Monti in Asia, prima che sia troppo tardi

Romeo Orlandi

Nella globalizzazione non si possono imputare responsabilità alla concorrenza, alla tecnologia giapponese, alla ricerca coreana, alla manifattura cinese. Sul banco degli imputati va invece posto chi, con poche eccezioni, ha avuto responsabilità di guida e di indirizzo. Invece di studiare i successi asiatici, è risultato più conveniente lanciare allarmi, denigrare la qualità dei prodotti, lamentare il pericolo giallo in qualsiasi paese fosse applicabile.
Dall’altra parte del mondo si studiavano soluzioni, si brevettavano prodotti, si creavano modelli. Non avremmo dovuto imitarli, ma almeno comprenderli. Invece è prevalsa la retorica nazionale del “piccolo è bello”. Paesi con minori tradizioni industriali come la Cina e la Corea inanellavano successi di qualità e quantità, proprio mentre in Italia si teorizzava l’inimitabilità dei nostri beni di consumo e il compiacimento delle economie di nicchia.

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Hat-tip Alberto Forchielli

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