Lavoro a Milano …

Salve, sono un cittadino dell’Italistan.

Vivo a Milano Due in un palazzo costruito dal Presidente Del Consiglio.

Lavoro a Milano in una azienda di cui è vero azionista il Presidente del Consiglio.

Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.

Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.

Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.

Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.

Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio) se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.

Soprattutto guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.

Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.

Allora mi stufo e vado a navigare un pò in internet, con provider del Presidente del Consiglio.

Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.

Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italiastan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse.

Per fortuna!

*** – Email ricevuta da un lettore, e che si pubblica per opportuna conoscenza affinchè i lettori sappiano che in questo paese, il migliore dei mondi possibili,  la libertà di tutti è in pericolo perchè non è stata ammessa a Roma e provincia, nel Lazio, la lista del partito del Presidente del Consiglio, che non era mai stata presentata. Tutti a Roma dunque sabato 20 marzo  a protestare contro questo sopruso, e per la libertà !

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Piemonte, Lazio, Liguria, Puglia e Campania sollevamento pesi

In Piemonte

Nelle palestre piemontesi continuano nel fine settimana gli allenamenti in preparazione del meeting per l’aggiudicazione della coppa “Governatore del Piemonte” in programma fra poco più di una settimana.
Oggi in allenamento di fronte a circa 1000 spettatori e pesi certificati del tipo NP, M.Bresaola (atleta parigina) ha sollevato 49,1 Kg contro i 48,3 Kg di R.Cotenna suo avversario diretto.

Nel pomeriggio poi l’officina GPG ha stimato che M.Bresaola ha alzato tra i 47,5 e i 48,0 kg, mentre l’avversario R.Cotenna sarebbe stato visto alzare tra i 48,0 e i 48,5 Kg.

Con le prestazioni odierne è evidente che la gara è ancora apertissima ad ogni risultato e che tutto è possibile che accada tra una settimana. In particolare per l’officina TGP, sembra che M.Bressaola soffra l’eccessiva presenza di pubblico e che potrebbe avvantaggiarsi e sollevare di più se il pubblico sugli spalti cominciasse a scendere sotto il 68 – 69 % del totale consentito nella palestra “Piemonte”

Nel Lazio

Anche nel Lazio è prevista l’assegnazione della coppa “Governatore del Lazio”. Qui la vigilia è stata parecchio turbolenta e le tifoserie dei due atleti più favoriti non hanno fatto mancare l’esibizione dei loro striscioni a sostegno.

Manifestazioni di tifosi sono ancora previsti per sabato prossimo a Roma, ma si spera che dopo ci si avvi ad una finale animata da sano spirito sportivo.

Nel frattempo le due atlete più forti E.Bravino (atleta spesso a dieta) e R.Spolverino continuano a manifestare fair play e fanno registrare prestazioni di tutto rispetto, le officine GPG che forniscono i pesi hanno visto R.Spolverino sollevare circa 50 kg e l’avversaria E. Bravino circa 49 kg.
Anche in questo caso sembra che E. Bravino soffra la presenza di un pubblico eccessivo in palestra e se il pubblico dovesse mantenersi sooto il 67 % allora potrebbe sollevare pesi maggiori della sua avversaria. Tuttavia qualche dubbio rimane anche sul peso effettivo dei pesi sollevati da ciascuna atleta, stante la scarsa visibilità in palestra.

In Liguria

Qui sono C.Borlante (atleta contromano) e S.Piasciotta che si contenderanno la “Coppa Ligure” a fine mese, anche qui a fornire i pesi per gli allenamenti sono le officine GPG le quali hanno certificato oggi C.Borlante in grado di sollevare 52,5 Kg e S.Piasciotta fermo a 47,5 Kg.

Non sembra che la struttura fisica di S.Piasciotta gli consenta di potere aspirare a sollevare di più ed il successo di C.Borlante viene dato per certo.

