Benvenuti a Castellammare del Golfo, la città dei preliminari !

Città dell’amore per eccellenza dicono sia Parigi per il suo romanticismo, ma anche Verona non scherza per la ben nota vicenda di Romeo e Giulietta, e dicono che anche Vienna così legata alla vicenda della principessa Sissi.
Quei materialisti della Durex, nota fabbrica di profilattici, hanno invece eletto Bologna quale città dell’amore attribuendole il nome di “Loveville” in quanto città che ha registrato il maggior numero di vendite pro capite di prodotti legati alla sfera sessuale, rilevate dai sistemi di monitoraggio Nielsen per i mass market, e IMS per il canale farmaceutico, nei 2 mesi di competizione (dal 15 gennaio al 15 marzo), con una spesa totale di 546 mila euro.

Castellammare del Golfo invece può ambire al titolo di “Città dei preliminari“, cosa questa che potrebbe non far contenti i manager della Durex, perchè non c’è consumo senza consumazione.

A risollevare l’umore dei manager della Durex però può forse valere la precisazione che tale titolo diCittà dei preliminari” che presto ci si augura sarà riportato nella segnaletica, è stato guadagnato sul campo dalla ridente cittadina in quanto città dei progetti preliminari, in particolare i progetti preliminari per l’esecuzione dell’impianto di depurazione delle acque reflue, per essere precisi.

E’ di oggi infatti l’ennesimo annuncio intorno al progetto preliminare del depuratore cittadino, salutato dal Sindaco attuale come:Un altro importante passo avanti” verso, è da ritenere, l’agognato rapporto completo.

Depuratore: conferenza di servizi della commissione regionale Lavori Pubblici
Il sindaco: “Attendevamo questo passaggio. Un altro importante passo avanti”.

«La conferenza di servizi della commissione regionale Lavori Pubblici è l’altro momento importante che attendevamo per l’avvio dei lavori di realizzazione dell’impianto di depurazione. Dopo l’undici maggio, se i pareri saranno favorevoli, avremo fatto un importante passo avanti e speriamo non ci siano più ostacoli burocratici che rallentino l’iter per la realizzazione dell’atteso depuratore». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola poiché il prossimo undici maggio è stata convocata da parte della commissione regionale Lavori Pubblici, la conferenza di servizi riguardante il progetto preliminare del nuovo impianto di depurazione “da ubicare in prossimità della radice del molo foraneo, relativi emissari e condotta di scarico sottomarina”. Il progetto, essendo Castellammare in procedura di infrazione comunitaria perché non provvista di impianto di depurazione, è stato finanziato con la delibera Cipe numero 60 del 2012, per un importo complessivo di diciottomilioni e trecentomila euro. La conferenza ha lo scopo di acquisire pareri, concessioni, autorizzazioni da parte degli enti interessati. A relazionare sarà l’ingegnere capo del Genio Civile di Trapani, Giovanni Indelicato. Oltre una decina i pareri necessari. La conferenza di servizi è stata convocata «dopo che la commissione regionale ha acquisito la delibera del consiglio comunale con cui è stato dato atto di indirizzo alla giunta di avviare le procedure per la redazione della variante allo strumento urbanistico -spiega il sindaco Nicolò Coppola-. Già l’undici febbraio, nella preconferenza di servizi della commissione regionale Lavori Pubblici, era stato dato parere favorevole al progetto, rinviando alla nuova conferenza di servizi, possibile solo dopo l’acquisizione della presa d’atto da parte del consiglio comunale».

Il progetto prevede la realizzazione “a gravità del collettore principale, che si svilupperà da via Medici fino al nuovo impianto di depurazione con una condotta di sezione e pendenza adeguata a gravità, in sostituzione della condotta in pressione, tale da giungere ad una quota di ingresso del nuovo impianto di depurazione da allocare nell’area antistante all’ingresso delle gallerie previste nel progetto, cioè scavando a cielo aperto sull’ammasso roccioso da quota 13 metri slm a quota 3 metri sul livello del mare, collocando la base delle vasche dell’impianto poste a partire da quota 0 sul livello del mare. Questo al fine di minimizzare i costi di sollevamento dei reflui e realizzare i comparti dell’impianto in ambienti facilmente accessibili…”

In precedenza era il 26 febbraio 2015:

Depuratore: domani conferenza stampa a Palazzo Crociferi

Dopo il voto del consiglio comunale a favore della “presa d’atto del progetto preliminare relativo ai lavori per la realizzazione del nuovo impianto di depurazione da ubicare interrato alla radice del molo foraneo, relativi emissari e condotta di scarico sottomarina. Atto di indirizzo per la giunta municipale per la redazione della variante allo strumento urbanistico”,

domani, venerdì 27 Febbraio, alle ore 10, nella sala giunta di Palazzo Crociferi, in corso Bernardo Mattarella, il sindaco Nicolò Coppola, illustrerà l’iter procedurale riguardante i lavori per la realizzazione del nuovo impianto di depurazione.

