Cristaldi che figuraccia !

NEL TRAPANESE
Gaffe sulla lapide di Nassirya: nell’elenco dei caduti ci sono anche i sopravvissuti
Mazara del Vallo, scivolone del Comune: sul pannello segnalati anche i carabinieri che rimasero solo feriti

La lapide e i nomi dei 3 carabinieri (sottolineati in rosso) che invece sono sopravvissuti

La lapide e i nomi dei 3 carabinieri (sottolineati in rosso) che invece sono sopravvissuti

TRAPANI – I militari sono vivi e vegeti eppure compaiono nella «lista» dei caduti. Succede a Mazara del Vallo, nel trapanese: il Comune ha inaugurato una lapide in ricordo delle vittime di Nassirya in Iraq. Ma nell’elenco dei carabinieri defunti ha commesso l’errore di inserire anche coloro che furono gravemente feriti ma poi, fortunatamente, sopravvissuti. Si tratta del maresciallo Riccardo Saccotelli, il brigadiere Cosimo Visconti e l’appuntato Antonio Altavilla. Era il 12 novembre 2003: due automezzi imbottiti di esplosivo fecero saltare in aria la base Maestrale in Iraq ammazzando 19 carabinieri.

A otto anni di distanza l’amministrazione di Mazara ha inteso ricordarli, commettendo però una gaffe di non poco conto, annoverando nel monumento commemorativo anche i vivi tra i morti. Il pannello è stato sistemato dal sindaco Cristaldi nello spazio della villa Garibaldi nei pressi del piazzale Giovan Battista Quinci ora intitolato,appunto, «Largo Vittime di Nassiriya».

Redazione online
07 settembre 2011

da Corriere.it

Quelli che … IL PLAS 2011 – di Produzioni Playmaker, “L’oro della munnizza”

Il documentario “L’oro della munnizza” (49′) di Marco Battaglia, Gianluca Donati, Laura Schimmenti e Andrea Zulini è una produzione del 2010 di Produzioni Filmaker, società di produzione con sede a Palermo che opera nel settore audiovisivo in Sicilia, e sviluppa e realizza documentari istituzionali, di creazione, e programmi televisivi e reportage sociali e culturali.

I Cenciaioli di Palermo, volti segnati dal sole e le mani dure di chi ha faticato da sempre, vogliono lavorare.
“L’oro della Munnizza” racconta il percorso di questi storici operatori ecologici, professionisti da generazioni del riciclo di materiali dalla spazzatura.
Sin dagli anni ’50, nei gironi infernali della discarica di Bellolampo, rovistavano tra montagne maleodoranti di rifiuti per separarli e rivendere le materie prime raccolte.
Negatogli l’accesso in discarica i cenciaioli scendono in città e iniziano a setacciare tutti i quartieri con le loro motoape per raccogliere cartone, ferro, alluminio, ma anche indumenti, utensili e gli oggetti più disparati.
E così per anni oltre a sostentare 400 famiglie hanno supplito alle mancanze dell’amministrazione palermitana, contribuendo alla raccolta differenziata senza gravare sui bilanci comunali.
Nel 2009 la crisi nella gestione del ciclo dei rifiuti e il tracollo della società d’igiene ambientale fa sì che a Palermo come a Napoli venga proclamato lo stato d’emergenza.
La munnizza diventa l’incubo dei cittadini, le strade sono sommerse dai rifiuti, la discarica è satura, si susseguono i roghi notturni di cassonetti ma ai cenciaioli nonostante i buoni risultati raggiunti è negata la possibilità di continuare l’attività.
I politici sulla scena sembrano infatti non curarsi di pratiche virtuose alternative per imporre il grande business degli inceneritori come unica soluzione possibile.

Il documentario ha ricevuto numerosi premi in diverse rassegne documentaristiche nazionali sui temi dell’ambiente.

“L’oro della munnizza” ore 20,00 del 9 settembre presentazione in Piazza Castello di Castellammare del Golfo

sito internet qui

visione online (richiede registrazione gratuita) qui

Allegoria dell’Italia

Jan Bruegel il vecchio – La parabola dei ciechi (1568)

Allegoria dell'Italia

Allegoria dell'Italia

Jan Bruegel il Vecchio, «La parabola dei ciechi» (Napoli, Museo di Capodimonte).
Tempera su tela di cui esistono numerose copie dovute a Pieter Bruegel il Giovane, ispirata al tema evangelico del «cieco che guida un altro cieco» e della loro caduta nel fosso (Matteo 15, 14; Luca 6, 39).
Critici come Grossmann hanno visto nel dipinto «la terribile verità dei poveracci».