Riforme, riforme, riforme !

Da Roma a Palermo, da destra a sinistra, da Nord A Sud (isole comprese) è tutto un proclamare volontà di riforme. E non da ora. Chiunque in questi anni della “transizione al peggio”, sia arrivato al governo del paese non ci ha risparmiato la sua gran bella dose di proclami riformatori.
In verità, e sono già ben quindici anni dalle prime elezioni post “prima repubblica”, non è che di riforme questo paese ne abbia visto tante, ne che quelle poche o molte realizzate abbiano dato segni tangibili di cambiamenti in positivo di questo paese.

Le numerose riforme elettorali (trascurando i parziali benefici effetti in ambito locale) ci hanno consegnato un sistema semi-feudale di nomina dei deputati da parte dei capipartito, che è quanto di peggio sia stato mai prodotto nelle moderne democrazie occidentali per la selezione della classe dirigente.

Naturalmente la riforma è stata realizzata a maggioranza, ma con un non tanto sotterraneo accordo bipartisan con il principale partito di opposizione.

Le numerose riforme del mercato del lavoro (leggasi precarizzazione del lavoro), realizzate in principio dai governi di centrosinistra all’insegna dell’incremento della produttività ma proseguite con ancor più convinzione dai governi di centrodestra hanno generato ad oggi il massimo della disoccupazione in termini assoluti ed in tutte le aree del paese e azzerato le speranze di un lavoro vero e retribuito per generazioni di giovani condannati dalle mille forme assunte dal lavoro precario.

Le numerose riforme tese alla semplificazione delle procedure amministrative ed ad un moderno funzionamento della macchina burocratica dello Stato, delle regioni e degli enti locali, ad onta dei proclami del Bersani (liberalizzazioni) o del Brunetta (produttività della pubblica amministrazione) di turno, hanno continuato a dare esiti insignificanti per il cittadino comune e spesso hanno creato ulteriori complicazioni e vessazioni.

E l’elenco potrebbe continuare con Ricerca, Università, Scuola o Sanità per limitarci ai settori chiave per la vita e lo sviluppo.

“Riforme” solo un altro caso di “banalizzazione del termine”.

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Non ci volevo credere, ma sembra che in Prefettura ignorino chi era Peppino Impastato

Copio paro paro da Marsala.it

Una piazza a Impastato? Per la Prefettura serve il curriculum

Venerdì 23 Gennaio 2009 13:56

”Se un prefetto della Repubblica o i suoi collaboratori in servizio in Sicilia ignorano chi siano le vittime della mafia e quale sia la storia delle loro battaglie, e’ bene che quel prefetto o i suoi collaboratori cambino immediatamente mestiere”. E’ il commento Claudio Fava, segretario nazionale di Sinistra Democratica alla notizia che la Prefettura di Trapani ha chiesto al comune di Marsala il curriculum di Peppino Impastato, a cui il Consiglio comunale della nostra ha deciso di intitolare una piazza.

”Ora al Ministro Maroni – conclude il parlamentare europeo eletto in Sicilia – chiediamo la rimozione del Prefetto o dei suoi collaboratori responsabili della richiesta di curriculum di Peppino Impastato e le scuse del governo ai siciliani”

La vicenda ha dell’incredibile, e testimonia ancora una volta come le ragioni della burocrazia prevalgano sul buon senso. In pratica, su proposta del consigliere Gesone, il Consiglio Comunale aveva deciso tempo fa di approvare una mozione per intitolare la piazzetta di fronte al Pascoli a Peppino Impastato, giornalista di Cinisi ucciso dalla mafia ed eroe per tutti i giovani siciliani grazie anche al successo del film biografico “I cento passi”.

Qualche tempo fa, non senza polemiche, Gesone aveva addirittura chiesto in aula le dimissioni dell’Assessore all’ Urbanistica Sammartano perchè la Commissione toponomastica ancora non aveva dato attuazione alla disposizione del Consiglio.

Ora finalmente tutto è pronto, ma….la Prefettura ha chiesto al Comune di inviare “una breve nota biografica” che giusitifichi l’intitolazione della piazza a Impstatato. Sammartano dichiara: “Tutti gli atti erano stati trasmessi in Prefettura a suo tempo, non so nel dettaglio cosa voglia ancora la Prefettura”.

Ma siamo matti ?