Farina del diavolo

Le mani della mafia americana sull’italia: 8 arresti tra i quali boss della famiglia Gambino

La polizia sta eseguendo 8 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti soggetti, tra cui Francesco Palmieri, ritenuto appartenente alla famiglia mafiosa americana dei Gambino.

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Potenza su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. L’accusa per tutti è associazione a delinquere finalizzata all’estorsione con l’aggravante del metodo mafioso e della transnazionalità. Vittima della tentata estorsione è Lorenzo Marsilio, imprenditore lucano titolare della ‘Sudelettrà. L’inchiesta del Servizio centrale operativo della Polizia e della squadra mobile di Matera, ha preso spunto da una segnalazione delle autorità americane, con le quali c’è stata una costante e continua collaborazione. Oltre a Palmieri, la Polizia ha arrestato Giovanni Grillo, detto Johnny e considerato il personaggio chiave dell’inchiesta, bloccato all’aeroporto di Malpensa mentre stava imbarcandosi cin un biglietto di sola andata per gli Usa e Salvatore Farina, figlio del boss defunto Ambrogio. Ordinanza anche per Carlo Brillante, Raffaele Valente, Daniele Cavoto, Michele Amabile e Francesco Vonella, già coinvolti nell’inchiesta New Bridge che ha provato i collegamenti tra i Gambino e le cosche della ‘Ndrangheta. L’indagine, sottolineano gli investigatori, ha documentato «ancora una volta l’esistenza di un tradizionale e consolidato asse criminale tra i sodalizi mafiosi operanti negli Usa e le organizzazioni radicate sul territorio italiano».

da Il Messaggero.it

Mafia, colpo alla famiglia americana Gambino: 8 arresti per estorsione
11 Dicembre 2014
Tra gli arrestati c’è anche Francesco Palmieri, che è stato bloccato dai poliziotti a New York

“La polizia sta eseguendo 8 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti soggetti, tra cui Francesco Palmieri, ritenuto appartenente alla famiglia mafiosa americana dei Gambino. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Potenza su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. L’accusa per tutti è associazione a delinquere finalizzata all’estorsione con l’aggravante del metodo mafioso e della transnazionalità.
Vittima della tentata estorsione è Lorenzo Marsilio, imprenditore lucano titolare della «Sudelettra». L’inchiesta del Servizio centrale operativo della Polizia e della squadra mobile di Matera, ha preso spunto da una segnalazione delle autorità americane, con le quali c’è stata una costante e continua collaborazione. Oltre a Palmieri, la Polizia ha arrestato Giovanni Grillo, detto Johnny e considerato il personaggio chiave dell’inchiesta, bloccato all’aeroporto di Malpensa mentre stava imbarcandosi cin un biglietto di sola andata per gli Usa e Salvatore Farina, figlio del boss defunto Ambrogio.”

il resto sta su GDS.it

ASSISE APPELLO PROCESSO. SENTENZA. RIMANE AFFIDATA A UNO STRALCIO LA VERITA’ GIUDIZIARIA SULL’ UCCISIONE DEL GIOVANE SOSTITUTO PROCURATORE DI TRAPANI CHE SMASCHERO’ UN COLLEGA INFEDELE

l’ omicidio Montalto, nessun colpevole
cancellati due ergastoli: assolti in appello il boss Minore Calogero e un killer, Farina Ambrogio. erano coinvolti nell’ omicidio anche Di Maria Calogero ed Evola Natale, poi uccisi, e Farina Salvatore. stralciata la posizione del superlatitante Minore Antonio detto Toto’

————————- PUBBLICATO —————————— Rimane affidata a uno stralcio la verita’ giudiziaria sull’ uccisione del giovane sostituto procuratore di Trapani che smaschero’ un collega infedele TITOLO: L’ omicidio Montalto, nessun colpevole Cancellati due ergastoli: assolti in appello il boss Calogero Minore e un killer – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – CALTANISSETTA . Un colpo di spugna su due ergastoli. Uno dei delitti eccellenti senza colpevoli. Due personaggi della nomenclatura mafiosa calderone dei misteri siciliani. La Corte, presieduta da Gaetano Costanza, ha dichiarato l’ incompetenza territoriale della magistratura nissena per i reati di associazione mafiosa, furto e incendio dei quali gli imputati erano chiamati a rispondere. Se ne occuperanno altri giudici di un altro distretto. A impugnare la mitraglietta, la sera del 25 gennaio dell’ 83 davanti alla casa di Ciaccio Montalto, a Valderice, c’ era anche Calogero Di Maria, 25 anni, figlioccio del boss siculo.americano Carmine Galante. Ma il killer, rientrato negli Usa di dove era partito il “gruppo di fuoco”, venne assassinato in un bar del Bronx da un sicario della famiglia Bonanno e non fece neppure in tempo a ritirare da una banca di Alcamo i 50 milioni di compenso per la sua opera. Ciaccio Montalto, magistrato milanese giovane e scomodo, fu ucciso per coprire un caso di corruzione nel quale era coinvolto il suo collega della procura Antonino Costa, e per togliere di mezzo l’ unica anomalia presente in un Palazzo di Giustizia inquinato da strane “disattenzioni”. Un delitto ispirato dalla logica della “normalizzazione”, si disse allora. Secondo i magistrati che condussero l’ inchiesta, l’ omicidio venne organizzato sull’ asse Sicilia.Usa. E per l’ esecuzione, l’ incarico fu dato a killer originari di Castellammare, il paese che ha dato i natali ai piu’ potenti mafiosi dei clan d’ Oltreoceano. E dagli Usa parti’ un commando formato da Ambrogio e Salvatore Farina, padre e figlio, Natale Evola e Calogero Di Maria. A missione compiuta, tutti rientrarono precipitosamente alla base. Come nei classici delle storie di mafia, furono presi per un banale imprevisto. Salvatore Farina correva in autostrada oltre il limite delle 55 miglia orarie imposto dalla legge americana. Una pattuglia federale insegui’ e raggiunse il boss, trovando nel sedile posteriore un chilo e mezzo d’ eroina. Frattanto, la Criminalpol teneva d’ occhio Di Maria. Cosi’ poco per volta le tessere del mosaico si unirono e gli investigatori si trovarono nelle mani la soluzione del rebus. Tanto piu’ che in casa di Natale Evola, a Castellammare, la polizia scopri’ un piccolo arsenale che comprendeva pure una pistola calibro 38, una delle armi che avevano sparato a Valderice. Le indagini consentirono di accertare che Ciaccio Montalto era stato eliminato per volonta’ dei Minore, preoccupati di uscire indenni dal processo per una catena d’ omicidi collegata al sequestro di Michele Rodittis, ricchissimo imprenditore trapanese. I Minore furono assolti, ma dovettero corrompere un collega di Ciaccio Montalto, il sostituto procuratore Antonino Costa: 150 milioni il prezzo dell’ assoluzione. Ciaccio Montalto aveva qualche sospetto, ma la certezza sull’ infedelta’ del collega gli venne da una telefonata registrata alle 15.23 del 9 gennaio 1983. Un faccendiere e un emissario dei Minore, parlando di Costa, si lasciarono andare a una compromettente riflessione: “Purtroppo lui ha scoperto tutto”. Lui era appunto Ciaccio Montalto. La bobina dell’ intercettazione era ancora nel suo ufficio, quando il giovane magistrato fu assassinato. “Non vi e’ dubbio che quella fu la causa ultima e preponderante dell’ omicidio”, ha scritto nell’ ordinanza di rinvio a giudizio il giudice Claudio Lo Curto. In primo grado arrivarono tre ergastoli e l’ assoluzione per insufficienza di prove per Salvatore Farina. Adesso in appello sono cadute anche le condanne al carcere a vita. Ma ci vollero ancora due anni perche’ i rapporti inquinati tra la procura di Trapani e il clan dei Minore venissero alla luce. Costa fu arrestato e al suo posto giunse il giudice Carlo Palermo. La mafia (lo stesso clan Minore) aveva preparato per lui l’ autobomba che il 2 aprile 1985 dilanio’ invece una madre e i suoi due figlioletti. Come Ciaccio Montalto, anche Palermo era un giudice da tenere lontano da banche, logge massoniche segrete e altri santuari inesplorati della mafia trapanese. La strage di Pizzolungo segno’ la caduta della tensione antimafia negli uffici giudiziari della citta’ che per qualche tempo vivacchiarono tra inchieste “morbide”, niente che potesse scuotere gli equilibri delle cosche. Poi venne Francesco Taurisano, altro magistrato battagliero, in breve costretto anche lui a fare le valigie. Enzo Mignosi”

Mignosi Enzo

Pagina 3
(1 dicembre 1992) – Corriere della Sera

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