Diseconomy: il caso FIAT (2)

A cura di Minimo Riserbo e Falbalà

1 – GOVERNO DI CLASSE? PECCATO NON APPROFITTARNE…
Da oltre 4 mesi non sono capaci di trovare uno straccio di ministro dell’industria. Passano tutto il tempo a litigare, anziché a governare. Quel poco che fanno, o è “ad aziendam” o è “ad personam”. Di fronte a una situazione del genere il PMU aveva due scelte: incazzarsi e pilotare un qualche ribaltone, oppure approfittarne per farsi meglio i cazzi propri e piazzare qualche colpaccio di quelli storici. Come da tradizione, il Potere Marcio Unificato ha scelto la seconda strada . Tutti sanno perfettamente chi, in questo Paese, la sta prendendo in quel posto ogni giorno. Lo sanno tutti, meno i giornali.

2 – ECCO CHI DECIDE LA POLITICA INDUSTRIALE DELL’ITALIA…
Vi eravate bevuti tutte quelle cazzate su “la Fiat sempre più americana” e su “Marchionne con la testa e il portafogli ormai a Detroit”? Vi consolavate con quelle amene favolette fataliste raccontate perfino da Repubblica? Bene, la ricreazione è finita: “Contratti, lo strappo di Federmeccanica. Disdetta dell’accordo del 2008, vale solo quello firmato senza la Fiom” (Repubblica, p.1).

Come spiega bene Roberto Mania (“Marcegaglia dice sì a Marchionne, così la Fiat resterà in Confindustria”, p. 13), “sono Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne ad aver imposto la linea dello scontro alla Federmeccanica. E’ il compromesso tra il leader degli industriali e il capo della Fiat siglato a Roma il 28 luglio che ha portato alla decisione clamorosa di ieri: il “recesso dal contratto nazionale dei metalmeccanici”.

Una Confindustria senza Fiat sarebbe “una piccola Confindustria”, sostiene Repubblica (ma è davvero così?). Ma soprattutto avrebbe un problema di quote e di soldi per mandare avanti il proprio baraccone di figuranti nel coro di governo.

3 – IL PADRONE IN REDAZIONE
Ovviamente, vista dal Corriere, la faccenda è solo un problema del sindacato. Anzi, di un solo sindacato. “Rischio Aventino per la Cgil” è il titolo dell’articolessa di giornata del vicedirettore Dario Di Vico (p.1). Ecco che scrive: “Siamo dunque all’anno zero delle relazioni industriali italiane, ci stiamo lasciando dietro un pezzo di Novecento.

Si condividano fino in fondo oppure no le sue motivazioni e la tattica che ha applicato, Sergio Marchionne ha fatto centro, è riuscito a imporci un repentino cambio di agenda. In tanti e da tanto tempo sostenevano, anche nella sinistra riformista, che non si potesse andare avanti all’infinito portandosi dietro una strumentazione sindacale ormai logora”. Per oggi, può bastare.

dalla rassegna stampa di Dagospia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...