Perchè a Natale tutto può succedere

Va bene che qui di solito si parla di politica, e solo qualche volta di arte e varia umanità, ma potevamo privarvi di una bella favola di Natale, una di quelle meravigliose favole dal lieto fine, nelle quali il cattivo di turno infine rinsavisce e diventa buono, ma tanto, tanto buono, anche se di nome fa Max ?

Canto di Natale

di Paolo Cosseddu

Ebenezer Max era l’uomo più avido e dispotico dell’intera città. Semplicemente, odiava tutti. Al mattino era solito affacciarsi alla finestra e svuotare il suo pitale sui giornalisti che lo attendevano dabbasso, fuori dal portone. Poi, sogghignando come un demonio, soddisfatto di quella sua cattiveria, si inventava qualche perfido e impossibile compito per il suo servitore Nicola.
– Oggi – disse – devi lanciare un appello invitando tutti i grandi dittatori del mondo a entrare nel Pd. Putin, Kim Jong Il, Gheddafi, li voglio tutti.
– Ma… come faccio – replicò Nicola balbettando – ragioni, padron Max, la prego…
– E Chavez, non dimenticarti Chavez – aggiunse Max infilandosi cappotto e colbacco – Ah, poi devi dire a Luciano che stasera, per cena, voglio una nuova legge elettorale. Proporzionale doppio turno… all’australiana. Senza preferenze, mi raccomando, che non le digerisco.
Così sentenziò, e uscì tirandosi dietro la porta con gran fragore.
I giornalisti si erano ormai dileguati, scoraggiati dalla spiacevole doccia di poco prima. Del suo autista, nessuna traccia.
– Sarà di nuovo in malattia – borbottò Max tra sè – Come al solito.
L’autista, Walter, da qualche tempo stava poco bene. Doveva aver avuto qualche grave lutto, ma non erano cose di cui Max pensava di doversi interessare. Un tempo, Walter era stato suo socio in ditta, e poi principale concorrente, persino di un certo successo, finché non era caduto in disgrazia. Max gli aveva offerto quell’umile impiego da chauffeur non certo perché si fosse impietosito, ma per godere sadicamente della sua condizione.
“Così imparo a far favori alla gente”, pensò incamminandosi verso l’ufficio.
La mattinata era gelida, le strade coperte di neve, dallo sbuffo di condensa del suo fiato si formavano sui baffi ben curati piccole e fredde gocce ghiacciate. Non la giornata adatta alle passeggiate – “che comunque sono una gran perdita di tempo, diciamo” – eppure, per qualche ragione, le vie del centro sembravano attraversate da una qualche frizzante energia.
I lampioni addobbati a festa, le botteghe illuminate, le coppiette in ghingheri complici e sorridenti, strette nel lieto bighellonare.
– Che storia è mai questa? Non hanno forse costoro di meglio da fare? Non hanno un lavoro a cui presentarsi?
Così protestava, Max, all’indirizzo dei passanti distratti, quando da dietro un angolo gli si parò di fronte un ragazzino. Infreddolito, coperto di stracci, scosso da una brutta tosse.
– Che vuoi? – lo fulminò Max.
– Buongiorno, gentile signore. Sto raccogliendo firme a favore delle primarie – rispose lo sventurato.
– Primarie?
– Sì signore, è una cosa importante, signore. Servono a far partecipare tutte le persone di buona volontà!
Che strano, quel ragazzino mal messo così fiero, nel pronunciare quelle parole. Che comunque non ebbero l’effetto di smuovere il cuore di pietra del suo interlocutore, figuriamoci.
– Le persone – sbottò Max – sta a vedere che adesso dobbiamo preoccuparci delle persone. Fila via, brutto vagabondo – disse agitando il bastone.
– Anzi no… – si fermò di colpo, attraversato da un pensiero – prima dimmi: cos’è codesto deboscio?
– Prego, signore? – chiese il giovine.
– Cosa sono tutti questi festoni, i negozi illuminati, gli sfaccendati vestiti a festa che ciondolano senza posa carichi di pacchi e pacchetti?
– Ma signore – esclamò il poveretto, sorridente – come sarebbe? Oggi è la vigilia di Natale!
– Natale! Ci mancava il Natale!
– Sì signore.
– Sciocchezze! Pazzie! Bah, ora fila, vai a importunare qualcun altro.
– Grazie signore, e auguri. Dio la benedica.
– Sì sì, come no – sentenziò Max riprendendo il suo cammino e infilandosi dentro un portone – Natale, figuriamoci.
Era finalmente arrivato in ufficio, la sede della sua società in via Sant’Andrea delle Fratte. La giornata, già iniziata nel segno del fastidio, stava improvvisamente per peggiorare. Anche nell’androne, infatti, qualche avventato – “Un futuro disoccupato, diciamo” – aveva sparso addobbi e luci del tutto simili a quelli visti all’esterno. In un angolo, sotto un ramoscello di vischio, Rosy stava dando un casto bacio sulla guancia di Ermete.
– Insomma! – tuonò Max – Ricomponetevi, suvvia. Siete forse impazziti anche voi come tutto il resto del mondo?
– Buongiorno Max – si affrettò a dire Rosy, imbarazzata – sa com’è, il Natale…
– Non voglio sentir parlare di questa stupidaggine, non qui. E portate via tutte queste baracconate. Subito. Rosy, vai al bar qui di fronte e…
– Cioccolata calda per tutti?
– Ma quale ciocciolata! Chiedi se han già letto il giornale e portamelo nel mio ufficio. E per pranzo…
– Ho portato un po’ di zampone con le lenticche… – disse timidamente Ermete.
– Macché zampone. Mezza tazza di brodo. Non serve che la scaldi, non sprechiamo gas. Mettila sulla stufa, e quando è tiepida portamela. E poi spegni la stufa.
Così disse, entrando nel suo ufficio e sbattendo la porta alle sue spalle.
“Finalmente solo”, pensò levandosi il pastrano e crollando sulla sedia. “Natale, primarie, il mondo va alla rovescia”, rifletteva tra sé socchiudendo gli occhi, stranamente stanco. La giornata era appena iniziata, e sarebbe stata lunga, eppure uno strano torpore si stava impadronendo delle sue membra. Poi, senza quasi rendersene conto, Max chinò la testa di lato e cadde in un sonno profondo, improvviso.

