1° gennaio 1862 – Esercizio di contabilità funebre (2)

ovvero quanto pesano i morti

E’ l‘alba del 2 gennaio 2010, (o se preferite del 2 gennaio 1860), da Castellammare, non si esce e non si entrà, eppure qualcuno è riuscito ad avvertire il vicequestore di Alcamo (il sottoprefetto) e questi ha mandato le volanti (militi a cavallo) con una ventina di uomini, ma noi, i rivoltosi, i tumultuanti avevamo preso le nostre contromisure, e senza tanti complimenti abbiamo fatto secco il capitano, un tale Antonino Varvaro, e forse altri due dei suoi, che si erano spinti troppo oltre, i superstiti dovettero tornarsene indietro ad Alcamo.

Ciò che accade dopo nel corso della giornata del 2 gennaio a Castellammare del Golfo non è affatto chiaro.
Scriverà qualche giorno dopo il Supplemento al “Giornale Officiale di Sicilia” del 5 Gennaio 1862:

I tumultuanti, immaginando allora che dietro il Varvaro vi fosse altra forza corsero ad affrontarla, profittando degli aspri monti che dominano la strada per cui quella forza sarebbe proceduta. Questa era composta di 27 soldati di linea comandati da un sotto-tenente, di 6 Carabinieri ed altri militi insufficiente nucleo a fronte del numero che si trovarono incontro. Sostennero bravamente il fuoco per ben tre ore. A rinfrancarli era mosso da Alcamo il Capitano Comandante col resto della sua compagnia: questi credette fermarsi e diresse un messaggio al sotto-Prefetto in Alcamo, aspettando nuovi ordini; il sotto-Prefetto stimò bene richiamarlo a tutela di quella sede principale [Alcamo n.d.r.] del circondario, ove non lasciò di disporre perlustrazioni dei Carabinieri che battessero le vicinanze, e pattuglie all’interno della città, mettendosi egli stesso a capo di parecchi civile ed animosi giovani. Il Prefetto di Trapani, dalla sua parte, avuta appena notizia dei fatti, dirigevasi al Maggiore Comandante di un battaglione di truppa il quale, per cambio di presidio da Trapani trovavasi in marcia per la via di Palermo; e lo esortava, attesa la novità del caso, a muovere invece per Castellammare. Faceva inoltre partire per la volta medesima la pirocannoniera ‘Ardita’. Spediva tutta la forza di Militi a Cavallo che fosse nel momento disponibile, come pure faceva trasferire sul luogo il Delegato di Marina signor Antonino La Barbera. La Luogo tenenza Generale del Re in Palermo ebbe il primo avviso degli scoppiati tumulti alle ore 5 p.m. del giorno 2 per dispaccio di Alcamo partito da quello alle ore 4. E fu immediatamente disposto e co’ mezzi più celeri che il battaglione di linea il quale reduce da Trapani era in Calatafimi, marciasse su Alcamo e Castellammare; che il vapore ‘Monzambano’ salpasse da Palermo per Castellammare con truppa e con a bordo il Maggiore Generale Quintini a cui si diede il comando di tutte le forze. Si sussidiarono i comuni vicini; si organizzò un servizio di staffetta; si mandarono militi a cavallo fu insomma provvisto come le emergenze portavano.

Uno scontro a fuoco di tre ore quindi, ma quanti morti ?

Anche il libro dei defunti della Chiesa Madre non è di particolare aiuto essendo per questa giornata, scarsamente leggibile, forse impreciso, e con aggiunte.

Infatti, se il sesto, tra i morti del nuovo anno (dopo i cinque annotati il giorno prima) è senza alcun dubbio il Varvaro Antonino, il settimo posto è attribuito due volte. La scrittura essendo assai poco leggibile tuttavia ci consente di stabilire con assoluta certezza l’appartenenza del secondo ai “militibus regiae” mentre il primo anche solo per ragioni di età (74 anni), ed in mancanza della causa della morte e della qualifica, si è del parere di non attribuirlo ne all’una ne all’altra parte.

Nel mezzo tra i due nomi si fa riferimento inoltre ad un Mazzetti (probabilmente il capitano di stato maggiore Luigi Mazzetti), il quale però viene dato per morto il 2 gennaio quando ancora a Castellammare non è arrivato, ma vi giungerà solo l’indomani a bordo del “Mozambano” per perderci la vita.

Pertanto da buoni ragionieri della morte, per come abbiamo scelto di essere, nel redigere questa piccola serie di post, riteniamo possa essere ragionevolmente e prudentemente attribuibile il numero di due morti tra le fila delle forze dell’ordineab aggressoribus interfecti“.

Infine sempre relativamente a questo giorno due gennaio il libro riporta con il progressivo otto la prima vittima tra i tumultuanti, una donna, la prima di questa parte ma non l’unica, tale Crociata Marianna che, dice il libro, “interfecta fuit a militibus regii“, la medesima formula che sarà usata per le vittime della parte dei rivoltosi del giorno successivo, il 3 gennaio, sia che fossero fucilate, sia che fossero colpite in combattimento e/o raggiunte dal fuoco fortuitamente.

Quando e con che modalità perde la vita Crociata Marianna (di anni 30) di Antonio ed Antonia Messina, moglie di Giuseppe Provenzano non è dato saperlo.

Quello, “interfecta fuit militibus regii” è da intendere che fu colpita fortuitamente dal fuoco dei militi regii, che fu colpita in combattimento, o come altri, in assenza di ogni e qualsiasi documentazione, hanno affermato, fu fucilata ?

Anche questo non è dato saperlo.

A tutto queste domande, ad oggi non è formulabile alcuna risposta documentata e documentabile e qui si sfida chiunque ad esibire attendibili documenti d’epoca, non testi che nella migliore delle ipotesi riportano congetture e parallelismi più o meno viziati da pregiudizio di parte e/o ideologico.