E prima era solo il 19 gennaio 2015:

Il sindaco Coppola: “Siamo in attesa della pre conferenza di servizi, che deve essere convocata dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente

«Il tema “depuratore” è diventato cruciale nelle ultime settimane a dimostrazione del fatto che, aldilà delle polemiche, è forte la consapevolezza che su questa vicenda ci giochiamo un bel pezzo di futuro. Va chiarito che non ci sono decisioni politiche influenzanti le diverse scelte tecniche, bensì una progettazione preliminare che era finalizzata all’ottenimento del decreto di finanziamento arrivato quattro mesi dopo e costituito da complessi incartamenti. Va detto poi che compete al responsabile del procedimento, valutare motivatamente la necessità di integrare o di ridurre, in rapporto alla specifica tipologia e alla dimensione dell’intervento, i livelli di definizione e i contenuti della progettazione, salvaguardandone la qualità». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola, in riferimento al progetto sul depuratore. «Ad oggi siamo in attesa della pre conferenza di servizi, che deve essere convocata dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente, al fine di arrivare al delicato momento dell’approvazione definitiva del progetto per procedere poi alla fase di appalto. In tal senso è già stata prodotta relazione istruttoria, da sottoporre alla commissione regionale, da parte dell’ingegnere capo dell’Ufficio del Genio Civile di Trapani, Salvatore Pirrone. Per usare una metafora ciclistica – prosegue il sindaco Nicolò Coppola- possiamo dire che tutta quella strada finora percorsa (dall’individuazione del sito alla progettazione) costituisce il tratto in pianura, adesso inizia il tratto in salita; tenendo conto che trattandosi di un sito sensibile bisognerà superare le difficoltà urbanistiche ed i numerosi vincoli finora non sufficientemente valutati. Abbiamo investito delle problematiche il consiglio comunale dove, a breve, approderà l’approvazione del progetto preliminare in variante allo strumento urbanistico. Mio malgrado la partita è ancora aperta, ma l’oggettiva complessità e le lungaggini dell’iter burocratico non possono dipendere né dal sindaco né dai suoi tecnici. Continueremo a lavorare con energia ed imprimere la forza necessaria affinchè la complessa macchina così avviata, non rallenti. Discorso delicato resta il depuratore di Scopello per il quale il sito individuato nel P.R.G. va cambiato avendo il parere negativo della Sovrintendenza per cui l’approvazione dovrà seguire la prassi della variante di opera pubblica».

Ma in precedenza eravamo già alla gara d’appalto, l’otto marzo 2014, quando il ministero come l’uomo Del Monte aveva detto si:

Depuratore: Sì del Ministero dell’Ambiente
Il sindaco: “Possiamo avviare le procedure di gara. Soddisfatto anche per il benestare ad un depuratore a servizio di Scopello”.

«Adesso dopo l’approvazione in linea tecnica del progetto, possiamo avviare le procedure di gara per la realizzazione del depuratore di Castellammare, delle fognature di Scopello e zone limitrofe. Sono davvero soddisfatto per il risultato ottenuto dopo l’incontro a Roma: Castellammare avrà oltre al suo depuratore anche le fognature ed il depuratore per una località di pregio, qual è la nostra Scopello. I progetti già ammessi a finanziamento in via preliminare, hanno ottenuto anche il benestare per realizzare un depuratore a servizio di Scopello, nella zona di Piano Vignazzi. Non posso che essere lieto di quanto si prospetta per la nostra cittadina». Lo afferma il sindaco Nicolò Coppola che, con soddisfazione, spiega i dettagli dell’incontro tenutosi a Roma. «Gli esperti del Ministero, i professori Rolle, Mazzola e Beccari, hanno analizzato in dettaglio il progetto per il nuovo depuratore e le fognature di Scopello che abbiamo trasmesso tramite l’assessorato regionale all’Energia. Il Ministero ha verificato -spiega il sindaco- che l’intervento proposto consente di superare le criticità di cui alla direttiva Cee n 271/91, causate dalla mancata depurazione dei reflui scaricati nel Golfo di Castellammare e per le quali, assieme ad altri siti sensibili, l’Italia trovandosi in procedura di infrazione comunitaria, è stata deferita alla corte di Giustizia Europea. La verifica del progetto è avvenuta alla mia presenza, del responsabile unico del procedimento, l’ingegnere Simone Cusumano, del supporto al Rup, l’ingegnere Simone Vuturo e dei consulenti: l’ingegnere Onofrio Amato e l’ingegnere Michele Torregrossa; presente anche l’ingegnere dell’assessorato regionale all’Energia Mario Cassarà. Adesso possiamo procedere, dopo l’approvazione in linea tecnica del progetto -conclude il sindaco Nicolò Coppola- con la gara d’appalto, dotando finalmente Castellammare di un impianto funzionale e moderno, che consenta di rispettare il nostro ambiente». Il progetto per la costruzione dell’innovativo depuratore interrato alla radice del molo foraneo, e quello per la realizzazione delle fognature di Scopello, è stato finanziato con delibera Cipe n 60 del 2012 (con 23 miloni di euro). Il dirigente dell’Utc, Simone Cusumano, sottolinea che il progetto del nuovo depuratore «è stato redatto secondo specifiche direttive dettate dall’amministrazione, sia quella attuale che la precedente guidata dall’ingegner Marzio Bresciani con la collaborazione e la consulenza esterna di numerosi professionisti». In dettaglio, spiega Cusumano, la tipologia del nuovo depuratore «è del tipo MBR biologico, a fanghi attivi; la separazione solido-liquido finale avverrà con moduli di membrane, e rappresenta quanto di più tecnologicamente avanzato esista a livello europeo e mondiale. L’impianto progettato per 30mila abitanti, sarà realizzato interrato con uno scavo che interesserà 42mila metri cubi di materiale lapideo, avrà una superficie di mq 3200 circa ed un’altezza media di 12 metri. Sarà realizzato con una struttura in calcestruzzo armato –spiega l’ingegnere- e soprastante solaio in grado di consentire il passaggio dei mezzi pesanti. L’impianto progettato avrà la capacità di depurare le acque ad un livello tale che, con una semplice disinfezione, consentirà il riutilizzo sia per attività portuali che per la pulizia delle strade. Sarà realizzato un piccolo impianto che convoglia in apposita vasca le acque depurate per il nuovo utilizzo. Verrà realizzata una condotta sottomarina di 700metri per allontanare le acque depurante non riutilizzate. Per la rete fognaria di Scopello -conclude il dirigente dell’utc- tutti i reflui confluiranno in un piccolo depuratore che sarà realizzato in contrada piano Vignazzi e con condotta sottomarina, che scaricherà al largo i reflui trattati, in sostituzione della condotta marina che avrebbe trasportato i liquami non trattati al depuratore di Castellammare».

