I campi in erba sintetica sono cancerogeni ?

Forse si, forse no, ma nel dubbio …

C’è un articolo oggi su “La Repubblica” a cura di Corrado Zunino, dal titolo – Operazione calcetto sicuro
“I campi vanno rifatti” – in cui si parla delle indagini effettuate:

L’allarme del 2006 ha trovato riscontri, a partire dalla lunga inchiesta dell’Iss che ha testato a campione tredici campi di calcio in erba artificiale a undici. Li ha controllati in estate e in inverno, con il sole e la pioggia scoprendo che tutti avevano problemi: nell’intaso di gomma (il materiale che sostiene il manto d’erba artificiale) si sono riscontrate quantità pericolose, in alcuni casi picchi elevati, di Ipa (idrocarburi policiclici aromatici dannosi per reni, fegato e polmoni), toluene (composto volatile altamente tossico) e metalli pesanti. Tre campi, in particolare, sono stati classificati “a rischio”. Per i ricercatori è stato più difficile certificare, successivamente, come le polveri che possono sollevarsi da un manto consumato vengano inalate dai calciatori in attività.
Senza trarre conclusioni nette, lo studio ha dato indicazioni di prudenza soprattutto per i professionisti, che possono trascorrere su un campo artificiale dalle 4 alle 6 ore cinque giorni la settimana.

Sugli interessi che girano intorno allo ‘”affaire” campi in erba sintetica il pezzo è illuminante:

La Lega nazionale dilettanti, discusso gestore dell’intera partita “campi in erba artificiale”, ha anticipato le direttive ministeriali dando spazio agli intasi ecologici realizzati con una mistura di sabbia di Carrara, caucciù naturale, cocco e sughero. Il presidente dei Dilettanti, Carlo Tavecchio, è accusato dai produttori di gomma di aver sempre favorito un ristretto numero di aziende (Limonta e Mondo su tutte) a lui storicamente vicine nonché sponsor di molte iniziative della Lega.

e relativamente a ciò che intende fare il Ministero della salute, c’è da riflettere anche a Castellammare del Golfo:

Con sei pagine di uno “schema di decreto” il ministero della Salute vuole risolvere l’allarme sollevato nel 2006 dalla procura di Roma sui campi di calcio in erba artificiale, “potenzialmente cancerogeni”.
Il ministro Fazio con i suoi tecnici ha deciso, letti i lavori di due commissioni e dell’Istituto superiore di Sanità, che ogni 8 anni tutti i fondi e manti “artificiali” per campi a 5, a 8, a 11 vanno rifatti.

[il decreto] all’articolo 8 prevede “la sostituzione integrale dell’intaso ogni otto anni dalla messa in opera originale del campo da gioco

Per rimuovere e cambiare le 130 tonnellate di intaso gommoso presenti in un campo a 11 si possono spendere cifre vicine al mezzo milione di euro“.

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15 thoughts on “I campi in erba sintetica sono cancerogeni ?

  1. Dopo 8 anni i campi sintetici sono stracotti dal sole e vanno rifatti per l’interro.
    Il costo per lo smaltimento si aggira intorno a 60.000,00
    La ricostruzione prevede anche il rifacimento del sottofondo ex nuovo, in linea con il regolamento in vigore. Ci vogliono minimo altri 400.000,00 minimo….oltre l’IVA
    Ormai, la tendenza sta cambiando. Negli USA sono 10 anni che sono tornati a fare campi naturali e naturali rinforzati.
    L’unico progetto, che unisce qualità e risparmio si chiama PowerGrass ed è Made in Italy.

  2. A parte il fatto che PowerGrass è una spudorata copia del sistema inventato da Desso, la vera soluzione ai campi in sintetico sono i campi in erba naturale, ma progettati, costruiti e gestiti da professionisti dei tappeti erbosi, non dal primo improvvisato che avendo un trattore ed una ruspa si mette a fare campi da calcio, per non parlare degli agronomi che non avendo acquisito competenze specifiche pensano che il lolium e il mais siano la stessa cosa.
    Perché la LND pretende test di omologazione per i sottofondi dei campi in sintetico ed invece per i campi in erba naturale qualsiasi schifezza viene omologata come campo da calcio? Forse perché così si può dire che ci sono campi da calcio che sono dei campi di patate?
    Il futuro dei paesi civilizzati è quello di abbattere CO2 e qui in Italia si tolgono i prati verdi per mettere delle moquette fatte con derivati del petrolio e ricoperte di gomma di vecchi pneumatici (ora camuffata con una ricopertura del granulo). Siamo sempre gli ultimi a svegliarci, ma come detto nell’articolo fino a quando ci saranno ingenti interessi da parte di chi gestisce il calcio dilettantistico e professionistico il disastro è cosa certa….
    Guardatevi la pagina della LND e contate gli sponsor legati ai campi in sintetico e invece quelli invece legati all’erba naturale e capirete tutto.

    • Ciao Tommaso,
      premesso che sono un agronomo che ha costruito, più campi di calcio in erba sintetica che naturali…proprio perché quando ho iniziato ad entrare nel settore delle costruzione, il mercato ormai era orientato in quella direzione…
      I campi naturali in Italia sono stati abbandonati per diversi motivi e tra quelli sicuramente centra ancora la cultura dei gestori ed il fatto che tanti s’improvvisano a realizzare campi ma quelli più importanti sono:
      – eccessivo utilizzo dello stesso campo con conseguente aggravio dei costi per la manutenzione per buoni standard di qualità
      – collasso totale, soprattutto quelli in terra, in caso di condizioni climatiche sfavorevoli autunni ed inverni piovosi come questo appena passato.
      a favore di quelli artificiali anche perché nel caso di una nuova opera pubblica paga sempre il Comune, quindi visibilità ed immagine per il politico, che comunque crea allo stesso tempo lavoro ed occupazione.

