Ritratto di Trapani e provincia

Prendendo spunto da una vicenda di cronaca e dai suoi risvolti giudiziari, Rino Giacalone tratteggia i caratteri di Trapani e della trapanesità.
Una città ed una provincia che non vuole e non deve vedere, ma anche una città che non vuole e non deve sentire, ne che, tantomeno, ha voglia di parlare.
Insomma Trapani è la patria d’adozione delle tre mitiche scimmiette del: “io non vedo, io non sento, io non parlo !“.

Storia di una città che non deve vedere
1 febbraio 2012
By Rino Giacalone

La storia da un punto di vista giornalistico non merita che le classiche trenta righe in cronaca. Non è la prima volta che accade. E non sarà l’ultima. C’è una anziana che con la testa non ci sta più tanto bene, è accudita da una badante, c’è un patrimonio non indifferente e un marito che avanti con gli anni pensa al riscatto e finisce con l’invaghirsi, o viene indotto a invaghirsi, di quella badante. Disponibilità però da ricambiare, la donna fa in modo che le proprietà dell’anziana non restino sue e che possano passare dalla sua parte così da farla finita con la vita di stenti condotta. Per fare tutto questo però c’è bisogno delle carte, dei documenti legali, degli atti redatti davanti ad un notaio che certifichi come l’anziana proprietaria di una serie di beni li ceda a terzi avendone piena consapevolezza. L’anziana è incapace, ma alla fine succede che il notaio non la ritiene tale e così vengono registrati i relativi rogiti. Poi succede che qualcuno denuncia tutto, la Polizia, in questo caso interviene, e la magistratura ferma tutti e tutto, qualcuno finisce arrestato, qualcun altro viene sospeso, come rispettivamente è successo alla badante e al notaio.

Storie di tutti i giorni…si può dire come diceva una canzone di tanti anni addietro del cantautore Riccardo Fogli (credo fosse lui)…ma per Trapani che è il luogo dove è successo questo spesso accade che il pubblico ufficiale, l’amministratore, il politico, il cittadino decida in nome di un “quieto vivere” di chiudere gli occhi e far finta di nulla, talvolta questo accade anche in cambio di una “mazzetta” ma spesso perché il sistema applicato prevede il cosidetto “vivi e lascia vivere” senza nemmeno chiedere in cambio un favore.

La storia di questi giorni è questa, ve la si racconta così come l’ha accertata la squadra mobile di Trapani diretta dal vice questore Giovanni Leuci. Tutto è partito dalla denuncia di alcune persone che avevano visto in un sol colpo dilapidato il patrimonio di una loro anziana congiunta notoriamente oramai incapace di qualsiasi volontà. I poliziotti rassegnarono le risultanze delle relativi indagini alla Procura, pm Trinchillo e Macchiusi, e per Maria Bevilacqua, 36 anni, pregiudicata trapanese, di professione “badante” scattò l’arresto per circonvenzione di incapace. La donna arrestata tra aprile e settembre del 2011 era riuscita ad ottenere dall’anziana la cessione di alcuni beni: praticamente all’anziana venivano fatte sottoscrivere procure a vendere in favore del marito (un avvocato in pensione) e attraverso altre persone i titoli di proprietà arrivavano nelle mani della Bevilacqua che rivendeva guadagnandoci. Annotano i poliziotti della Mobile nel loro rapporto: “….i beni venivano alienati a terzi a prezzi nettamente inferiori al valore di mercato e, in una circostanza, acquistati dalla stessa Bevilacqua, che dopo poco tempo alienava quanto acquistato ad un prezzo maggiorato, lucrando la differenza”. Le cose ad un certo punto si erano fatte così “pacifiche” nella loro conduzione che sebbene l’anziana non avesse nulla da spendere, puntualmente il suo conto corrente della vittima veniva “svuotato” e la Bevilacqua provvedeva a comprarsi beni per la propria casa, automobili, cominciando così a cambiare stili e modi di vita (6 immobili, 1 appartamento, 4 locali adibiti ad attività commerciali ed artigianali e 1 garage; 2 conti correnti Bancari e postali; una Porshe; una Citroen Xsara; oggetti aurei del valore di circa 10.000 Euro).