Nel 2013, il 21 febbraio, ad informarci che era “finito il tempo dei preliminari” era stato il precedente sindaco Marzio Bresciani

Ultimi passaggi per il depuratore a Castellammare e le fognature a Scopello. I progetti finanziati con 23 milioni di euro di fondi Cipe.

«Manca appena l’ultimo passaggio, cioè la redazione del progetto esecutivo, già richiestoci dalla Regione e finalmente Castellammare avrà il suo depuratore e la nostra bellissima Scopello avrà il sistema fognario». Il sindaco Marzio Bresciani esprime grande soddisfazione per un altro, importantissimo, risultato raggiunto. Diciottomilioni e trecentomila euro per il nuovo depuratore e cinque milioni per la realizzazione del sistema fognario nel centro abitato di Scopello e zone costiere limitrofe, già finanziati con delibera Cipe. L’ultimo passaggio è la redazione del progetto cantierabile. Il dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti ha chiesto al Comune quest’ultimo pargetto, dopo l’accordo di programma quadro, di fine gennaio, tra il Ministero dello sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, con la Regione. Si tratta dell’ultima fase poiché gli interventi dell’Apq sono dotati di copertura finanziaria prevista nella delibera Cipe del 2012, con cui il Comune di Casstellammare incassa ben ventitré milioni di euro. «Per il nostro paese questo è un traguardo storico, poichè consentirà di risolvere il problema fognario –afferma il sindaco Marzio Bresciani-, al quale abbiamo lavorato fin dall’insediamento in modo da porre fine all’emergenza ambientale, causa della procedura di infrazione comunitaria cui rientra Castellammare, per il suo depuratore mai entrato in funzione». Diciotto milioni e trecentomila euro serviranno per la realizzazione di un nuovo impianto di depurazione da ubicare in caverna alla radice del molo foraneo, con relativi emissari e condotta sottomarina, gli altri cinque milioni per la realizzazione della rete fognaria nel centro di Scopello e zone limitrofe Attualmente Castellammare non è dotato di alcun impianto di depurazione e i liquami vengono versati in mare tramite una inefficiente condotta sottomarina. Il vecchio depuratore, costruito negli anni ’70 in contrada Cerri, fu immediatamente disattivato non appena entrato in funzione. «Oggi possiamo dire di essere più che soddisfatti, poiché mancano le ultime procedure ed il nostro progetto diventerà realtà-continua il sindaco Marzio Bresciani-. Un iter lungo e difficoltoso, seguito con attenzione dal vicesindaco Carlo Navarra, che ha portato ad un risultato importantissimo per Castellammare che ha ottenuto il finanziamento totale del progetto. Traguardo altrettanto importante è quello di essere riusciti ad ottenere un’altra grande cifra, pari a 5 milioni di euro, per un’area di pregio qual è Scopello, dove ci sarà finalmente la rete fognaria».