      Nel frattempo invece abbiamo visto i limiti dei campi artificiali:
      – invecchiamento irreversibile per l’esposizione al sole che a distanza di 6-8 anni diventano una discarica a celo aperto.
      – problemi, muscolari, sui legamenti ed articolazioni

      Ed ecco perché che abbiamo cercato di tirare fuori dal cassetto una vecchia idea dell’erba mista, visto però da una angolazione diversa….cioè renderla facile, efficace, duratura nel tempo e sopratutto alla portata di tutti.
      Ci sono diversi progetti di erba mista ed il GrassMaster della Desso è quello che ha avuto più successo (a mio parere gli altri non funzionano) e l’abbiamo usato nello stadio di San Siro, ma almeno che non ti chiami Milan, Inter etc. non te lo puoi permettere.
      Il PowerGrass è una novità mondiale invece, è diverso dai altri sistemi misti che conosci, funziona in modo eccezionale a costi contenuti.
      Questo è per me il vero significato delle innovazioni: offrire Qualità e Risparmio.
      Ovviamente io sono semplicemente chi lo ha invitato e non posso che parlare bene del prodotto, ma ciò che è più bello che piace molto agli utenti ed ormai sta prendendo piede a macchia d’olio in tutto il Mondo compreso la Olanda, Germania ed USA laddove è partito 20 anni fa un vecchio prodotto simile ma senza grandi risultati.

      A presto

  3. Ti dico semplicemente perchè l’erba mista non può funzionare nelle società che non possono permettersi di rifare il campo ogni 4/5 anni.
    Come ben sai l’operazione fondamentale per la manutenzione del campo in erba è il top dressing o sabbiatura che oltre alla funzione di tenere sotto controllo il feltro (fortunati quei campi in cui si forma) e favorire il drenaggio/scambio gassoso se abbinato alla foratura, ha la fondamentale funzione di livellare gli avvallamenti, i divot o danni da scivolata che soprattutto i nuovi tacchetti delle scarpe a 13 provocano, non parliamo poi dei danni, qualora si tratti di campo di allenamento, provocati da ripetute, scatti, cambi direzioni, uso di scalette ecc… Ora per fare un buon lavoro devi distribuire un minimo di 5 mm di sabbia che con il naturale innalzamento del livello del colletto dell’erba più i residui vegetali, porta il rinforzo d’erba sintetica a sparire nel giro di massimo di 4/5 anni.
    Non dirmi però che con l’erba mista i divot non si formano e che la sabbiatura in un campo, specie se si svolgono anche gli allenamenti, non è più necessaria, perché non è vero. Inoltre altre operazioni come il verticut es non le puoi più fare altrimenti della tua erba sintetica rimane ben poco.
    Il sistema dell’erba rinforzata è vecchio, ma sicuramente interessante, nei vari sistemi cambia solo come i fili d’erba sintetica vengono messi nel terreno (infilati con aghi, inseriti in reti biodegradabili ecc.) ma non si può dire, ne che faccia miracoli, ne che sia la soluzione adatta per piccoli portafogli. Un altro aspetto da non sottovalutare è il fatto che disperdere dei fili di polietilene o polipropilene nel terreno, ecologicamente parlando, non è il massimo e rimane il problema di come poi rimuoverli dal terreno. Qualche ben pensante aveva provato anche a mettere i granuli di gomma nel terreno per renderlo più elastico e meno compattabile……….

    Ma scusa, quando scrivi tra le motivazioni per le quali si abbandonano i campi in erba “collasso totale, soprattutto quelli in terra, in caso di condizioni climatiche sfavorevoli” non ti sembra una contraddizione chiamare campo da calcio un campo in terra (magari pure argillosa)? Non so, è come dire quell’auto non funziona solo perché gli manca il motore, ti pare poco? Se non ha un motore non è più un auto. Un campo da calcio deve soddisfare certi requisiti di substrato che ogni buon agronomo esperto in superfici sportive deve conoscere e la cui parte preponderante non è di certo il terreno tal quale (tranne rare eccezioni)

    Comunque ripeto condivido buona parte di quello che dici, ma quando si diventa troppo “tifosi” del sistema che si commercializza si perde un po’ di obbiettività. Purtroppo non esiste il campo perfetto come lo vogliono le società sportive e le amministrazioni pubbliche (in erba naturale, sempre verde, senza manutenzione, che non si irrighi e che costi pure poco alla costruzione e che ovviamente sia utilizzabile 8760 ore all’anno).
    In Italia bisogna cambiare per prima cosa la testa della gente, a cominciare dai genitori dei ragazzini che pensano che per i loro campioncini sia meglio intossicarsi su un sintetico che sporcarsi le scarpettine di marca in un campo con qualche pozzanghera……. per poi passare a tutti gli interessi poco trasparenti che girano intorno a certi interessi……

    • Ciao Tommaso,
      noto che te ne intendi bene di erba (naturale e sintetica) ma sicuramente non conosci bene la gente, il mercato e tanto meno il PowerGrass. Una volta all’Università di Agraria, insieme ad un amico abbiamo fatto un esame su 5 materie (colture) di cui avevamo studiato bene solo 4 (per una questione di tempo). Siccome la 5 domanda era generica, il mio amico ha provato a dare una risposta facendo delle ipotesi in base alle competenze su altre colture, ma io ho preferito di non rispondere.
      Beh, io ho passato l’esame e lui no… il mio amico è andato poi a reclamare al professore perché aveva risposto bene alle altre 4 e il professore gli ha detto che non l’ha promosso perché ha risposto alla 5a senza esserci documentato.
      Noto poi che finisci sempre il tuo messaggio, esprimendo la tua delusione perché la gente non capisce… Ora se questa non è solita campagna elettorale, fatta ad hoc per fare polemica cerchiamo di chiarire alcuni aspetti semplici.

