Trapani: non c’è pace tra le tonache (8) – La “pecunia” che “non olet” non sarebbe quella mafiosa !

Qui si dice che in una nota del Procuratore della Repubblica di Trapani Marcello Viola si legge che:

L’istanza di rogatoria avanzata allo Stato della Città del Vaticano, in pieno spirito di totale e reciproca collaborazione, riguarda esclusivamente l’accertamento dei fatti che costituiscono oggetto del procedimento pendente presso la Procura stessa, in stretta e diretta correlazione con le configurate fattispecie di appropriazione di somme da parte dei soggetti indagati in danno di enti ecclesiastici della Diocesi di Trapani, con esclusione di qualsivoglia ulteriore ipotesi investigativa“.

Che tradotto significherebbe che si esclude che la rogatoria sia stata avanzata secondo quanto si è ipotizato negli articoli citati nel nostro precedente post.

Intanto Rino Giacalone con un articolo per “Il Fatto” ci fornisce ulteriori dettagli sulle vicende della curia trapanese:

Il decreto che ha sospeso a divinis padre Treppiedi fa i conti in tasca al sacerdote e salta fuori la circostanza che dalle sue mani in un paio di anni, tra il 2007 e il 2009, sono passate in poco tempo grandi cifre, nell’ordine dei 900mila euro, molti i soldi finiti spariti. Ne fa riferimento il decreto della Congregazione. Un decreto che abbiamo potuto leggere. Una vicenda che comincia da una sconosciuta chiesa di provincia, la parrocchia San Silvestro Papa di Calatafimi, a proposito di lavori di ristrutturazione che hanno riguardato beni di proprietà di questa chiesa e della “alienazione” di 11 immobili, valore complessivo 943mila e 500 euro.

La Congregazione del Clero va giù pesante: manca la rendicontazione di questa somma, ingiustificata risulta la emissione di alcuni assegni circolari da parte di padre Treppiedi, in particolare uno da 50mila euro, un altro da 47mila. Novantasettemila euro risultano prelevati dal conto della parrocchia di Calatafimi. Episodi che si aggiungono a quelli nel frattempo censiti dalla magistratura trapanese: rogiti falsi, altri soldi spariti e infine quel conto allo Ior che sarebbe stato trovato nella disponibilità di padre Treppiedi.

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