In Puglia

N.Pentola (atleta con orecchino) e R.Parente debbono fare i conti anche con A.Polli Bordoni, una ragazza testarda, che non può certo vincere, ma sulla pedana ha voluto esserci.
Sempre le officine GPG hanno certificato A.Polli Bordoni in grado di sollevare oggi solo 9 kg, al contrario di R.Parente che si è visto sollevare 44 Kg. Il vincitore dovrebbe essere comunque N.Pentola che oggi ha sollevato tra i 46 e i 47 Kg.

In Campania

In Campania S.Caldara (atleta del sole nascente) e V.De Buca sono i soli atleti in grado si contendersi la “Coppa del Presidente”. Le officine GPG hanno constatato che Caldara non ha particolari problemi a solevare 51 kg, mentre il suo diretto concorrente De Buca si ferma a 45 Kg. I giochi sembrano fatti e non pare possibile che per quanti allenamenti possa sostenere De Buca, possa insidiare il primo posto a S.Caldara.

Cronache giudiziarie dal profondo Nord

Membri della Lega invocano metodi da SS contro gli immigrati, senza strascichi giudiziari

La condanna beffa nel Paese degli insulti
Sentenza (e appello) da record per aver detto “vergogna” a una giunta leghista. Accade in provincia di Treviso

Su col morale: la giustizia sa essere velocissima. In una regione come il Veneto in cui la prima udienza di 44 processi civili è stata fissata dalla Corte d’Appello di Venezia nel 2017 (pazienza, pazienza…) un pubblico ministero di Treviso ci ha messo tre-giorni-tre a presentare appello contro l’assoluzione di una signora che aveva osato dire agli assessori comunali di Vittorio Veneto la parola «Vergognatevi!». Ai milioni di processi che impantanano i tribunali si aggiungerà anche lo strascico di questo. Quali siano gli esempi arrivati in questi anni dall’alto, li ricordiamo tutti. Una rinfrescatina? Oscar Luigi Scalfaro, all’epoca capo dello Stato, fu liquidato da Vittorio Sgarbi in piazza Montecitorio come «una scorreggia fritta». Roberto Maroni spiegò che «Bossi ce l’ha duro, Berlusconi ce l’ha d’oro, Fini ce l’ha nero, Occhetto ce l’ha in (censura) ».

Gianni Baget Bozzo tuonò in diretta televisiva che «il popolo deve molto a Berlusconi. E col cazzo che questa è adulazione». Il leghista Enrico Cavaliere si avventurò dai banchi della Camera a dire: «C’è puzza di merda in questo posto». Alessandra Mussolini mandò una lettera pubblica al Senatur in cui diceva: «Si’ proprio nu chiachiello e nun tien’ manch’e palle p’ffa na vera rivoluzione». Massimo D’Alema bacchettò Carlo Ripa di Meana con il suo tipico garbo: «Dice solo cazzate». Romano Prodi sibilò a Enrichetto La Loggia, in pieno dibattito parlamentare, l’invito «Ma vaffan… » seguito da un’interrogazione parlamentare dell’offeso: «Risponde al vero che lei mi ha mandato fanculo?». Quanto ai tempi più recenti, va ricordato almeno Silvio Berlusconi, che dopo aver precisato di avere «troppa stima per l’intelligenza degli italiani per pensare che ci possano essere in giro così tanti coglioni che possano votare a sinistra», se l’è presa con chi «sputtanando il premier sputtana anche l’Italia». E poi Antonio Di Pietro, che ad Annozero ha detto «col massimo rispetto, Berlusconi è un delinquente » per incitare successivamente a «buttar fuori Minzolini a calci in culo ». E ancora Gianfranco Fini («Chi dice che gli stranieri sono diversi è uno stronzo…») e Roberto Calderoli: «È stronzo anche chi li illude».