Ovviamente era impossibile che tutto questo venisse fatto in assenza di autorevoli complicità e queste alla fine sono saltate fuori. Il notaio per avere fatto scrivere a quell’anziana procure che mai avrebbe potuto sottoscrivere per la propria incapacità che il pubblico ufficiale si è guardato bene dal considerare, è stato adesso sospeso per due mesi. Non è un personaggio qualsiasi della città, è uno dei più famosi, Gino Attilio Di Vita, 60 anni, indagato per falso ideologico. Cosa avrebbe fatto il notaio?. “A luglio – si legge nell’ordinanza della magistratura – il notaio si era recato presso l’abitazione di una persona anziana, assolutamente incapace di intendere e di volere per un grave decadimento cognitivo per processo degenerativo del sistema nervoso centrale, attestando falsamente che la stessa dichiarava di nominare suo procuratore speciale il proprio marito su due procure speciali per atto pubblico e relative ad atti di alienazioni immobiliari successivamente stipulati”. Il notaio Di Vita ha fatto così sottoscrivere “due procure speciali per atto pubblico a vendere” da lui stesso redatte. La violazione commessa? “Avrebbe avuto l’obbligo di indagare la volontà delle parti e di verificare se le stesse fossero nel pieno delle loro facoltà mentali”. Gli accertamenti medici disposti dalla magistratura hanno dato come risultato la circostanza che “all’epoca dei fatti l’anziana signora non era in grado di capire alcunché, né, tantomeno, di poter esprimere dei pareri o prendere decisioni riguardo la gestione del proprio patrimonio immobiliare”.

Insomma il notaio ha chiuso gli occhi invece di aprirli, riteneva di fare un favore al marito della donna, ma favori in questo mestiere non se ne possono fare.

Chiudere gli occhi fa parte della tradizione trapanese, magari si vede la pagliuzza negli occhi degli altri e non si vede la trave che c’è nei propri; può capitare che si passi davanti a palazzine in costruzione e ci si complimenta con l’amico di sempre per le proprietà realizzate e che però sulla carta appartengono ad un altro imprenditore, e non si perde tempo a chiedersi come mai l’amico, tale Michele Mazzara, di professione agricoltore, 15 mila euro di guadagno l’anno, ma proprietario di beni per 25 milioni di euro, abbia bisogno di un prestanome, ma forse la risposta il tizio (nel caso specifico l’ex onorevole Giuseppe Maurici) la si conosce e così si evita di porre la domanda; a Trapani accade che un famoso parlamentare regionale, tale Bartolo Pellegrino (assolto da concorso esterno in associazione mafiosa, prescritto per il reato di corruzione) prende un giorno posizione contro le case in cooperativa costruite in terreni privi di destinazione d’uso edificabile e però facendo su e giù da Palermo e percorrendo sempre la stessa strada non si accorge che nel frattempo proprio a ridosso della strada percorsa, dove una volta c’erano bagli e campagne, proprio laddove secondo lui mai si doveva costruire, si stanno costruendo quattro bei palazzoni, che, guarda caso, è la potente mafia trapanese a fare costruire ; a Trapani accade che un ex deputato regionale, tale Giuseppe Giammarinaro, “puparo” di Salemi, la città del sindaco Vittorio Sgarbi, oramai così definita e sottratta per sempre alla sua storia di prima capitale d’Italia, poteva tranquillamente permettersi di spostare un primario da un ospedale all’altro, un medico da un reparto all’altro, solo perché per un paio di anni, tanto tempo addietro, fece il presidente di una Usl, nessun titolo e nessuna competenza eppure stazionava puntualmente davanti l’entrata principale della Asl trapanese dove riceveva tutti, e nessuno, politici, burocrati, si scandalizzava di questo, tranne poi cascare dalle nuvole quando all’on. Giammarinaro sono stati sequestrati beni per milioni e milioni di euro. Trapani è questa: Trapani è la città che caduto un capo mafia aspetta che se ne faccia uno nuovo, dove il “reggente” nominato da Matteo Messina Denaro si presenta alla città cenando a base di aragoste e champagne nel locale più in e nella serata più affollata così perché chi deve intendere sappia intendere, in questo caso gli occhi degli altri servono a guardare e capire, e a Trapani si guarda e si capiscono certe cose. Scriveva Primo Levi, se “capire è impossibile, conoscere è meglio”, a Trapani dal più semplice dei casi, il notaio che fa firmare le procure all’incapace, al più complicato, gli affari e le imprese della mafia, spesso è facile capire e per questo si preferisce alla fine non conoscere e che cerca di fare conoscere come stanno le cose passa per untore o peggio ancora per “portavoce”.

