scontrino facevano diverse attività”.
Cannas, consultati gli atti fa rilevare che l’appunto “20AMIC C”, è quella del Tranchida.

Quindi il riferimento alla loggia C è in tutte e due le agende chiede il presidente Pellino.
“Si”, “noi abbiamo nel diario di bordo di Tranchida Pietro” una scritta, che viene letta dal Cannas, e l’appunto “20AMIC C”, e una nota con nominativi e elenco di “personalità da ospitare”, “Parenti, Gelli, Salvini”.

Nell’agenda di Grimaudo troviamo la dicitura “Loggia C” ed elenco di nominativi “Libella Giuseppe, Cammara Giacomo, Filippi Rosolino, ucciso a d Alcamo, Polizzi Giuseppe, pregiudicato per associazione per delinquere, furto rapina ed altro, Cremona Nino, Mancino Salvatore di Castellammare del Golfo, nato nel 1915 soppresso in Gambassi, indiziato mafioso, Adria Lillo, Signorello Nicolò, Nizzola Giuseppe, Gerardi, L’Ala Natale nato a Campobello con vari precedenti, Chittaro con il numero di telefono, D’Anna con il numero di telefono, Gavini, poi c’era un nome illeggibile, però dall’utenza telefonica risaliamo al dottor Bulgarella Ignazio, Largo Franchi Trapani, Sciacca Vincenzo, Soldano Giovanni che era un 31, un gradino sotto il maestro venerabile, capo ripartizione del comune di Trapani”

Presidente Pellino, “quando avete ritrovato questa agenda, la perquisizione a quando risale ?”
“La perquisizione domiciliare a casa di Grimaudo risale al 13 novembre 1986″

Ritornando all’agenda Tranchida, dove voi trovate scritto personalità da ospitare, trovate proprio i nomi di queste personalità, tra cui Gelli, non è una vostra deduzione ?
“Si”, non è una deduzione.

Il verbale di sommarie informazioni, e l’incontro con Mauro Rostagno, avvenne quando si ebbe notizia di un redazionale di Mauro Rostagno ?
“Si il dottore Nunzio Trovato mi chiamò per sentire il Mauro Rostagno” in merito ad un redazionale che Mauro Rostagno fece sulla vicenda massoneria.

L’avete acquisito questo redazionale ?
“Io fui incaricato per sentire, verbalmente delegato per sentire Rostagno” e non so se è stata mai acquisita la registrazione.

Avvocato Miceli

Chiede dell’elenco di nomi tra i quali ha citato il Filippi Rosolino, se ricorda i particolari di questo omicidio avvenuto ad Alcamo dentro l’Ospedale e se ricorda se il Filippi doveva essere sentito come teste in qualche procedimento.
“No”, non ricorda.

Alla luce del riesame appena concluso del teste, il pm ritiene che il contrasto tra le dichiarazioni della signora Carla Rostagno e quelle del Cannas non sia stato appianato e chiede il confronto. La corte si ritira quindi per decidere e rientra ammettendo il confronto.

Il presidente Pellino spiega il confronto e indica le circostanze, ovvero Carla Rostagno avrebbe appreso, in occasione di un colloquio con il luogotenente Cannas, che Cannas che nell’immediatezza del delitto avrebbe fatto un sopralluogo nella camere del fratello, Cannas nega la circostanza.

Carla Rostagno ha appreso da Cannas di “guanto di paraffina”, e di attività tecniche su Pasquale Barbera circa un omicidio commesso a Paceco. Cannas nega la circostanza.

Infine, Cannas avrebbe detto a Carla Rostagno che da Mauro Rostagno aveva saputo di un incontro con “Natale L’Ala dal quale sarebbe uscito sconvolto” e che l’incontro riguardava la Iside 2, anche su questa circostanza Cannas dice di no.

Qesti punti su cui la Corte ha registrato il contrasto.

Carla Rostagno dichiara che quando si incontrava con qualcuno prendeva immediatamente degli appunti.
“io sono andata da lui in assoluta fiducia”, “Mauro lo considerava un suo amico”, come da dichiarazione di Gianni Di Malta, e andai da lui “per sapere cosa era successo quel pomeriggio dell’agosto dell’incontro in via Torrearsa”, quando Mauro gli disse che gli avevano regalato un mese di vita, lui negò, me la presentò in altro modo, parlammo a lungo fu lui ad aprire certi scenari e presi questi appunti, lui mi disse “feci immediatamente un’ispezione nella camera di Mauro”, io so che “ci furono due ispezioni nella camera di Mauro, una dei carabinieri e una della polizia”.

Cannas interviene dicendo che “questo mi è nuovo”.
Carla Rostagno dice che a quella della questura era presente Massimo Cohen e a quella dei Carabinieri Saverio Manoliti, e due persone che fanno questa perquisizione,”alle 24 quattro ore dopo l’omicidio”.

Cannas interviene per chiedere “la prima chi la fa ?”, i carabinieri o la polizia ?
Carla Rostagno risponde di non saperlo dire, che ha letto gli atti e sa che sono state fatte due perquisizioni.
Cannas dice “io non sono presente in nessuna delle due, e non posso essere presente in nessuna delle due perquisizioni”.

Carla Rostagno dice che Cannas gli disse “io andai a Paceco a fare il guanto di paraffina a Saverio Barbera, mi pare che si chiami, per la vicenda dell’omicidio di Cusumano, Salvatore Cusumano”, un omicidio che aveva toccato particolarmente Mauro che aveva ricevuto una lettera di insulti, perche poi si è ritenuto che non fosse il Barbera il responsabile della morte di Salvatore Cusumano.
“Quindi lei mi disse andai immediatamente a Paceco a fare il guanto di paraffina”.