      Innanzitutto pretendere di cambiare la gente…è come pretendere che tutti siano competenti come te, comprendere che il prato naturale richiede investimenti importanti in fase di costruzione e tante cure per la manutenzione etc… ed accettare pure il fatto di giocare alle pozzanghere… come esattamente 20 anni fa. Beh, io sono nel settore dal 1995, facevo parte di gruppo di cui oggi sono socio e ci abbiamo provato in tutti i modi, ma non c’è stato niente da fare.
      Nel frattempo dobbiamo ammettere che un campo naturale (ben costruito e ben seguito), nella migliore delle ipotesi non supera le 700 ore di gioco. Senza considerare poi il fatto che un campo naturale seminato su terreno sabbioso oppure topsoil di sabbia richiede oltre 6 mesi di crescita prima di poterlo usare.
      Circa la possibilità d’uso, calcolando circa 36 settimane con 6 giorni di gioco (cioè 216 giorni) abbiamo una media massima di 3,24 ore/giorno. Il costo per ora di gioco è sensibilmente alto e, come dici tu, non si può fare a meno delle buche.
      Considera pure che il numero delle squadre sono aumentate negli ultimi 10 anni e tutta questa manutenzione è divenuta dispendiosa e spesso insufficiente.
      Attualmente i campi a 11 vengono usati circa 5-6 ore al giorno (ossia dalle 17 alle 23 al massimo) ed questo il target che il PowerGrass deve soddisfare. Ossia 1200 ore per il Nord Italia e 1400 ore per il Centro Sud laddove il periodo di crescita dell’erba è maggiore quindi più resistente durante l’inverno.

      Considera poi che la gente, ossia il mercato ama le cose semplici, quindi chi vuole risparmiare, realizza un campo naturale in terra integrando magari un po’ di sabbia e solo una parte di quelli professionali sono esclusivamente in sabbia (con ammendanti organici s’intende) per giocare anche sotto la pioggia. Chi vuole invece di dormire sogni tranquilli realizza un bel campo sintetico e per almeno la manutenzione anche se necessaria ed onerosa (soprattutto in quelli campi con intaso organico per reintegrare il materiale ogni anno), diventa estremamente facile.

      Un altro aspetto riguarda l’aspetto della sicurezza dei giocatori:
      – nei campi naturali le buche e le zolle moli durante la pioggia sono pericolose; hai poi provato a seminare una buca e verificare quando tempo ci vuole per recuperare?
      – nel campi sintetici invece, su bagnato scivoli facilmente e quando è asciutto rischi di più un eccessivo grip dei tacchetti, rischioso per i legamenti e le articolazioni. il caldo del manto poi provoca un affaticamento precoce dei giocatori ed comfort climatico è sfavorevole anche per il pubblico.

      Poi ci sono gli ibridi che, da una vita come dici tu, hanno cercato di unire i vantaggi di entrambi i sistemi senza gran successo e sopratutto con un rapporto qualità/prezzo eccessivo.
      – quelli con supporto biodegradabile non avevano un fissaggio adeguato dell filato artificiale e prima o poi, si arrivava a giocare sulla rete di supporto. In altri casi le radici non passavano poiché la degradazione richiede tempi molto lunghi (>2 anni) mentre il prato marcisce molto prima perché s’intossica con l’acido solfidrico prodotto da un’attività anaerobica.
      – i prati con le fibre sparate o miscelate nella substrato sabbioso, oppure con l’impiego di reti e griglie, hanno una resistenza maggiore ma prima o poi si arriva di nuovo a giocare sulla sabbia. Il terreno diventa duro e si inizia da capo. Se il prato cede, bisogna ricostruire tutto da capo.

      Tutti questi sistemi, hanno finora avuto un costo elevato circa il 30-40% più alto di un sintetico puro ed anch’io pensavo non fosse possibile farli costare di meno e la prima volta ho fatto una proposta su quelle cifre ad un collega che mi ha chiesto un preventivo. Lui ha insistito dicendo che deve costare di meno rispetto un sintetico, altrimenti il cliente realizzerebbe un campo interamente sintetico: immagini la rabbia… mi chiedeva l’impossibile, ma dopo una nottata in bianco ho raggiunto un compromesso.

      Gli antichi Greci dicevano (Μέτρον Άριστον – metron ariston = ogni cosa nella misura giusta), Quindi devi mantenere un equilibrio per soddisfare tanti aspetti (permeabilità, scambio gassoso, stabilita, resistenza alla compattazione) per rendere il PowerGrass resistente, duraturo, economico e facile da mantenere: solo coso così può avere un futuro.

      Ti garantisco che la prima parte della nostra ricerca si è basata nello studio di un manto artificiale ad hoc che consente la penetrazione delle radici nel substrato sabbioso sotto, ma questa parte è stata quella più facile. Ci abbiamo messo di più a trovare la miscela più adatta e dopo lunghe riflessioni e tante prove abbiamo trovato la soluzione più adatta, toccando ormai la perfezione ottenendo umidità e scambio gassoso garantito e duraturo nel tempo.

