Saranno queste le nuove relazioni industriali volute da Confindustria ?

OGGI

Massacra il capo con una mazza “Avevo paura di essere licenziato”

Il 30enne è stato fermato per omicidio e occultamento di cadavere.
Rieti, manette a un assicuratore trentenne: ha ucciso l’agente e buttato il corpo in un dirupo

ROMA – «Era un dittatore. Mi ha insultato in tutti i modi, poi quando ha cominciato a parlare della subagenzia ho accumulato uno stress nervoso impressionante. E quando sono sceso per far rientrare il parafango con la mazza non ce l’ho fatta più e l’ho ucciso». Ha cercato di mentire fino all’ultimo, anche davanti ai poliziotti che l’avevano convocato in questura. Poi, inchiodato dalle microcelle dei telefonini, è crollato. E’ scoppiato a piangere e ha spiegato che il suo capo, un ex candidato di An cinquantunenne, assicuratore, l’aveva ucciso lui, in preda alla rabbia e allo stress perché temeva di essere licenziato.

Protagonista della giornata di follia un trentenne romano, Flavio Pennetti, che ha massacrato il suo agente Massimo Carpifave con una mazza da baseball e poi ha gettato il cadavere in una scarpata lungo la strada che collega Leonessa a Rieti, ricoprendo il corpo con sassi e terriccio. Ieri mattina i due colleghi erano andati insieme con l’auto del più giovane a Leonessa per concludere un affare, ma nel tardo pomeriggio – lungo la strada del ritorno – tra i due è nata una violenta discussione che avrebbe spinto F.P., timoroso di poter perdere il lavoro, a colpire violentemente e ripetutamente il suo capo fino ad ucciderlo.

L’assicuratore, dopo essersi disfatto della mazza da baseball gettandola nei boschi, ha ripreso il viaggio e – durante il cammino – si e è liberato anche di altri oggetti appartenuti all’agente. È stata la moglie di quest’ultimo a denunciare alle 21 di ieri la scomparsa del marito: la donna ha telefonato al commissariato Tor Carbone spiegando che il collega era già arrivato a Roma e le aveva detto di aver lasciato il coniuge presso la sede dell’agenzia, ma che questi – più volte da lei chiamato – non rispondeva alle telefonate. Gli agenti, sulla base di fondati sospetti, hanno richiesto immediatamente all’autorità giudiziaria l’emissione di un decreto per poter individuare il tracciato telefonico dello scomparso: nella notte, sono stati gli uomini delle Squadre mobili di Roma e di Rieti a ritrovarne il corpo privo di vita.

da La Stampa

IERI

Licenziato fa una strage e si uccide

Era rappresentante per il Trentino

Paolo Iacconi, 51 anni, di Sacile (Pordenone) ha ucciso due dirigenti della sua ex azienda in Toscana, la Gifas-Electric di Massarosa, cui era rappresentante per la zona del Trentino -Alto Adige, dove voleva aprire una succursale. Era in depressione
VIAREGGIO. E’ arrivato da Pordenone e, sorridendo, ha salutato gli ex colleghi della Gifas-Electric di Massarosa prima di entrare nella stanza del direttore generale dell’azienda, per cui lavorava fino a circa un anno fa, e sparare a lui e al responsabile delle vendite all’estero. Poi ha dato fuoco ad alcune carte che si trovavano nella stanza e si è chiuso in bagno dove si è sparato alla testa quando ha sentito le sirene di polizia e carabinieri.
Le vittime sono Luca Ceragioli e Jan Frederik Hillerm. Contro di loro ha rivolto la pistola, una calibro 7.65, Paolo Iacconi, 51 anni, di Sacile del Friuli (Pordenone). Ceragioli (48 anni) viveva a Viareggio con la moglie Laura e due figlie di 21 e 18 anni, Monica e Claudia, mentre Hillerm nato a Lubianca ma residente a Altopascio (Lucca), era diventato padre da soli 20 giorni. L’o micida è arrivato poco prima delle 16: per farsi ricevere dai dirigenti dell’azienda da cui era stato licenziato circa un anno fa – era il rappresentante per il Trentino Alto Adige -, avrebbe detto di voler stringere rapporti commerciali con la stessa Gifas (che produce materiale elettrico e occupa una cinquantina di persone) dopo aver aperto una sua attività in Friuli. Salito al primo piano, dove si trovano gli uffici della direzione e quelli commerciali, ha salutato gli ex colleghi presenti ed è entrato nell’ufficio di Ceragioli dove si trovava anche Hillerm. Con se aveva una borsa: dentro potrebbe avere avuto la pistola. La segretaria ha raccontato che era tranquillo e che, prima di chiudere la porta e lasciarli, ha portato nella stanza tre caffè. Passati pochi minuti le voci si sono alzate e nello stabilimento si sono uditi alcuni colpi di pistola, 4 o 5. Nella stanza di fronte, dove si trovavano 5 addetti alle vendite, subito hanno capito cosa stava avvenendo e sono fuggiti dando l’allarme anche agli operai e agli addetti al magazzino al piano terra dell’edificio.

Iacconi dopo aver dato fuoco ad alcune carte provocando un principio d’incendio, ma non avrebbe usato benzina né altri liquidi infiammabili, si è quindi chiuso in bagno dove si è ucciso. Carabinieri e poliziotti, insieme ai vigili del fuoco intervenuti per spegnere le fiamme, si sono così trovati davanti tre cadaveri. Cosa abbia spinto l’uomo ad uccidere Ceragioli e Hillerm, non è chiaro. Qualcuno parla di una causa di lavoro, di arretrati che Iacconi avrebbe richiesto. Di certo sembra avesse avuto sempre buoni rapporti con il direttore, e Ceragioli sarebbe stato più volte fino a Pordenone quando Iacconi, che viveva solo in una palazzina dove, in un altro appartamento abitano il padre e la sorella, aveva avuto problemi di salute. Alcuni testimoni raccontano che in azienda l’omicida/suicida gli unici problemi, qualche litigio per motivi di lavoro, di fatturato, li avrebbe avuti con un terzo dirigente, che ieri non era in sede. Polizia e carabinieri dovranno ora ricostruire gli ultimi giorni di Iacconi e capire quando è arrivato in Toscana, con una Panda rossa. Al momento non sarebbero stati trovati biglietti che spiegano l’a ccaduto. (d.m.)
(24 luglio 2010)

da Trentino Corriere Alpi

Castellammare: ennesimo atto vandalico alla villa comunale

Sono stati sottratti, a distanza di alcuni giorni l’uno dall’altro, due delle teste di leone in metallo pressofuso che decorano la recinzione in metallo del Monumento ai Caduti di tutte le guerre, posto all’interno della Villa comunale Regina Margherita.

Ferma restando la condanna per l’atto di vandalismo, non ci si può non chiedere quali strumenti di deterrenza siano stati messi in atto da questa e dalle passate amministrazioni, al fine di impedire il depauperarsi del poco o molto di patrimonio monumentale di cui è dotata questa cittadina.

Manca qualcosa ?
Testa di leone mancante

La testa di leone non c'è più
La testa di leone non c’è più

.. e quella rubata in precedenza
… e quella rubata in precedenza

anche qui il leone non c'è più

anche qui il leone non c'è più