– Max… Max, svegliati.
– Mmm…
– Sveglia, sù.
– Che c’è… ho dormito? Impossibile… – farfugliò stropicciandosi gli occhi. Una strana sensazione lo stava strappando dal sonno, una sorta di curiosa elettricità che non aveva mai sentito prima. Finalmente mise a fuoco la stanza, l’appendiabiti appeso in un angolo, la lampada che mandava una fioca luce giallognola. Davanti a lui, una strana presenza galleggiava nell’aria, proiettando un tenue bagliore. Un essere umano nelle fattezze, dal volto squadrato e pienotto ma, nell’insieme, una visione irrazionale e forse non di questo mondo.
– Sono Romano, il fantasma delle primarie passate – disse l’apparizione.
– Romano – si destò infine Max – ora ti riconosco. Ma cosa ti è successo, Dio mio… non ti vedo da un’eternità…
– L’eternità è dove io sono ora, e dove presto sarai anche tu, a meno che tu non cambi vita. Sono venuto a portarti un monito, e dopo di me altre due visite seguiranno…
– Un monito? Cambiare vita? Non capisco, Romano…
– Osserva – disse il fantasma, e così dicendo apriì il suo grande mantello. Sulla tela nera, come in una magia, iniziarono a scorrere immagini del passato.
– Che diavoleria è mai questa – disse Max inforcando gli occhiali – aspetta un attimo… conosco queste immagini. Siamo noi, in piazza, che festeggiamo la vittoria alle elezioni. Guarda, c’è Piero, è da un po’ che non lo sento…
– L’hai fatto deportare in Sabaudia.
– Deportare, esagerato… e adesso, prodigio, cambia tutto, vedo cadere il tuo governo, vedo me stesso giurare dal Presidente Ciampi…
– Quando mi tradisti.
– Tradimento è una parola grossa… Ecco, ora vedo che cade anche il mio Governo, che arriva Amato, finisce la legislatura…
– E senza aver fatto la legge sul conflitto di interessi – aggiunse il fantasma.
– Eh, lo so, che vuoi farci. C’era tanto da fare. Ma fummo bravi, no?
– Giudica tu stesso – replicò il fantasma, mentre le immagini cambiavano di nuovo.
– Questo momento lo ricordo. Sono io che dico di non credere nel progetto del Partito Democratico.
– Poi cambiasti idea, non è così?
– Insomma. Più o meno. Ricordo quei momenti. Alla fine mi adeguai, controvoglia. Appoggiai Walter, ci furono le primarie, poi le elezioni. C’era tanto entusiasmo.
– Iniziasti a criticare il Pd dal giorno successivo, rammenti?
– Walter non era all’altezza, era mio dovere…
– Come credi. Io sono il fantasma delle primarie passate, e il passato non lo si può cambiare. Ricordatelo, quando sarà il momento. Il mio compito qui è terminato.
– C’è sempre il domani, no? Domani faremo meglio, stiamo preparando una grande alleanza che non ti dico… – ma Max ormai stava parlando da solo. Il fantasma si era dileguato, e come uno di quei matti che tanto deprecava si stava rivolgendo ai muri, sordi alle sue giustificazioni.
Crollò all’indietro, sullo schienale della sedia, incerto su cosa pensare della strana esperienza che aveva appena vissuto, quando d’improvviso un gran fumo prese a sprigionarsi dal pavimento.
“I soliti giovani democratici”, pensò immaginando qualche strano rituale messo in atto da ragazzi che aveva fatto incatenare nello scantinato. Poi, dal fumo odor di tabacco, emerse una seconda figura, ancor più inquietante della prima.
– Sono Pierluigi, il fantasma delle primarie presenti.
– Pierluigi, buon Dio, cosa diamine è tutto questo fumo?
– E’ il mio sigaro.
– E poi, come puoi essere anche tu un fantasma? Ti ho visto appena ieri…
– Tu mi hai ucciso.
– Esagerato.
– Tu mi hai fatto tirare su le maniche. Tu mi hai fatto salire sui tetti.