      Circa invece le tue osservazioni sapi, che sono obiezioni lecite e che ne abbiamo tenuto conto fin dal principio, ma l’esperienza finora acquisita ci insegna che nei campi ad uso intensivo:
      – il giocatore arieggia ed elimina il feltro tanto da rendere spesso superflue le operazioni meccaniche di arieggiatura
      – i filati artificiali sono molto più robusti (resilienti) e se usi una macchina a molle non provochi danni particolari; in alternativa dell’arieggiatura a molle poi usare delle microforatrici dall’alto; un mio carissimo collega Olandese ha realizzato una macchina similare su delle teste per le macchine da golf….sembra molto promettente.

      Circa invece le sabbiature, abbiamo pensato di ridurle per far durare più a lungo l’effetto dell’ibrido che teoricamente, come tu sostieni, verrebbe di meno per via della sepoltura dell’erba sintetica dopo 4-5 anni. Ancora una volta però devo contraddirti perché ci sono tanti aspetti che abbiamo tenuto sotto osservazione ed i risultanti sono stati molto incoraggianti:
      – le buche non si formano più di tanto per merito anche della stabilità del substrato; abbiamo visto l’erba subire danni minimi in azioni estremi; finora non abbiamo seminato nessuna buca;
      – per livellare abbiamo pensato di usare una rete erpice, ma non c’è stato bisogno
      – il substrato sabbioso è rimasto stabile anche laddove il prato è ceduto; le fibre sono di nuovo emerse dal substrato ed il manto artificiale sembra persino scarico. Credo che il giocatore porti via un po’ di materiale sotto le scarpe, quando ovviamente non c’è più l’erba naturale; badi un po’ che usiamo il taglio con il robottino che teoricamente dovrebbe aumentare il feltro, ma niente di fatto,
      – non ci sono avvallamenti nei nostri campi; siamo abituati a lavorare bene la terra e i vari strati fino alla superficie.

      Infine, dici che non è ecologico avere dei fili di polietilene, polipropilene e poliestere nel terreno. Considera che se mantenuta bene l’erba naturale, i filati artificiali, non sono esposti al sole quindi hanno una vita stabile, lunghissima, difficile da quantificare.
      Inoltre abbiamo persino pensato, che qualora ci fosse bisogno di rifare il manto naturale completamente, non c’è bisogno di preoccuparsi molto per lo smaltimento in discarica di quello artificiale: un diserbo totale ed una spazzolatura intensiva è sufficiente per rimuovere il vecchio manto naturale ed una parte dell’intaso per seminare ex novo il manto artificiale esistente con una spesa minima. Lecito la tua preoccupazione ma visto i risultati ottenuti finora siamo sempre più convinti che non ci sarà bisogno.
      Quindi niente materiale plastico in discarica e tanto meno disperso nel terreno, come avviene invece con i vecchi sistemi misti e ancora di più con i campi artificiali.

      Poi, bisogna accontentarsi e darsi delle priorità:
      – meglio il PowerGrass con 1,15 kg di sintetico stabile nel terreno e protetto dall’erba naturale su 120 kg di substrato vegetale che non un campo interamente sintetico che dopo 6 anni anni devi portare in discarica.
      – meglio il PowerGrass che non i campi artificiale che dopo qualche anno i loro filati (cotti dal sole) si spezzano e si trasportano dalle piogge fino al mare.
      – meglio il PowerGrass che non un ambiente caldo e più pericolo per il giocatori
      – meglio il PowerGrass rispetto un natuirale che non tanti costi di manutenzione ed interventi meccanici che inquinano ancora di più.
      – meglio il PowerGrass che permette di giocare meglio e risparmiare l’acqua per l’irrigazione; oltretutto abbiamo osservato che persino d’inverno l’erba cresce meglio risparmiando energia per il riscaldamento del terreno
      – meglio il PowerGrass che consente di giocare dopo 8 settimane di crescita dalla semina rispetto alla semina in sabbia USGA che richiede oltre 6 mesi. Questo è un aspetto fondamentale per realizzare un campo durante la pausa estiva (un mese per i lavori e 2 mesi per la crescita).
      – meglio il PowerGrass che mantiene la superficie “asciutta” e stabile per il gioco migliore e sicuro,

      Ora, io sicuramente difendo la mia invenzione, ma siccome mi reputo un professionista spero di averti convinto che non l’abbiamo pensato a caso, scopiazzando i vecchi progetti ibridi.
      Li conosciamo tutti, così come conosciamo tutti i sintetici… ecco perché abbiamo cercato una alternativa nuova.
      Abbiamo studiato il PowerGrass dalla parte agronomica utilizzando un prodotto industriale.
      L’aspetto più bello è che piace alla gente… proprio perché è efficace, semplice, costa meno e dura a lungo. E quando lo devi rifare basta poco per rinnovarlo ex novo.
      Ecco perché sono ormai convinti 25 esperti in Germania, 5 in Austria, 5 esperti in Svizzera, 5 esperti in Repubblica Ceca, qualcuno in Olanda, Russia e Kazakistan, tutti quelli che mi conoscono in Italia, fine mese aspettiamo ospiti dagli Stati Uniti ed ogni settimana avviamo un contato verso un paese nuovo.

