Sperare nella Cina ?

Diciamoci la verità questo paese, l’Italia,  è un paese strano, un paese molto strano, nel quale pochi, molto pochi, parlano o scrivono, delle cose che si muovono nel mondo, prigionieri della prigrizia e di un eccesso di provincialismo.

Questo paese (ma anche gli altri paesi europei non scherzano) ha ritmi di crescita da prefisso telefonico mentre i cosidetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno ritmi di crescita da boom economico.

In particolare la Cina che dopo aver fatto registrare negli anni precedenti ritmi di crescita superiori al nove per cento, cresce ancora al ritmo dell’8% annuo (come da previsioni) e sembra puntare alla supremazia economica a livello mondiale, in un arco di tempo più o meno lungo.

E’ possibile per l’Europa sperare nella Cina? Cosa dobbiamo attenderci dalla politica cinese ?

Per saperne di più vi propongo due articoli.

Particolarmente equilibrato ed interessante questo articolo del 15 settembre di Bernardo Cervellera comparso su Asia News, agenzia del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) specializzata sull’Asia, il quale nel momento in cui molti sperano che la Cina compri il debito sovrano di Italia (nonostante la smentita del ministro Tremonti) ed Europa, fa rilevare i punti di criticità dell’economia cinese quali: sovrapproduzione, banche sovresposte, dipendenza dalle esportazioni e dagli investimenti stranieri ed in più un valore artificiale dello yuan e una manodopera schiavizzata.
Il richiamo alla centralità dell’uomo e alla responsabilità verso l’altro anche in economia, non può che essere condiviso.

La Cina non salva l’economia italiana e il mondo

di Bernardo Cervellera

“Roma (AsiaNews) – Ci pare molto difficile, anzi impossibile, che la Cina possa salvare l’Italia e l’Europa dal baratro del debito sovrano. Nei giorni scorsi, dopo una rivelazione del Financial Times, secondo cui vi erano accordi fra Roma e Pechino perché questa acquistasse buoni del Tesoro italiani, economisti e banchieri hanno levato il loro canto di lode al nuovo salvatore dell’Europa. Anzi vi sono alcuni i quali predicono ormai che la Cina salverà il mondo intero dalla crisi.

Noi non siamo così ottimisti. Anzitutto, il premier Wen Jiabao, parlando al World Economic Forum di Dalian, non è stato troppo entusiasta nel voler pagare i debiti dell’Europa, anche se – con cortesia – ha detto di voler “dare una mano”. In più, egli ha stilato alcune condizioni per avere tali aiuti, fra cui il riconoscimento al Wto (Organizzazione mondiale del commercio) di “piena economia di mercato” per la Cina, insieme alla eliminazione delle barriere doganali, foriere di un’ulteriore invasione di beni cinesi.

Ma sono soprattutto le cifre che ci danno ragione. Se Pechino volesse aiutare l’economia europea e mondiale, dovrebbe lei togliere le barriere doganali a tanti prodotti esteri. Invece, guardando alle cifre del 2010, la bilancia commerciale della Cina verso il resto del mondo è in attivo e si aggira sui 184,4 miliardi di dollari Usa. Per divenire un vero motore contro la crisi, la Cina dovrebbe importare di più e la sua bilancia commerciale andare in negativo. Ma questo comporta per lei il rischio di un aumento della disoccupazione, già molto alta e preoccupante.

È vero, la Cina – avendo oltre 3mila miliardi di dollari in riserve di moneta estera – fa investimenti in diverse parti del mondo. L’Italia e l’Europa potrebbero sperare in qualche briciola. Ma se anche qui si guardano le cifre, ci si accorge che per il 2009 Pechino ha investito all’estero solo 38 miliardi di dollari, mentre il resto del mondo ha investito in Cina ben 106 miliardi di dollari (fonti Unctad). In realtà, dunque, Pechino assorbe investimenti, più che concederli. Soprattutto, il surplus serve più a ricapitalizzare ciclicamente il suo sistema bancario, afflitto da insolvenze.

Sperare che la Cina salvi l’economia mondiale è irrealistico, oltre che non vero. La Cina, infatti, si trova nelle stesse condizioni degli altri Paesi: sovrapproduzione; dipendenza dalle esportazioni; banche sovraesposte; consumi al minimo. Il suo successo dipende troppo dal valore dello yuan, tenuto basso in modo artificiale, e da una manodopera schiavizzata, che mantiene basso il costo del lavoro.

Questa economia “drogata” si è lanciata a costruire faraoniche infrastrutture per aumentare il Prodotto interno lordo, ma senza produrre vera ricchezza: più del 50% delle case e degli uffici costruiti sono attualmente vuoti e nessuno sa chi potrà pagarli.

Altri elementi che mancano all’economia cinese è la fantasia e la creatività. Per secoli la Cina ha ristretto la sua cultura a schemi ripetitivi, soffocati prima dal controllo imperiale e poi comunista. D’altra parte, la creatività ha bisogno di libertà e garanzie dei diritti umani della persona, un altro elemento fortemente mancante ancora oggi.