In quegli anni la Rostagno raccoglieva più infomazioni possibili per capire, e scriveva, scriveva immediatamente, appena uscita dai colloqui.
In quell’incontro parlarono della dinamica, della droga dentro la comunità, di Francesco Cardella e che forse perchè riferito da altri che “sicuramente Cardella si era fatto un’idea di come erano andate le cose”, e a proposito del Cardella chiese se aveva controllato “la versione di Bartolo Pellegrino con Cardella”, “la possibilità di imbarco immediato sull’aereo per Palermo” e “lei mi disse che Cardella aveva un pass, mi disse, una carta speciale, tantè che si imbarcò senza prenotazione e senza biglietto“, lo disse Cardella.
Interviene Cannas, “questa è una deduzione successiva che ha detto lei” perchè fino adesso noi parliamo, “perquisizione io non ne ho fatta“, “sicuramente nel nostro colloquio abbiamo parlato di ciò che si era verificato”, “io non c’ero la sera a Paceco, non ero presente quando fu fatta l’escussione di Saverio Barbera” “Santomauro andò a sentire Saverio Barbera”, non ho mai parlato di guanto di paraffina, non l’ho fatto.

Dice la Rostagno “lei mi parla di questo pass”.
Qui la Rostagno tira fuori la circostanza che c’era un altro testimone dell’ incontro Pellegrino-Cardella in aeroporto, il dottor Boris che era con Pellegrino in aeroporto a Milano (Cardella sarebbe giunto in aeroporto 15-20 minuti prima del decollo per partire verso Palermo, e qui avrebbe parlato con Bartolo Pellegrino, sostiene Bartolo Pellegrino, invece Cardella sostiene che giunto in aeroporto all’ultimo minuto, si parlarono con Bartolo Pellegrino a Punta Raisi) e che Cannas avrebbe sentito il Bartolo Pellegrino e avrebbe redatto un verbale di sommarie informazioni.
Cannas sostiene invece di non avere sentito Bartolo Pellegrino.

La signora Rostagno chiede “come è che nessuno mai tira fuori che c’è un terzo testimone che poteva dire che la versione di Bartolo Pellegrino o di Francesco Cardella era vera ?”
“C’era il dottor Boris che era il rappresentante di una ditta di smaltimento dei rifiuti a Trapani, in compagnia di Bartolo Pellegrino, lo dice Bartolo Pellegrino” che è l’unico che può confermare la versione di Francesco o di Bartolo Pellegrino.
Cannas chiede “quando è stato sentito Bartolo Pellegrino ?”
Carla Rostagno consulta i suoi appunti e risponde “1989 22 novembre a Trapani” e citando “noi sottoscritti brigadiere Beniamino Cannas e carabiniere Vincenzo Passafiume”.
Cannas rileva che “perfetto”, “dopo un anno e mezzo”, “sicuramente sarò stato delegato da qualcuno”, “non è nell’immediatezza”.

Carla Rostagno “Quando viene fuori il nome del dottor Boris, che tra l’altro era uno che si occupava dell’impianto di riciclaggio a Trapani”, in compagnia di Bartolo Pellegrino, “nessuno sente il dottor Boris ?”
Cannas consultato l’appunto della Rostagno, fa rilevare che il verbale di sommarie informazioni, in precedenza citato, è un atto delegato, firmato dal dottor Franco Messina, che chiedeva di sentire il Bartolo Pellegrino, e loro lo sentirono.

Il presidente Pellino chiede se il luogotenente Cannas le parlò di avere fatto questa attività

No“, “Parlando del pass di Cardella, io mi riguardo di nuovo le carte, per l’ennesima volta, ed allora mi dico, si vabbè, lui aveva questa carta per imbarcarsi velocemente”

Presidente Pellino, “il luogotenente glielo disse come dato accertato o come ipotesi ?

Carla Rostagno, dice “Io ho scritto, lui mi disse“, “Francesco Cardella aveva un pass
Cannas “che ne abbiamo parlato, sicuramente, che l’abbia dato per certo, no”, “perchè non l’abbiamo mai accertato”, “non posso aver detto a lei con sicurezza”.

Carla Rostagno “io mi chiedo come ha fatto ad imbarcarsi così velocemente”
Cannas, riassume “la perquisizione non l’ho fatta io”, “non ho fatto il guanto di paraffina”

Carla Rostagno “Ma allora che cosa mi ha raccontato ?”, lasciamo perdere il pass, supponiamo che io abbia interpretato male, “sul guanto di paraffina me lo ricordo come se fosse ora”,”sulla perquisizione in camera di Mauro”, “sulla storia di Natale L’Ala le posso garantire al 100 per cento che lei mi disse ‘Mauro ebbe un incontro con Natale L’Ala e ne uscì sconvolto, dietro c’era un bel giro di miliardi‘”, intanto “non potevo pensare che quella cosa lei la dicesse soltanto a me”, “ero quasi certa che come minimo tutte queste cose le avesse riportate da qualche parte”.
“Quello che mi chiedo io oggi, sentendo tutte le udienze è, “come fa Mauro ad essere sconvolto da una storia di qualche giro di miliardi”, “non era un novellino che si sconvolgeva“.
Quello che poteva sconvolgerlo, mettendo insieme le cose “è da quel momento li in poi che Mauro comincia a dare dei segnali di paura” tutti segni che non erano da lui, “non era nel suo carattere, quello di fare esternazioni di questo tipo”, “Mauro ha paura”.
Cannas interloquisce “ma non la esterna a me”, “perchè se mi avesse detto cosa diversa, avrei agito in modo diverso”.
Carla Rostagno “Ma se disse a lei mi hanno allungato la vita di un mese”

Cannas “il guanto di paraffina non l’ho fatto, non c’ero, nel corso delle indagini sulla massoneria non risultarono giri di miliardi, c’erano raccomandazioni, tutta una serie di cose, ma non” miliardi e nemmeno milioni.