da Malitalia.it

il neretto è di Diarioelettorale

Nino Mistretta, un altro castellammarese nella giunta di Mimmo Turano

Il presidente della Provincia regionale di Trapani onorevole Mimmo Turano ha nominato il dodicesimo assessore, si tratta del castellammarese dottor Nino Mistretta coordinatore provinciale di Alleanza per la Sicilia il movimento nato in provincia da una costola dell’Mpa.
Alleanza per la Sicilia, con Nino Mistretta, ottiene in tal modo il secondo assessorato, lo stesso in precedenza è già stato consigliere ed assessore provinciale in rappresentanza di Nuova Sicilia il partitino dell’ex deputato Bartolo Pellegrino, e già assessore e consigliere comunale a Castellammare del Golfo in rappresentanza della Democrazia Cristiana.
Nino Mistretta è stato anche uno dei tre candidati a Sindaco alle elezioni comunali 2008 di Castellammare del Golfo,  vinte da Marzio Bresciani, in rappresentanza della lista Udc-Mpa.
Castellammare del Golfo raggiunge quota due rappresentanti nella giunta di governo della Provincia, l’altro è attualmente il dottor Calogero Minore.
Mistretta ha già giurato e tra qualche giorno avrà la delega.
L’amministrazione provinciale della provincia di Trapani è presieduta dall’ex Udc, seppure ancora non ha ufficializzato la sua nuova collocazione, ed in procinto di aderire al nuovo partito dei “Popolari per l’Italia di domani”, Mimmo Turano, e da quanti in questa nuova formazione si riconosceranno, quindi Mpa, Alleanza per la Sicilia e Pdl.
Con questa nomina la giunta Turano è al completo, tuttavia niente è definito, in quanto il quadro politico, per usare un eufemismo, è fluido, e le adesioni e le opposizioni alla giunta sono suscettibili di variazioni quotidiane.
Il Presidente della provincia Mimmo Turano inoltre deve fare i conti con l’ennesima tegola che colpisce la sua maggioranza e la sua squadra di governo. L’assessore più anziano della giunta di Turano, Cesare Colbertaldo, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio, non essendosi astenuto durante la votazione di una delibera in presenza di interessi personali procurando così a sé ed al consorzio un ingiusto vantaggio.
Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le udienze preliminari di Trapani Massimo Corleo su richiesta del sostituto procuratore Andrea Tarondo ed il processo è previsto per il prossimo 27 gennaio..
Da notare che Castellammare del Golfo, essendo rappresentata in consiglio anche dal capogruppo del Pdl Piero Russo, è una delle cittadine della provincia con il maggior numero di uomini ai posti di comando.
Sarà superfluo dire che i castellammaresi non l’hanno notato ?

Da Barack Obama a Bartolo Pellegrino ?

L’apertura della prima pagina di oggi 2 gennaio 2010 de “Il Fatto Quotidiano” è di un articolo di Sandra Amurri e Rino Giacalone sull’asse Trapani – Arcore, un pezzo dal titolo:

L’onorevole Sorvegliato speciale in udienza da Berlusconi“.

Questo il pezzo:

Bartolo Pellegrino, dopo una sentenza di assoluzione e prescrizione, è tenuto alla firma obbligatoria. Ma da Trapani si trasferisce per un giorno a Arcore: “Ero lì per gli auguri”.

Durante la convalescenza – coincisa con le feste natalizie – Berlusconi nella sua villa di Arcore ha ricevuto, ovviamente, molte visite. Compresa quella di un “sorvergliato speciale”, cioè di un soggetto ritenuto dal Tribunale per le misure di prevenzione socialmente pericoloso a causa delle sue relazioni con una serie di soggetti mafiosi.

