Scoma, Marrocco, Gucciardi e la riduzione dei costi della politica

Non amo particolarmente l’antipolitica, mi ritengo vaccinato rispetto alle tentazioni autoritarie ed antidemocratiche, consapevole che i valori della democrazia non sono il grazioso regalo di chissà chi, ma conquista di cultura e civiltà frutto della guera di liberazione dal nazi-fascismo e della Resistenza, da difendere ed arricchire di senso e significato “in progress”.

Ciò detto è indubbio che in tempi di sacrifici richiesti un pò a tutti è intollerabile che se c’è chi si attiva per ridurre i costi della politica come l’assessore regionale alle Autonomie Locali Francesco Scoma, vi sia chi, come i deputati regionali Livio Marrocco (Pdl) e Baldo Gucciardi (Pd), ritenga di doversi attivare in difesa dei privilegi dei rappresentanti consiliari e dei componenti delle giunte comunali e provinciali.

Accade infatti che Livio Marrocco e Baldo Gucciardi, intervenuti ad una seduta straordinaria del consiglio comunale di Trapani, parlino della necessità di una riforma delle autonomie locali, ma senza penalizzare consigli e Giunte e si dà il caso che Marrocco e Gucciardi, entrambi facciano parte della prima commissione Affari istituzionali dell’Ars, chiamata a discutere le norme proposte dall’assessore regionale alle Autonomie Locali Francesco Scoma il quale per parte sua difende il suo operato dichiarando: “Questo ddl ce lo impone la Finanziaria dello Stato. La Sicilia doveva adeguarsi ai tagli entro giugno di quest’anno. Abbiamo ottenuto una proroga, ma dovremo adeguarci entro dicembre“.

Per il rispetto dovuto a Marrocco e Gucciardi, nel ritenere che la loro “resistenza” sia degna di miglior causa, li invitiamo ad attivarsi per ridurre in misura ancor maggiore di quanto previsto per i consiglieri comunali e provinciali, il costo dei privilegi e delle renumerazioni per i deputati ed il governo regionale, non escluso l’assessore Scoma.

Grazie.

Annunci

Della cosa loro di Sicilia, e della cosa nostra di Salemi

Il caso è quella dell’assessore regionale Giovanni Ilarda e della figlia. La vicenda è stata raccontata dalle Agenzie di stampa e dai giornali ed è quella della assunzione in qualità di dirigente e per chiamata diretta con un contratto quinquennale da 75 mila euro lordi annui nell’ufficio di gabinetto dell’assessore ai Beni culturali Antonello Antinoro, della figlia Giuliana Ilarda 27 anni, dell’assessore regionale alla presidenza, del governo di Raffaele Lombardo l’ex magistrato Giovanni Ilarda.

L’indecenza è che negli organici della Regione siciliana sono già in servizio 2.320 dirigenti cosa questa che è stata oggetto di “osservazione“, a causa del numero, da parte della Corte dei Conti nella recente relazione annuale del 30 giugno 2008 e che quindi non si sentiva proprio l’esigenza di una nuova dirigente, tanto meno all’assessorato regionale ai Beni culturali, dove già prestano servizio 379 dirigenti. Chi deve controllare, verificare e probabilmente dare l’assenso per nuove assunzioni è proprio il papà della neo assunta l’assessore al Personale Giovanni Ilarda.

Dopo la tanta pubblicità data alla notizia infine Giuliana Ilarda, ha rinunciato al posto e ha rassegnato le sue dimissioni.

Il padre invece ha dichiarato udite, udite: “la mia azione di rigore, che ha prodotto in pochi mesi risultati incontestabili, ha toccato il nervo scoperto di chi vuole ancora continuare a massacrare la nostra terra con sprechi e clientele che si alimentano nell’illegalita’ e nel sottosviluppo che ho contrastato e continuero’ a contrastare con ogni forza”.

Da che pulpito.

Raffaele Lombardo infine ha dichiarato:”Giovanni Ilarda e sua figlia Giuliana oggi hanno dato una risposta chiara e indiscutibile a chi ha attentato all’integrita’ del loro nome e ha tentato di gettare ombre sul loro operato: il governo non offre il fianco alle pressioni di chi sta provando a rallentare l’opera di risanamento che e’ stata avviata”.

Come dire, facciamo tutto da soli e come i preti se pecchiamo ci assolviamo da noi stessi e nessuno pensi di giudicarci su questa terra.