      Detto questo, ti invito ad esaminare il “PowerGrass” e provarlo per credere… ma ti avverto se sei del settore è un come un “virus” se entra nel tuo DNA non riesci di pensare ad altro.
      In poche parole è troppo bello ciò che siamo riusciti a fare e tanta gente ci invidia per questo.
      Poi, ovviamente siamo aperti a tutte le critiche che vorrai porre…

      Se preferisci invece di fare discorsi politici ed esistenziali… ti faccio i miei migliori auguri.

      • Sorvolo su alcune cose senza nesso che hai hai inserito nella tua risposta per non degenerare, ma non parlare e giudicare le persone che non conosci, vorrei parlare solo di tecnica. Allora, tu che sei così esperto dici che un campo seminato su sabbia lo puoi usare solo dopo sei mesi, vero, ma ti sei dimenticato forse che esiste la rinzollatura che sono convinto costi meno del PowerGrass (mi manca questo dato, ma parliamone) e che ti permette di usare il campo dopo 15 giorni, mentre sono quasi certo che dopo 2 mesi, il PowerGrass fatto su sabbia, non resista per molto tempo all’utilizzo tranne se ci hai seminato cynodon nel sud Italia.
        Sul conteggio delle ore, i casi sono molto variabili, ma non sono molti quelli che utilizzano il campo per più di 5 giorni alla settimana e per addirittura 6 ore al giorno, ma forse mi sbaglio io.
        Insisti con la semina, le buche se sono problematiche le rinzollo e chiuso, non vedo perché dovrei seminarle.
        Parli sempre degli aspetti negativi dei campi in erba creati su substrati non adatti, ovvio, perché su un campo ben fatto non si formano le pozzanghere e le stesse invece, si formerebbero anche con il PowerGrass su un substrato inadatto. Lo scambio gassoso non può essere certo meglio del GrassMaster di Desso (inventato 18 anni fa) dove non c’è nessuna barriera agli scambi gassosi o all’approfondimento degli apparati radicali, ne fibra che si decomponga (gli altri sistemi non lo considero neanche dato che hanno preso un manto sintetico e gli hanno messo sopra invece dell’intaso del substrato per poterci seminare).
        Sugli aspetti manutentivi non dico nulla poiché tanto dici che mi sbaglio, spero solo che la vostra “sperimentazione” non sia stata come quella del filmato sul substrato drenante e visto che tu hai studiato, sai cosa voglio dire…

        Non ho inoltre l’idea di cosa intendi per danni minimi ad “azioni estreme” per me le azioni estreme sono quelle di 25 uomini che fanno ripetute e cambi direzioni anche solo un’ora la settimana insieme ad un paio di portieri che usano un ora al giorno l’area di porta.

        Io non voglio criticare a prescindere, e sarei felicissimo di ricredermi e per questo mi piacerebbe sapere quanti campi avete realizzato con questo metodo, quanti anni ha il campo più vecchio da voi costruito e se ce ne sono di utilizzati anche solo 700 ore che si possano vedere in Lombardia per giudicare come stanno uscendo da questa stagione calcistica ormai agli sgoccioli. Quando avrò visto un campo di allenamento che ha alle spalle almeno 3 stagioni complete che sia stato utilizzato almeno 600 ore da adulti e bambini, allora potrò giudicare e forse diventare un vostro fan.

        Ovviamente preferirò sempre un campo ibrido ad uno sintetico, ma è come chiedere a uno se preferisce perdere la mano destra o entrambe.

        Ciao

      • Buongiorno Tommaso,
        mi piace il confronto tecnico… quindi replico alle tue domande e le tue perplessità.
        Non mi sono dimenticato l’opzione dei prati a zolle durante la costruzione e tanto meno del fatto che le poi sostituire durante il campionato anche per il recupero dei divots (buche), ma sei già ad un livello di campo da serie A, laddove non mancano i soldi e le persone per fare la manutenzione adeguata.
        Dal punto di vista economico in tal caso costa meno il sintetico, ma per i professionisti ripeto non è una questione di soldi, ma di preferenza del gioco sul naturale.
        Per quanto riguarda la gramigna, non sono un grande fan nemmeno di loro. Gli uso in estremo razzio nei climi laddove non diventeranno mai gialle.
        In Italia per esempio, non c’è tanto bisogno ma qualcuno a Sud e nella Sardegna li usa e si trova bene.
        Ora cerco di riassumere il problema delle zolle naturali.
        Le zolle nel calcio vengono usate esclusivamente negli stadi dei professionisti e per ripristinare le zone delle porte nei campi minori.
        Ora, sappiamo che è un compromesso per ridurre i tempi ed avere il campo pronto all’uso, ma far radicare la zolla nel nuovo sito spesso è un grosso problema che richiede un periodo molto lungo. La zolla spesso è infeltrita e la cavatura provoca uno stress che favorisce ancora di più la formazione del feltro. La ripresa della radicazione non è così rapida e se la calpesti fin dall’inizio può diventare un problema. Non ci sono ricette e certezze… sul risultato. Spesso poi si è costretti a lavorare in condizione sfavorevoli (caldo in estate, oppure freddo umido in inverno). Poi c’è un ulteriore compromesso: la stabilità. Per avere maggiore stabilità e poterle usare fin dall’inizio non è possibile rischiare l’attesa prolungata della radicazione, quindi si usano quelle alte circa 4,5 cm coltivate in sabbia. La radicazione nel nuovo sito è quasi ancora più difficile e lunga e i trasporti sono onerosi per merito di un peso eccessivo della zolla per mq e se fa caldo bisogna pure usare camion frigo per viaggi a lunga distanza con costi ancora più alti e capienza ridotta.
        Abbiamo visto che usando le zolle precoltivate in PowerGrass è possibile fare il raccolto di una zolla alta 2 cm in due mesi invece di 6, la miscela che usiamo è composta solo dal 50% di sabbia, quindi la zolla pesa appena 20 kg (circa) invece di 80 kg ed è stabile fin dall’inizio. La radicazione si riprende più facilmente nel nuovo sito.
        A quanti fatti il costo di PowerGrass in zolle è leggermente maggiore delle zolle alte, equivalente ad un campo interamente sintetico, ma vogliamo mettere tutti gli altri vantaggi sulla successiva manutenzione ?
        Non ti parlo solo di teorie, ma di esperienze già acquisite. Sappi che abbiamo zollato un campo in PowerGrass con zolle precoltivate a Locate Triulzi l’anno scorso ed abbiamo 3 vivai
        in coltivazione in Germania, che ormai sono convinti del prodotto.

