A Brescia le due facce della stessa medaglia

un paese profondamente malato.

Avevo appena finito di leggere questo a proposito della morte a Brescia del bambino sinti affetto da una rara malattia per difendersi dalla quale aveva necessità della corrente elettrica che alimentasse le apparecchiature a cui er attaccato e a cui, per sgombrare lui e la sua famiglia, era stata staccata la corrente, quando l’occhio mi è andato a quest’altra notizia, l’arresto per tangenti sempre nella medesima zona, il bresciano, di due assessori della Lega Nord.

BRESCIA – Tommaso non ce l’ha fatta. Piccolo e malato, il bambino di 17 mesi, diventato suo malgrado il simbolo della lotta tra sinti e Comune di Brescia, è morto ieri pomeriggio agli Spedali Civili dove era ricoverato da due mesi.

Il 14 febbraio scorso, dopo il blitz della polizia locale e la sospensione della corrente alle roulotte del campo, Tommaso era stato ricoverato d’urgenza. Dimesso dopo due giorni, il piccolo si era poi di nuovo aggravato tanto da dover tornare in ospedale. Tommaso soffriva di una malattia genetica rarissima (solo 14 casi al mondo) che si chiama H-ABC: un sondino fissato a una narice e a una macchina per l’ossigeno gli permettevano di sopravvivere, con mamma Fenni ad accudirlo e papà Samuel sempre pronto a qualsiasi emergenza.

Come la notte di San Valentino, quando dopo gli scontri con la polizia, mancata l’elettricità, ha dovuto procurarsi con le buone o con le cattive un generatore portatile per tenere in vita il suo bambino. «È nato così – spiega lo zio, Giovanni Tonsi, allargando le braccia -. Per malattie come la sua non c’è guarigione. Certo, quel giorno che il Comune ha staccato la corrente è stato tutto più difficile…».

Al campo di via Orzinuovi, dove l’amministrazione di Palazzo Loggia non ha ancora riattivato i bagni perché aspetta di sgomberare gli ultimi abusivi, non accusano nessuno. Anzi, i sinti tendono la mano al sindaco, Adriano Paroli, perché la morte di Tommy serva a sancire una tregua.

Due assessori leghisti di due Comuni del Bresciano sono stati arrestati per tangenti. Si tratta di Mauro Galeazzi, 48 anni, titolare della delega a Urbanistica e lavori pubblici a Castel Mella, e di Marco Rigosa, 45, capo ufficio tecnico del Comune di Castel Mella e assessore ai Lavori pubblici a Rodengo Saiano (Comune che risulta comunque estraneo alle indagini). Nell’operazione, condotta dai carabinieri della compagnia di Brescia, sono stati arrestati Andrea Piva, 36enne di Rodengo Saiano, geometra, libero professionista, e Antonio Tassone, 68 anni di Lumezzane, imprenditore.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip bresciano Cesare Bonamartini su richiesta del pm Silvia Bonardi. E’ indagato anche un altro dipendente dell’ufficio urbanistica del Comune di Castel Mella. I reati contestati sono per tutti di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, e solo per Galeazzi, anche di peculato. Antonio Tassone, impegnato nella realizzazione di un centro commerciale in Castelmella, usava come tramite Piva per mantenere i rapporti con il responsabile dell’ufficio tecnico Rigosa e con l’assessore Galeazzi. Il centro commerciale stava per essere realizzato su un terreno sottoposto a vincolo paesaggistico-ambientale che Tassone aveva già opzionato con un contratto preliminare.

Nella ricostruzione dell’accusa, per rendere più veloce e sicuro l’iter di approvazione del piano urbanistico – ammorbidendo i controlli, in particolare della commissione paesaggistica – Tassone aveva pattuito un versamento di 22mila euro, dei quali 12mila pagati a favore della società di Piva e altri 10mila versati in contanti dallo stesso imprenditore a Piva e da questo consegnati al Rigosa, che ne aveva poi versato una parte all’assessore Galeazzi. Galeazzi è indagato anche per peculato: nella sua veste di pubblico ufficiale aveva nella sua disponibilità un cellulare di servizio, intestato alla Provincia di Brescia, con cui aveva effettuato centinaia di telefonate a fini esclusivamente privati.“.

Seguiranno commozione e lacrime, nel primo caso, e condanna e disapprovazione nel secondo, e poi tanta ma tanta fretta di dimenticare.

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