Libera nos domine

Un tempo le “rogazioni” (dal latino “rogatio” che significa richiesta, preghiera, supplica) erano delle processioni di supplica che si snodavano nei paesi verso la campagna coltivata, nei giorni precedenti l’Ascensione.
Si partiva dalla chiesa di buon mattino e ci si incamminava in processione, cantando le litanie. Quando si arrivava alla meta prestabilita si benediceva il terreno e le colture, terminando la “rogazione” con una messa.
Le “rogazioni” avevano il fine di preservare il raccolto da tutti i possibili accidenti negativi, ma non solo i raccolti.

Quella sopra di Francesco Guccini è in modo assai trasparente, a partire dal titolo, una reinterpretazione in chiave moderna di ciò da cui l’autore, (ma anche io nel mio piccolo) vorrebbe essere liberato, proprio come nelle “rogazioni”.

Questo il testo integrale della litania rogazionale

A damnatione perpetua, Libera nos domine.
A subitanea et improvvisa morte, Libera nos domine.
Ab imminentibus peccatorum nostrorum periculis, Libera nos domine.
Ab infestationibus daemonum, Libera nos domine.
Ab omni immunditia mentis et corporis, Libera nos domine.
Ab ira, et odio, et omni mala voluntate, Libera nos domine.
Ab immundis cogitationibus, Libera nos domine.
A coecitate cordis, Libera nos domine.
A fulgure, et tempestate, Libera nos domine.
A peste, fame, et bello, Libera nos domine.
A flagello terrae motus, Libera nos domine.
A omni malo, Libera nos domine.
Per mysterium sanctae incarnationis tuae, Libera nos domine.
Per passionem et crucem tuam, Libera nos domine.
Per gloriosam resurrectionem tuam, Libera nos domine.
Per admirabilem ascentionem tuam, Libera nos domine.
Per gratiam sancti Spiritus Paracliti, Libera nos domine.
In die judicii, Libera nos domine.
Peccatores, Te rogamus audi nos.
Ut pacem nobis dones, te rogamus audi nos.
Ut misericordia et pietas tua nos custodiat, te rogamus audi nos.
Ut Ecclesiam tuam sanctam redigiri, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut domnum Apostolicum, et omnes gradus Ecclesiae in sancta religione conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut Episcopos et Praelatos nostros, et cunctas congregationes illis commissas in tuo sancto servitio conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut inimicos sanctae Ecclesiae humiliare digneris, te rogamus audi nos.
Ut regibus et principibus nostris pacem et veram concordiam, atque victoriam donare digneris, te rogamus audi nos.
Ut cunctum populum christianum pretioso tuo sanguine redemptum conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut omnibus benefactoribus nostris sempiterna bona retribuas, te rogamus audi nos.
Ut animas nostras, et parentum nostrorum ab aeterna damnatione eripias, te rogamus audi nos.
Ut fructus terrae dare, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut oculos misericordiae tuae super nos reducere digneris, te rogamus audi nos.
Ut obsequium servitutis nostrae , te rogamus audi nos.
Ut pacem nobis dones, te rogamus audi nos.
Ut loca nostra et omnes abitantes in eis visitare et consolari digneris, te rogamus audi nos.
Ut civitatem istam, et omnem populum ejus protegere, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut omnes fideles navigantes et itinerantes ad portum salutis perducere digneris, te rogamus audi nos.
Ut regolarisbus disciplinis nos instruere digneris, te rogamus audi nos.
Ut omnibus fidélibus defunctis requiem aeternam dones, te rogamus audi nos.
Ut nos exaudií dignéris, te rogamus audi nos.
Fili Dei te rogamus audi nos. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi. Parce nobis, Domine.”

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Toh chi si rivede il senatore Mario Ferrara

Il senatore Ferrara litiga con i poliziotti
Mi multate? Fatemi il saluto militare
La querelle sabato pomeriggio in via Emerico Amari davanti a decine di automobilisti. Il parlamentare è stato fermato a un posto di blocco, gli agenti gli hanno contestato la revisione scaduta e la mancata esposizione dell’assicurazione
di ROMINA MARCECA

Mario Ferrara È IL tipico caso del “lei non sa chi sono io”. È quello che è accaduto sabato scorso durante un posto di controllo della polizia. Protagonista il senatore di Grande Sud Mario Ferrara, da sempre vicino a Gianfranco Micciché. Il parlamentare è stato fermato ad un posto di blocco in via Emerico Amari mentre era alla guida della sua Audi A4. Si doveva trattare del solito controllo di routine, invece in via Emerico Amari è andata in scena una querelle tra il politico e i poliziotti, durata quaranta minuti, e alla quale hanno assistito decine di automobilisti incuriositi.

Dopo il saluto da parte dei due poliziotti, Ferrara ha consegnato la sua patente. Fin qui tutto a posto. La reazione del senatore, finita su una relazione stilata dai due agenti e già consegnata al loro superiore, arriva dopo la contestazione della mancata esposizione del tagliando assicurativo e l’accertamento della mancata revisione dell’auto, scaduta nell’aprile del 2012. “Le dobbiamo contestare due contravvenzioni al codice della strada”, hanno detto i due agenti. “Sono un senatore della Repubblica e esigo il saluto militare “, avrebbe detto per tutta risposta Mario Ferrara ai due poliziotti. In via Emerico Amari sarebbe arrivato anche un funzionario della questura che avrebbe chiesto ai due poliziotti, per cercare di arrivare a un accordo, di fare il saluto militare. Eppure c’è un decreto del Presidente della Repubblica del 28 ottobre1985 che non prevede il saluto militare a un senatore, ma ai sottosegretari di Stato per l’Interno, al capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza, e verso le altre autorità dello Stato. Ovviamente il saluto militare, riporta il decreto, “è previsto anche per gli altri superiori gerarchici o funzionali, se in divisa o se conosciuti”.

Ma il senatore non si sarebbe fermato a quella richiesta, infatti avrebbe anche minacciato di chiamare il prefetto per metterlo a conoscenza di quanto stava accadendo. E mentre gli agenti scrivevano il politico avrebbe iniziato a chiamare dal suo cellulare. I due agenti, nonostante tutto, hanno continuato a redigere il verbale ed è allora che il parlamentare, rieletto alle politiche del 2013 al Senato, “ha cominciato a fotografare con il suo iPhone gli operatori di polizia senza nessuna spiegazione logica “, come scrivono nella relazione i due agenti. Alla fine i poliziotti hanno consegnato a Ferrara un verbale di circa 200 euro e sono andati via. La zona in cui è accaduto tutto è sottoposta a videosorveglianza.

Sul caso del senatore che si è ribellato al verbale della polizia ieri è intervenuto anche il sindacato di polizia Siulp. “La legge va rispettata da tutti al di là della carica istituzionale che si ricopre – dice Giovanni Assenzio, segretario generale del Siulp – La nostra professionalità ci impone di far rispettare a chiunque le regole, nel rispetto dei ruoli. Chi lavora in strada va rispettato per l’operato a rischio che giornalmente svolge”. Ieri il telefono del senatore Mario Ferrara, chiamato da Repubblica per una replica, ha squillato a vuoto.

da La Repubblica