        Conosco bene il GrassMaster. Sono stato io a consigliarlo a San Siro l’anno scorso, in quanto non eravamo pronti con le nostre zolle a Giugno, quindi ci siamo limitati a fare i fondi e l’impianto d’irrigazione insieme ad un collega.
        Il costo complessivo è maggiore ma non è sinonimo di garanzia….il processo è diverso e più oneroso ma per i professionisti non è un problema.
        Resta il fatto che è un ottimo sistema collaudato negli ultimi 18 anni come dici…Non avendo la rete intermedia lo scambio gassoso non è compromesso….come avviene in altri sistemi con la backing, ma ti garantisco che abbiamo superato quel problema.
        Ora ti pongo una domanda….per fare il GrassMaster ci vuole una macchina specifica e lenta.
        Se devi sostituire le zolle nelle aree delle porte, cosa faresti se non hai a disposizione la macchina ?

        Se vuoi vedere il PowerGrass conviene contattarci
        Ciao

  4. Scusa…..ho visto qualche errore…..inteso ” A conti fatti il costo di PowerGrass….”

    Circa le azioni estreme intendo le scivolate, i cambi di direzione ed altro, purché siano distribuite nel campo e non nello stesso punto come l’allenamento del portiere. Sai benissimo che per l’allenamento del portiere ci sono le porte mobili. In genere si dovrebbero prendere precauzione per gli esercizi stazionari, così come bisogna evitare di giocare su terreno ghiacciato.
    Infatti consigliamo di realizzare anche una piccola area di allenamento in sintetico (tipo un campo a 7) per praticare gli esercizi stazionari e parte degli allenamenti durante il periodo invernale, quando l’erba naturale non cresce più.
    In poche parole, se un campo naturale (ben fatto e ben tenuto) regge bene fino a 700 ore/anno, il PowerGrass può arrivare fino a 1200 ore al nord o 1400 ore al centro sud laddove c’è un inverno mite.
    Poi considera un aspetto semplice, non credo che la differenza sostanziale sia la protezione delle corona dai filamenti sintetici. La differenza più importante è che il giocatore non riesce a “zappare” via la zolla, perché è ancorata molto bene proprio al backing orizzontale studiato ad hoc.
    Ma questo che sto per dirti ha dell’incredibile…ma ti garantisco che ha stupito pure noi. L’erba naturale durante la prima fase, cresce meglio sia d’estate che d’inverno dentro il manto sintetico: d’inverno si mantiene meglio il calore nel terreno sottostante e d’estate i filamenti artificiali ombreggiano i germogli naturali (devi fare spesso il syringing ma molto meno rispetto la semina in substrati tipo USGA e la terra stessa).
    Se c’è un forte temporale l’acqua non sposta il seme e tanto meno forma rigagnoli (entro certi limiti).
    Usiamo materiali per aumentare +80% l’infiltrazione dell’acqua rispetto alla sabbia che trattengono pure l’umidità necessaria per la crescita. Il terreno non si compatta facilmente quindi il rinvio alla Verti-Drain è meno necessario ma non è sconsigliato e tanto meno vietato.
    Senza il manto sintetico che tiene tutto insieme non hai tante scelte. Rispetto al metodo USGA con una miscela sabbia/torba 80-20% abbiamo vista che la crescita iniziale e più vigorosa ed uniforme del 40%. Ecco perché sosteniamo che è giocabile entro 8 settimane dalla semina (si intende crescita in condizioni favorevoli). Se fai una costruzione durante la pausa estiva (2,5-3 mesi) puoi seminarlo in opera risparmiando, si può presentare qualche problema, ma ti garantisco che il campo è giocabile a settembre. Sicuramente non intensamente fin da subito ma non appena superi il mese di settembre puoi ben sperare di aver raggiunto l’obiettivo desiderato.

    Che tu ci creda o no, non ha importanza e sicuramente non lo puoi affermare con certezza finché non lo provi e nessuno te lo potrà mai garantire, poiché dipende dalla manutenzione, ma ti posso garantire che la manutenzione è molto più facile e meno onerosa se non devi sostituire i divot. Di norma i campi molto sfruttati hanno bisogno di acqua e concime e ti garantisco che le graminace amano l’azoto.

    Ovviamente le zone di maggior usura (le porte di calcio) subiscono prima o poi un consumo inevitabile, ma abbiamo visto che è molto ridotto rispetto al naturale puro. Il manto sintetico sotto continua a fornire la stabilità necessaria al giocatore, non si formano le buche e tanto meno si sposta il top soil. In un campo minore puoi arrivare a fine stagione senza alcun intervento e spese di ripristino.