D’altra parte si tenga presente che i cinquantasei volumi del processo, celebratosi in seguito alla conclusione della rivolta, davanti alla Corte d’Assise di Trapani, andarono perduti durante i bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale, e solo poche carte relative alle sentenze, sono rimaste ed ancora si conservano.

Perchè si intenda la linea di rigore storico seguita in questo breve excursus, si pensi che, in assenza di ulteriori riscontri, e per la parzialità della fonte (il Calandra de “L’avvocato e il parricida”), non si sono inseriti tra i morti, il brigadiere Mariano Bochini, che comandava la locale stazione dei carabinieri, ed il milite a cavallo Giuseppe Lazzara.

Non si è dato credito peraltro a Buccellato Galatioto Diego che relativamente allo scontro del mattino, in cui viene ucciso Varvaro parla della morte di “Varvaro, un milite e tre soldati”.

La giornata del 2 gennaio si chiude quindi con un bilancio, al minimo di due caduti dalla parte delle forze dell’ordine, (ma come si è detto potrebbero essere stati anche cinque o più) che sommati alle cinque vittime del giorno precedente fanno un parziale per le prime due giornate di almeno sette morti dalla parte della legge e della legalità, e di una vittima, forse attribuibile alla parte dei rivoltosi, ma certamente morta a causa del fuoco delle forze dell’ordine, per come diremmo oggi.

(continua)

Gli avvenimenti ed il conto dei morti del 1° gennaio stanno qui

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1° gennaio 1862 – Esercizio di contabilità funebre (1)

ovvero quanto pesano i morti

E si, bisogna pur partire o (ri)partire da qualche parte a proposito della storia patria di questa città e per non essere seriosi bisogna pur inventarsi un qualche schema più o meno semplificativo, più o meno traumatico.

Ecco immaginate che a Castellammare del Golfo non sia accaduto tutto quel 1° gennaio 1862, ma piuttosto che i fatti e le relative uccisioni si siano verificati l’anno scorso ovvero il 1° gennaio 2010.
In fondo la distanza in termini temporali dal cambio di regime (dai Borbone delle Due Sicilie ai Savoia dell’Unità d’Italia nel primo caso, e dal commissariamento all’esercizio delle prerogative democratiche che hanno portato all’elezione del sindaco, nel secondo) è assai simile.
Per il primo caso basterà prendere come riferimento temporale la battaglia di Calatafimi avvenuta il 15 maggio 1860 e per il secondo le votazioni per l’elezione del sindaco ed il rinnovo del consiglio comunale del giugno 2008.

Ecco immaginate allora che sia il Capodanno di un anno fa, quello del 2010, e insoddisfatti, (per mille ragioni che qui per brevità non si andrà ad approfondire, ma che dovrebbero essere quelle che si possono cumulare in un anno e mezzo), dei risultati conseguiti nel breve periodo di attività dell’amministrazione comunale, intorno alle due del pomeriggio vi trovate ad essere parte di una folla di quattrocento, (presto diventati ottocento), persone che assedia ed assalta l’abitazione, nel corso principale, di uno degli assessori (nella realtà si chiamava Bartolomeo Asaro ed era il commissario di leva) e che nella medesima abitazione vi si trovi pure in quel momento un altro assessore (Francesco Borruso, capo della Guardia Nazionale), ma lì nell’abitazione si trova anche la figlia Francesca (qualcuno dirà poi che fosse incinta) ed il genero del Francesco Borruso, Girolamo Asaro.

Che si fà, si lasciano vivi ? Ma nemmeno per sogno !

Non si infierisce sui cadaveri ? Ma non scherziamo si da fuoco all’abitazione e si bruciano i cadaveri.

Quindi usciamo e diamo la caccia agli altri “assessori” saccheggiando le loro case, visto che nel frattempo sono per la maggior parte fuggiti verso le campagne e quindi riusciamo solo a far la festa ad un nipote del sacerdote ed “assessore” Ignazio Galante.

A questo punto che si fà ? Ma si va a dar fuoco al Municipio, all’ufficio dei tributi (Uffici della dogana) e alla pretura (Regia giudicatura).

Nel frattempo si è fatta sera, siamo a gennaio, e bisogna darsi una calmata, ma chi la ferma questa folla ?

Ci vuole una persona autorevole, una persona ‘ntisa, un uomo di rispetto, uno che abbia autorità indipendentemente dal regime, ecco lui, don Pietro Lombardo, quello imparentato con i Ferro di Alcamo, esponenti della mafia locale.

Ed infine per celebrare il ritorno alla pace cittadina, ma si, rechiamoci in questo 1° gennaio 2010 in Chiesa Madre tutti insieme, noi e loro ad intonare l’inno delle grazie di Dio, il “Te Deum”, per tornare infine a casa alle nostre famiglie, ai nostri figli, con l’animo in pace.

Il bilancio dei morti del primo giorno di scontri “die prima ianuarii 1862 tempore belli“, “ab aggressoribus interfecti et incendio projecti“, sta nel registro dei defunti della Chiesa Madre:

1) Bartolomeo Asaro di anni 49
2) Girolamo Asaro di anni 24
3) Francesco Saverio Borruso di anni 64
4) Francesca Borruso di anni 26
5) Antonino Galante di anni 25

Cinque assassinati tutti per mano nostra.
Dalla nostra parte le perdite stanno a zero, ma domani, cosa accadrà domani ?

(continua)

“Oltre l’ecologia del pensiero” di Federico Ligotti

Ma guarda tu, questi Ligotti !

