Certo che ne abbiamo fatta di strada

Forse qualche indicazione sulla situazione attuale e gli sviluppi futuri possibili potrebbe ricavarsi dalla lettura de “La roba” di G.Verga

Tutta roba di Mazzarò. Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell’assiolo nel bosco. Pareva che Mazzarò fosse disteso tutto grande per quanto era grande la terra, e che gli si camminasse sulla pancia. – Invece egli era un omiciattolo, diceva il lettighiere, che non gli avreste dato un baiocco, a vederlo; e di grasso non aveva altro che la pancia, e non si sapeva come facesse a riempirla, perché non mangiava altro che due soldi di pane; e sì ch’era ricco come un maiale; ma aveva la testa ch’era un brillante, quell’uomo.

(..)

Di una cosa sola gli doleva, che cominciasse a farsi vecchio, e la terra doveva lasciarla là dov’era. Questa è una ingiustizia di Dio, che dopo di essersi logorata la vita ad acquistare della roba, quando arrivate ad averla, che ne vorreste ancora, dovete lasciarla! E stava delle ore seduto sul corbello, col mento nelle mani, a guardare le sue vigne che gli verdeggiavano sotto gli occhi, e i campi che ondeggiavano di spighe come un mare, e gli oliveti che velavano la montagna come una nebbia, e se un ragazzo seminudo gli passava dinanzi, curvo sotto il peso come un asino stanco, gli lanciava il suo bastone fra le gambe, per invidia, e borbottava: – Guardate chi ha i giorni lunghi! costui che non ha niente! –
Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: – Roba mia, vientene con me! –

grazie a Enrico

*** – La roba è una novella di Giovanni Verga, (Vizzini, 2 settembre 1840 – Catania, 27 gennaio 1922), che fa parte della raccolta Novelle rusticane.
In questa novella, l’umile contadino Mazzarò, che viene descritto come un uomo basso, grasso come un maiale (metafora che rappresenta anche la sua ricchezza) e dalla testa che sembrava un diamante (per rappresentare l’intelligenza) finisce, piano piano, per appropriarsi di tutti i terreni che prima appartenevano ad un potente barone, il quale viene costretto a vendere da prima i suoi possedimenti e successivamente anche il suo castello.
L’ossessione di Mazzarò è di espandere sempre di più i suoi possedimenti, (avere sempre più “roba”, alla quale è molto legato). Il suo attaccamento ai beni materiali è così forte che quando verrà il momento di separarsene poiché si trova sul punto di morte, cammina nei suoi possedimenti, uccidendo il bestiame al grido di “Roba mia, vieni con me!”.

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