Sergio Mattarella Presidente della Repubblica Italiana

Nel giorno dell’elezione del “quasi” concittadino Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica Italiana, alla sua “quasi” città d’origine che tanti voti ha dato a quella “cosa inutile” che si è rivelato essere il M5s di Beppe Grillo, rinnovando in questo, anche da parte delle giovani generazioni, i fasti del peggior qualunquismo locale,  in più fasi storiche manifestatesi, mi piace ricordarne e salutare nel contempo l’ elezione con le parole di  un post di Claudio Fava:

Voterò con convinzione Mattarella non perché l’abbia proposto Renzi ma perché persona dalla schiena dritta. Uno dei pochi che sia stato capace di dire di no, come fece lo scrivano Bartleby, anche a costo di incrinare la propria carriera politica. Uno dei pochi siciliani capace di attraversare trent’anni di storia politica senza riportare un graffio, una maldicenza, un sospetto di carrierismo. Uno che la sua battaglia contro la mafia l’ha fatta raccogliendo il testimone del fratello passato per le armi da Cosa Nostra 35 anni fa, e che quel testimone ha onorato in tempi in cui i politici del suo e degli altri partiti facevano carriera fingendo di non sapere, di non vedere, di non capire. Una persona perbene che non ha cercato il Quirinale, e che saprà tutelare lo spirito della nostra costituzione senza dover chiedere permesso a nessuno.
Uno così dovrebbero votarlo tutti. Almeno tutti quelli che hanno a cuore le sorti della repubblica, la dignità dei nostri diritti, la lealtà delle istituzioni. E invece Grillo obbligherà i suoi a non votarlo. Troverà questa notte uno sputo di livore, uno schizzetto di fango per mascariare anche la faccia perbene di Mattarella. Ma a Grillo e al suo plotoncino di giovani ariani non fotte nulla delle sorti della repubblica, dei destini del paese o della dignità delle nostre istituzioni. E nemmeno di chi sarà il prossimo presidente della repubblica. Abitano il parlamento come fosse una spiaggia libera, per grazia ricevuta, piazzando la sdraio sulla faccia degli altri con quel sentimento di felice, strafottente impunità da ferie d’agosto. Se avessimo deciso di votare Imposimato il signor Grillo avrebbe tirato fuori il florilegio di dichiarazioni dell’Imposimato quando dava addosso ai giudici della Procura di Milano e difendeva magistrati corrotti e faccendieri romani. Ma siccome Imposimato è il loro candidato, è immacolato per definizione. La croce dunque tocca a Mattarella (“…ma siamo sicuri che fu la mafia quella che gli ammazzò il fratello? E l’uranio impoverito quand’era ministro della difesa? E quella volta che disse peste e corna del concerto di Madonna?”). Ora, di questi ragazzotti viziati che si fanno il selfie mentre votano il presidente della Repubblica non resterà alcuna traccia se non qualche eco del loro linguaggio squadrista. Resterà per tutti invece il voto di domani e l’onesta convinzione che con Mattarella entrerà al Quirinale, finalmente, anche un ammonimento su cosa fu e cos’è la mafia. E su quanto serva a questa nazione sforzarsi di tenere dritta la schiena. Imparando anche da chi non c’è più.

Claudio Fava

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