Per non dire di Tommaso Barbato e Nino Strano che, il giorno della caduta del governo Prodi, urlarono al Senato contro Nuccio Cusumano: «Pezzo di merda, traditore, cornuto, frocio!» e «Sei una checca squallida!». E via così: potremmo andare avanti per ore. Bene: in questo contesto, in cui una parte del Paese accusa l’altra d’avere le mani lorde di sangue dei crimini staliniani e l’altra metà risponde imputando agli avversari di essere golpisti e goebbelsiani, la signora Ada Stefan si è spericolatamente spinta a contestare una decisione urbanistica della giunta comunale leghista di Vittorio Veneto. La scelta di non demolire un complesso edilizio che avrebbe dovuto diventare un «polo sportivo d’interesse nazionale » con due campi di calcio, un impianto di pattinaggio a rotelle, tribune, foresterie, palestre, parcheggi e un sacco di altre cose compresi un po’ di «spazi commerciali accessori». Una cosa grossa. Edificata su un terreno per il quale il piano regolatore prevedeva fossero «ammessi solo gli impianti per il gioco, gli spettacoli all’aperto e le attrezzature sportive».

Scelta giusta o sbagliata? Non ci vogliamo manco entrare: non è questo il punto. Il fatto è che, essendo state costruite solo le strutture commerciali e non quelle sportive, un gruppo di abitanti della zona aveva chiesto alla giunta di smetterla con le deroghe e, dato che il progetto originale era stato stravolto e dunque risultava tutto abusivo, di procedere con le ruspe. Al che l’amministrazione aveva risposto che «l’esigenza del ripristino della legalità non è sufficiente a giustificare la demolizione richiesta, occorrendo comparare l’interesse pubblico alla rimozione con l’entità del sacrificio imposto al privato». Parole discutibili. Tanto più alla luce di una serie di sentenze di sette o otto Tar (veneto compreso) e del Consiglio di Stato presentate dal legale degli abitanti della zona, Daniele Bellot, tutte molto chiare: in casi del genere l’abuso va abbattuto. Ma neppure questo è il punto. Il punto è che, durante un consiglio comunale, esasperata dalle resistenze della maggioranza all’idea di demolire il complesso, la signora Ada Stefan sbottò: «Vergognatevi! ».

Un’offesa gravissima, secondo Mario Rosset, già segretario e consigliere della Lega. Al punto di meritare una denuncia. Denuncia finita sul tavolo di un magistrato trevisano. Il quale, incredibile ma vero, decise di emettere un decreto penale che condannava la signora «per avere offeso l’onore e il prestigio del consiglio comunale di Vittorio Veneto dicendo ad alta voce, rivolta al loro indirizzo, “Vergognatevi”». Un verdetto sconcertante. Che Ada Stefan decise di non accettare chiedendo di andare a processo. Processo aperto e chiuso giorni fa nel giro di pochi minuti: per il giudice Angelo Mascolo la signora andava assolta «perché il fatto non costituisce reato, ai sensi dell’art. 129 c.p.p.». Faccenda chiusa? Macché: tre giorni dopo (tre giorni: in un Veneto in cui i magistrati sono sommersi di arretrati e, stando alla relazione della stessa presidente Manuela Romei Pasetti, «trascorrono mediamente 272 giorni tra la sentenza di 1° grado e l’arrivo alla Corte d’Appello») il sostituto procuratore Giovanni Cicero impugnava l’assoluzione. Il processo andrà avanti: la signora Stefan, secondo lui, va castigata. Il tutto in una provincia come Treviso.

Dove il sindaco leghista Giancarlo Gentilini ha ordinato «la pulizia etnica contro i culattoni» ed è arrivato a invocare «il linciaggio in piazza». Dove il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni si è spinto a dire: «Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto» aggiungendo che «l’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso». Dove il consigliere comunale leghista della città capoluogo Pierantonio Fanton ha teorizzato che «gli immigrati sono animali da tenere in un ghetto chiuso con la sbarra e lasciare che si ammazzino tra loro». Dove un altro consigliere leghista, Giorgio Bettio, è sbottato tempo fa urlando che occorreva «usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Il tutto senza particolari strascichi giudiziari. E sarebbe un reato dire «vergognatevi»? Messa così lo diciamo anche noi: vergognatevi.

Gian Antonio Stella

da Corriere.it

*** – Il grassetto è mio

Divorzio ? No grazie !

