150 anni dall’Unità d’Italia … e stanno ancora qui !

Chi ?

Ma i trasformisti !

Lega Sud, sì di Berlusconi – “Ma non contro il Carroccio”

La proposta di Miccichè, Poli Bortone e Iannaccone al premier: un grande partito che raggruppi i movimenti legati al Mezzogiorno. Una federazione che resterebbe vicina al Pdl. L’idea lanciata ai vertici del partito e al ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto

di FEDERICO GARIMBERTI (ANSA)
ROMA. Un grande partito del Sud sul modello della Lega Nord che raggruppi i vari movimenti legati al Mezzogiorno. E’ la proposta fatta a Silvio Berlusconi da diversi rappresentanti dei vari piccoli partiti che rappresentano il Meridione. Un’idea che il presidente del Consiglio ha accolto con interesse, convinto che il territorio potrebbe accogliere positivamente l’iniziativa, a condizione però che il progetto non si ponga in aperta competizione con il Pdl o peggio in contrapposizione con il Carroccio.
Per discuterne, a via del Plebiscito, oltre al Cavaliere, si sono confrontati da una parte i vertici del partito (coordinatori, capigruppo e vice), il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto e il coordinatore campano Nicola Cosentino. Dall’altra, Gianfranco Micciché (Forza Sud), Adriana Poli Bortone (Io Sud), Arturo Iannaccone e Vincenzo Scotti (Noi Sud).
L’idea proposta da questi ultimi, spiegano alcuni partecipanti all’incontro, è di procedere per fasi e cioè dare prima il via ad una federazione e poi ad un vero e proprio movimento. A nostro avviso, spiega un dirigente del Pdl presente a Palazzo Grazioli, il progetto è molto interessante. Tanto che, sottolinea un esponente di uno dei ‘cespugli’ del Sud, potrebbe vedere la luce già alle prossime amministrative.
A confermare che l’idea è piaciuta a molti alcuni dei partecipanti: “E’ stato un incontro positivo, abbiamo avviato un percorso”, hanno sottolineato all’unisono Arturo Iannaccone, esponente di ‘Noi Sud’ e la senatrice Adriana Poli Bortone, leader di ‘Io Sud’. Sono stati proprio gli esponenti dei partiti ‘meridionali’ a precisare che il partito unico non intende sottrarre consensi al Pdl o porsi come forza contraria alla Lega. Concetti ripresi anche da Berlusconi che ha sottolineato l’importanza che l’iniziativa dia un contributo e non ostacoli la maggioranza o il governo.

da GDS.IT

Civati in viaggio sulle orme di Garibaldi

Pippo Civati è in viaggio, un viaggio dal nord al sud, dal basso verso l’alto, come dice lui, sulle vie dell’Unità d’Italia nel tentativo di reinventare la politica dei giorni a venire.
Forse nemmeno ne avrei parlato, poi la lettura di questo articolo di cui vi riporto solo un brano mi ha convinto a comunicarvi che, se volete, il 22 agosto potrete incontrarlo a Calatafimi Segesta ed il 23 a Mazara e Marsala. Perchè saranno passati 150 anni ma rimane il fatto che … “Qui si fa l’Italia o si muore !”

È soprattutto un problema di simboli. E di immaginario. Lo scrive Massimiliano Panarari in un libro che andrebbe distribuito a tutti i democratici sparsi per il Paese. «Mi pare ci siano due temi fondamentali, e non più aggirabili», mi dice Massimiliano. «Sono temi della sinistra, fanno parte del suo dna». Massimiliano è chiaro: «Prima di tutto, la partecipazione, il bisogno di riportare a intervenire e a dire la propria i nostri concittadini e le nostre concittadine e, in particolare, le giovani generazioni che la gerontocrazia e i tratti da Antico regime di questo nostro Paese tengono fuori dai processi e, soprattutto, dalle sedi decisionali». E già basterebbe. Ma poi Massimiliano rincara la dose: «La cultura nella nostra epoca, postmoderna e liquida, si intreccia strettissimamente con l’immaginario, con la dimensione simbolica, della conoscenza e delle mentalità. Uno dei (tanti) problemi che ci troviamo a dovere affrontare consiste proprio nel fatto che l’immaginario di moltissimi italiani, purtroppo, è stato occupato in modo “militare” da un’egemonia sottoculturale che li induce ad abbracciare in modo quasi inconsapevole la visione di una brutta destra egoista, socialmente darwiniana e insofferente alle regole della convivenza civile».

È il campo di gioco che è già concepito a immagine e somiglianza della destra. E noi fatichiamo: «Fare politica nei nostri tempi significa proprio generare culture e immaginari nuovi, e in linea con le nostre idealità».

Prendete i giovani, ad esempio. Nel Risorgimento erano tutti ventenni. I trentenni erano già leader di una certa esperienza. E noi siamo qui a parlare non dei giovani elettori, ma dei giovani dirigenti del Pd. Come se il problema fosse questo. E i giovani-non-dirigenti non si sa come coinvolgerli, lo ripetiamo in ogni riunione, a ogni convegno. E allora andiamo a Torino. Pensando ai moti del 1821, al «mobilitiamoci» di casa nostra e, magari, al Move On che ha aperto la strada ai democratici americani.

Per convincere i giovani, bisognerebbe unire il giorno e la notte. I sogni e la realtà. Nell’epoca della classe creativa tutto ciò ha un significato anche economico.

*** – il grassetto è mio