A pochi mesi dall’uscita di “Dovevamo saperlo che l’amore” (Lupo Editore) di Nelson Martinico (alias Giuseppe Elio Ligotti, il padre), un testo che ha tanto a che fare con Castellammare, e che potete comprare online, ma anche presso la libreria Pipitone di Viale Europa 68 ad Alcamo, è ora fresco di stampa quello che è già il secondo libro (il primo è stato “Parola di dio”) del figlio, Federico Ligotti, dal titolo “Oltre l’ecologia del pensiero“, “Verso una controproposta letteraria, sociale e antropologica all’oscurantismo culturale di massa” (ed. Pensa Multimedia, collana Humanities, euro 28).
E pensate che l’opera verrà anche adottata nei corsi di Letteratura Italiana e Teoria della Letteratura presso l’Università di Roma La Sapienza per l’anno accademico 2011/2012 !

Un’opera, quella di Federico Ligotti,  che ha l’ambizione di presentarsi come un compendio onnicomprensivo riguardo alle tematiche dell’ecologia letteraria (ecocriticism, nel gergo anglosassone) e non solo; il titolo è di per sé già una vox loquens: andare “oltre” l’ecologia del pensiero significa riesaminare e mettere in discussione le nostre idee di mondo, di letteratura e di ambiente.
L’autore svolge tale compito suddividendo à la manière postmoderna l’opera per “temi ideali”, più che per capitoli.

Viene dunque aperta la strada a tutte le applicazioni culturali in seno a un nuovo paradigma ecologico (dall’esegesi dell’ecocriticism e dell’ecolinguistica all’euristica dell’ecopsicologia e dell’ecoteologia, passando per gli universi tuttora poco esplorati dell’ecologia sociale, dell’ecofemminismo e dell’ecoeditoria), nella speranza che le porte della ricerca accademica italiana si dischiudano anche per gli studiosi di ecologia letteraria.
A maggior ragione perché la letteratura dovrebbe e potrebbe essere in realtà il gancio da traino per un’ecologia della comunicazione tesa a fare aria nell’intasamento culturale e postideologico nel quale e dal quale ci ritroviamo tutti infangati.

*** Ps. Dovevamo saperlo che l’amore” io l’ho letto ed ora sò cosa c’è dopo quel verso … ma non ve lo rivelo, piuttosto se siete curiosi comprate il libro !

SUMMER JAZZ FESTIVAL & WORKSHOPS di Castellammare del Golfo: una selezione di foto

A conclusione dell’ottimo SUMMER JAZZ FESTIVAL & WORKSHOPS di Castellammare del Golfo pubblico qui una selezione di fotografie realizzate nelle cinque serate del festival.

Altre foto le trovate qui

Si chiude con AMBROSE AKINMUSIRE il SUMMER JAZZ FESTIVAL & WORKSHOPS di Castellammare del Golfo

Sono tre i concerti in programma nella serata conclusiva di sabato 16 luglio del SUMMER JAZZ FESTIVAL & WORKSHOPS di Castellammare del Golfo. L’inizio è previsto per le ore 21,00 sempre in Piazza Castello.
Primo ad esibirsi sarà l’ENSAMBLE VOCALE diretto da Bob Stoloff.
Seguirà alle 22,00 l’esibizione del LABORATORIO ORCHESTRALE per la direzione di Andy Sheppard.
Chiuderà degnamente, questa prima edizione del Festival intorno alle ore 23,00, l’AMBROSE AKINMUSIRE QUINTET composto da AMBROSE AKINMUSIRE alla tromba, Walter Smith III al sax tenore, Sam Harrys al piano, Harish Raghavan al basso e Justin Brown alla batteria.

scheda:

AMBROSE AKINMUSIRE

Ambrose Akinmusire è uno dei trombettisti più brillanti segnalatisi negli anni recenti ai livelli più alti della scena jazz USA. Nel 2007 è risultato vincitore di due tra i concorsi musicali più prestigiosi del mondo, conseguendo il primo posto sia al Thelonious Monk Award, premio assegnatogli da una giuria comprendente Terence Blanchard, Hugh Masekela, Clark Terry e Roy Hargrove, sia alla Carmine Caruso International Jazz Trumpet Solo Competition, a primo coronamento di una lunga fase formativa della sua personalità musicale, caratterizzata peraltro da profondità e precocità abbastanza inusuali: prima ancora di compiere diciotto anni si era già esibito con Joe Henderson, Joshua Redman, Billy Higgins e Steve Coleman, con il quale ha debuttato discograficamente nel 2001 prendendo parte all’incisione di “Resistance Is Futile”. Negli anni seguenti ha accumulato una notevole serie di collaborazioni con una lunga lista di musicisti operanti in un ampio spettro di stili e tendenze: Vijay Iyer, Jason Moran, Logan Richardson, Charlie Persip, Mingus Big Band, il San Francisco Jazz Collective, Bob Hurst, Terri Lynne Carrington e Ron Carter, per non citarne che alcuni. Ambrose Akinmusire è un musicista dalla profonda conoscenza dei linguaggi improvvisativi e dalla grande ecletticità di influenze e approcci, il cui jazz è stato definito da Ben Ratliff del NY Times “agile, diretto, venato di mistero e pulsioni pop, capace di andare la maggior parte delle tendenze correnti nella scrittura come nell’improvvisazione, che appare destinato a grandi riconoscimenti”. Akinmusire ha di recente firmato un contratto con la Blue Note iniziando a incidere con il proprio quintetto, comprendente il sassofonista Walter Smith III, che ha collaborato tra gli altri con Terence Blanchard, Roy Haynes e Christian McBride, il pianista Sam Harris, già al fianco tra gli altri di Logan Richardson e Linda Oh, il contrabbassista Harish Raghavan, che ha collaborato tra gli altri con Eric Harland, Mark Turner e Aaron Parks, e il batterista Justin Brown che ha collaborato tra gli altri con Vijay Iyer, Peter Apfelbaum e Rudresh Mahanthappa.