Trattasi dell’onorevole Bartolo Pellegrino di Trapani, ex vicepresidente della Regione Sicilia ai tempi di Totò Cuffaro, ed ex assessore al Territorio, agli arresti domiciliari per 20 mesi, prosciolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto gli elementi a suo carico non sono stati ritenuti sufficienti, mentre l’accusa di corruzione aggravata per mafia è caduta in prescrizione, da non confondere con un’assoluzione. Ad attestare la sua visita al premier è la carta di permanenza dove vengono registrati i suoi spostamenti di cui vengono muniti i sorvegliati speciali, e dove tutte le sere entro le 21 i carabinieri appongono il bollino di avvenuto controllo. Pellegrino, infatti, è obbligato a recarsi alla stazione dei carabinieri del luogo dove si trova per comunicare i suoi spostamenti e l’indirizzo di dove dormirà in quanto deve essere rintracciabile in ogni momento.

Ma il 29 dicembre scorso, l’ex deputato regionale, preso da un moto di orgoglio politico, ha fornito alla compagnia dei Carabinieri di Arcore anche la ragione per cui si trovava lì: gli auguri natalizi al presidente Berlusconi. Atto che è stato trasmesso per competenza al Tribunale delle misure di prevenzione attraverso la Questura della città dove il sorvegliato risiede, cioè Trapani. Mentre il 30 dicembre ha firmato presso una stazione dei carabinieri di Roma – dove tra l’altro ha denunciato lo smarrimento della carta di permanenza – mentre la sera di San Silvestro è andato a controllarlo la Polizia in un albergo di Livorno. Il solo fastidio è che l’on. Pellegrino ha dovuto salutare il premier, diversamente da Cenerentola, molto prima della mezzanotte, per andare a firmare dai carabinieri e ritirarsi nel luogo dove alloggiava entro le 21.

Disguidi dei tempi moderni in cui un presidente del Consiglio riceve a casa sua anche politici con obbligo di firma. Persone come Pellegrino che nel 2000, quando occupava la seconda poltrona di Palazzo d’Orleans e quella di assessore al Territorio, fu costretto a dimettersi perché definì “sbirri” i poliziotti. La nobile espressione venne carpita da un’intercettazione telefonica nell’ambito dell’inchiesta sulla “famiglia” mafiosa di Monreale che portò all’arresto di una decina di persone. Il suo nome emerse in una conversazione in cui si faceva riferimento ad un incontro con un indiziato mafioso in cui l’allora vicepresidente regionale definì, appunto, “sbirri” gli investigatori. Durante l’interrogatorio di fronte al pm Salvo De Luca, Pellegrino confermò di aver partecipato a un pranzo nelle campagne di Monreale a cui sarebbe stato presente anche Benedetto Bongusto – un meccanico poi arrestato per associazione mafiosa – ritenuto vicino al boss latitante Giuseppe Balsano spiegando di aver accettato l’invito in quanto amico del padrone di casa, Salvatore Sciortino: “Sciortino lo conoscevo da quando era assessore comunale nella giunta di centrosinistra guidata da Salvino Pantuso” aggiungendo che “sbirro ha un significato positivo, sta ad indicare la devozione con cui i carabinieri onorano la loro divisa”.

Finì con un’archiviazione, giuridicamente parlando, mentre il senso oltraggioso di quell’espressione e la sua grave valenza politica conservano tutto il loro peso, non sufficiente per non essere ammessi alla Villa di Arcore abituata a ben altri “eroici” servitori delle stalle.

Quando l’on. Pellegrino venne arrestato era il 2007. Accusato di corruzione aggravata dalla mafia e concorso esterno in associazione mafiosa. A dicembre scorso è stato assolto per il primo “reato”. La corruzione, senza l’aggravante mafiosa (i giudici hanno ritenuto “non provato il fatto che aveva coscienza di aver appoggiato gli interessi di Cosa Nostra trapanese”) è stata prescritta. Mentre per lo stesso reato, consumatosi in una speculazione edilizia – come ha raccontato il collaboratore di giustizia Nino Brrittella e altri quattro tra cui l’ex sindaco di Trapani, l’architetto Mario Buscaino – sono stati condannati a 5 anni il boss Francesco Pace e l’ing. Leonardo Barbara. “Alice nel Paese delle meraviglie” lo ha definito il pm Andrea Tarondo durante la requisitoria per i suoi contatti con il boss Francesco Pace, con Francesco Orlando e con Mimmetto Coppola che hanno fatto parte della sua segreteria politica, il primo condannato per mafia, il secondo fratello di Filippo, condannato definitivamente per associazione mafiosa. Ma anche per i rapporti con l’imprenditore Tommaso Coppola, condannato in Appello per mafia in quanto regista degli appalti pilotati e rinviato a giudizio per “intestazione fittizia dei beni” perché dal carcere continuava ad occuparsi di lavori pubblici e a tessere rapporti con la politica.

