Petrolio, dalla Louisiana alle Egadi ?

Accade che il petrolio sta per distruggere le coste della Louisiana. Il mandante è la BP, il sicario la piattaforma Deepwater Horizon, l’arma una chiazza nera di 200 chilometri. La BP ha nascosto l’entità della catastrofe con false comunicazioni.
5.000 barili al giorno in mare, fino ad oggi 5,6 milioni di litri. Si può quasi fare il pieno della macchina direttamente dalla spiaggia.
La petroliera Exxon Valdes, in Alaska, riversò in mare “solo” 41 milioni di litri. L’ecosistema costiero della Florida rischia di scomparire insieme ai gamberi e a ogni specie animale per una generazione.
a BP sosterrà i costi, così ha detto, ma quali costi? Quanto vale la distruzione della Terra? Uno dei più grandi disastri ecologici della Storia? Cento BP, mille BP? Chi deciderà il valore? La Borsa di Wall Street?

Secondo il Washington Post, il disastro del Golfo del Messico potrebbe ripercuotersi sul piano nazionale di perforazioni off shore che l’amministrazione Obama aveva lanciato poche settimane fa.

E da noi ?

Di seguito due post di Peppe Croce per Ecoblog.it fanno il punto su quanto detto precedentemente in questo post a proposito delle esplorazioni alla ricerca del petrolio off shore nel canale di Sicilia

Petrolio off shore: continuano le esplorazioni a largo di Pantelleria 13/aprile

Non c’è solo la britannica Northern Petroleum tra le aziende che stanno scandagliando il Canale di Sicilia in cerca di petrolio e gas naturale. In queste settimane anche l’australiana AuDax sta effettuando esplorazioni sismiche tridimensionali per capire se c’è, e quanto, petrolio sotto i fondali a largo di Pantelleria.

E, a quanto pare, di petrolio ce n’è abbastanza da far gola anche ad altre società internazionali: la stessa AuDax, infatti, comunica che ha appena ceduto il 10% dei diritti di estrazione che possiede nell’area del permesso G.R15.PU a Bombora Energy Pty Ltd. Bombora, in cambio, pagherà il 15% dei costi di esplorazione e cederà ad AuDax le sue quote di un altro pozzo petrolifero.

Sembrerebbe, quindi, che dalle esplorazioni si debba passare a breve alle perforazioni vere e proprie. Sembrerebbe anche, di conseguenza, che le preoccupazioni già espresse in occasione delle esplorazioni di Northern Petroleum da parte del sindaco di Favignana e del senatore D’Alì siano fondate.

Nel frattempo, tra l’altro, le trivelle proseguono la propria marcia in Sicilia anche in terra ferma, come dimostra il recente caso di Eni che, nel bel mezzo della campagna ragusana, sta costruendo delle cisterne e, molto probabilmente, si prepara a perforare un nuovo pozzo.

In Sicilia, negli ultimi dieci anni, sono state estratte milioni di tonnellate di petrolio: secondo i dati forniti dalla Regione il picco si è avuto nel 2003 con 735.907 tonnellate, per poi scendere fino alle 531.094 del 2008. Il gas naturale estratto, invece, si è sempre aggirato, nello stesso periodo, sulle 330.000 migliaia di metri cubi l’anno. Tutti numeri che, da qui a poco, potrebbero tornare a salire.

da Ecoblog.it

Petrolio off shore: Northern Petroleum scandaglia il Canale di Sicilia 22/marzo

Northern Petroleum, azienda inglese con sede a Londra specializzata nella ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, ha annunciato la fine delle operazioni di esplorazione sismica tridimensionale della parte occidentale del Canale di Sicilia. Tali operazioni, effettuate tramite alcune navi appositamente attrezzate, servono ad identificare le zone con il sottosuolo potenzialmente più ricco di petrolio o gas naturale e, in seguito, metterle in produzione.

Le esplorazioni di Northern Petroleum (per un totale di 1520 Km quadrati di fondali scandagliati) sono state eseguite per conto di Shell che è proprietaria di diverse concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi in Sicilia, sia a terra che off shore che a breve diverranno altrettanti pozzi trivellati.

Le attività esplorative di Shell-NP hanno suscitato più di una critica. Tra i più preoccupati c’è il sindaco di Favignana e persino il Senatore D’Alì, presidente della Commissione Ambiente al Senato, già noto per le sue posizioni anti-Kyoto e per una controversa proposta di riforma del sistema dei parchi naturali. D’Alì, non molto tempo fa, ha persino presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente Prestigiacomo, degli Esteri Frattini e dello Sviluppo Economico Scajola per sapere cosa (e come) esattamente stesse cercando l’azienda londinese.

Gli ha risposto il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, noto per le sue posizioni favorevoli al rigassificatore, a terra e non nel golfo, di Trieste e al ritorno al nucleare. Menia, ovviamente, ha escluso ogni rischio per l’ambiente perché esplorare non vuol dire per forza trivellare:

E’ da precisare, comunque, che la società Northern Petroleum non può procedere alla perforazione di un pozzo, né all’allestimento di un qualunque impianto di estrazione, visto che l’esecuzione di tali operazioni è possibile solo dopo aver ottenuto, da parte dei competenti uffici periferici della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello sviluppo economico e da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle altre amministrazioni statali interessate, l’ulteriore verifica di compatibilità ambientale e le ulteriori autorizzazioni specifiche

Resta da capire, invece, quale multinazionale del petrolio si metterebbe a spendere soldi per scandagliare un fondale che poi non può trivellare. Tanto che non l’ha bevuta nemmeno D’Alì che a Menia ha risposto:

Appare necessario fermare in partenza le attività di esplorazione tanto più quando le si vorrebbe svolgere nelle vicinanze delle aree marine protette; è auspicabile, pertanto, che il Ministero dell’ambiente sia maggiormente prudente nel dare il concerto per l’autorizzazione di tali attività.

da Ecoblog.it

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One thought on “Petrolio, dalla Louisiana alle Egadi ?

  1. Sicilia, oro nero ? Ma quando mai ! « Diarioelettorale Weblog

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