C’è Beppe Grillo nel voto che non si dice

Nel panorama delle regioni italiane, la Sicilia è senza alcun dubbio una delle terre dotate di maggiori e specifiche peculiarità.
Sul valore del segno di tali peculiarità ci si divide o si concorda a seconda del tempo, e della cultura propria e del gruppo sociale di appartenenza.

In passato tali caratteristiche dell’Isola hanno consentito di definire la Sicilia come laboratorio politico dell’Italia intera.
Luogo in cui si manifestano, per prime, le tendenze che di li a poco si registreranno nella penisola.
In verità tale definizione andrebbe corretta, nel senso che la Sicilia assai di rado è stata precorritrice di cambiamenti virtuosi, quanto piuttosto dei cambiamenti, per così dire di adattamento, spesso degenerativi e di affermazione del malcostume politico.

Non stupisca quindi che a fronte di rilevazioni nazionali che danno il movimento di Grillo oltre il 20 % (con trend in aumento nelle ultime settimane) le rilevazioni compiute in Sicilia fino a 15 giorni prima del voto (e prima dell’inizio del tour elettorale di Grillo nell’Isola) davano il Movimento Cinque Stelle ad un valore sensibilmente più basso, ma rilevando nel contempo come nessuno dei partiti in competizione il Sicilia (al contrario di quanto accade a livello nazionale dove almeno il PD viene dato al 26-27%) andasse oltre il 20%.

Può essere vera l’affermazione di Grillo che il suo movimento è allo stato attuale il primo partito dell’Isola ?

Non si può escluderlo.

In considerazione di quanto detto sopra e del fatto che parte di coloro che infine voteranno Grillo è da ritenere siano da ricercarsi, nelle risposte ai sondaggi, tra coloro che dicono di volersi astenere dal voto.
Tuttavia stante la capillare pressione dei candidati di ogni colore politico, destinata ad aumentare in questa ultima settimana di campagna elettorale, è probabile che una consistente fascia dell’elettorato sceglierà infine di recarsi al voto e lì nel segreto dell’urna troverà un qualche scatto d’orgoglio che lo porterà a manifestare il proprio dissenso dai partiti tradizionali.

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Sondaggio elettorale Sicilia novembre 2011 – Demopolis

Se a livello nazionale, il centrosinistra – nella configurazione Vasto – PD-Idv-Sel – otterrebbe la maggioranza relativa, staccando abbastanza nettamente il centrodestra, secondo il barometro politico di Demopolis, se si fosse votato tra il 10 e il 12 novembre 2011 in Sicilia per le Politiche, almeno tre elettori su dieci sarebbero rimasti a casa, scegliendo il partito del non voto. L’astensione penalizzerebbe oggi, in particolar modo, il PdL che si attesterebbe intorno al 25%. Il PD di Bersani invece secondo l’indagine dell’Istituto Demopolis otterrebbe il consenso del 20% dei siciliani. Crescerebbe, ma di poco l’area di sinistra (Idv al 4,5% e Sel al 4,3%).
Intorno all’8%, il bacino elettorale di Grande Sud di Gianfranco Miccichè.
La Sicilia si conferma una delle regioni più centrista con un peso del Terzo Polo, che fa dell’Isola la sua roccaforte nazionale: l’Mpa di Raffaele Lombardo si attesta al 14%; l’Udc di Casini e D’Alia sfiora in Sicilia il 10%; Fli raggiungerebbe il 4,6% e Alleanza per l’Italia all’1,4%.

Metodologia di ricerca
L’indagine, è stata condotta tra il 10 ed il 12 novembre 2011, dall’Istituto Demòpolis, con metodologie Cati-Cawi su un campione di oltre mille cittadini, rappresentativo dell’universo della popolazione siciliana maggiorenne, stratificato per genere, età, titolo di studi, ampiezza demografica del comune ed area di residenza.

da Demopolis.it

Elezioni europee, occhio ai sondaggi

Mancano solo tre settimane al voto per il rinnovo della rappresentanza italiana al parlamento europeo.

I sondaggi si susseguono a ritmo incalzante e gli istituti continuano a sfornare dati in larga misura convergenti.

A parte sporadici casi di metodologie approssimative, e isolati tentativi di manipolazione, sopratutto in favore di formazioni al di sotto del quattro per cento, nel tentativo di dare l’illusione della fattibilità del raggiungimento dell’obbiettivo (il superamento dello sbarramento del 4%), per il resto si può essere sodisfatti del lavoro svolto dagli istituti demoscopici.

Il Pdl è dato stabile al 41,0%, contro un dato del principale antagonista  il Pd stabile anch’esso al 25,5%. Si segnala tuttavia un ultimo dato di Piepoli per Sky TG24 del 15/5/2009 su un campione assai limitato (500 intervistati) che lo dà al 29,5 %.

I “compagni terribili” rispettivamente di Pdl e Pd e cioè Lega Nord e Idv-Di Pietro vengono dati stabili, ormai al 10,0% la Lega Nord, che per essere una forza radicata solo in una parte del paese è un dato enorme, così come enorme sarebbe, se confermato nelle urne, il balzo in avanti di Idv-Di Pietro dato tra il 7,0% e lo 8,2 % contro il 4,4 % delle politiche 2008.

L’Udc è anch’esso stabile intorno al 6,0%.

La difficoltà più grande per i sondaggisti penso sia concentrata intorno alla determinazione del peso delle forze minori, nel senso delle coalizioni, costituite per l’occasione, con l’obiettivo di superare il 4%.

Personalmente ritengo che è proprio su questi casi che l’attendibilità dei sondaggi rischierà di essere messa in discussione di fronte ai dati reali.
Troppe le variabili da considerare, troppi i correttivi da introdurre nella restituzione dei dati.

Fuori dai giochi la lista Bonino-Pannella.

Ma la vera incognita, in grado di alterare anche significativamente i dati dei sondaggi, sarà la percentuale di astensione dal voto, un dato  che ci si attende estremamente alto, (tra il 60 e il 70 % degli aventi diritto) e che è lecito attendersi non incidente in maniera proporzionale su tutte le forze politiche.