Carla Rostagno “lei mi disse che si incontrò con Natale L’Ala e ne uscì sconvolto”, “mi disse anche, dietro c’è un bel giro di miliardi” “quello che poteva sconvolgere Mauro era qualcosa d’altro, magari qualcuno gli disse che la sua eliminazione era già stata decisa, può darsi che Natale L’Ala gli dica questo, poi Natale L’Ala viene pure ammazzato ed io metto insieme un’altra cosa, quando Chicca parla nella sua deposizione, in primavera dell’anno scorso, dell’incontro con il procuratore Coci, lei sostiene ci sia anche lei [Cannas] e lei [Cannas] sostiene che non c’è”.
Interrompe Cannas “in divisa tra l’altro, che è una cosa fondamentale, perchè io dal 1980 al cinque febbraio del 1996 mai ho messo divisa”, “io avevo un rapporto pessimo con il procuratore Coci”.

“Ascoltando quella dichiarazione, Chicca racconta che fu un incontro informale con il procuratore Coci”, “nel senso che non fu verbalizato nulla e il procuratore Coci disse a lei [Cannas], ‘ma lei lo sapeva che Rostagno era in pericolo ?’ e lei dice, ‘io no’, e [Coci] ‘noi lo sapevamo’”.
Cannas interrompe per riaffermare che a quel colloquio non c’era e che non può avere detto niente di quanto sta riferendo la Rostagno.

Carla Rostagno, “ma se era sconvolto ?”
Il maresciallo Beniamino Cannas: “se [Mauro] mi avesse detto, hanno decretato la mia morte, da li non usciva”, (nel senso che non lo avrebbe fatto andare via da solo),”se mi avesse detto certe cose, le avrei scritto”.

Carla Rostagno ammette che, quella sulla carta che Cardella avrebbe avuto per imbarcarsi in aereo, possa essere stata solo una supposizione, ma “sul guanto di paraffina me lo ricordo come se fosse ora, sulla storia che fece immediatamente una perquisizione”, “sulla storia di Natale L’Ala”.
Cannas afferma che “se io lo avessi appreso l’avrei scritto, come ho fatto sempre”, “lei dice che io le ho detto di un incontro tra L’Ala Natale e suo fratello”, “non mi risulta e non posso averglielo detto”

La Corte prende atto che ognuno dei testi mantiene le proprie posizioni e dichiara il confronto concluso.

L’avvocato Ingrassia della difesa di Virga, chiede del rapporto con Monica Serra e sul perchè non poteva registrare i colloqui.
Carla Rostagno risponde che registrare quei colloqui avrebbe significato compromettere la genuinità di ciò che raccoglieva, e che faceva così con tutti.

Il pm Paci chiede se prima dell’incontro con Cannas avesse mai sentito parlare di “guanto di paraffina” o di “Natale L’Ala”
La Rostagno dice di avere conoscenza del termine “guanto di paraffina”, dai film, e di non avere mai sentito parlare di Natale L’Ala prima dell’incontro con Cannas.
Cannas interloquisce affermando che sicuramente di Natale L’Ala, se leggeva i giornali nazionali, ne avrà letto in precedenza all’incontro con lui.

L’avvocato Esposito, (parte civile Saman), rinuncia a citare i testi della sua lista.

L’avvocato Lanfranca cita Andrea Marcenaro, Monreale Michele e l’onorevole Ino Vizzini.

L’udienza è chiusa.

Prossime udienze l’ 11 ed il 18 aprile.

La precedente udienza del 14/03/2012 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

Trapani: Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (16)

Udienza del 28 settembre 2011 (la prima dopo la pausa estiva) del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza viene esaminata la teste: Carla Rostagno.

Wilma De Federicis che avrebbe dovuto essere la prima teste risiede all’estero e non è presente.

Il secondo teste Ambrosino Lucio Carmine è deceduto e si decide di acquisirne i verbali.

Carla Rostagno, è esaminata dal Pm Francesco Del Bene, ricorda che Mauro si trovava a Trapani dal 1981, quale responsabile con Francesco Cardella e Chicca Roveri della comunità Saman.

Rostagno e Cardella dice la teste erano due intelligenze che si incontravano e si divertivano a inventare determinate cose. I rapporti tra i due sono stati buoni.
Cardella era una persona decisamente affascinante.
Mauro [di Cardella] non parlava in modo ossequioso, la prima volta che ne parlò a lei fu in modo divertito, con tono divertito, non ossequioso, al massimo paritario.

Buono anche il rapporto tra la Chicca Roveri e Mauro.
Quando Mauro tornò dall’India lei lo reincontrò per la prima volta nell’estate del 1981. Lei era in vacanza a San Vito e andò a Lenzi, vi tornò nel 1983 e poi nel 1985, in seguito non ebbe più occasione di tornare se non il 27 settembre del 1988, l’indomani dell’omicidio.

Non c’era tensione dentro la comunità, dapprima nell’ 81′ era una comunita dei cosidetti “arancioni”, poi nell’ 83′ era già una comunità di recupero per i tossicodipendenti.
L’impegno contro la droga Mauro se lo portava appresso da anni. Non era un proibizionista, anche se con lei non ha mai sviluppato questo argomento più di tanto tuttavia riteneva che: “la droga può essere leggera ma la storia è sempre pesante”.