SUMMER JAZZ FESTIVAL & WORKSHOPS oggi 15 luglio tre concerti

Sono tre i concerti in programma oggi, venerdì 15 luglio, per il SUMMER JAZZ FESTIVAL & WORKSHOPS di Castellammare del Golfo e per tale ragione l’inizio della serata è anticipato alle 19,15.

Primo gruppo ad esibirsi sarà il PAOLO SORGE – ANDY SHEPPARD QUARTET un quartetto composto da PAOLO SORGE alla chitarra, ANDY SHEPPARD al sax, DIEGO TARANTINO al contrabbasso e FRANCESCO CUSA alla batteria.
Seguirà alle 21,30 un TRIBUTE to MESHELL NDEGEOCELLO con SAMUELE DAVI’ alla tromba, TOTI DI MAIO alla chitarra, e MADDALENA MARTORANA e ELEONORA TOMASINO alla voce.
Chiuderanno i FLY un collettivo che vede riuniti tre fra i più creativi e avanzati jazzisti della scena jazzistica attuale, il sassofonista MARK TURNER, il bassista LARRY GRENADIER e il batterista JEFF BALLAR.

 

schede:

PAOLO SORGE – ANDY SHEPPARD QUARTET

Paolo Sorge è un chitarrista e compositore già da tempo presente sulla scena del jazz contemporaneo nazionale ed europeo. Da circa vent’anni conduce una ricerca trasversale nell’ambito delle musiche d’improvvisazione, coltivando contemporaneamente l’interesse per i linguaggi musicali più diversi, e dedicandosi alla composizione intesa come sperimentazione di vari equilibri possibili tra scrittura e improvvisazione. Nel 2003 ha inaugurato la propria discografia personale con il cd Paolo Sorge TRINKLE TRIO (pubblicato da AUAND), una rilettura quasi cubista in chiave improvvisativa della musica di Thelonious Monk, insieme a Michel Godard (tuba) e Francesco Cusa (batteria), attirando l’attenzione e i consensi della critica specializzata. Con Francesco Cusa ha fondato nel 2004 il movimento artistico ed etichetta discografica Improvvisatore Involontario, con base a Catania. Dagli esordi in Sicilia, passando per una parentesi romana lunga dodici anni, fino al recente ritorno nella propria terra d’origine, Paolo Sorge ha suonato e collaborato con moltissimi musicisti di varia estrazione, tra cui ricordiamo Stefano Maltese, Gianni Gebbia, Michel Godard, Francesco Cusa (Trinkle Trio, Skrunch e altri progetti), Guido Mazzon, Butch Morris (Bologna, Angelica Festival 2006), Ab Baars e Ig Henneman, Keith Tippett, Don Byron, Elliott Sharp. Negli ultimi dieci anni affianca all’attività concertistica e discografica un’intensa attività didattico-divulgativa nell’ambito del jazz e dell’improvvisazione, collaborando con importanti istituzioni pubbliche e private. Da cinque anni occupa la cattedra di Jazz presso il Conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria. Conosciuto da oltre 25 anni come compositore e performer di successo, Andy Sheppard è uno dei pochissimi musicisti Britannici ad avere avuto un impatto significativo sulla scena Jazzistica internazionale, suonando e componendo sia per solisti che per big band che per orchestra da camera. Sheppard ha composto più di 350 opere che comprendono un senso caratteristico e forte del liricismo insieme a un uso personale dei ritmi Asiatici, Africani e Sudamericani. Gli anni più recenti hanno anche visto un crescente interesse per le nuove tecnologie musicali e per i groove da club e il suo lavoro in questa area fa notare un mix ti sottofondi musicali elettronici, frammenti di parole e suoni campionati urbani. Andy Sheppard è stato invitato a comporre per formazioni grandi e piccole di area jazz e classica contemporanea. Le composizioni della sua big band includono lavori con la rinomata UMO Orchestra ( Finlandia); la Bergen Big Band (Norvegia) -inizialmente per una collaborazione tra i Festival di Cheltenham e Vossa – e Voice of the North (Regno Unito). Ha scritto musica per una collaborazione con il sassofonista classico John Harle, e composto View from the pyramids, un concerto per sassofono e piano per la Bournermouth Sinfonietta, premiata al festival di Salisburgo, con Joanna McGregor come pianista solista. Ha composto e registrato con alcuni dei più prolifici artisti del Jazz contemporaneo – Carla Bley, George Russell e Gil Evans.

TRIBUTE to MESHELL NDEGEOCELLO

Meshell Ndegeocello, il cui vero nome è Michelle Lynn Johnson,(Berlino, 29 agosto 68) è una cantante, cantautrice, rapper, bassista, multi-strumentista americana. La sua musica è una miscela di funk, soul, hip hop, reggae, R&B, jazz, rock. Ha ricevuto 10 nominations ai Grammy Awards , avendo contribuito in maniera determinante alla diffusione di quel movimento che il noto produttore della Motown Records Kedar Massenburg definisce alla fine degli anni 90 Neosoul. Il tributo rilegge alcuni brani significativi del suo raffinato stile funk di fusione con altri idiomi, tratti soprattutto da Plantation Lullabies e Peace Beyond Passion, i primi due lavori dell’artista rispettivamente del 93 e del 96 e che hanno reso Meshell un artista di fama mondiale, per l’etichetta Maverick. La band riunita dal batterista Giuseppe Urso vede al basso Dario Deidda, uno dei piu’ grandi specialisti contemporanei di questo strumento e noto per la sua grande versatilità, in grado di servire sempre la musica oltre il virtuosismo tecnico di cui è notoriamente dotato. La songlist prevede l’esecuzione di The way, Mary Magdalene, Free My Heart, Bittersweet, Soul On Ice, Dread Loc, Step Into The Projects ed altri ancora per una serata piena di “groove”. Completano la band, accanto al percussionista Guna, alcuni dei più autorevoli musicisti siciliani di nuova generazione come il chitarrista Toti Di Maio, il trombettista Samuele Davi’, le cantanti Anita Vitale e Maddalena Martorana, il pianista Roberto Brusca.

