Tonnara di Scopello: tre torti non fanno una ragione !

L’apparente sempre più intricata questione legata al complesso monumentale di Scopello ed al preteso uso di parte di esso come stabilimento balneare “free” o a pagamento, è in realtà semplice, molto semplice, una storia molto, molto più semplice di quella raccontata da Sciascia nel racconto dal medesimo titolo, per quanto i contendenti si adoperino ad ingarbugliarla, rubandosi reciprocamente termini, e pretendendo di esserne i depositari, quali: “amore”, “ambiente”, diritto”, “bellezza”, “complotto”, “poteri forti” “cosa nostra”, “speculazione”.

Nella vicenda sono presenti gli improvvidi sostenitori del “diritto allo sciabordio di palle” li e proprio li, incuranti dell’esistenza di un bene unico, unitario, non separabile e non divisibile, non affettabile come il salame. Costoro in quanto incapaci di comprendere le ragioni del bene monumentale in se, hanno di tutta evidenza torto, e giustamente ed ovviamente le loro ragioni non trovano ascolto al di la dello stretto, se non “sulla fiducia” presso amici intellettuali, più riconoscibili, sulla vicenda, in quanto “amici” che “intellettuali”.

Sono presenti i proprietari del monumento, interessati all’uso commerciale dei suoi spazi più che alla tutela ed alla fruizione dello stesso in quanto bene monumentale. Costoro non hanno esitato per anni ad uno sfruttamento di tipo balneare dei medesimi spazi che i sostenitori del “diritto allo sciabordio di palle” rivendicano come pubblici e separabili, sommandoli allo sfruttamento, sempre commerciale ed in loro favore, degli spazi coperti. Il comportamento di costoro, a quanti sostengono di operare in difesa dei beni culturali, tanto più se residenti ed operanti al di la dello stretto, qualche dubbio sul fatto di trovarsi di fronte a dei difensori dei diritti dei beni culturali dovrebbe suscitarlo.

E’ presente infine una Soprintendenza, debolissimo organo di tutela che intende la tutela medesima come cessione al privato di ogni diritto di sfruttamento, anche oltre ogni limite di sostenibilità del bene, in cambio di un sia pur minimo mantenimento della struttura. Non mi pare possa definirsi questa una corretta idea di “governance”, nel 2015, dei beni culturali. Una Soprintendenza al passo con i tempi, dovrebbe fare di più molto di più ed in modo attivo per favorire la fruizione e valorizzazione del bene “Tonnara di Scopello” nell’ottica di una moderna gestione dei beni culturali.

Insomma “tre croci” a cui associare per risollevarci (?) dalla tristezza e dallo squallore del tempo presente la poesia senza tempo di Fabrizio De Andrè !

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