Carla Rostagno risponde quindi alle domande sul lavoro di Mauro a Rtc.
L’editore era Puccio Bulgarella ma della tv se ne occupava la moglie Caterina Ingrasciotta.
Inizialmente Mauro si occupava di redazionali poi via via cominciò a interessarsi della quotidianità, dei problemi politici cittadini, la sporcizia che c’era in città, cercava di ridare una coscienza civica ai cittadini,mettendo insieme una mappa della criminalità locale, di capire come funzionavano gli amministratori pubblici, si interessava a capire che vento tirava e ne parlava in tv.
Di questa terra si era innamorato e combatteva con le armi che aveva, ossia con la parola.
Credo che non sapesse il pericolo che correva, non aveva forse la percezione.
Io cominciai ad avere una certa sensazione di paura quando ricordo che il figlio di una mia amica di origine trapanese che stava a Torino, venne a Trapani (forse luglio-agosto del 88′ per una quindicina di giorni), e quando tornò gli chiesi se aveva visto Mauro in televisione, mi disse, “parla troppo liberamente” raccogliendo evidentemente delle parole dette da altri.

Per quello che ho saputo dopo, le trasmissioni di mio fratello erano molto seguite.

Mi hanno detto, dice Carla Rostagno, che Rtc era l’unica tv che faceva una forte attività di denuncia.
Mauro era più avvincente, più chiaro, tra virgolette, più divertente e ironico.
So che Mauro si occupò del processo per il delitto del sindaco Vito Lipari, dove era imputato il capo mafia Mariano Agate, della Loggia Scontrino e quindi delle logge massoniche coperte, di una indagine sul bilancio parallelo occulto al comune di Trapani, su uno scandalo a Marsala dell’ente teatro mediterraneo.

Sono informazioni che non ho avuto subito dopo il delitto di Mauro, ma dall’anno successivo quando ho voluto cercare di capire di cosa si occupava Mauro a Trapani. Parlai con i ragazzi della tv, con il maresciallo Beniamino Cannas, con Gianni Di Malta, con gli avvocati Nino Marino e Salvatore Cusenza.

Beniamino Cannas era all’epoca maresciallo dei carabinieri a Trapani, Chicca le riferì di avere appreso da Mauro la famosa frase. La frase che le riferì Chicca fu che Mauro le avesse detto a metà agosto: “mi hanno regalato un mese di vita“.

Ne chiesi ulteriori spiegazioni a Cannas il quale mi raccontò di quello che aveva fatto dopo il delitto: di avere ricostruito la dinamica dell’omicidio dal suo punto di vista, che aveva fatto un’immediata ispezione nella camera di Mauro, di avere fatto un guanto di paraffina a un certo Pasquale [Salvatore] Barbera che era stato indagato per l’omicidio di Salvatore Cusumano (vicenda della quale Rostagno aveva parlato in tv), ma poi a quanto pare non era vero, mi disse che quella frase non era in quei termini, e l’aggiustò in modo diverso, fu molto fumoso nel colloquio, anzi mi disse che aveva capito male, mi ha negato la frase detta in quei termini.

Nello specifico so che fece un verbale su questo incontro con me, ma io da parte mia scrissi degli appunti sulle cose che lui aveva detto a me.

Mi disse che poco prima che Mauro morisse incontrò Natale L’Ala,(boss di Campobello di Mazara, ucciso negli anni 80) e che da quell’incontro uscì sconvolto.
Riferendo di quell’incontro in relazione all’interesse di Mauro per la loggia segreta Iside 2.
Il pm chiede se Cannas le parlò di interessi di Mauro per fatti di mafia.
La risposta di Carla Rostagno è un non ricordo, ma fa riferimento ai suoi appunti che potrebbero contenere qualcosa.
Non mi indicò alcuna pista seguita in particolare dai carabinieri.

Carla Rostagno viene autorizzata a leggere gli appunti di quell’incontro che sarebbe avvenuto nel 92′.
I quali vengono rapidamente letti e su cui forse sarebbero state opportune delle domande di approfondimento, sia da parte dei Pm che da parte delle difese e delle parti civili che però non ci sono state.
A proposito della Iside 2 Mauro aveva incontrato Natale L’Ala e da quell’incontro uscì sconvolto convinto che c’era un grosso giro di miliardi.
Cannas le disse inoltre che Cardella aveva una carta speciale che gli permetteva di salire in aereo senza prenotazioni.

Carla Rostagno riassume la ricerca che fece delle cassette contenenti le registrazioni degli interventi di Rostagno.

Ai primi di settembre del 1988 ascoltò per telefono il fratello, dopo che era uscita la notizia dell’indagine che riguardava anche lui per il delitto Calabresi. Non lo sentì come le altre volte, era un po’ sottotono, triste, gli chiese se c’era qualcosa che non andava, il senso della risposta fu che c’è sempre qualcosa che non va.
Seppe dopo che Mauro aveva contattato l’avvocato Canestrini e l’avvocato Giuliano Pisapia perché presto venisse sentito dal giudice Lombardi che lo aveva indagato per il delitto Calabresi.
Voleva capire perché era stato tirato per i capelli in quella storia.

Carla Rostagno riferisce che incontrò il giudice Lombardi che indagò Rostagno e ricorda di essere stata molto sgarbata.
Incontro sgarbato perché riteneva quella indagine sul fratello qualcosa di violento e ingiustificato, poi seppe dallo stesso Lombardi che la posizione di Mauro sarebbe stata archiviata, perché il pentito Marino non parlava di lui, ma tutto nasceva da una supposizione del pm Pomarici, che quella comunicazione giudiziaria doveva rimanere riservata e che invece divenne pubblica dopo una conferenza stampa di Boato.
Più persone mi hanno detto che Mauro era amareggiato per quella comunicazione giudiziaria, tra quelli che me ne parlarono Massimo Coen e Salvatore Cusenza.
Carla Rostagno riferisce di un incontro tra l’avv Giuliano Pisapia e il giudice Lombardi proprio per sollecitare che Mauro venisse sentito.
Ma Mauro non fu mai sentito.

