Lewis W. Hine

Se l’inizio della fotografia sociale si può far risalire al lavoro di Jacob August Riis, l’immigrato olandese che lavorò come cronista di nera prima di pubblicare il libro che lo rese famoso, “How the Other Half Lives”, uscito nel 1890 e illustrato con le foto riprese dallo stesso autore nei quartieri poveri di New York, sarà tra il 1908 e il 1912 il lavoro di Lewis W. Hine sulla vita degli immigrati e soprattutto quello sul lavoro minorile a scuotere la coscienza sociale d’America.

Lewis Hine nasce il 26 settembre 1874 a Oshkosh, nel Wisconsin. Il suo interesse primario era la sociologia e si batterà fin da giovane per i processi di riforma in campo sociale.
Nel 1898 divenne insegnante all’Ethical Culture Association di New York City dove incoraggiò i suoi studenti ad utilizzare la macchina fotografica come mezzo di sviluppo culturale. E’ proprio in questa città che entra in contatto con i grandi flussi migratori ed è forse a Ellis Island in New York Harbor, fotografando le centinaia di immigrati che vi approdavano ogni giorno, che intuisce l’associazione tra fotografia denuncia sociale e documentazione delle condizioni umane.
Tra il 1904 e il 1909, Hine scattò circa 200 fotografie. Hine registrava l’arrivo degli immigrati, le insalubri abitazioni sovraffollate e l’occupazione delle fabbriche e dei negozi. Fu in questo periodo che sviluppò la sua vocazione per il fotogiornalismo.

I primi lavori li farà per conto del Child Labor Committee, una organizzazione creata per combattere il lavoro minorile nell’industria pesante, e per cui documenta le insostenibili condizioni del lavoro minorile.
La tecnica usata è semplice: fa posare i bimbi di fronte agli enormi macchinari in maniera tale da far evidenziare il più possibile la tenera età e gli innumerevoli rischi a cui erano sottoposti quotidianamente.
E’ il primo lavoro importante che fa ma subito ottiene ampi riconoscimenti.
In seguito alla pubblicazione delle sue fotografie verrà approvata la riforma per la regolamentazione del lavoro dei minori.

Nel 1918 intraprese un viaggio in Europa per documentare, su richiesta della Croce Rossa Internazionale, la situazione dei paesi del Vecchio Continente devastati dalla Prima Guerra Mondiale.
Al ritorno si dedicherà ad un progetto estremamente ambizioso: “Men at Work”, (il suo unico libro) la documentazione dei lavori per la costruzione dell’Empire State Building.
Celebri sono la sue fotografie degli operai sospesi nel vuoto su fino al 102° piano, altezze da cui nessuno mai aveva scattato fotografie di operai al lavoro.
Per completare questo lavoro, Hine si fece issare da una gru e, restando sospeso nel vuoto, documentò il fissaggio dell’ultima vite dell’edificio.

Durante la Grande depressione, lavorò di nuoo per la Croce Rossa, fotografando l’opera di soccorso nel Sud degli Stati Uniti colpiti dalla siccità, e per il Tennessee Valley Authority (TVA), documentando la vita nelle montagne del Tennesee orientale.
Lavorò anche come capo fotografo del Works Progress Administration’s (WPA) che studiò i cambiamenti nel settore industriale e gli effetti sull’occupazione.

I lavori di Hine sono internazionalmente riconosciuti come uno strumento del più moderno mezzo di denuncia fotogiornalistico e trovano ampio spazio nelle sale dell’International Museum of Photography e negli archivi della Library of Congress.

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Jacob Riis, “How the Other Half Lives”

La metà del mondo non sa come vive l’altra metà.

Jacob August Riis (3 maggio 1849 – 26 maggio 1914) fù un fotoreporter sociale americano.
Riis tuttavia era di origine danese essendo nato a Ribe in Danimarca, terzo di quindici fratelli. In seguito alla crisi economica Riis emigrò negli Stati Uniti.
Qui fu uno delle centinaia di migliaia di emigranti che si scontravano con la dura realtà della miseria.
Riis è noto perché fu il primo ad usare la fotografia ed il giornalismo per aiutare i meno fortunati della città di New York, I quali furono il soggetto principale delle sue opere.
Riis infatti con le sue foto documentò e fece conoscere le misere condizioni di vita degli immigrati nei bassifondi di New York alla fine dell’Ottocento.
Nel 1873 aveva trovato impiego come reporter presso la “New York Tribune” e nel 1877 cominciò a lavorare per la Associated Press.
Nel 1890 infine pubblicò “How the Other Half Lives”.
In seguito alla pubblicazione delle sue fotografie ed alle campagne di stampa, vennero sensibilizzate sia l’opinione pubblica, che mai prima di allora aveva avuto modo di osservare le misere condizioni di vita nei sobborghi, sia le istituzioni, che infine si adoperarono per la promozione di riforme in ambito sanitario e sociale, per la creazione di parchi pubblici, per il miglioramento delle abitazioni.
Riis direttamente ha contribuito alla realizzazione di un nuovo modello di edilizia convenzionata a New York con l’aiuto del filantropo Lawrence Veiller.
E ‘stato anche uno dei primi fotografi ad utilizzare largamente il flash ed è considerato uno dei pionieri della fotografia e tra i massimi esponenti della fotografia sociale.

Ellis Island – “Isola della speranza – Isola delle Lacrime” di Charles Guggenheim, 1992 (1989)

Dal 1892 al 1954, Ellis Island è stata porta di ingresso per milioni di migranti europei negli USA.
L’interessantissimo materiale d’archivio racconta le storie delle famiglie che, coltivando i loro sogni di riscatto, lasciavano la loro terra e andavano via con ciò che potevano portare nel lungo viaggio.
Piccola isola nel porto di New York. Ellis Island si trova nella baia superiore, appena al largo della costa del New Jersey, all’ombra della Statua della Libertà.
Nel corso degli anni, questa porta verso il nuovo mondo è stato ampliato dai suoi originali 3,3 ettari a 27,5 ettari su suoli ottenuti dalla zavorra delle navi, dalla terra di riporto dalla costruzione della metropolitana di New York City e altro.
Tra il 1892 e primi anni 50′ del secolo scorso, quasi 15 milioni di persone passarono per Ellis Island in cerca di una nuova vita.
Nel documentario le storie di questi immigrati, in gran parte narrate dalle loro stesse voci.
L’edificio principale è stato riaperto al pubblico, dopo la chiusura ed il restauro, il 10 settembre 1990 come “Ellis Island Immigration Museum”.
Oggi, il museo riceve quasi 2 milioni di visitatori ogni anno.

Golden Eagle Award 1990, Columbus International Film and Video Festival.
Premio Chris 1990; Earthwatch, Film Institute Award – 1991; nazionale.
Educational Festival Film & Video – Bronzo Apple 1991.
Island of Hope – Island of Tears
Regia: Charles Guggenheim; Produttore: National Park Service.