L’ ‘o pata pata ‘e l’acqua di Enzo Rivellini al Parlamento europeo

“Ma come parla questo ?” si saranno chiesti i traduttori e le traduttrici del parlamento europeo quando si sono trovati a dover tradurre frasi del tipo “‘o pata pata ‘e l’acqua“, (che per i non napoletani sta per “una tempesta d’acqua“), durante l‘intervento del deputato europeo del Pdl Enzo Rivellini (già An) che, in occasione della seduta convocata per la rielezione alla guida della commissione europea di Jose Manuel Durao Barroso ha tenuto il suo intervento in napoletano, cosa che peraltro aveva già preannunciato alle vigilia, per porre all’ordine del giorno della politica europea i problemi del Mezzogiorno, suscitando l’attenzione mediatica della opinione pubblica europea.

L’intervento di Rivellini ha gettato nello sconforto i traduttori, incapaci di seguire la «performance» dell’eurodeputato del centrodestra.

Il politico ha continuato imperterrito nonostante i colleghi protestassero per il silenzio dei traduttori.

Hai visto mai che ha esordito in Europa il fantomatico Partito del Sud ?

*** PS – A conferma che aveva ragione Bossi nel sostenere che dietro gli attacchi a Berlusconi c’era la mafia: “Dati di ascolto –
Porta a porta con Berlusconi battuto da L’Onore e il Rispetto – Vespa ha avuto un ascolto del 13,47%, mentre la fiction di Canale 5 ha fatto oltre il 22%. da Corriere.it

Fini ? Non ha lo scolapasta in testa

Certo che ne impiegano di tempo gli ex AN a capire il perchè ed il per come delle strane prese di posizione di Fini a partire già da subito dopo il congresso di fondazione del PDL.
D’altra parte ciò che distingue un capo di comuni gregari è proprio la capacità di vedere oltre il contingente e l’ abilità nel costruire condizioni poliche che rendano possibili schieramenti nuovi ed impensabili per gli altri.
Essersi piegato, per evitare di essere travolto, all’accordo che ha portato alla costituzione del PDL ed alla scomparsa di AN non poteva significare certo la rinuncia sul piano personale e politico a quanto fatto in questi anni per traghettare verso sponde di destra democratica e moderna gli ex missini ed emanciparli dalle logiche nostalgiche di tipo autoritario.
Perchè era proprio la deriva autoritaria, l’ubriacatura da partito che tende a rappresentare la maggioranza degli italiani il rischio che era insito nella nascita del partito che aspirava (per fortuna senza riuscirci) al 50% dei voti dell’elettorato italiano.
Governare e comandare non sono affatto sinonimi. Vi è tuttavia chi interpreta i due termini nel medesimo modo. In realtà il primo è proprio delle democrazie il secondo dei regimi autoritari. Tuttavia resta il fatto che nelle democrazie malate, e tale è la nostra, l’aspirazione ad essere comandati piuttosto che essere governati diventi maggioritaria soffocando sul nascere l’esercizio della dialettica, che nelle democrazie sane si esercita a partire, dal basso e in mille sedi diverse.
Se come accaduto negli ultimi decenni vi è chi più facilmente dà l’idea di essere lì pronto ad assumere l’ingrato compito, di prendere il comando piuttosto che governare, si verifica allora la convergenza tra forma politica e corrente maggioritaria nella società.
Come diceva quel tale: “Il sonno della ragione genera mostri.”.
In passato è accaduto che siano state le guerre e i bagni di sangue il prezzo da pagare al rinsavimento.
Per nostra fortuna non siamo a questo punto e qui torniamo a Fini ed alla politica italiana. Come si esce infatti da una situazione in cui il “comandante in capo” dà sempre più segni di essere rimasto vittima del “sogno che conduce alla pazzia” per dirla benevolmente con Guccini ?
Le scadenze che la politica italiana ha davanti, dal prossimo congresso del PD, il maggior partito di opposizione, alle conseguenze della crisi sul piano occupazionale, alle candidature per le regionali del 2010 e la sempre maggiore forza della Lega nelle regioni del Nord, sono i fattori politici che daranno senso e ragione politica alla necessità della messa in crisi del governo Berlusconi ed al varo di una inedita formazione di governo che metterà insieme quanti si raccoglieranno intorno a Fini, a Casini e a Bersani.
Non ci credete ?

Certo che ne impiegano di tempo gli ex AN a capire il perchè ed il per come delle strane prese di posizione di Fini a partire già da subito dopo il congresso di fondazione del PDL.

D’altra parte ciò che distingue un capo dai comuni gregari è proprio la capacità di vedere oltre il contingente e l’ abilità nel costruire condizioni poliche che rendano possibili schieramenti nuovi ed impensabili per gli altri.

Essersi piegato, per evitare di essere travolto, all’accordo che ha portato alla costituzione del PDL ed alla scomparsa di AN non poteva significare certo la rinuncia sul piano personale e politico a quanto fatto in questi anni per traghettare verso sponde di destra democratica e moderna gli ex missini ed emanciparli dalle logiche nostalgiche di tipo autoritario.

Perchè era proprio la deriva autoritaria, l’ubriacatura da partito che tende a rappresentare la maggioranza degli italiani il rischio che era insito nella nascita del partito che aspirava (per fortuna senza riuscirci) al 50% dei voti dell’elettorato italiano.