Intanto circolano i nomi dei tanti altri “cittadini speciali“, che avrebbero trovato o troveranno accoglienza tra le materne braccia di “mamma regione“, tra questi il figlio del sindaco di Palermo Diego Cammarata, entrato in una società partecipata dalla Regione.
Ma l’elenco è lungo, ed è organizzato sempre per rimanere in tema secondo una “catena di sant’Antonio” che parte dalle nomine negli staff dei neo assessori: lo stesso Ilarda ha aperto le porte del proprio ufficio di gabinetto ad Antonella Scoma, sorella di Francesco (altro assessore di Lombardo), il quale, a sua volta, ha fatto firmare un contratto da dirigente “esterna” a Danila Misuraca, sorella del deputato forzista Dore Misuraca, mentre Ernesto Davola, già autista del sottosegretario Gianfranco Micciché, ha avuto un posto nel gabinetto dell’assessore al Bilancio Michele Cimino. Negli uffici della Regione hanno trovato sistemazione poi anche consiglieri regionali “trombati” alle recenti elezioni di aprile: gli Udc Decio Terrana (anche lui prescelto da Ilarda) e Francesco Regina, ritenuto indispensabile dall’assessore all’Industria Pippo Gianni.

Intanto a Trapani per presentare la costituenda Confederazione nazionale delle associazioni antiracket, Vittorio Sgarbi ha esordito dando del mafioso all’autore di un pezzo, Rino Giacalone, apparso oggi sul quotidiano online Articolo 21, dal titolo “Salemi, la città dei Salvo, Giammarinaro e del sindaco Sgarbi“.

Dice il sindaco di Salemi: “Non mi faccio intimidire dal racket della cattiva informazione, [per costoro ] è come se mi fossi contaminato perché difendo Pino Giammarinaro“, ex deputato regionale Dc inquisito per mafia, assolto e sottoposto a 3 anni di sorveglianza speciale.

Sgarbi ha più volte bersagliato la stampa e si è chiesto per quale ragione si scrive sempre dei cugini Nino e Ignazio Salvo e di Giammarinaro e “non si parla mai di un deputato di Salemi del Pd, Baldo Gucciardi, figlioccio di Ignazio Salvo“.

Alla confusione di idee, (per non dire altro) del sindaco di Salemi a proposito di mafia e mafiosi hanno risposto con una dichiarazione congiunta, il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, e i segretari dell’Assostampa siciliana Alberto Cicero e trapanese Mariza D’Anna.

Vittorio Sgarbi conosce molto poco, o non conosce affatto, la storia del giornalismo siciliano. Altrimenti non avrebbe usato espressioni riprese dal codice mafioso per attaccare i cronisti che continuano, malgrado tutto, a tenere la schiena dritta. L’idea di Sgarbi del giornalismo siciliano – aggiungono – non e’ solo faziosa ma offensiva per gli otto cronisti uccisi e per i tanti che continuano a essere intimiditi e minacciati perche’ invece di ricorrere all’antimafia retorica si ostinano a raccontare semplicemente i fatti. E per questo, solo per questo, meritano la gogna“.

Aeroporto di Trapani: Giulia Adamo non le manda a dire

Più in basso di così credo proprio che non si possa scendere. La terribile situazione in cui versa l’aeroporto “Vincenzo Florio” ci lascia sconcertati e ci obbliga a chiedere le immediate dimissioni del duo Ombra – Poma, unici veri responsabili di questa vera e propria debacle”.

Chi l’ha detto ?

Nino Papania, Massimo Ferrara, Baldo Gucciardi, Camillo Oddo ?

Nessuno di questi, ma Giulia Adamo deputato regionale marsalese rieletta per il Pdl all’Assemblea Regionale Siciliana e già presidente della Provincia di Trapani, che prosegue:

Sono cose assolutamente assurde. Salvatore Ombra e Peppe Poma ricercano in altri colpe che appartengono solo a loro. Chi ha chiuso l’accordo con Airbee ? chi in atto gestisce l’aeroporto ? chi ha preso iniziative che penalizzano i passeggeri da e per Birgi ? Sicuramente non è stata la sottoscritta ma chi in atto gestisce le sorti del “Vincenzo Florio”. Quando guidavo la Provincia era mia cura tenere sotto stretto controllo l’aeroporto e tutti i suoi problemi. Adesso invece che pena … tutto è cambiato in peggio. I passeggeri si lamentano, la compagnia che gestisce il traffico aereo fa acqua da tutte le parti, i disagi sono notevoli anche per il personale della struttura. La nostra Provincia merita ben altro. Salvatore Ombra e Peppe Poma abbiano il coraggio di dimettersi e lasciare gestire ad altri una struttura del cui degrado sono gli unici protagonisti in negativo”.

Applause and a Standing ovation please !