FLY

Il gruppo Fly è un collettivo che vede riuniti tre fra i più creativi e avanzati jazzisti della scena jazzistica attuale, il sassofonista Mark Turner, il bassista Larry Grenadier e il batterista Jeff Ballard, in una sintesi riuscita e pienamente compiuta tra totale conoscenza del linguaggi improvvisativi, tecnica sopraffina, interazione perfetta tra le rispettive intenzioni musicali di ogni musicista e l’esito espressivo del gruppo nella sua interezza, che risulta caratterizzato da intensità, carisma e rigore inusuali. “Fly sta progressivamente mettendo insieme svariati elementi musicali, tradizioni, storie e misteri,” afferma Turner. “La molteplicità viene presentata in una maniera priva di pretenziosità. In altre parole stiamo lavorando verso il dire qualcosa senza dirlo apertamente, cercando di esprimere la complessità attraverso la semplicità. Parlando su un piano musicale, creiamo dei brani che possono essere ascoltati a vari livelli e da svariati punti di osservazione”. Le origini di Fly risalgono agli anni dell’adolescenza di Grenadier e Ballard nella California settentrionale. I due musicisti apprendevano insieme la musica e suonavano insieme prima di trasferirsi entrambi a San Francisco e successivamente a New York. Lì incontrarono Turner e iniziò una stretta frequentazione. Ma fu solo dopo diversi anni che i tre decisero di formare una band. L’occasione fu un progetto discografico di Chick Corea intitolato “Originations”, un disco collettivo in cui i membri del suo gruppo “Origins” contribuivano con le proprie composizioni. Sin dal suo disco d’esordio nel 1995 come leader, “Yam Yam” per la Criss Cross, e i quattro bei lavori ad esso seguiti per la Warner Bros. (tra cui “On this World”, “Ballad Session” e “Dharma Days”), Mark Turner ha dato prova di essere una voce fresca e vigorosa della scena jazzistica mondiale, collaborando inoltre frequentemente col chitarrista Kurt Rosenwinkel e divenendo in questi anni una delle figure più significative e rigorose dell’evoluzione del linguaggio improvvisativo del sax tenore. Sia Grenadier che Ballard sono da anni ai rispettivi strumenti due tra i personaggi più apprezzati, prestigiosi e popolari della scena jazz mondiale, protagonisti entrambi di numerose collaborazioni di rilievo, il primo con Pat Metheny, Joshua Redman e Brad Mehldau, e il secondo con Chick Corea, Danilo Perez, Brad Mehldau e Joshua Redman, e insieme costituiscono una delle sezioni ritmiche più creative ed elettrizzanti. Il gruppo ha pubblicato nel 2008 con la ECM il suo secondo cd, “Sky & Country”. A dieci anni dai suoi esordi Fly è uno dei progetti musicali più intensamente creativi e rigorosi della scena jazzistica mondiale, capace di dare vita a esiti di valore assoluto continuando a distinguersi per integrità e profondità dalla classe cristallina.

Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno (15)

Udienza del 13 luglio 2011 del processo per l’uccisione del sociologo e giornalista Mauro Rostagno avvenuta nel piccolo borgo di Lenzi, in territorio di Valderice la sera del 26 settembre 1988 ed in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Trapani.

Alla sbarra il boss mafioso Vincenzo Virga e Vito Mazzara, per l’accusa, rispettivamente, mandante e killer dell’omicidio che sarebbe stato deciso per punire Rostagno per la sua attività giornalistica condotta attraverso l’emittente Rtc ‘Radio Tele Cine’.

Durante l’udienza vengono esaminati i testi: Nino Marino e Aldo Ricci.

In apertura di udienza vengono acquisiti i verbali di dichiarazioni rese durante l’istruttoria dall’editore di Rtc, Giuseppe Bulgarella, perché deceduto.

Primo teste è l’avv. Nino Marino il quale negli anni 80 svolgeva attività forense ed era dirigente del Pci, all’epoca del delitto era segretario provinciale del PCI, dirigente regionale ed era nella commissione antimafia presieduta dall’on. Violante all’interno della direzione nazionale del partito.

Mauro Rostagno, lo conobbe intorno alla mettà dell’86’, dice Marino, era un giornalista puntuale, accreditato e ascoltato, la frequenza con lui fu molto intensa e col tempo si stabilì un rapporto di interlocuzione che andò al di là del semplice dato politico. Dopo la morte di Mauro Rostagno tutti sono diventati suoi amici.

Quel 1988 fu un anno particolarmente intenso, terribile, perchè scandito da una serie di arresti di assessori e consiglieri comunali per tangenti, la scoperta della loggia Scontrino, ci colpì che questa cosa nascesse a Trapani, quasi in coincidenza, e si pensava anche da parte di Rostagno, in sostituzione di Castiglion Fibocchi (P2), erano gli anni in cui scende in Sicilia la struttura segreta Scorpio di Gladio, a Trapani c’erano 5 centri, è l’anno in cui si celebra il processo per l’omicidio di Vito Lipari.
Un anno in cui molto fattori si addensavano e che davano il segno di un cambiamento nei rapporti tra affari e malaffari, mafia e politica, e per questo il contatto con Rostagno era quasi quotidiano.