Mauro a Rtc cominciò a lavorare forse perchè fu Francesco Cardella a proporlo a Bulgarella, qualcun invece racconta che fu Bulgarella a chiamarlo direttamente. Bulgarella e Cardella si dovevano conoscere già da ragazzi.

Bulgarella era soddisfatto del lavoro di Mauro, in particolare ricorda un articolo scritto subito dopo la morte di Mauro da Puccio Bulgarella e dedicato a Mauro, con espressioni che non si possono scrivere se non si sentono.

Parlando con Alessandro Riccomini, dice Carla Rostagno, questi le disse che all’epoca in cui Mauro lavorava a Rtc, c’era una qualche intenzione di estendere il bacino di Rtc a Palermo e Agrigento e di fare una sorta di gemellaggio con Tele Lombardia quella di Ligresti all’epoca.

Seguono tutta una serie di domande riguardanti la gestione della Comunità Saman.

Continua l’esame quindi il Pm Antonio Ingroia.

Chiede che tipo di frequenza di contatti aveva con suo fratello, se il fratello era riservato e quando seppe della cacciata di Mauro dal Gabbiano.

Carla Rostagno ripete che i contatti non erano frequenti e che suo fratello non era riservato.
Quando arriva a Saman il 27 settembre del 1988, incontra Maddalena e Chicca forse dopo i funerali, e le chiede di potere andare nella camera di Mauro. Questa le indicò dove era la stanza di Mauro e così seppe che non era nella struttura del Gabbiano riservata ai dirigenti della comunità.
Cercò, tempo dopo, di capire cosa era successo nell’ultima parte di vita di Mauro, e cominciò ad occuparsi del delitto del fratello.
Seppe della ragione dell’uscita di Mauro dal Gabbiamo sentendo così diverse persone, seppe della litigata tra Rostagno e Cardella e che Mauro era uscito dal Gabbiano, pare per una intervista al giornale King.
Ma secondo altri le ragioni potevano essere anche altre, come il fatto che Rostagno volesse accogliere Curcio in comunità, e Cardella non l’avesse presa bene.
Seppe così che c’erano stati degli scontri.
Lo sentì tra fine di agosto e i primi di settembre 1988, lo senti sotto tono, non era il solito, gli chiese se c’era qualcosa che non andava, e lui restò vago.
Crede che a quel tempo c’era stata già una sorta di sganciamento da Cardella sia in senso sociologico che economico,
Mauro a quanto pare voleva andare ad abitare altrove, fuori da Saman.
Chicca Roveri, riferisce Carla Rostagno, le disse che origine della lotte era l’intervista a King di Claudio Fava.

Carla Rostagno ricorda il fax inviato da Cardella a sua fratello e le circostanze del suo ritrovamento che riassume così: andando a vedere (primavera 91′ o 92′) a Saman il luogo dove abitavano Chicca e Mauro, dentro un armadio c’era una cassetta fatta a forziere che aveva sempre avuto un difetto, la parte sotto si staccava, così nel prenderlo in mano, si è staccata la parte sotto sono caduti dei fogli e in mezzo a quei fogli c’era il famoso fax che iniziava con quattro aggettivi criptici: “sostanzialmente falso, ingeneroso, inopportuno e pericoloso, per questo ti invito a lasciare il gabbiano e a sistemarti dove Chicca riterrà più opportuno ti auguro maggiore serenità, Francesco”.

Sui rapporti tra Chicca Roveri e Cardella crede che siano rimasti buoni, fino all’88 e per un certo periodo sono rimasti buoni fino a quando sono subentrate vicende economiche, Cardella se ne è andato, gli arresti, e crede da quel momento in poi Chicca si sia sentita scaricata.

Carla Rostagno riferisce, su sollecitazione del Pm Ingroia, dei colloqui con Monica Serra la quale la sera del 26 settembre 1988 era in auto con Mauro quando fu ucciso.
La prima volta si parlarono nell’ottobre del 91′ Monica mi disse che il sabato precedente con Di Malta (cameraman di Rtc) erano stati a Marsala e di un colloquio di Mauro con Canino (deputato regionale Dc) e Santoro (sindacalista Cisl), che sulla scrivania di Mauro fu messa una comunicazione giudiziaria, a Pizzo e a Canino, con sopra scritto “prova a dire un po’ anche questo”, che mi parlò di una cassettina chiusa di cartone, la videocassetta con su scritto “non toccare” che sono sparite e la frase che secondo lei qualcuno avvisò della loro partenza da Rtc: “perchè se no come fece la macchina degli assassini ad arrivare poco prima di noi ?“.
Mi disse però di non avere visto nessuno, non ha visto macchine davanti e dietro, ma non mi ha spiegato perché Mauro si fermò.
Mi disse che erano dei professionisti e che quel pezzo di fucile trovato sul luogo del delitto era stato lasciato apposta per depistare.
Mi consigliò di informarmi sul nome del montatore degli ultimi filmati di Mauro mai andati in onda e forse fatti sparire. Mi informai ed il soggetto si chiamava Rocco Messina il quale non ha mai risposto al numero di telefono che mi ha dato.
Che da qualche tempo c’era una macchina che seguiva Mauro, che lui aveva capito il pericolo ma che andava avanti lo stesso.
La sua attenzione [di Mauro] negli ultimi tempi si era spostata su Marsala.
Mi disse che Mauro era una variabile impazzita, non so riusciva più a controllare de sue dichiarazioni e le sue posizioni erano in netto contrasto con Francesco Cardella sia per la gestione della comunità che per la posizione da assumere sulla nuova legge sulla droga.
Poi mi disse una frase sibillina: “smetti di guardare la cornice e guarda al quadro”.
Su Saman mi disse che era una bel paravento e dietro c’era un grande giro di soldi.
Poi la incontrai nell’aprile del 95‘, sapeva degli arresti di Chicca e Francesco e mi ripete che “i tipi” erano già li ma non ricorda nessuna macchina parcheggiata e che non erano seguiti da nessuna altra macchina.
Disse che Mauro negli ultimi tempi era teso e nervoso, riferisce Carla Rostagno sempre leggendo gli appunti presi dopo i colloqui con Monica Serra.