E poichè si sa l’amore fisico è vario e in certi casi come è noto può anche trascendere, in posizioni e pratiche poco ortodosse, non si era mancato di informarci il 3 maggio 2012 (saranno tre anni a giorni) della “pioggia dorata” di fondi:

Pioggia di fondi Cipe: stanziati 23 milioni di euro per Castellammare. Finanziata la costruzione di un depuratore in caverna, alla radice del molo foraneo. Cinque milioni di euro anche per la rete fognaria di Scopello

«Un traguardo importantissimo per il nostro paese che consentirà di risolvere il problema fognario, al quale abbiamo lavorato fin dall’insediamento per porre fine all’emergenza ambientale esistente, causa della procedura di infrazione comunitaria cui rientra Castellammare, per il suo depuratore mai entrato in funzione». Grande soddisfazione del sindaco Marzio Bresciani per la pioggia di fondi del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica che ha finanziato oltre 23 milioni di euro per Castellammare: diciottomilioni tondi serviranno per la realizzazione di un nuovo impianto di depurazione da ubicare in caverna alla radice del molo foraneo, con relativi emissari e condotta sottomarina, gli altri cinque milioni per la realizzazione della rete fognaria nel centro di Scopello e zone limitrofe. «Il nostro progetto prima ha superato l’esame del nucleo di valutazione dell’ufficio Regionale della Programmazione, quindi abbiamo chiesto gli incontri al commissario delegato per l’emergenza bonifiche e la tutela delle acque in Sicilia -spiega il vicesindaco Carlo Navarra-, in modo da acquisire i 24 pareri necessari che sono stati tutti favorevoli. Le nostre continue interlocuzioni a Roma hanno portato a questo grandioso risultato con il finanziamento totale (determinazione del CIPE del 30 aprile) del depuratore, riuscendo ad ottenere anche un’altra grande cifra, pari a 5 milioni di euro, per un’importantissima area qual è quella di Scopello, dove ci sarà finalmente la rete fognaria». Attualmente Castellammare non è dotato di alcun impianto di depurazione e i liquami vengono versati in mare tramite una inefficiente condotta sottomarina. Il vecchio depuratore, costruito negli anni ’70 in contrada Cerri, fu immediatamente disattivato non appena entrato in funzione. I dettagli del finanziamento e del progetto per il nuovo depuratore, saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa sulla quale sarà data precisa comunicazione in seguito.

Ed allora pur essendo in aprile e non essendo frequenti i temporali in questa stagione, come sfuggire alla facile associazione con un Gene Kelly impegnato in “Singin in the rain” ?

Qui si faceva il punto sul depuratore prima del finanziamento CIPE ed eravamo “solo” nel marzo del 2011.

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Se il Pd va così a Bologna …

figurarsi nel resto d’Italia !

Bologna, mezzo Pd si allea col centrodestra: “Niente gay nella commissione famiglia

Bologna: l‘ala cattolica del partito sulle posizioni di Udc, Pdl e Lega in merito alla richiesta di entrare nella consulta comunale avanzata da associazioni che rappresentano omosessuali e le loro famiglie. I cattolici di sinistra fanno eco alle formazioni bolognesi di Pdl, Udc e Lega Nord: no all’ingresso dei gay e delle loro famiglie nella Consulta per la famiglia. Ed ecco così che si profila una rottura nel centrosinistra dopo la richiesta avanzata da due associazioni che riuniscono i genitori di persone omosessuali, Agedo e Famiglie arcobaleno.

“Si vuole legittimare la famiglia gay”, attacca il Pdl rincalzato dal consigliere comunale Manes Bernardini: “Siamo stupefatti. L’eventuale apertura al mondo omosessuale può riguardare forse altri ambiti, ma non certo questo. Per quanto ci riguarda l’unica famiglia che riconosciamo è quella naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”.

E fin qua tutto secondo copione. Più inaspettato che il veto arrivi da altri fronti. Primo tra tutti Riccardo Petrella, eletto nelle file dei democratici a Palazzo D’Accursio e da sempre su posizioni cattoliche: “Ammettere quelle associazioni nella Consulta è un abuso e bisogna riparare all’errore. Il riconoscimento delle coppie omosessuali in quanto famiglie non è previsto dal programma del partito democratico”.

Con lui le Acli, che hanno già promesso dura opposizione. Il presidente Francesco Murru ha già annunciato che “alcune organizzazioni se ne andranno se arriveranno le due associazioni gay”. E per la Pd Raffaella Santi Casali “non bisogna nascondersi dietro a un dito, nel gruppo democratico ci sono sensibilità differenti che si faranno sentire nei momenti e nei luoghi appropriati”. Su linee analoghe la presidente del Quartiere Savena, Virginia Gieri.

A tutti risponde il sindaco Virginio Merola: “Bisogna uscire da questi schemi e sostenere tutte le famiglie numerose al di là dell’ideologia”. È d’accordo Amelia Frascaroli, assessore al welfare, da subito favorevole all’entrata delle due associazioni. Facendo appello alla Costituzione, l’esponente vendoliana della giunta ha ricordato che “tutte le persone hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso e razza”.

Ma la consigliera dell’unione democristiana Silvia Noè sfodera l’articolo 29 del dettato costituzionale “che definisce chiaramente cosa è la famiglia, richiamato anche dallo Statuto della stessa Consulta», cioè basata sul vincolo matrimoniale tra persone dello stesso sesso. E il Cassero, sede storica dell’Arcigay bolognese, entra nel dibattito con Emiliano Zaino, presidente del circolo: “Le famiglie omossessuali sono formazioni sociali garantite dall’articolo 2 della Costituzione e che quindi sono portatrici di diritti familiari”.