Rostagno stava facendo e stava preparando inchieste giornalistiche su questi temi. Fu pubblico il suo interesse nel seguire il processo per l’omicidio di Vito Lipari. Rostagno concordò e approfondì un nostro giudizio che l’omicidio Lipari (1980) segnava una rottura.
Vito Lipari era uomo dei cugini Salvo era il numero uno dell’espressione politica dell’influenza politica dei Salvpo, non si uccideva Vito Lipari se non per dare un colpo ai Salvo, poco tempo prima (1975) c’era stato il sequestro Corleo.

Rostagno iscrisse il delitto Lipari in questo quadro e ragionò che se questo fu deciso con il coinvolgimento di Santaparola, se questo era avvenuto ed avvenne a Trapani quello che si profilava come un nuovo potere all’interno della mafia a Trapani doveva essere molto forte.
Allora si pensava che capo mafia a Trapani era Minore, ed invece a quell’epoca capo mafia era già l’attuale imputato Vincenzo Virga, un passaggio che doveva restare segreto. Rostagno per questo ricevette minacce seguendo questa linea di intepretazione.

Rostagno esordisce sulla Iside 2 della quale subito si intuisce la pericolosità e la rilevanza, per i nomi che c’erano dentro Iside 2, nomi di mafiosi riconosciuti, credo anche ufficialmente tra i quali Mariano Asaro, Natale Lala, Agate, ed altri cle aleggiavano, tra i quali il commercialista Mandalari.
Rostagno esordisce su questa vicenda con un editoriale incredibile, per chi non lo conosceva, un editoriale di apparente sottovalutazione, nel quale si dicevano cose come: “si tratta di una manovra di Sergio Mattarella per colpire”, ecc., “io capii subito che era un depistaggio”, non poteva corrispondere al pensiero di Rostagno le banalità che disse in televisione, gli chiesi cosa c’era dietro, mi rispose debbo depistare, debbo fare finta che è una cosa stupida, voglio indagare ancora, non voglio essere scoperto per potere ricevere così notizie.
Qualche giorno dopo venne convocato dai carabinieri, i quali gli chiesero notizie dell’editoriale. Rostagno me ne parlò. Ricordo che mi diede questa immagine della biglia che viene sballottata nel flipper per via di quell’editoriale.
Io gli procurai un formale incontro con il giudice istruttore Nunzio Trovato, debbo dire leggendo quel verbale che Rostagno ricevette massima comprensione dal giudice.

Lui racconta al dott. Trovato che andò a fare una visita alla sede del circolo Scontrino per rendersi conto della Loggia, e lì in qualche modo, non so fino a che punto fu prudente, racconta al giudice che egli ebbe notizia della venuta qui in provincia di Trapani a Mazara la prima e Campobello la seconda di Licio Gelli ospite di Mariano Agate. Opinione di Rostagno era che Gelli venne per decidere qualche cosa, tornò per verificare.
I magistrati gli chiesero come lui lo aveva saputo, Rostagno rispose di non ricordarselo.
La convocazione dei carabinieri era sembrata anomala a Rostagno e una forma di intervento sul suo lavoro.

Io ricordo una preoccupazione visibile da parte di Mauro Rostagno, quando fu ucciso e trovato morto sulla piazza di Paceco un ragazzino, e fu arrestato un tale pacecoto. Il fatto destò allora impressione e Rostagno ne fece un pezzo di costume e una serie di servizi additando questo Barbera come autore dell’omicidio, se non chè questi fu scarcerato perché riconosciuto estraneo.
E Rostagno cominciò a ricevere una serie di lettere anonime e che lui attribuiva a questo presunto autore del delitto, per questa vicenda lo vidi colpito e preoccupato.

Poi lo vidi umiliato, da lontano, lui era già a Trento, per la vicenda Calabresi.

Con Cardella vi sono rapporti di conoscenza giovanile, continuati poi anche in età adulta. Difensore in processo che lo ha riguardato (truffa Saman) poi da allora non l’ho più visto.
La preminenza di Cardella su Rostagno era evidente, assieme li ho visti poche volte.
Cardella faceva delle feste di compleanno nella sua casa, io non andai mai, mi chiese perché non andavo, non sapevo cosa potesse significare questa comunità, il sospetto mio era quello che lui potesse essere in rapporti con servizi segreti anche stranieri.

All’inizio a Lenzi era una comunità di arancioni, era una cosa strana, c’erano sensazioni in giro per quegli anni che la Sicilia stesse diventando terra di ”attenzioni” internazionali.

Con Rostagno non parlai mai di Cardella, alcune vicende le appresi dopo da Carla Rostagno.

L’esame dell’avv. Marino prosegue a proposito del faldone di documenti, appena dallo stesso riconsegnati, all’avvocato di parte civile di Chicca Roveri.
Chicca me la diede il giorno di Natale del 1988, io la visionai, la conservai con cura, appunti manoscritti di Rostagno, ritagli di giornali, quotidiani, settimanali, sottolineature che rigurdavano i famosi cavalieri di Catania, i Salvo, qualche cosa credo che rigurdi l’on. Giunnella, in genere sulle vicende della mafia, oltre a questo c’era la fotocopia di una lettera che mi colpì, fotocopia di una lettera inviata presuntivamente da Rirì Gerbino, giramondo di Calatafimi, e negli anni ottanta ritornato anche lui in Sicilia, questa lettera ha una cosa strana che tiene timbro di entrata del 26 settembre 1988 (giorno dell’omicidio) ed era già aperta.
Il materiale sembra fosse stato raccolto dallo stesso Rostagno. La Roveri era commossa ma anche preoccupata in quel Natale del 1988. Chicca per il suo impegno nella ricerca della verità, era un possibile obiettivo di intimidazioni ed era preoccupata per la figlia.