Riferisce poi di un suo colloquio con Alessandra Faconti ex ospite della comunità, che aveva completato il percorso terapeutico, e che le disse pur tra tante esitazioni e paure di un incontro tra Mauro e il giudice Falcone, di documenti che andò a prendere al centro Impastato.
La Faconti le disse che non sapeva del perché Rostagno voleva incontrare Falcone, e non era per una intervista, ma perché Mauro voleva dire qualcosa a Falcone, ma Mauro sarebbe uscito deluso da quell’incontro con Falcone.
Carla Rostagno dice tuttavia di non avere mai avuto conferma diretta dell’incontro tra Mauro e Falcone se non dagli atti del processo.
Umberto Santino del centro Impastato mi disse che Mauro voleva ricostruire i delitti eccellenti in Sicilia, i traffici di droga, altre persone come Salvatore Cusenza mi disse che Mauro voleva ricostruire una mappa della criminalità trapanese.

Mauro si interessò ai lavori per gli aeroporti di Pantelleria e Birgi, dei lavori eseguiti dalle imprese dei cavalieri catanesi, e questo lo seppi dai fogli che mi diede l’avv. Nino Marino e dagli appunti di Mauro.

Su richiesta di Ingroia, racconta quindi dell’incontro con Sergio Di Cori (settembre del 96′)il quale aveva contattato una giornalista, forse Valeria Gandus, che aveva avvisato i magistrati che arrivava dagli Stati Uniti per deporre sul delitto di Mauro, ed era disposto a rilasciare una esclusiva a La Repubblica, al giornalista Giuseppe D’Avanzo,.
Lo incontrai con Chicca Roveri in una saletta dell’aeroporto, Chicca le chiede come mai sapeva di cose che lei non sapeva, le rispose dicendo che Mauro non si fidava o non la voleva mettere in pericolo, non anticipò il contenuto.
Quando andammo a cena dopo, dopo che lui era stato sentito dai magistrati, e c’era Giuseppe D’Avanzo, era un torrente in piena, poi mi disse che questa storia, svilupperà la vanità di magistrati e giornalisti e metterà tranquilla lei e lei, indicando me e Chicca Roveri.
Nessuno ha mai confermato o mi ha detto della conoscenza tra Mauro e Di Cori e nemmeno la Roveri.
Una volta lui [il Di Cori] mi chiamò anche per chiedermi dei soldi, mi disse che aveva difficoltà economiche.
Il Pm chiede quindi dell’esclusiva dell’intervista a Repubblica. Carla Rostagno dice di non sapere se è mai uscita.

L’interrogatori viene ripreso dal pm Del Bene.

Chiede della scoperta del giro di droga tra ospiti della Saman.
Di una visita di Mauro presso un luogo di Villa Rosina di proprietà dei fratelli Mione dove sarebbero avvenuti i passaggi di sostanza stupefacente.

L’interrogatorio adesso è dell’avv. Lanfranca, parte civile.

Il 26 settembre del 1988 Carla Rostagno ricorda che quasi subì una sciabolata, non c’era più lui, non c’erano più radici, il fatto di dovere accettare quell’idea drammatica era un fatto pesante.
Ricorda che lavorava in una azienda dell’indotto Fiat.
Dopo il delitto di Mauro ho continuato a lavorare per un anno e mezzo, nel 90 si è licenziata perché volevo capire perché il fratello era stato ucciso, ha cercato di ricostruire quello che era successo, chi era stato che aveva deciso che lui non doveva più vivere.

Ricorda di un colloquio telefonico con una certa Rita Lipari e questa le disse che il suo compagno era uno degli angeli della notte a Saman, Mauro Moioli, mi disse che Mauro fece segnali con i fari dell’auto per avere alzata la sbarra d’ingresso a Saman.

Lanfranca chiede nuovamente dell’incontro con il maresciallo Cannas.

L’avv. Marino mi parlò che Mauro aveva anche contatti con due finanzieri, il capitano Borgia era uno di questi.

L’avvocato Galluffo chiede se la teste sapesse chi dormiva nel Gabbiano.
Cardella, Chicca e Mauro risponde Carla erano i fondatori della comunità. Negli altri locali c’erano i tossicodipendenti.

L’avvocato Galluffo chiede dell’uscita di Mauro dal Gabbiano.
Prima me ne parlò Chicca, ma, precisa, non era questo a crearmi problemi esistenziali. Chicca per quello che è il ricordo mi disse semplicemente che Mauro non dormiva più lì, la cosa mi colpì perché mi sembrò strana, ma al momento non era la domanda principe della mia vita, lei non mi disse altro, perchè io non le chiesi nulla.
Galluffo contesta alla teste un verbale a sua firma dove la ricostruzione dei fatti è diversa, come se Chicca aveva avuto imbarazzo a dirle dell’uscita di Mauro dal Gabbiano. Carla Rostagno ritiene che il verbale così come viene esposto cambia il senso delle cose da lei dette.
In quel periodo volevo capire perché era morto suo fratello non le interessava perché dormiva fuori dal Gabbiano.