A fronte della polemica esplosa, le associazioni proponenti non fanno passi indietro. Come racconta la presidentessa di Agedo, Flavia Madaschi: “Questo potrebbe essere un grossissimo passo avanti per le nostre famiglie, però sembra che questo passo avanti non si voglia fare. Il discorso è che, come al solito, quando si sente la parola gay, addio, il discorso è già chiuso”.

Le basi per il quel temuto varco del riconoscimento legale e giuridico di nuclei e dei matrimoni omosessuali, le getta un atto di indirizzo (documento amministrativo che serve a indirizzare per l’appunto la politica locale, separando l’amministrazione dalla politica di governo) giacente in Comune fin dal 1999. “Un atto molto lungimirante”, lo definisce Amelia Frascaroli perché introdurrebbe un’anagrafe delle famiglie su base affettiva. “Si pensi che la sua ideazione risale a una circolare di dieci anni prima del ministro Andreotti“.

Dalle schiere del movimento gay, interviene Cathy La Torre, consigliera comunale Sel: “Le famiglie omosessuali esistono, che piaccia o meno alla destra. Sono circa 100 mila. Hanno gli stessi problemi delle altre: l’accesso ai nidi o le difficoltà con i servizi essenziali. La consulta è un organismo che nel suo mandato istituzionale ha il compito di interrogarsi sui bisogni di tutti, per cui è naturale che le associazioni gay vi rientrino”.

E alle affermazioni della destra, La Torre risponde per le rime: “Visto che parlano sempre di cosa è naturale, l’affettività fra le persone è naturale”. Il punto sembra essere che la situazione legislativa nazionale non riconosce proprio il diritto all’affettività. “L’aberrazione”, prosegue l’esponente del Sel, “è essere cittadini di serie b. In Italia siamo rimasti gli unici a non riconoscere nemmeno le unioni civili”.

Sarà il consiglio comunale a decidere. Pasquale Caviano, consigliere Idv e presidente protempore della Consulta, assicura: “Confermo che deciderò io”, in base a criteri decisi dalla segreteria della Consulta famiglia, attualmente a maggioranza cattolica. Se non altro, conclude Flavia Madaschi di Agedo, “ora, legalmente, non si può evitare di discutere e prendere in considerazione la nostra richiesta”.

di Giovanni Stinco e Ilaria Giupponi

da Il Fatto Quotidiano

A Bologna si incomincia male

Merola: “Favoriamo le coppie sposate”

Il primo cittadino va in direzione opposta rispetto alla mossa del governatore Vasco Errani che aveva aperto alla parità per le coppie di fatto per le graduatorie pubbliche. “Se ci assumiamo impegni maggiori verso gli altri credo che sia necessario distinguere”. Il centrodestra: “Deve fare così”. L’Udc parla di “svolta storica”. Il Cassero: “Grave passo indietro”. Grillini (Idv): “Dissento dal doppio binario per chi ha un pezzo di carta e chi non ce l’ha”. Dopo le polemiche la precisazione del sindaco: “Usciamo da un lungo periodo in cui ha prevalso l’idea e la pratica della libertà dai legami. Ma non intendo rivedere le regole comunali o i punteggi”

Controcorrente, almeno rispetto a quello che ha sempre perseguito Vasco Errani, la sostanziale parità di diritti fra coppie sposate e coppie di fatto. Virginio Merola dai microfoni di ETv, ricorda invece che “siamo persone libere ma nella vita dobbiamo saper mettere insieme anche la responsabilità con la libertà”, e dunque per le graduatorie comunali andranno “più punti alle famiglie sposate”.

“Se ci assumiamo impegni maggiori verso gli altri credo che sia necessario distinguere”, precisa il primo cittadino. Merola, come riporta l’agenzia Dire, ribadisce anche di essere favorevole ai matrimoni gay e disposto a considerare coppie sposate anche quelle dello stesso sesso, purchè però venga fatta una legge nazionale. “Se verranno da me coppie gay per chiedermi di sposarle? non avrà molto senso, perchè non c’è una legge nazionale. Io sono per rispettare le leggi nazionali”.

Cosa sono i Dico. A gennaio 2011 arriva l’assoluzione della Consulta sui “Dico all’emiliana”. La Corte costituzionale aveva infatti rigettato il ricorso del governo contro la finanziaria della Regione Emilia Romagna, che garantisce pari accesso ai servizi a coppie sposate e di fatto. Una norma approvata dal governatore Vasco Errani nella coda del suo precedente mandato, prima della rielezione del marzo 2010, che fu per molte settimane al centro di polemiche, tra la bocciatura del cardinale Carlo Caffarra (“Dio vi giudicherà”) e le critiche del centrodestra.

Il centrodestra: “Deve essere così”. Appoggia in pieno la posizione del sindaco il suo sfidante alle elezioni, l’attuale capogruppo del Carroccio in Consiglio comunale Manes Bernardini. “Lui deve dare più punti alle coppie sposate, questo è ovvio. Il riconoscimento va dato alla famiglia fondata sul matrimonio, così come viene indicato nella costituzione. Adesso però io vorrei che introducesse anche un bonus basato sulla residenza per l’assegnazione delle case che vada a premiare chi risiede a Bologna da più tempo”.