– Assideramento, immagino.
– Non interrompere! Tu mi hai fatto mettere in discussione quelle stesse primarie che mi avevano eletto. Tu mi hai fatto inseguire folli piani di ribaltoni che non si sarebbero mai potuti realizzare. Tu mi hai fatto annunciare alleanze innaturali con Fini e Casini. Tu, sei stato tu!
– Così mi spaventi, Pierluigi. Anche se ammetto di sentirmi lusingato. E’ una grande strategia, adesso vedrai che cosa mi inventerò per il futuro…
– No. Non andrò oltre nel sostenere le tue pazzie. Non spiegherò al nostro popolo le tue teorie strampalate. Non rovinerò il Natale ai nostri elettori. Osserva, i risultati del tuo lavoro.
Improvvisamente, sulla cortina di fumo iniziarono a danzare nuove immagini, questa volta di una povera casa. Lì abitava il ragazzino incontrato stamattina, riunito a tavola con la sua famiglia. “Mi dispiace – stava dicendo il padre tra le lagrime – ma niente più primarie”.
– Visto? – disse il fantasma
– Povera gente, mi spiace tanto, ma non è colpa mia, bisogna pensare al Paese…
– Ti ho mostrato quel che ti dovevo mostrare – lo interruppe il fantasma – sei ancora in tempo per cessare la tua follia, ma evidentemente non sei pronto. Ora attendi la prossima visita.
Così disse, e come se ne era venuto, in una nube di fumo si dileguò.
“Ho forse le traveggole? Nicola mi ha dato del brodo andato a male? Eppure era freschissimo, lo acquistai appena due anni fa…” cominciò a domandarsi Max, quando tutto ad un tratto, una luce accecante balenò tra le mura del suo studiolo.
– E adesso, cos’altro? – chiese coprendosi gli occhi.
– Sono Nichi, il fantasma delle primarie future – gli rispose una voce dal forte accento meridionale.
– Nichi, sei tu?
– Sì.
– Non hai più la zeppola, è un miracolo!
– Nell’aldilà, noi fantasmi non abbiamo difetti di pronuncia.
– Orbene – disse Max ormai rassegnato alla stranezza – ecco la terza visita che mi era stata annunciata. Cos’hai da dirmi, fantasma? Sentiamo, anche tu vuoi criticarmi per quel che ho fatto?
– Vieni con me – disse il fantasma prendendolo per un braccio e trascinandolo magicamente attraverso il muro, in strada, di fronte all’ingresso della palazzina.
– Noti nulla?
– E’ la mia sede, la conosco eccome – rispose Max- Anzi, aspetta un attimo. C’è qualcosa di diverso. L’insegna, è cambiata. Fammi vedere per bene: ora c’è uno strano simbolo, e la scritta “Sinistra Ecologia e Libertà”. Che significa?
– Guarda la rassegna stampa, e trema.
– Fammi un po’ leggere. Elezioni anticipate… il Pd va col terzo polo (lo dicevo, io). Sel al 15 per cento, rileva la storica sede del Pd. E le elezioni… mio Dio, non oso… le ha vinte Berlusconi! No!
– Questo è il tuo futuro, Max…
– Non è possibile – disse infine Max, piangendo, cosa che non gli capitava dal 1989 – è una follia! Oh, pietoso fantasma, dimmi come posso rimediare a tutti i danni che ho compiuto, te ne prego!
– Come dicevo – proseguì il fantasma imperturbabile – questo è il tuo futuro, e si verificherà così come tu lo hai visto, se tu non ti ravvederai e non cambierai le tue azioni.
– Lo farò, lo prometto. Ma come posso fare, aiutami, ti prego, Nichi!
Ma di colpo, anche il fantasma delle primarie future era sparito come quelli che l’avevano preceduto.
Col cuore in gola, Max si ritrovò improvvisamente sveglio, nel suo letto, ansimante, come fosse stato tutto un brutto sogno.

continua …

il finale sta qui su Popolino

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