Relativamente all’indagine sul delitto Calabresi Rostagno ne attribuiva l’origine ad una manovra dell’arma dei carabinieri nei confronti di Lotta Continua: “non ci hanno sciolti quando eravamo organizzati e ci vogliono sciogliere ora a distanza di 10 anni”
Non so se conosceva particolari specifici, non me ne disse.
Che la riteneva una manovra di destabilizzazione per operare una ricostruzione diversa della storia d’Italia degli anni 70′ questo lo percepii.

Le trasmissioni di Rostagno su Rtc erano seguite e molto popolari nella società trapanese.

Anche con Giuseppe Burgarella una antica frequentazione giovanile da parte di Nino Marino.
Burgarella era l’editore di Rtc, ma non sottovaluta la funzione che ebbe Caterina Ingrasciotta la moglie, era lei l’editrice di Rtc materialmente.
Puccio esercitava un peso e con la moglie aveva una buona interlocuzione, con Rostagno Bulgarella non aveva un ruolo censorio.
Secondo Marino, Bulgarella commise un errore di sottovalutazione, aveva ottimi rapporti con Claudio Martelli e con Ludovico Corrao e tramite Caterina Ingrasciotta pure con Giovanni Falcone, Bulgarella non aveva precisa contezza della mafia e della mafiosità.

Nel 90′ in Consiglio comunale vengono eletti al consiglio comunale di Trapani soggetti particolari tra i quali, Franco Orlando, arrestato, in Consiglio provinciale il consuocero di Messina Denaro, nelle liste del Psi a Castelvetrano viene eletto e nominato assessore uno dei generi di Messina Denaro.

Cambia la morfologia dei gruppi politici e dei gruppi criminali.

Continue erano le denuncie di Rostagno usando la cultura e l’arma del giornalismo sulle cose che non andavano nella città e sul perchè su queste cose c’era l’interesse della mafia, per esempio, l’invasione della monnezza della città.
Lui ebbe rapporti con altri due uomini politici di limpida cristallinità e di schieramenti diversi, con Michele Rallo e con un socialista Vincenzo Genna, più volte sindaco di Marsala, che fu il tramite che mise in contatto Rostagno con Paolo Borsellino.
Rostagno delle cose di mafia trapanese ne parlava con una certa cognizione essendo stato in precedenza in Sicilia, e a Palermo, da dirigente di Lotta Continua.

Secondo l’avv. Marino era forte l’interesse di Rostagno per Marsala, accenna allo scandalo che restò non chiarito del cosidetto Ente Teatro del Mediterraneo, Marino accenna ad un incontro tra Rostagno e Borsellino, fu sicuramente poco prima dell’estate del 1988 promosso da Vincenzo Genna, non conosco però i contenuti dell’incontro.
La provincia di Trapani era esposta e sospettata di essere luogo di sbarchi con una forte presenza navale in grado di camuffare determinati movimenti di armi e droga. In particolare Marino mostrò a Rostagno un articolo di Federico Rampini pubblicato su Rinascita, nel quale si ricostruiva l’intreccio tra servizi e traffici di armi e droga ed il coinvolgimento della mafia.
Rostagno all’epoca associava punti di contatto poi risultati provati tra Iside 2, Mazara del Vallo, traffico d’armi, porto.

Alla Provincia Regionale di Trapani Rostagno, aveva buoni rapporti con due presidenti democristiani: Gioacchino Aldo Ruggeri e Mario Barbara.
Relativamente alla provincia in quanto ente, Rostagno si occupò di una indagine di mafia su Mariano Agate che coinvolse un consigliere provinciale del Pri di Mazara, Girolamo Pipitone (poi prosciolto) il quale si dimise per intervento del presidente Ruggeri.

Cardella e il senatore Pizzo non si potevano vedere. Cardella era nel cerchio ristretto degli amici di Bettino Craxi.

Fin qui le risposte di Marino ai Pm e alle parti civili.

Tocca ora alla difesa.

L’avvocato Vezzadini chiede delle minacce che Rostagno avrebbe ricevuto da tale Barbera di Paceco intorno alla primavera 88′.
Probabilmente mi accennò anche a qualche telefonata di minaccia
La domanda successiva riguarda il faldone di documenti consegnati oggi alla Corte e che lui aveva avuto consegnati da Chicca Roveri per sapere se fosse stata consegnata copia anche ai carabinieri.

L’avvocato Ingrassia la prende molto alla lontana a partire dalla posizione di Rostagno intorno alle droghe, di Telescirocco e di Peppe Bologna, di missili a Comiso per continuare con la fonte delle visite di Licio Gelli a Trapani.
La pista di Gladio e dei servizi segreti deviati interessa il difensore di Virga, le domande poste portano a parlare di una presenza di Gladio a Santa Ninfa e di un possibile referente della struttura nell’allora comandante della stazione dei carabinieri Guazzelli, ucciso anni dopo ad Agrigento.
A Trapani in Via Virgilio, Pantelleria, Santa Ninfa ed altri due erano sedi di Scorpio struttura segreta interna alla struttura segreta Gladio.

Rispondendo all’avvocato Salvatore Galluffo, Nino Marino riferisce di avere appreso da Francesco Cardella che lo stesso Cardella viaggiando in aereo da Milano verso Trapani, la sera delll’omicidio Rostagno, l’onorevole Pellegrino, che viaggiava con lui, gli avrebbe detto che a suo parere quel delitto era cosa di servizi segreti.

E’ il turno del teste Aldo Ricci.

Aldo Ricci fiorentino pubblicista e scrittore liberal era amico di Francesco Cardella e Mauro Rostagno che aveva conosciuto già dal 1966 a Sociologia a Trento e che diresse Rtc per un mese dopo l’omicidio di Mauro Rostagno
Non ebbe conoscenza diretta di un litigio tra i due, ma lo apprese dopo l’omicidio e gli vennero fatte delle ipotesi assai diverse.