Governare e comandare non sono affatto sinonimi. Vi è tuttavia chi interpreta i due termini nel medesimo modo. In realtà il primo è proprio delle democrazie il secondo dei regimi autoritari. Tuttavia resta il fatto che nelle democrazie malate, e tale è la nostra, l’aspirazione ad essere comandati piuttosto che essere governati diventi maggioritaria soffocando sul nascere l’esercizio della dialettica, che nelle democrazie sane si esercita a partire, dal basso e in mille sedi diverse.

Se come accaduto negli ultimi decenni vi è chi più facilmente dà l’idea di essere lì pronto ad assumere l’ingrato compito, di prendere il comando piuttosto che governare, si verifica allora la convergenza tra forma politica e corrente maggioritaria nella società.

Come diceva quel tale: “Il sonno della ragione genera mostri.“.

In passato è accaduto che siano state le guerre e i bagni di sangue il prezzo da pagare al rinsavimento.

Per nostra fortuna non siamo a questo punto e qui torniamo a Fini ed alla politica italiana. Come si esce infatti da una situazione in cui il “comandante in capo” dà sempre più segni di essere rimasto vittima del “sogno che conduce alla pazzia” per dirla benevolmente con Guccini ?

Le scadenze che la politica italiana ha davanti, dal prossimo congresso del PD, alle conseguenze della crisi sul piano occupazionale, alle candidature per le regionali del 2010 e la sempre maggiore forza della Lega nelle regioni del Nord, sono i fattori che daranno senso e ragione politica alla necessità della messa in crisi del governo Berlusconi ed al varo di una inedita formazione di governo che metterà insieme quanti si raccoglieranno intorno a Fini, a Casini e a Bersani.

Non ci credete ?

Non Favignana ma Selinunte per i “pasdaran” del Pdl

E’ “Il Tempo” di Roma il quotidiano nazionale che con più convinzione prova a cavalcare l’onda di quella che, capeggiata dal deputato mazarese Nicola Cristaldi, si preannuncia  ora come un “Pdl forum“, ora come una “riunione di frondisti“, o come detto dall’ex ministro Mario Landolfi (AN): “Ma quale fronda! Noi siamo i pasdaran del Popolo della liberta“, dedicando ben due articoli nel giro di pochi giorni all‘incontro che si svolgerà a Selinunte e non più a Favignana dal 12 al 14 settembre.

Crescono gli interrogativi, nei vari ambienti di Fi e An, e risuonano come un tam tam ormai da parecchi giorni, di fronte al cosidetto “Patto del Notaio“, nel quale Berlusconi e Fini hanno fissato nero su bianco il peso che i rispettivi apparati di provenienza avranno nel futuro Pdl, fissati secondo la formula 70 e 30, cio’è settanta per cento agli uomini di Forza Italia e trenta per cento agli uomini di An.

Dice “Il Tempo“: “C’è chi, negli ambienti azzurri della capitale, fa notare che il malumore per lo più proviene da An, ‘basta osservare la lista dei partecipanti al forum’. Secca la replica degli organizzatori: ‘Alleanza Nazionale è storicamente un partito molto più radicato sul territorio rispetto a Forza Italia‘. Ma anche nel partito del cavaliere ci sono parecchi scontenti di come si stanno conducendo le cose.” ed ancora “Un partito non lo si crea in laboratorio – spiega uno dei partecipanti al forum trapanese – deve considerare le realtà territoriali. Altrimenti, avremo un partito in vitro, basato semplicemente sulla spartizione delle quote, così come ha fatto il Pd.”.

Sullo sfondo, ma non tanto resta la questione della revisione della legge elettorale, sempre da “Il Tempo“: “Può un partito come il Popolo della Libertà essere costruito solo a livello verticistico ?” e “Possono quattro persone sedersi a tavolino e decidere per oltre trecento parlamentari ?“.

Settembre a Favignana per il Popolo della Libertà

Se a settembre vi troverete a Favignana con molta probabilità vi capiterà di imbattervi in un deputato o senatore del partito del Cavaliere.

Nell’isola delle Egadi di fronte al mare di Trapani, infatti, dal 12 al 14 settembre, quasi cento deputati del Pdl si incontreranno per rendere concreta la protesta, “contro le continue decisioni dall’alto e la fusione a freddo Fi-An“.

Anima del “Pdl forum” è Nicola Cristaldi (An-Pdl), ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana il quale lamenta assenza di discussione, e di democrazia: “Riceviamo ordini via sms, siamo stanchi, con questa legge elettorale c’è stata una colonizzazione del territorio“.

All’appello del deputato mazarese hanno risposto tra gli altri, Landolfi, Menia, Viespoli, Granata, Malgieri, Leo, Souad Sbai, Saltamartini e Poli Bortone di An. E forzisti tra cui Versace, Scapagnini, D’Alì.

Il titolo del “Pdl forum” è “Dove andiamo, con chi e perché ?“.

Gli interrogativi sono contenuti in un questionario, compilato già da tanti deputati del Pdl i quali alla domanda: “Sei contento di come si sta formando il nuovo partito ?“, hanno detto di no in maniera quasi plebiscitaria.

In realtà uno degli obiettivi primari del costituendo gruppo è quello di riuscire ad aggregare una consistente forza in grado, in occasione della discussione della nuova legge elettorale, di riuscire ad opporsi alla riproposizione del meccanismo della nomina da parte dei vertici ,(ipotesi particolarmente cara a Berlusconi), e di permettere l’introduzione della preferenza o, in subordine, la reintroduzione del colleggio uninominale.
Non per niente nessun invito è partito per i vertici di Fi e An.