Marina Abramovic Meet Ulay

Dell’artista serba Marina Abramovic vi avevo parlato qui ed anche dell’artista tedesco Ulay e della loro storia d’amore.
Per cinque anni hanno vissuto insieme in un furgone realizzando moltissime performance artistiche.
Quando hanno sentito che il loro rapporto era entrato in crisi, decisero di percorrere la Grande Muraglia Cinese in senso opposto fino ad incontrarsi nel mezzo. Dopo un lungo camminare, si incontrarono, si diedero un ultimo grande abbraccio, per non vedersi mai più.

Ventitre anni più tardi, nel 2010, quando Marina Abramovic era già un artista nota e di successo, il MoMa di New York dedicò una retrospettiva al suo lavoro.
In questa retrospettiva Marina, seduta ad un tavolo, condivideva un minuto di silenzio con ogni sconosciuto che si sedeva di fronte a lei.
Ulay arrivò senza che lei ne fosse a conoscenza.

In questo video, suggerito da amici, l’incontro.

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Damiano Damiani un grande siciliano

E’ morto ieri 7 marzo a Roma il regista Damiano Damiani.
Damiano Damiani era un grande siciliano, ma non abitava in Sicilia ne era nato in Sicilia. Anzi essendo nato a Pasiano di Pordenone avrebbe potuto o dovuto essere assai lontano per sensibilità e cultura dalla Sicilia e dal sentire siciliano, ed invece nella sua lunga carriera di regista ha contribuito in modo notevole a far conoscere l’Isola ai siciliani, all’Italia ed al mondo intero, come tanti e tanti siciliani (per nascita) non hanno saputo e/o voluto fare.

Su questo blog ci si può imbattere in più post scaturiti da fatti di cronaca degli ultimi anni  in qualche modo agganciabili a sue precedenti produzioni.

In particolare si è parlato de “La Piovra 1” qui e qui de “La moglie più bella”.

Di lui si ricordano sopratutto i film dell’impegno civile, da “Il giorno della civetta“, del 1968 a “La moglie più bella” del 1970, da “Confessione di un commissario di polizia al Procuratore della Repubblica” e “L’istruttoria è chiusa: dimentichi” entrambi del 1971 a “Girolimoni“, del 1972, da “Il delitto Matteotti” a “Perchè si uccide un magistrato“, da “Un uomo in ginocchio” a “La Piovra 1” e a “Pizza connection“.

La sua idea di cinema era in fondo semplice, cinema non solo come espressione artistica, ma anche mezzo di denuncia sociale, in grado di mostrare senza censure o moralismi l’anomala normalità con cui viene vissuta la violenza e l’ingiustizia del potere in tutte le sue forme.

Qui alcune scene da “Pizza Connection” del 1985