Un plauso arriva anche dall’Udc: “Sarebbe una svolta storica e positiva”, commenta Maria Cristina Marri, coordinatrice provinciale del partito di Casini. Il vicepresidente dei deputati Udc Gianluca Galletti si spinge anche oltre: “”Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità di tutelare in modo più concreto la famiglia fondata sul matrimonio, e questa ci sembra una decisione che va verso questa direzione. Non resta che attendere i fatti”, scrive in una nota, definendo le dichiarazioni di Merola “un’assunzione netta di reponsabilità” da parte del sindaco. “Una qualità sempre più rara in politica”.

Il Cassero: “Grave passo indietro”. Non si fa attendere la dura replica della comunità omosessuale di Bologna. In una nota il centro culturale Cassero giudica la distinzione fra coppie sposate e non “in palese contraddizione con il più banale dei principi di uguaglianza: se il matrimonio è una condizione discriminatoria in Italia – in aperto contrasto con il Trattato di Lisbona- prenderla a parametro del welfare vuol dire cavalcare quella discriminazione e rendersene coautori assieme a questo indegno Parlamento“. La direzione indicata da Merola quindi “è un grave passo indietro rispetto alle norme approvate dalla Regione Emilia Romagna e vagliate anche dalla Corte Costituzionale. Infine, invitiamo il sindaco ad aprire gli occhi e a rendersi conto che il matrimonio in Italia non è precluso solo agli omosessuali, ma anche a chi per possibilità economiche rimanda il “grande giorno”: i precari, ad esempio, quel “peggio dell’Italia” che la politica continua a offendere“. Dello stesso tono il messaggio che manda al sindaco il capogruppo di Sel Cathy La Torre: il Comune dovrebeb andare “nella direzione della regione sull’equiparazione tra coppie sposate e coppie di fatto. Ricordiamoci che ci sono delle coppie che non si possono sposare perché non ne hanno il permesso. Non si può produrre diseguaglianza“.

Idv: “Divide il centrosinistra”. “Non è più tempo per le gaffe”, tuona l’Idv Silvana Mura, ricordando gli scivoloni di Merola sul Bologna in campagna elettorale. “Dovrebbe chiarire il senso delle sue parole in merito alle graduatorie comunali e diradare le nubi su quello che sembra a tutti gli effetti un nulla osta alle diseguaglianze“. Il consigliere regionale Franco Grillini: “Tutte le famiglie hanno gli stessi diritti. Dissento dal doppio binario per chi ha un pezzo di carta e chi non ce l’ha. Merola divide inutilmente il centrosinistra”. Rifondazione attacca: “Nella stessa giornata in cui all’Onu si vota una risoluzione che dice l’ovvio se vogliamo, e cioè che tutti gli individui devono avere pari diritti indipendentemente dal loro orientamento, stupisce che a bologna si senta la necessità di ribadire invece una differenza”.

La nota di Merola dopo le polemiche. Le parole di Virginio Merola suscitano il plauso del centrodestra e dure critiche dal centrosinistra. Raffaele Donini, segretario cittadino del Pd, ricorda però che il sindaco “ha confermato le cose che diceva in campagna elettorale”. Ma Merola tiene a precisare in una nota il suo pensiero. “Ritengo importante lavorare per costruire legami di libertà e di solidarietà tra le persone. Usciamo – è l’auspicio – da un lungo periodo nel quale ha prevalso l’idea e la pratica della libertà dai legami e dell’esaltazione dell’interesse individuale contrapposto all’interesse generale. Per questo ritengo importante sostenere le persone che scelgono legami di libertà, di responsabilità tra loro e verso la comunità. Il matrimonio implica un grado di responsabilità diverso rispetto ad altre scelte di convivenza. E credo che questo vada riconosciuto.

Ma questo, precisa Merola, “non significa negare diritti alle unioni di fatto o mettere in discussione i “Dico” proposti dalla Regione, né negare che per l’accesso alla graduatoria alla casa o ad altri servizi occorra discriminare chi non si sposa; ma è giusto o no prevedere qualcosa in più per chi si impegna in un legame maggiore? Non chiedo di rivedere le regole comunali o i punteggi, chiedo solo di provare di nuovo a chiamare le cose con il loro nome perché la politica sia utile ai cittadini per costruire legami di libertà e di responsabilità fra le persone”.

da La Repubblica

Decreto interpretativo è il suo nome

E’ una controffensiva che parte dal “Decreto interpretativo” per arrivare al cuore del “potere rosso”.

Decreto interpretativo è il nome che si appresta a dare il Consiglio dei Ministri al provvedimento con il quale si tenterà di sanare le tre (si ai letto bene lettore, non due ma tre) situazioni problematiche per lo svolgimento di questa tornata elettorale regionale.
Il provvedimento conterrà misure atte a sanare la situazione determinatasi con l’estromissione della lista Pdl nel Lazio e con il listino di Formigoni in Lombardia, e con queste, l’interpretazione autentica, o sarebbe meglio dire riveduta e corretta, dell’articolo 2, comma 1, lett. f) della Legge 2 luglio 2004 n. 165.