La Cina è capace di dare grandi spettacoli: le Olimpiadi, l’Expo di Shanghai, i Giochi asiatici… Ma non riesce a risolvere i problemi della sua popolazione: il traffico caotico delle metropoli, l’inquinamento, la qualità della vita della gente, la giustizia per operai e contadini.

Volando a Madrid per la Giornata mondiale della gioventù, ai giornalisti del volo papale, Benedetto XVI ha affermato che “l’uomo dev’essere il centro dell’economia e che l’economia non è da misurare secondo il massimo del profitto, ma secondo il bene di tutti, include responsabilità per l’altro e funziona veramente bene solo se funziona in modo umano, nel rispetto dell’altro”.

La centralità dell’uomo e la responsabilità creativa mancano alla Cina, ma anche all’Europa, che cerca soluzioni scaricando le responsabilità su qualche “salvatore economico”.”

da AsiaNews.It

NB – Il neretto di sottolineatura è di Diarioelettorale

Meno rassicurante invece il contenuto di un articolo di Chris Arsenault pubblicato online sulla versione inglese di Al Jazeera che prendendo spunto da uno dei “cables” di Wikileaks dal titolo “La Cina accresce le riserve d’oro al fine di prendere due piccioni con una fava“, nel quale tra l’altro può leggersi:
che la Cina sta comprando oro per indebolire la supremazia del dollaro come valuta di riserva mondiale e che che la Cina prevede di rendere la sua moneta, lo yuan, pienamente convertibile per la negoziazione sui mercati internazionali entro il 2015 tenuto conto che il mercato offshore per lo yuan si sta sviluppando più rapidamente di quanto avessero immaginato le autorità bancarie cinesi.

La Cina dispone di 1.054 tonnellate di oro come riserva aurea ed è la sesta più grande riserva al mondo, secondo i dati del World Gold Council.

Come è noto il dollaro è la valuta di riferimento per le transazioni internazionali.
Il valore delle merci mondiali, come il petrolio, è generalmente definito in dollari USA.
Se, ad esempio, una compagnia della Corea del Sud vuole comprare il vino dal Cile, è probabile che l’operazione si effettuerà in dollari. Entrambe le società dovranno quindi acquistare dollari per condurre i loro affari, generando una maggiore domanda di dollari ed accrescendone il valore.
Attualmente, l’essere il dollaro la valuta di riferimento permette agli Stati Uniti di ricorrere a prestiti internazionali a più bassi tassi di interesse con evidenti vantaggi per gli Stati Uniti sul piano della competizione internazionale.
Dall’altro lato si fa rilevare che al marzo del 2011, la Cina dispone di 3.04 trilioni di dollari di riserve, secondo la Xinhua Agency e che la Cina è il più grande possessore di buoni del Tesoro statunitense, con 1.166 trilioni al 30 giugno 2011, secondo il San Francisco Chronicle e che quindi una forte svalutazione del dollaro danneggerebbe la stessa Cina che rischierebbe di rimanere con rotoli di carta senza valore.
“Se devi alla banca 100 dollari, questo è un tuo problema. Ma se devi alla banca 100 milioni di dollari, questo è un problema della banca”, osservò una volta l’industriale americano Jean Paul Getty.
Così la Cina è frenata nella vendita di grossi quantitativi delle proprie riserve in dollari operazione che rischierebbe con il conseguente deprezzamento di danneggiarla.

La risposta per il futuro è allora comprare oro.
Il valore dell’oro è aumentato di quasi il 400 per cento, da meno di $ 500 l’oncia nel 2005 a circa 1,900 dollari nel mese di settembre.
In passato gli Stati Uniti e l’Europa hanno sempre operato per la ridiscesa del prezzo dell’oro”, ma oggi pensare che Stati Uniti ed Europa siano in grado di mettere in atto tali misure è follia.
Attualmente, la Cina pone severi controlli sulla sua moneta, limitando gli stranieri dal fare affari in yuan o trading sul mercato dei cambi.
Il possedere questi grandi riserve di valuta statunitense, e il controllo dello yuan, fa si che la Cina possa mantenere la propria moneta ad un valore inferiore a quello reale e ciò rende le esportazioni cinesi più competitive.
Nel 2010 gli USA hanno registrato un deficit commerciale di 273.1 bilioni di dollari con la Cina.
Gli Stati Uniti in ragione dello status del dollaro come valuta di riserva, possono mantenere il deficit commerciale a tempo indeterminato e ricorrere ai prestiti internazionali senza grandi ripercussioni, ma se l’oro, lo yuan, o una combinazione di altre valute sostituisse il dollaro, gli Stati Uniti avrebbero perso i loro vantaggi.
Ciò non accadrà nel breve termine, non nei prossimi cinque anni almeno.
Ma niente dura per sempre.

Qualcuno sostiene che quando la Cina deciderà che è ora che il dollaro cada, il dollaro cadrà.
D’altra parte nessuno nel 1979 avrebbe previsto che la Cina sarebbe diventata la nazione con cui avrebbero dovuto confrontarsi gli Stati Uniti e nessuno oggi può dire quali saranno i paesi che si confronteranno tra trenta anni.

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