    Ovviamente puoi traseminarlo con un rullo a chiodi conici o sostituire zolle se si tratta di un campo importante.
    Considera che i campi prestigiosi sono usati poco rispetto al potenziale, ma la crescita dipende da tanti altri fattori che riguardano la singola struttura e la eliofania durante tutto l’anno.
    Quindi vanno viste caso per caso…e sicuramente l’esperienza di ciascun esperto determina il risultato finale così come avviene nel naturale. Soltanto che tutto più semplice e facile…
    Se visiti il link qui sotto di una pubblicazione sul giornale della Federazione del calcio Giovanile, pagina 38 e 39, arvai una opinione da un esperto molto stimato in Germania che lo ha sperimento al campo di Borussia Muchengladbach. http://www.nfv-www.de/index.php?id=829
    Il prodotto è sperimentato in Germania da persone molto competenti che erano scettici come te, ma ora sono tutti fan del prodotto.
    In Italia abbiamo realizzato il primo campo pilota al mondo a Verbania e ci sono dei test sperimentali molto interessati presso la Fondazione Minoprio laddove abbiamo scoperto delle novità molto promettenti sui substrati.

    Il Mondo oggi si divide in tre tipologie di campi :
    terra battuta,
    erba naturale e
    erba artificiale.

    Il PowerGrass fa parte di quelli naturali. Il manto artificiale viene usato esclusivamente per rinforzare la zolla e rendere più stabile il gioco, più duraturo il campo e più facile la manutenzione.
    Troppo bello per essere vero ? Provare per credere…

    Poi, considera che il progetto è un “open source”… disponibile a tutti… anche perché il risultato finale dipende dalla manutenzione.
    Ti garantisco che per raggiungere le aspettative dei clienti, ci vuole costanza e monitoraggio.
    Ho sentito che un collega specializzato promuove circa 20 concimazioni all’anno in un campo di calcio di categorie minori laddove di norma si fanno 6. All’inizio mi sembrava una esagerazione ma in certi casi d’uso intensivo sicuramente non è del tutto sbagliato.

    • Quindi dalla tua risposta è evidente che non c’è attualmente una sufficiente sperimentazione sul metodo. A Minoprio non credo neanche abbiano un simulatore di calpestamento (ma le mie informazione non sono recenti) che invece hanno a Milano, Torino, Verona, Pisa…. (parlo di facoltà di agraria ovviamente)
      Dai link che mi hai dato, mi sembra di aver capito non ha nulla a che vedere con il PowerGrass di Desso, ma è una variante ( o copia) del Fibrelastic che a sua volta è una variante del Netlon che esiste da altre 25 anni e che in una sua variante da me “elaborata” con materiale prodotto in zona (polietilene a rete cilindrica) avevo già sperimentato presso un golf club nel 1992.
      Ma se come dici è una metodologia open source perché non mettete, per cominciare, qualche bella foto per far capire di casa si tratta, così mi sembra tutto tranne che “open source” dato che ne voi ne eurogreen mette uno straccio di descrizione o disegno del sistema.
      Aspetto anche i dati di Minoprio e una descrizione della metologia utilizzata per i test.
      Ps.: lasciatelo dire, 20 concimazioni in un anno sono una vera “cavolata”, tranne se si tratta di concimazioni fogliari.
      Ciao e grazie per le info.

      • Ciao Tommaso,
        conosco il Fibrelastic e il Netlon, ma francamente non li ho mai usati pertanto non posso esprimere pareri con certezza.
        Ho visto di recente un campo tipo Fibrelastic in Svizzera e sembra anch’esso una buona soluzione, ma si tratta di fibre libere (oppure retine nel secondo caso) miscelate nel substrato sabbioso realizzato a sua volta secondo il Texas method USGA per dare maggiore resistenza meccanica al substrato e niente di più. Sicuramente il substrato avrà maggiore coesione e resiste di più al calpestio aumentando magari la porosità e di certo qualche effetto si dovrà pure avere rispetto all’erba naturale pura….ma ti posso garantire che siamo anni luce avanti con il nostro PowerGrass.
        Il PowerGrass usa un manto artificiale studiato ad hoc steso sul terreno e le fibre sporgono fuori terra simulando l’erba naturale e se visiti la nostra pagina le vedrai.
        Il substrato sopra e sotto segue le norme USGA e DIN con qualche miglioria in più.
        Se lo desideri puoi integrare delle fibre libere e reti tipo Netlon per limitare il compattamento del terreno sotto, ma è possibile ottenerlo anche diversamente senza tante spese aggiuntive.
        Ora, il prodotto è “open source” ma per i addetti ai lavori che sono nostri partner quindi alcuni dettagli sono proprio riservati e fanno parte della privativa industriale oggetto di Brevetto.
        Come ben sai il brevetto deve avere una caratteristica innovativa che risolve un problema tecnico e se non lo fosse non sarebbe brevettabile. Quindi p diverso rispetto agli altri sistemi noti.
        La novità vera è che radici attraversano veramente i backing, i filati sono ben fissati al backing ed il prodotto finito consente un risparmio sia contro un naturale puro sia contro un sintetico.
        Essendo una novità non è ancora collaudata a lungo periodo e tutti ovviamente siamo ansiosi a vedere quanti anni durerà con regolare manutenzione, ma è sufficiente sperimentato da esperti di primo ordine, io sono uno di loro, tanto per poter affermare che soddisfa le esigenze di mercato meglio di chiunque altro prodotto. Non abbiamo detto che fa miracoli però.
        Se, per sciogliere ogni tuo dubbio preferisci che sia tempo a darci ragione, non ti resta altro che aspettare che questo avvenga.
        Nel frattempo potrai seguirci nel nostro sito.
        Ti garantisco che a breve partiranno numerosi progetti in tutto il Mondo e non ti resta altro che osservare…
        Se invece ti presenti, magari riusciamo a soddisfare le tue curiosità e non ti preoccupare se lavori con la concorrenza. Tanto loro sono molto più aggiornati di te e stano facendo il diavolo a 4 per bloccare la nostra attività.
        Ma come ti dissi il PowerGrass è un “virus”, se ti avvicini ti prende e non te ne liberi più.
        Il suo successo non dipende da me, io ho buttato il primo sasso nel lago. E’ l’effetto onda che si sta propagando e sta “infettando” tutti gli Agronomi esperti che hanno l’interesse e la passione a promuovere il prodotto.