Le domande dell’avv. Galluffo insistono su questo aspetto e le risposte della teste sono sempre le medesime.

In seguito parlando venne fuori che c’era stata una litigata che aveva fatto uscire Mauro dal Gabbiano.
Sui rapporti tra Cardella a Mauro, la teste ritiene che i rapporti si incrinarono dopo che era stata pubblicizzata la corrispondeza tra Mauro e Curcio e sulla intenzione di Mauro di fare venire a Saman Renato Curcio. Si tratta però sempre di vicende riferite a lei dopo il delitto.
La litigata con Cardella non è temporalmente collocabile secondo Carla Rostagno, secondo Riccomini a fine luglio, qualcun altro a settembre, la famosa intervista su King invece uscì ad agosto.

L’avv. Galluffo difensore di Vito Mazzara continua le domande chiedendo del fax.

Carla Rostagno rispondendo dice che un anno dopo il delitto trovò nascosto nell’armadio nella stanza di Mauro il famoso fax inviato da Cardella, era un originale, feci una fotocopia.

L’avv. Galluffo chiede se le pagine del fax erano una o due. Lei dice che la sorprese solo che quel fax cominciava con quei quattro aggettivi. Mi pare, dice, che era scritto a mano. Non ho avuto dubbi che fosse stato scritto da Cardella anche per la qualità delle parole usate, ma non l’ho ricondotto a Cardella per la grafia perché non conoscevo il suo stile di scrittura.

La difesa fa ancora contestazioni rispetto a verbali di interrogatrorio resi dalla teste, Carla Rostagno risponde negando il contenuto di quei verbali, di una ricostruzione di fatti non corretta.
Non nega comunque che l’uscita di Mauro dal Gabbiano lei stessa l’aveva letta come una punizione, lui, Mauro, credo che non l’abbia preso bene, ma se ne è fatto una ragione.

Sulla frase di Monica Serra, “smetti di guardare la cornice e guarda il quadro”, non capii cosa voleva dire, le chiesi di essere più chiara, ma non mi disse altro. Non legai questa frase alla dinamica del delitto.

L’avv. Galluffo fa ancora contestazioni per dichiarazioni di vecchi interrogatori.

Carla Rostagno ribadisce che era disorientata dalle parole dette dalla Serra, e che messa alle strette la Serra ad un certo punto le disse “guarda Luky” (Luciano Marrocco, uomo della comunità).

Carla Rostagno a domanda ancora dell’avv. Galluffo ricorda un incontro con Massimo Coen.

Nel verbale Carla Rostagno avrebbe detto che Coen era stato consigliato da Cardella e Roveri a non mettere in cattiva luce la Saman.
Oggi risponde dicendo che probabilmente quell’invito era rivolto all’indagine sullo spaccio di droga scoperto dentro la comunità.

Di Luciano Marrocco ne parlò anche Alessandra Faconti (ora deceduta) dicendo che questi aveva avuto pagate costose cure in Brasile e che era stato dopo ai Caraibi, sempre grazie a soldi resi da Roveri e Cardella.

La difesa si sposta sui rapporti tra Mauro Rostagno e Chicca Roveri. Se c’erano liti. Carla Rostagno ammette che un ospite di Saman le disse che Roveri era schierata con Cardella e per questo litigava con Mauro.

E’ il turno dell’avvocato Salvatore Galluffo difensore di Mazzara.

Le domande continuano a vertere sui rapporti tra Cardella e Mauro Rostagno e sulle liti dentro la comunità.

Carla Rostagno espone poi la sua convinzione relativamente al possesso di Mauro di cassette particolari contenenti immagini importanti le quali dovrebbero essere almeno due, una u-matic ed una vhs, se una se la portava appresso, un’altra sarà stata tenuta in un posto segreto.
Dice di sapere che fu trovata una chiave di una cassetta di sicurezza, ma quando fu fatto l’accertamento erano passati tanti anni, se qualcosa doveva sparire era stata fatto sparire. La chiave era relativa ad una cassaforte dentro Saman e la chiave era quindi nella disponibilità di chi si occupava di Saman.
Di Malta le disse che nessuno aveva mai aperto quella cassaforte.

L’avvocato Galluffo chiede poi relativamente ad una vicenda che vede protagonista il defunto Bettino Craxi che all’epoca in cui era presidente del Consiglio presso le autorità elvetiche avrebbe coperto un soggetto (mai condannato) per traffico di armi.
La figlia di questo soggetto anni dopo fu avvocato della Saman di Milano.

Anche l’avvocato Mezzadini, difensore di Vincenzo Virga, chiede dei contrasti tra suo fratello, Cardella ed altri esponenti della comunità.
Tra le altre cose Carla Rostagno riferisce che Massimo Coen avrebbe detto che Mauro era odiato dentro la comunità Saman.
Giovan Battista Genovese lo avrebbe apostrofato con minacce, perché allontanato dal ruolo di ‘angelo della notte’ dopo la scoperta del giro di droga dentro la comunità. “Te la farò pagare brutto bastardo, ti ammazzo” a cui Rostagno avrebbe risposto “Vedremo”.
Probabilmente a parlagliene, di questa circostanza, saranno state la Serra o la Faconti.