Ricci ha poi confermato nella sostanza se non nella forma il verbale del 1993.
Tra vuoti di memoria e difficoltà a mettere a posto le date infine Ricci ha dichiarato che: “Se continuano a rompermi i coglioni io dirò chi ha ammazzato Calabresi” (ucciso il 17 maggio 1972 a Milano), sarebbe una frase dettagli da Mauro Rostagno a Milano nel 1978, affermazione detta dieci anni prima della comunicazione giudiziaria, in un momento in cui Rostagno era, deriso per la gestione del locale Macondo, mi disse che se lo continuavano a deridere (dall’ambiente degli ex gruppuscoli dell’estrema sinistra) avrebbe raccontato quello che sapeva sul delitto Calabresi.
L’ostracismo in quel periodo nei confronti di Rostagno a Milano era palpabile.
Ricci ha riferito che Rostagno (vestito di arancione) venne a Firenze, forse nel 1977, in una intervista registrata su nastro e di cui dovrebbero esistere i nastri nel suo archivio e di cui alcuni stralci vennero pubblicati ne “I giovani non sono piante”, gli disse che non intendeva fare più politica, che aveva rotto ogni rapporto con gli ex compagni di Lotta Continua in particolare aveva rapporti tesi con Giorgio Pietrostefani.
In seguitò accettò l’offerta di Francesco Cardella rappresentante in Italia del movimento arancione e poi si recò a Puna.

Il giornalista Sergio Di Cori lo conobbe leggendo un pezzo di D’Avanzo su La Repubblica e ci trova nel pezzo l’agente Pampillonia che lo avrebbe portato dal Procuratore della Repubblica per fare dichiarazioni che sarebbero state secretate, una storia stranissima, a cui La Repubblica dopo pochi giorni si sottrasse.

Io lo avvicinai, per sapere i retroscena di cui lui avrebbe potuto essere a conoscenza, ma non si cavò un ragno dal buco.
Dopo di che il Di Cori si attaccò a lui e raccontò di essere un collaboratore dell’FBI, ma già al secondo incontro capii che era un mitomane pur se intelligente e spiritoso.
In seguito il Di Cori si mise con l’ex moglie di Aldo Ricci portandola sul lastrico.
La credibilità di Di Cori per Aldo Ricci è pari a zero.

Tra le persone vicine politicamente a Mauro Rostagno vi era sicuramente Marco Boato, non vi era Curcio con il quale vi era amicizia.

Rostagno non era un bacchettone come altri personaggi di Lotta Continua, come per esempio Marco Boato.
Rostagno aveva un modo di comportarsi e di vestirsi che non andava bene a quelli di Lotta Continua, mi pare che metteva un ombretto sugli occhi, portava braccialetti, andava vestito in modo vistoso.
Quelli di Lotta Continua non potevano essere dalla sua parte, perché i comportamenti erano diversi, Rostagno gli disse: “Per punizione Pietrostefani mi ha mandato in Sicilia, dove sono stato benissimo“.

Rostagno seguì la filosofia del santone indiano.

A proposito di Francesco Cardella, (un tipo geniale) con cui ci si vedeva in Via Plinio a Milano, nei quali aveva a disposizione due piani, una delle sue idee era di “vendere Dio attraverso pillole arancioni da distribuire in edicola in dispense settimanali“, in favore della Foundation del santone indiano, una sorta di multinazionale religiosa con sedi in diversi paesi.
Il responsabile e massima autorità morale e spirituale della Foundation in Italia era Cardella che veniva riconosciuto come tale anche da Rostagno.
Duro e sprezzante però il giudizio di Ricci su Francesco Cardella, definito gangster e pornografo in quanto aveva le rotative ad Opera, a Milano, in cui si stampava pornografia e aveva una spregiudicatezza assoluta.
Rostagno versava alla comunità il modesto stipendio che percepiva Rtc, a fronte di un Cardella che era un miliardiario con aereo, auto di lusso barche e traffici forse poco leciti, senza contare il Cammisa come guardia del corpo, un assaggiatore di droga della mafia.

Su Puccio Bulgarella, “una persona molto simpatica, con lui parlai del delitto Rostagno, io arrivai uno o due giorni dopo il funerale, non volli venire prima perché avrei incontrato Martelli, Boato, quelli di Lotta Continua, arrivai apposta due giorni dopo il funerale”, “Cardella mi portò a Rtc”, “dopo avere conosciuto Caterina Ingrasciotta che era la moglie e Bulgarella, andammo tutti in barca” e durante questa giornata Bulgarella mi disse che io mi dovevo togliere dalla testa che questo era un delitto mafioso, per delle caratteristiche balistiche, e la stranezza di una testimone che esce dalla macchina senza riportare una macchia, e che se fosse stata la mafia lui sarebbe venuto a saperlo, Bulgarella ripeteva questa cosa in modo categorico, ossessivo, per un mese mi disse questo.

Questo fino a quando all’arrivo di Martelli, loro (Burgarella, Cardella, la Roveri, Ricci viene escluso) si riuniscono a Lenzi, dopo un’ora viene fuori Bulgarella e mi dice che Martelli gli ha promesso un miliardo di pubblicità, abbiamo parlato del delitto, “non è stata la mafia con la ‘m’ maiuscola”, ma “una mafia, una mafietta, con la ‘m’ minuscola, qualche balordo“, io a quel punto me ne andai tre quattro giorni prima della scadenza del contratto.

La prossima udienza è fissata al 28 settembre, prima udienza dopo la sospensione estiva, in programma l’audizione dei testi: Rostagno Carla, l’Avvocato Lucio Ambrosino e Wilma De Federicis.

La precedente udienza del 13/07/2011 la trovate qui

grazie a Radio Radicale

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