        Ciao, Niko

        PS Anch’io ritengo che 20 concimazioni sono troppe per un campo di calcio e sicuramente ci sarà un motivo, ma se li fa un collega stimato sicuramente avrà le sue buone ragioni. Fogliari e/o granulari sono sempre affari suoi.

  5. Scusa Niko ma non dirmi che il vostro fantastico sistema è diventato come si vede in questo filmato in soli 5 mesi! Forse c’è qualche cosa da rivedere e non aggiungo altro, le immagini parlano da sole.

    • Ciao Tommaso,
      il campo non aveva un aspetto verde dopo un inverno così lungo, umido e freddo ed una primavera che stenta a partire.
      Immagino che tu sappia che l’erba naturale diventi gialla d’inverno e che giocando su terreno gelato l’erba naturale viene danneggiata sensibilmente, sopratutto se giochi 5-6 ore al giorno.
      Certo che acquistando il pacchetto completo con il riscaldamento sarebbe stato diverso, ma parliamo di un budget molto più alto.
      Abbiamo osservato comunque una superficie stabile idonea per il gioco anche laddove l’erba naturale ha ceduto che era la nostra “preoccupazione” principale e ci ha soddisfatto. Infatti giocatori ed allenatori hanno commentato che il rimbalzo del pallone era giusto, meglio ad un sintetico con intaso organico che di norma trattiene molto l’acqua.
      Quindi superata anche questa prova estrema ed ora possiamo affermare che il campo è praticabile anche se cede l’erba naturale in alcuni punti.
      Nello stesso periodo abbiamo ricevuto una visita dagli USA ed è proprio questo aspetto che li ha convinti più di tutto.
      A bordo campo c’era solo erba naturale pura ed è stata disintegrata in pochi mesi, verso il lato delle panchine laddove i giocatori fanno il riscaldamento.
      La differenza è notevole…
      Più che un video è meglio vedere con i propri occhi. Comunque nel video della settimana scorsa, anche se la primavera è arrivata in ritardo il campo ha un aspetto migliore

  6. Cosa mi dici di questo scempio? Altre scuse o cose campate in aria e faceva già pena a novembre con un’estate prolungata…..
    Di venditori di fumo ne è pieno il mondo. Ciao

    • Buongiorno Tommaso,
      ci hai messo 11 mesi per replicare ma vedo che sei ancora “curioso”.
      Noto molto superficialità nelle tue osservazioni. Noto anche che hai esaurito i tuoi argomenti su piano tecnico ed ora ti limiti a fare polemica e diffamazione, ma mi fa piacere che sollevi di nuovo la questione e cercherò di repliccarti in modo costruttivo.
      Il PowerGrass è un manto naturale realizzato su un prato sintetico ma, se non viene curato il manto naturale ovviamente, non si può pretendere che cresce da solo. E’ vero che ci vuole poca manutenzione ma ci vuole…
      Ci vuole persino per i campi sintetici e come dici te non esiste il campo perfetto.

      La manutenzione che facevamo noi è stata sospesa a Giugno 2013, quindi a distanza di 8 mesi, dopo l’inverno possiamo dire che il prato naturale ha subito un forte deperimento e le cause possono essere molteplici ma per prima cosa la corretta manutenzione.
      Ho visitato il campo di persona ed ho visto una partita circa 2 settimane fa e francamente ho riscontrato con stupore che i giocatori erano soddisfatti per la giocabilità del campo nonostante l’erba naturale mancava in gran parte.
      Quindi è sufficiente replicare la semina ed una bucatura con la Verti-Drain coltivando l’erba per 8 settimane e tutto torna come nuovo…

      Ma quello che stupisce su di te è che mentre mantieni nascosta la tua identità e dubbiti su un prodotto che hai visto solo online, ti ostini a dubitare e far polemica. Non ti sei accorto che il resto del mondo ha già realizzato i primi campi in PowerGrass e lo stanno sperimentando anche i professionisti nello stadio di Khimki Arena.

      Ti garantisco che non sono io che li vendo… sono i clienti che li comprano. Sarà perché funziona ?

      Visita il nostro sito e vedrai tante referenze: http://www.powergrass.it

      Concudo riprendendo una tua frase che dicevi il 13 marzo 2013:
      “In Italia bisogna cambiare per prima cosa la testa della gente…” quindi incomincia dalla tua testa… apri gli occhi ma soprattutto la mente, prova osserva e poi parli per esperienza.

      Ci sei vicino ma devi fare il salto di qualità.

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