Election day, i conti non tornano

Sempre a proposito del post precedente, vi è chi fa notare in queste ore (La Lega) che i conti non tornano.

Infatti vero è che il secondo quesito proposto dai referendari ha per oggetto il premio di maggioranza al senato, con la attribuzione del premio, in caso di affermazione dei “si”, alla lista di maggioranza relativa invece che alla coalizione, ma la attribuzione avverrebbe comunque su scala regionale per dettato costituzionale.

La Carta è chiarissima: il Senato viene eletto su base regionale. E, considerando gli ultimi sondaggi e la forza della Lega ancora maggiore quando si presenta da sola, il movimento di Bossi potrebbe raccogliere tra i 25 e i 30 seggi al Senato. Con la possibilità di conquistare il premio di maggioranza in Veneto, dove le ultime rilevazioni danno il Carroccio quale primo partito.

La Lega quindi resterebbe comunque determinante in Senato per la formazione di una maggioranza stabile, quindi la Lega resiste, ma non fà le barricate e tratta.

Il Pdl e il presidente del Consiglio trattano anche loro, e propongono allora al Pd le date del 14 o del 21 giugno.

Se non erro in realtà la data del 21 giugno dovrebbe essere già fuori da quelle possibili, visto che la legge istitutiva del referendum fissa il 15 giugno come data ultima per lo svolgimento del referendum.

In ogni caso si tratterebbe sempre di un tranquillo weekend di inizio estate con scarse probabilità di raggiungere il quorum, in assenza di una forte mobilitazione da parte del Pdl.

E visto che il gioco non vale più la candela dalle parti del Pdl si lascia che siano le minoranze a continuare a farsi del male.

Annunci