Perchè la magistratura non dissequestra completamente i lavori per il porto di Castellammare ?

Ecco oggi è arrivata la risposta.

Trapani, sequestro da 25 milioni
‘Patrimonio di Messina Denaro’

Buona parte delle quote delle aziende appartiene a Vito Tarantolo, un imprenditore edile di 66 anni di Erice, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, già arrestato a luglio del 1998 e poi condannato per favoreggiamento ad un anno e mezzo di reclusione. Oltre alle società, sigilli anche a 82 beni immobili, 33 tra auto, furgoni e mezzi meccanici e 37 tra conti correnti e rapporti bancari

di ALESSANDRA ZINITI

E’ una vera e propria holding di imprese, con interessi in tutti settori, dall’edilizia privata a quella pubblica, porti, aeroporti, autostrade, reti idriche e fognarie, alberghi e residence. Valore stimato 25 milioni di euro. La polizia di Trapani ha messo le mani su quella che ritiene essere una sostanziosa fetta del patrimonio occulto dell’ultimo boss superlatitante di Cosa nostra, quel Matteo Messina Denaro al quale polizia e carabinieri danno la caccia da vent’anni.

A gestire in maniera più o meno occulta le 14 aziende delle quali il questore di Trapani Carmine Esposito ha ottenuto dal tribunale sezione misure di prevenzione il sequestro di buona parte delle quote era Vito Tarantolo, un imprenditore edile di 66 anni di Erice, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, già arrestato a luglio del 1998 e poi condannato per favoreggiamento ad un anno e mezzo di reclusione. Condanna che non lo ha mai allontanato dai vertici di Cosa nostra trapanese, prima il vecchio boss Vincenzo Virga, poi Francesco Pace, ora Matteo Messina Denaro. Una contiguità di cui negli anni hanno parlato collaboratori di giustizia attendibili, da Giovanni Brusca a Vincenzo Sinacori ad Angelo Siino.

Secondo il certosino lavoro della Divisione anticrimine della questura di Trapani guidata da Giuseppe Linares e del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Trapani, le aziende delle quali Tarantolo era amministratore di fatto si sono aggiudicate negli anni appalti per decine e decine di milioni di euro. Su tutte la Co.ge.ta alla quale dal 2003 al 2006 sono andati i lavori di recinzione dell’aeroporto di Punta Raisi per 2 milioni e 600 mila euro. Un appalto per il quale i boss palermitani chiesero a Tarantolo il pizzo, richiesta alla quale l’imprenditore rispose coinvolgendo i boss trapanesi.

Formidabile riscontro è stato trovato nei “pizzini” sequestrati al boss Salvatore Lo Piccolo nel covo di Giardinello al momento del suo arresto. In tre di quei pizzini la cui paternità è stata attribuita al boss Messina Denaro, a Lo Piccolo veniva posta la questione del pizzo alla Co. ge. ta controllata da Tarantolo. E un intervento analogo sarebbe stato operato dal capomafia trapanese nei confronti della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo che avrebbero ugualmente chiesto all’imprenditore una tangente per lavori svolti nel suo territorio per il rifacimento del depuratore.

Complessivamente, negli ultimi dieci anni la holding di Tarantolo si sarebbe aggiudicata appalti per più di 50 milioni di euro. Tra gli appalti ricostruiti dalla polizia la sistemazione delle banchine del porto di Trapani e il rifacimento di quello di Castellammare, ma anche l’appalto Anas per le barriere di sicurezza della tangenziale di Parma. E ancora i lavori per la rete fognante di Erice, ponti e strade.

La sezione misure di prevenzione del tribunale ha disposto il sequestro anche di 82 beni immobili, 33 tra auto, furgoni e mezzi meccanici, 37 tra conti correnti e rapporti bancari e due società già sottoposte ad amministrazione giudiziaria.
(27 settembre 2012)”

da La Repubblica

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Maurici che fa, le accendiamo queste cinque risposte ?

Si perchè la richiesta di spiegazioni relativamente ai “suoi rapporti nel tempo con soggetti come Angelo Siino“, inoltratale dalla candidata dell PD e di Sel a Sindaco di Trapani, non è che possa definirsi anche solo lontanamente “diffamazione” !
Ne, il punto è se lei è sottoposto o meno ad indagini giudiziarie.
Ne, onorevole ci faccia il piacere, lei può essere ritenuto credibile se afferma che la domanda postale vada qualificata come “provocazione”.
In paesi più ricchi di civiltà democratica del nostro, il tacere e/o l’omettere fatti e circostanze sia pubbliche che private utili per la conoscenza del soggetto canditato, è considerato motivo di censura rilevante ai fini della valutazione della validità del candidato.

Perchè diffamazione sarebbe se tali rapporti fossero stati inesistenti e/o se lei li avesse smentiti con la medesima forza della affermazione fatta in sede giudiziaria da Angelo Siino (per i non siculi, già definito ministro dei lavori pubblici di cosa nostra ed investito di tale carica da Totò Riina) quando ha affermato, testimoniando in Corte d’Assise a Trapani, durante la 24a udienza del processo per l’uccisione di Mauro Rostagno, che in occasione della sua conoscenza dell’allora capo mafia di Trapani Vincenzo Virga si svolse il seguente dialogo:

“Il Virga nell’occasione mi chiese una cosa che mi fece raggelare il sangue:
“Ma lei non è amico di Giuseppe Maurici, ‘u baruni ?“
“Si, come no, amico mio Peppe, grande amico mio“
Allora, “Conoscevo bene Peppe Maurici, perchè avevamo un hobby in comune, quello delle corse automobilistiche”

E allora Virga mi disse: “iu a chissu l’avissi ammazzari“
“Ma come, e che ha fato poverino ?“
“Mi ha mancato di rispetto“
“Perchè ?“
“Voleva acquisire un’impresa, anzi l’ha acquisita, e non mi ha passato il permesso“
“Di questo si tratta“

Io incominciai, come in questi casi dovevo fare ad arrampicarmi sugli specchi e tentai di minimizzare e di confermargli che il Maurici aveva tanto rispetto per lui.

“Avvisai immediatamente il Maurici per dirgli il pericolo che stava correndo tantè che a un certo punto il Maurici ebbe a non occuparsi più di questa impresa“.”

Ecco sulla base di quanto detto da Siino, limitandoci solo a questa circostanza e riferendo ciò che è stato detto, non “per sentito dire” e “l’interezza delle dichiarazioni”, ci chiediamo, e ci auguriamo il candidato a sindaco di Trapani Peppe Maurici vorrà rispondere, al fine di potere noi comuni mortali inquadrare esattamente la sua visione di “cittadinanza” e “legalità”, in un contesto ad alta densità mafiosa quale è quello della provincia di Trapani:

1) Ha conosciuto Angelo Siino, per come questo ha affermato ?
2) Se la risposta alla prima domanda è si, ha avuto rapporti nell’ambito del suo essere “imprenditore” con Angelo Siino ?
3) La circostanza relativa all’acquisto di un’impresa riferita sopra da Angelo Siino è vera ?
4) Fu avvisato realmente da Angelo Siino del pericolo che correva ad opera del capo mafia Vincenzo Virga ?
5) Se fu avvisato realmente, quale fu il suo comportamento da cittadino della Repubblica Italiana ?

Le vogliamo accendere queste risposte ?