Dice Berlusconi che l’ennesimo divorzio rischia di costargli una fortuna. E capita che se guardi un programma televisivo o se leggi qualche giornale riscontri italiani che si immedesimano, compiangono la sorte ria del poveruomo ed esprimono solidarietà.

Dice lui al telefono: “sai quanto mi ha chiesto mia moglie? Tre milioni e 600 mila euro al mese. Fanno 45 milioni l’anno, novanta miliardi di lire, e siccome c’ha il giudice amico dell’avvocato (…) c’è il rischio che succeda“.

Ora provate ad immaginare all’opposto quel tizio che, (sentito con le mie orecchie, ascoltando un programma radiofonico), da lavoratore precario guadagna 550 euro al mese ed il giudice nella causa di divorzio ha deciso che deve passarne 250 alla moglie per il mantenimento del bambino, e chiedetevi quanti italiani in questo caso sentiranno un qualche moto di solidarietà con quest’ultimo.

Pochi, molto pochi.

Altro che Totti ed Hilary

Questa è poesia. Movistar è uno dei maggiori operatori telefonici di proprietà di Telefónica Móviles. Opera in Spagna e nei paesi Latino Americani. Sono attivi anche in Perù, lo spot è di Young & Rubicam e lo slogan è “Connessi possiamo di più !”.

-Si un día me doblo, ¿te acercarás a ayudarme?
-Si no llego a la meta, ¿estarás ahí para llevarme?
-Si tu voz importa, ¿dejaré que te calles?
-Y si un día lloras, ¿alcanzaré a callarte?
-Si la pelota llega un segundo antes, ¿se la cederás al viento?
-Si te pido que me escuches, ¿escucharé tu aliento?
-Si tenemos que soñar un país, ¿dejarás que me duerma?
-Y si el corazón ya no me cabe, ¿me prestarás tu pecho?
-Y si mis palabras se agotan ¿te conectarás incluso en silencio?

Forza sette

Il Tar del Lazio ha respinto di nuovo la richiesta del Pdl di ammettere la sua listaper la Provincia di Roma, presentata l’8 marzo dopo il decreto legge cosidetto  “salva liste”,  alle prossime elezioni regionali.

Chi sa contare dice che sarebbe il settimo giudizio negativo emesso da un qualche tribunale dello stato italiano relativamente alla faccenda. Sarebbero sei infatti le bocciature consecutive precedenti.

Con l’ordinanza di ieri sera i giudici amministrativi della Sezione Seconda bis, presieduta da Eduardo Pugliese, hanno ribadito quello che avevano già affermato con il provvedimento di lunedì 8 marzo: il decreto salva-liste non si può applicare e, in ogni caso, non ci sono “elementi precisi e concordanti” che dimostrino che i delegati del Pdl fossero alle 12 del 27 febbraio nell’ufficio elettorale del Tribunale con la prescritta documentazione.

I legali del Pdl hanno annunciato, subito dopo aver ascoltato il testo dell’ordinanza, un nuovo ricorso al Consiglio di Stato.

Sabato scorso i magistrati di Palazzo Spada hanno dichiarato il primo ricorso del Pdl “improcedibile”, perchè la richiesta era quella di poter presentare la lista, possibilità che era già stata accordata grazie al decreto salva-liste.

Il Consiglio di Stato non ha espresso alcuna valutazione sulla legittimità o sull’applicabilità del decreto salva-liste, prendendo solo atto che per il momento era già stato applicato.

Proprio sulla legittimità costituzionale del decreto si dovrà esprimere oggi la Consulta, chiamata in causa da due ricorsi, uno della Regione Lazio e l’altro della Regione Piemonte, che contestano al governo di aver invaso la propria competenza legislativa.

La Corte costituzionale con tutta probabilità emetterà un provvedimento cautelare provvisorio, riservandosi di adottare una sentenza definitiva più avanti, presumibilmente dopo il voto delle regionali. Della sua valutazione, però, dovrà comunque tenere conto il Consiglio di Stato nella sua prossima decisione.