In tal modo per il fatto stesso che nel provvedimento sia inserita l’interpretazione della legge sul terzo mandato il Pd sarà fatto entrare nella partita di coloro che sono nella condizione di avere necessità del provvedimento per salvaguardare i possedimenti dell’Emilia Romagna, in cui concorre per il terzo mandato consecutivo, Vasco Errani del Pd.

Dalla “non partecipazione” alla soluzione della questione liste in Lombardia e nel Lazio, il Pd verrebbe messo nelle consizioni di perdere, (anche temporaneamente), dopo Bologna la regione Emilia Romagna.

In poche parole un attacco al cuore del sistema.

Vuoi vedere che dietro questa cosa ci sarà il solito Calderoli ?

Il Pd, la sanità, Ignazio Marino e la democrazia

Sconvolgente è dire poco.
Quello che emerge dalle intercettazioni riportate dal Corriere.it in un articolo dal titolo “Marino e la nomina a Bologna saltata per le primarieAl telefono due medici del Sant’Orsola raccontano: si è schierato da un’altra parte e gli hanno fatto il voltafaccia” a firma di Mario Gerevini rivela una tra le peggiori manifestazioni dell’arroganza del potere, in danno della democrazia, del diritto ad una buona sanità da parte dei cittadini e dello stesso Ignazio Marino, in quanto uomo, poltico e medico di indubbia capacità.

In sostanza l’attività di chirurgo di Ignazio Marino sarebbe stata ostacolata quando decise di candidarsi alla segreteria del Partito democratico in concorrenza con Pierluigi Bersani e Dario Franceschini.

In particolare non gli sarebbero stati perfezionati i contratti che lo avrebbero legato, quale chirurgo, al policlinico S. Orsola di Bologna, per essersi contrapposto all’onorevole Luigi Bersani nella corsa all’elezione di segretario del Pd.

Dalle intercettazioni riportate nell’articolo del Corriere.it:

CHIRURGO (C): «… Ti volevo raccontare una cosa, successa la settimana scorsa … dopo lo schieramento politico di Marino ».
GIUSEPPE (G): «Eh Eh». C: «Hanno fatto il volta faccia (…) in sostanza i vertici regionali, che come tu sai si sono schierati con Bersani, e quindi Marino non è più gradito qua … il mio direttore generale Cavina (Augusto Cavina dg del S.Orsola, ndr) lo ha chiamato dicendogli “sa…abbiamo difficoltà di sala operatoria, problemi di consiglio di facoltà, sa che c’è un centrodestra molto forte a Bologna”, pensa che cazzate che gli ha raccontato … io l’ho ascoltata la telefonata: insomma, conclusione, gli ha detto che al momento non se ne fa niente. E lui (Marino, ndr) m’ha detto: “ma allora adesso come faccio, io ho i miei pazienti da operare…”. Insomma lui è rimasto a piedi, non ha una sala operatoria, con i pazienti da operare. Allora mi ha detto: “Mi devi aiutare a trovare un’altra soluzione”. Io che cazzo di soluzione gli trovo, Giuseppe? Dove lo faccio operare, a casa mia? Non so come aiutarlo perché, capisci, ha fatto una scelta politica che lo ha messo in una certa luce con l’entourage di questa zona».
G: «Che tristezza».
C: «Eh, che tristezza, lo so però così è andata la storia. Ti ripeto, in realtà ufficialmente non è mai stato detto questo. Ufficialmente è stato detto che abbiamo problemi di sala operatoria, che le sale operatorie sono troppo piene che … insomma tutte cazzate, ovviamente, tutte minchiate …».
G: «A Siena potrei aiutarlo, ma Siena è come Bologna … E Pinna (direttore reparto trapianti, ndr), che dice?».
C: «Pinna ha detto che (Marino, ndr) ha fatto una mossa che gli ha tagliato le gambe, Bissoni (assessore regionale alla Sanità, ndr) era favorevolissimo all’operazione ».
G: «Ma come si può nella sanità italiana andare avanti?»
C: «Però è così, Giuseppe … questo è uno che, si potrà dire tutto, ma sicuramente il fegato lo sa trattare. Oh, e questi lo tagliano perché, capito?, per fare le vendette trasversali. (…) È un’assurdità che un chirurgo di quella portata non abbia una sala operatoria … che c’ha i malati che aspettano… Marino aveva in mano un contratto che doveva solo essere controfirmato. E si è fermato tutto».
G: «E se lo controfirmasse?»
C: «Marino me l’ha detto: se devo venire al S.Orsola che c’è una guerra nei miei confronti … io mi troverò un altro posto …Tra l’altro non chiedeva manco un cazzo di soldi: s’era fatto un contratto da 1.500 euro… tu calcola che ogni ritenzione epatica che faceva Marino, il S. Orsola intascava 25.000 euro e gliene dava 1.500…» (…)

*** Update

Ignazio Marino espone in un video il suo punto di vista sull’articolo del Corriere della Sera

Sergio Cofferati, o del falegname con la moglie scollata

Su Sergio Cofferati e sulla opportunità di candidarlo per il Pd alle prossime Elezioni per il rinnovo del parlamento europeo quale capolista nella circoscrizone del Nord-Ovest, si era discusso ampiamente su blog, e giornali, e in trasmissioni televisive oltrechè naturalmente nelle sedi di partito.