Carla Rostagno viene sollecitata quindi a riferire ancora del suo incontro con Monica Serra, questa le disse che l’auto dei killer arrivò “poco prima di noi”, allora, dice, le chiesi come facesse a sapere che quella macchina era arrivata poco prima.
Ora dice io non so se questo me lo dice, e siamo nel 1991, perché all’epoca si conoscevano alcune cose, io fino allo spasimo ho cercato di farmi spiegare questa cosa ma non mi disse nulla. La Serra le manifestò la convinzione che qualcuno da Rtc avrebbe avvertito i killer della partenza dell’auto con lei e Rostagno.

Anche l’avvocato Ingrassia, (difensore di Vincenzo Virga) pone domande sul colloquio del 1991 tra lei e Monica Serra. L’avvocato chiede se ci sono stati altri incontri, si, risponde Carla Rostagno, lei ha ripetuto sempre le stesse cose, che non c’era nessuna macchina che la seguiva, non so come faccia a dire che da Rtc partì una telefonata. E’ rimasta irrisolta la mia domanda come lei faceva a sapere che i killer erano arrivati poco prima al bivio di Lenzi dove fu commesso il delitto. Non escludo che lei potesse dire queste cose per conoscenza che aveva degli atti.

L’avv. Ingrassia sollecita la teste a ricordare il contrasto tra lui e Cardella sulla nuova legge sulla droga.
Niente di specifico viene riferito da Carla Rostagno, ma solo impressioni personali.

L’avv. Ingrassia riferisce di una dichiarazione di Massimo Coen, circa una colpa di Mauro che era quella di rovinare i rapporti tra Cardella e il partito socialista. La Rostagno conferma che questi rapporti col Psi c’erano, con Craxi in particolare, probabilmente i contrasti cui fa riferimento Coen si riferiscono a problematiche del Psi trapanese.

Relativamente ai rapporti tra il Genovese ed il Cardella la Rostagno aveva riferito che il Genovese rubò i soldi alla cassa della comunità per pagare la droga ad Oldrini.

Il presidente Pellino chiede notizie sul rinvenimento del famoso fax inviato da Cardella contro Rostagno.

Il presidente mostra la fotocopia del fax, lei conferma che è questo, i segni, le sotto,lineature non esclude che può averli messi lei dopo, il foglio non fu trovato in un sottofondo ma in fondo a quel forziere, l’originale fu rimesso al suo posto. Ho fatto solo una fotocopia.

Il presidente chiede se suo fratello condivideva le frequentazioni politiche di Cardella. Lei esclude che Mauro avesse le frequentazioni politiche come quelle di Cardella. A livello locale la sorella ricorda un rapporto intimo con l’allora consigliere provinciale Enzo Mauro che qualche giorno prima della uccisione di Mauro lo andò a trovare in comunità e gli disse: “abbracciamoci fin che siamo in tempo”.
Ricorda poi un brigadiere dei carabinieri che chiese a Mauro come va, e lui gli rispose “fin che ci lasciano vivere viviamo”. Carla Rostagno dice che ci sono alcuni segnali che si muovono attorno a Mauro e quello di pericoloso che è accaduto è certamente successo negli ultimi tempi ed è lì che io, dice, ho cercato di guardare.

Il presidente Pellino ricorda che in possesso di Mauro al momento del suo delitto c’era un libro, il principe di Macchiavelli con la dedica di Bettino Craxi, ma Carla Rostagno esclude che tra i due potevano esserci rapporti.

Mauro, secondo Carla Rostagno, una video camera amatoriale certamente sapeva usarla.

A proposito di Massimo Coen il presidente chiede quante volte lo incontrò. Una sola volta nel 1993 nel quale le disse di essere stato nella stanza di Mauro subito dopo l’omicidio, di prima non sa e non le parlò di riprese televisive.

Il Presidente chiede se ha mai sentito parlare di un certo Michele Monreale. La teste risponde affermativamente e che si trattava di uno che lavorava ad Rtc.

Il presidente chiede ancora del suo incontro con Cannas e dei temi affrontati. L’incontro di Mauro con il boss Natale L’Ala, me lo disse incidentalmente, dice Carla Rostagno. Quando andai a parlare con Paolo Borsellino, sapevo che la moglie di questi, nel frattempo ucciso, collaborava e chiesi a Borsellino di chiedere a questa Giacoma Filippello se sapeva qualcosa dell’incontro di mio fratello con suo marito. Conferma che Cannas le collegò l’incontro tra Mauro Rostagno e il boss mafioso alla vicenda della loggia segerta della massoneria Iside 2.

E riparlando del lavoro giornalistico del fratello, avendo visto i filmati che era riuscita a recuperare. Non era retorico, non aveva riguardi, scuoteva le coscienze, la colpì il modo con il quale li raccontava.

L’avvocato Greco (associazione della stampa), pone una domanda sul colloquio con Cannas, la teste conferma che il brigadiere le disse dell’incontro tra suo fratello e il boss mafioso e glielo disse in fondo al colloquio, come se non fosse importante.

L’avvocato Lanfranca (parte civile familiari Rostagno), sull’incontro con Enzo Mauro precisa che probabilmente poteva riferirsi al fatto che Mauro Rostagno voleva disegnare una mappa della mafia trapanese.

Controesame della difesa, avvocato Galluffo. Chiede notizie su questo Mauro politico trapanese il quale era Enzo Mauro, esponente del Psi, consigliere provinciale, genero del senatore del Psi, Francesco De Nicola, deceduto sembra per un tumore.

Qui la testimonianza termina.

La prossima udienza è fissata al 12 ottobre e successive il 19 e 26, in programma l’audizione dei testi: Linares e degli ispettori Palumbo e Pettorini.

La precedente udienza del 13/07/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale