Dalla crisi si esce solo cambiando le regole

Un po’ grossolanamente possiamo affermare che i soldi sono l’immagine di una parte della ricchezza prodotta nel tempo ed ancora non consumata.
La domanda da porsi nel mezzo di questa crisi in cui siamo immersi, e che ci dicono comportare crisi di liquidità di soldi disponibili cio’è per gli investimenti e gli scopi sociali dei diversi Stati, è dove sono finiti e dove vanno i soldi.

Il professor Jason Hickel della London School of Economics, impegnato con il movimento The Rules che lotta contro le disuguaglianze, citando una recente ricerca della Ong Oxfam, rileva che l’uno per cento degli uomini più ricchi sulla Terra ha aumentato le proprie ricchezze del 60 per cento negli ultimi vent’anni.
Durante la crisi finanziaria in atto questo processo si è incrementato ancor di più.

Oggi le 200 persone più ricche del mondo possiedono approssimatamene 2,7 trilioni (1 trilione = mille miliardi) di dollari, una cifra di molto superiore a quella disponibile dai 3,5 miliardi di persone più povere del pianeta, che insieme arrivano a 2,2 trilioni di dollari.

In pratica la ricchezza si sposta dai paesi poveri ai paesi ricchi e dai soggetti poveri ai soggetti ricchi in modo esponenziale e le politiche messe in atto a livelo mondiale sono fatte sempre più da pochi per i pochi.

Occorrono nuove regole per il capitalismo internazionale, occorre contrastare le politiche economiche neoliberiste che le istituzioni internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e l’Europa delle banche perseguono ma prima credo sarà necessario che nasca una teoria dell’antagonismo che vada oltre le classiche teorie anticapitaliste novecentesche.

Nel video “La disuguaglianza della ricchezza mondiale”, il professore per il movimento The Rules spiega come cresce la disuguaglianza con il passare del tempo nei differenti paesi.

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