A confermare la validità delle perplessità manifestate in quelle sedi, giunge ora la notizia dello stesso Cofferati condannato per comportamento antisindacale nella veste di presidente del Teatro Comunale di Bologna, (in quanto sindaco, non ricandidato, della città), e nei confronti dei dipendenti dello stesso teatro.

Certo che, vista la precedente professione dello stesso Cofferati (Segretario Generale della CGIL , il maggiore sindacato dei lavoratori italiano) è proprio il caso di dire che siamo di fronte al classico colmo del falegname con la moglie scollata.

Attenti al virus

E’ una storia lunga e parte da lontano.

A metà degli anni 70′ c’era ancora la Cassa per il Mezzogiorno, qualcuno lì in alto decise di utilizzare un pò di miliardi nella costruzione di depuratori per alcuni centri rivieraschi.
L’idea, anche se la modalità di realizzazione delle opere e la modalità della spesa furono clientelari, tuttavia non era peregrina e per certi versi anzi all’avanguardia dati i tempi (parliamo di più di trentanni fa).
Scartate le localizzazioni proposte per la foce del Fiume Freddo, e di Vallone del Lupo in evidente contrasto con interessi immobiliari ben rappresentati nell’amministrazione locale fu proposta ed accettata la localizzazione in contrada Cerri.
Pochi, pochissimi giovani fecero allora nel silenzio generale e generalizzato della politica e della società civile di allora un minimo di contro-informazione per avvisare dei pericoli, peraltro facilmente intuibili, che sarebbero derivati da tale localizzazione.

Furono, fummo, facili profeti.

L’emanazione frequente di cattivi odori ed il loro propagarsi al centro abitato non appena avviato, unito a non risolti problemi relativi alla gestione del funzionamento e della manutenzione, fecero si che il depuratore fosse presto bypassato e che i liquami non trattati tramite condotta sottomarina fossero sversati oltre la diga foranea.

Una soluzione provvisoria.

In Italia, si dice, niente è più duraturo del provvisorio e oggi il depuratore abbandonato per oltre  trenta anni è solo un fantasma ma il sito continua ad essere appellato “depuratore di contrada Cerri“.

Il virus

L’ appellativo ha permesso il maturare e farsi strada del virus, il virus del suo ripristino nel medesimo luogo, incastonato oggi ad interrompere la continuità tra la città e il porto a vocazione turistica, in prossimità di strutture ricettive nel frattempo sorte nei paraggi tra i quali due albergi (il Cala Marina e il Cerri Hotel)  e di numerosi esercizi commerciali.

Follia ?

Tutto ciò potrà sembrare folle, ma come accaduto negli anni 70′ ancora oggi il virus non trova oppositori convinti ma politici incastrati tra la necessità inderogabile della realizzazione di un depuratore per la cittadina e una localizzazione forzata da scelte ormai inattuali e che non può per nessuna ragione essere considerata non discutibile.

Già nel 2004  il sindaco Ancona persa la battaglia per la delocalizzazione, annunciava l’inizio dei lavori entro il 2005 e la loro ultimazione per la fine del 2006, opponendo ai dubbi dei pochi che si opponevano e si oppongono improbabili fantascientifiche nuove soluzioni tecniche.
Per fortuna di tutti i lavori non vennero avviati nel 2005.

Ma il virus tuttavia continuava a fare la sua strada e i soldi disponibili passarono da 1.800.000 euro a 4.700.000 euro comprensivi del rifacimento della condotta sottomarina.

I lavori, andati già in gara, per problemi legati alla stassa gara non sono stati avviati e nel novembre del 2007 furono oggetto di un appello del consigliere provinciale Nino Mistretta oggi candidato sindaco al Presidente della Provincia, Sen. Antonio d’Alì, “affinché possa essere eliminato ogni ostacolo che ancora si frappone all’entrata in funzione del depuratore di Castellammare del Golfo“.

Questo ci dà modo di esporre le posizioni dei candidati sindaci i quali in tre casi su quattro, (Nino Mistretta, Marzio Bresciani e Salvo Bologna) sono convinti che il male minore sia di partire dall’attuale localizzazione non opponendosi alla sua realizzazione in contrada Cerri, ma anzi accelerandone la realizzazione.
Unico a porre il problema della localizzazione prioritariamente è il candidato di Rifondazione Comunista Camillo Navarra.

L’ingegnere Marzio Bresciani non lascia, ma anzi raddopia e alla realizzazione qui ed ora del depuratore in contrada Cerri (ben consapevole della illogicità della collocazione del “cesso” in salotto), aggiunge la progettazione e creazione di un nuovo depuratore in sostituzione dell’esistente.

Mi chiedo dove troverà mai di questi tempi il non politico sindaco Bresciani chi gli finanzia non uno ma due depuratori nell’arco di una sindacatura.

Vuoi vedere che anche qui ci sarà chi farà ricorso alla mitica “cordata di imprenditori italiani” ?