WikiLeaks, istruzioni per l’uso

Mentre cresce la tensione per la pubblicazione dei documenti riservati che potrebbero determinare una tempesta diplomatica globale, (l’ora X scatta alle 22.30 italiane), forse è utile fornire alcune informazioni minime:

Wikileaks (da leak, “perdita”, “fuga [di notizie]” in inglese) è un’organizzazione internazionale che riceve in modo anonimo, grazie a una “drop box” protetta da un potente sistema di criptaggio, documenti coperti da segreto e poi li mette in rete sul proprio sito web. Wikileaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall’anonimato. L’organizzazione si occupa di verificare l’autenticità del materiale e poi lo pubblica tramite i propri server dislocati in Belgio e Svezia (due Paesi con leggi che proteggono tale attività), preservando l’anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella “fuga di notizie”.
Nonostante il prefisso “Wiki-“, il progetto non ha alcun legame con Wikimedia Foundation, l’organizzazione senza scopo di lucro che possiede i server di Wikipedia.
Wikileaks vuole essere “una versione irrintracciabile di Wikipedia che consenta la pubblicazione e l’analisi di massa di documentazione riservata”. Lo scopo ultimo è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica, di una più forte democrazia.
Il sito è curato da giornalisti, attivisti, dissidenti del governo cinese, scienziati. Comunque i cittadini di ogni parte del mondo possono e sono invitati ad inviare materiale “che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende”.
Gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimangono anonimi.

da “Wikipedia

Questo il sito dell’organizzazione WikiLeaks (in inglese).

Il sito in italiano non è al momento raggiungibile.

Su ciò che potrà emergere dai documenti di cui è stata annunciata la pubblicazione, il nostro ministro degli esteri Frattini già mette le mani avanti:

Ci sarebbe materiale imbarazzante anche per l’Italia e oggi il ministro Franco Frattini suggerisce alla magistratura di “valutare seriamente” l’ipotesi di mettere sotto inchiesta chi dovesse pubblicarle«, poichè si tratta di notizie “frutto di reato”.”

“”Il capo di Wikileaks – dice il ministro degli Esteri in al Corriere della Sera – è sotto processo in almeno dieci Paesi ed è ricercato. E com’è noto le autorità americane hanno arrestato e messo sotto processo il responsabile di queste fughe”. Parla invece di una nuova forma di terrorismo il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. “Nelle prossime ore – osserva in una nota – vedremo l’effettiva entità dell’operazione Wikileaks e quindi saremo in grado di dare una valutazione ponderata”. Frattini precisa che non commenterà “mai” notizie “frutto di un reato”, ma chiede “la consapevolezza di un interesse nazionale: anche perché è noto che il materiale copre fatti dal 2006 al 2009…”. Per il capo della diplomazia italiana i magistrati non dovrebbero invece indagare sul contenuto delle rivelazioni, anche se riguardasse dei reati: “Si tratterebbe di rivelazioni identiche a quelle che arrivano da una busta anonima inviata alla Procura dell Repubblica. Che fa un procuratore, indaga sulla base di un anonimo?”.”

da Il Giornale.

«I documenti che stiamo per pubblicare riguardano essenzialmente tutta le maggiori questioni in ogni Paese del mondo». Parola di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, intervenuto in video alla terza conferenza annuale di giornalisti investigativi arabi ad Amman, in Giordania. Ha spiegato di non essere andato di persona perché «la Giordania non è il paese più sicuro quando si ha la Cia alle calcagna». «Nell’ultimo mese ho speso tutte le mie energie per preparare la pubblicazione della storia diplomatica degli Usa – ha aggiunto l’hacker australiano – e abbiamo visto come gli Stati Uniti hanno cercato di disarmare i possibili effetti che questi file avranno».

da “Corriere.It

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