Dalle intercettazioni emergono sollecitazioni di Coppola ad un suo nipote affinchè contatti il senatore del Pdl, Antonio D’Alì e un esponente di FI Camillo Iovino (ora sindaco di Valderice) perché si occupino della sorte delle sue imprese. Impianto accusatorio, quello a carico dell’on. Pellegrino non ritenuto sufficiente per supportare una condanna, ma che avanza, o meglio dovrebbe avanzare, per emettere un giudizio politico. Invece, dopo l’assoluzione e la prescrizione, come svela egli stesso, all’emittente Canale 2, è pronto per tornare nell’agone politico con tante idee per la fondazione di un nuovo partito che dovrebbe nascere dalla fusione di Nuova Sicilia e Democrazia Cristiana per le Autonomie, del Ministro per l’attuazione del Programma Rotondi, con uno sguardo interessato a Bossi, definito da Pellegrino “un politico sensitivo” che in fusione con il mago di Arcore darà vita ad una nuova pozione miracolosa per l’Italia e utile per opporsi al governo Lombardo.

Argomento di punta della conversazione natalizia con Berlusconi con cui l’on. Pellegrino si era già incontrato nel 2001 quando gli portò in dono il “ribaltone” alla Regione Sicilia. Pellegrino, ex socialista, ai tempi assessore con casacca “diniana” della Giunta del diessino Angelo Capodicasa, concordò con FI la fine di quel governo, ritrovandosi, al termine della cena a Palazzo Grazioli, vice presidente nel governo Cuffaro.

Al pezzo di Amurri e Giacalone è seguita la smentita di Palazzo Chigi di cui dà conto il medesimo giornale nella sua versione Online

Palazzo Chigi: “Pellegrino è venuto ad Arcore, ma Berlusconi non lo ha ricevuto”

Con un breve comunicato la Presidenza del consiglio ha smentito che il premier si sia incontrato con il sorvegliato speciale Bartolo Pellegrino. L’ufficio stampa di Palazzo Chigi scrive: “Ancora oggi sui giornali e in particolar modo su Il Fatto quotidiano, si leggono notizie prive di fondamento. Non e’ assolutamente vero che il presidente Berlusconi abbia ricevuto l’onorevole Bartolo Pellegrino”. E poi prosegue: “Pellegrino si e’ recato ad Arcore, ha chiesto di incontrare il presidente Berlusconi, ma il presidente era impegnato e non lo ha ricevuto. Pellegrino non e’ nemmeno entrato nella residenza”.

Dunque Pellegrino avrebbe lasciato Paceco, il paese siciliano dove risiede, e si è presentato ai carabinieri di Arcore annunciando che avrebbe visto il premier, senza prima aver concordato un appuntamento con lui. Oppure il faccia a faccia all’ultimo momento è saltato? Palazzo Chigi non lo spiega. Ma come sono andate realmente le cose, in questa pochade poltico-giudiziaria in salsa sicula, lo scoprirete domani leggendo le pagine del nostro giornale. I cronisti de Il Fatto Quotidiano sono come sempre al lavoro.

Su Facebook intanto dalla sua bacheca un noto giornalista trapanese ha aperto il dibattito pubblicando questa nota “Sempre piu’ frequentemente, gli organi d’informazione – purtroppo anche quelli che apprezzo – enfatizzano e sbattono in prima pagina notizie che, francamente, per la loro reale valenza, valgono una ”breve” in cronaca. L’esasperazione dei toni non rende un servizio a nessuno, produce effetti boomerang e spinge anche chi non è un moderato a diventarlo.“.

Sono seguite repliche favorevoli e contrarie alla nota. Sandra Amurri intervenuta anch’essa nel dibattito ha commentato: “Lungi da me fare lezioni di giornalismo, ma mi chiedo e ti chiedo: è divenuo tutto così normale da non stupirsi più di nulla?“.

E voi che ne pensate ?