Lazio e Lombardia: aspettando il TAR

In Lombardia siamo di fronte ad una lista con un numero cospicuo di firme in meno, nel Lazio addirittura all’assenza della lista, mi chiedo e chiedo a voi persone di buon senso, ma cosa potranno mai dire di diverso da queste due lapalassiane verità, i rispettivi Tribunali Amministrativi a cui Formigoni da un lato, e il Pdl del Lazio dall’altro,  intendono rivolgersi ?

Le sentenze, in entrambi i casi, sono scontate e non potranno che confermare queste due banali verità.

Di fronte al fatto che mancano 250 firme, che la lista non è stata sottoscritta dal numero necessario e sufficiente alla sua presentazione, cosa può dire il Tribunale Amministrativo ? Intanto ammetto la lista e poi dopo le elezioni si vedrà ?  Questo sì sarebbe un atto eversivo, visto che è la legge a prevedere, senza eccezione alcuna, un numero ben determinato di firme regolari per l’ammissione della lista.

Di fronte al fatto che una lista non è stata presentata, che non è stato redatto nessun verbale di consegna entro il termine fissato, in definitiva che la lista per cui è stato presentato il ricorso, agli atti non esiste, cosa mai potrà stabilire di nuovo il Tribunale amministrativo ?

In funzione di porre riparo a quale imgiustizia e di chi insomma i Tribunali amministrativi dovrebbero agire, se hanno fatto tutto da soli, dalle firme non valide alla mancata presentazione della lista nei tempi fissati, gli stessi ricorrenti ?

In un paese serio, in una democrazia matura di tradizione occidentale, si va alle elezioni senza drammi, e chi ha sbagliato provvede serenamente a mettere in atto le opportune contromisure per non sbagliare in futuro.

In Italia invece, tocca leggere che un tizio, il quale ha la reponsabilità del Ministero della Difesa dichiara: ” Non rispondiamo delle nostre azioni”, e ti chiedi allora che paese siamo e in che mani siamo.

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Lombardia le motivazioni dei giudici

La Corte d’Appello ha tagliato la testa al toro, infatti secondo la Corte di Appello non può essere accettato il ricorso della lista di Formigoni nella parte in cui si parla di “interesse pubblico” alla presentazione delle liste e che l’eventuale rigetto sarebbe stato contrario all’interesse pubblico, per i giudici infatti, (e per come è ovvio), “l’esercizio di tale diritto non può che svolgersi nel rispetto dei limiti e delle forme previste dalla legge“.

Quanto all‘istanza di remissione dei termini, secondo il collegio presieduto da Domenico Bonaretti “non puo’ essere accolta perche’ i termini per la presentazione delle liste previsti dal legislatore sono all’evidenza perentori, mentre la natura specifica dell’atto di autenticazione preclude qualsiasi intervento successivo sul contenuto del medesimo”.

La corte ha registrato un numero di firme valide inferiori al minimo previsto. Una situazione non semplice anche in vista dell’annunciato ricorso al Tar. Perché se pur aggiungendo quelle senza il “timbro tondo” (che sono 136) la lista non arriva a 3500 firme valide, allora è difficile che possa essere ammessa.
L’ufficio centrale regionale della Corte d’Appello di Milano, infatti, ha ridotto il numero delle firme valide presentate dalla lista Formigoni, sceso dal numero globale di 3.935 a 3.628. Da questo numero, è scritto nel dispositivo della Corte d’Appello, “debbono essere detratte le firme le cui autentiche sono giá state ritenute non valide da questo ufficio e che i ricorrenti hanno chiesto di riconsiderare”. Queste firme sono 514. Pertanto se anche fossero accettate le sentenze del Consiglio di Stato sulla autenticate da consiglieri comunali ma senza il “timbro tondo”, le firme valide sarebbero 3.628 meno le 514 già “bocciate”, più eventualmente le 136 firme mancanti del timbro. In totale la lista “Per la Lombardia” di Formigoni, ovvero il cosiddetto “listino” del candidato presidente, avrebbe un totale di 3.250 firme, cioè 250 meno del numero minimo richiesto dalla legge.

Pdl escluso a Roma e provincia, la conferma della Corte d’Appello

Ha avuto esito negativo il ricorso del Pdl relativo alla lista circoscrizionale provinciale di Roma, per le elezioni regionali del Lazio.
La lista Pdl Roma è fuori dalle elezioni. Il ricorso è stato respinto“. Lo dichiara il coordinatore regionale Pdl Lazio Vincenzo Piso.

Il pronunciamento della Corte d’Appello è stato estremamente celere, anche in virtù del fatto che la lista non era stata materialmente presentata e che ogni valutazione sul perchè e sul per come della non presentazione non rientra tra le prerogative della Corte, e a naso, contrariamente a quanto si è detto da parte anche di autorevoli esponenti della Pdl appare estremamente improbabile anche un pronuunciamento del TAR che la ammetta alle elezioni in via surrettizia e del tutto arbitraria, in assenza delle necessarie verifiche per l’ammissione e per le quali il Tar stesso dovrebbe sostituirsi agli organi a ciò preposti.

Da po(l)verella di nuovo a Polverini

Riammessa la lista civica della Polverini. !

Sono ventiquattro i ricorsi presentati contro i provvedimenti degli Uffici centrali circoscrizionali delle cinque province del Lazio.

Ne sono stati definiti sedici, secondo quanto riferito dalla Corte d’Appello.
Sono state ammesse le liste regionali: Rete dei Cittadini presidente Marzia Marzioli e Lista Emma Bonino presidente. Non sono state ammesse: Lista Roberto Fiore presidente, Lista il Popolo di Facebook, Lista Fiamma Tricolore, Lista Movimento per Roma e il Lazio presidente Baldi.
Il ricorso della Lista Roberto Fiore è stato respinto definitivamente. Il listino di Renata Polverini, quindi, resta in fase di valutazione dopo la presentazione di questa mattina del ricorso. Allo stato attuale, sembrerebbe che la lista civica Renata Polverini sia stata riammessa dal Tribunale di Roma a seguito dell’esclusione definitiva della lista regionale di Roberto Fiore.

Il ministro della difesa Ignazio La Russa: “Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto.”

“Non vorrei fare la parte dell’eversivo – dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa – ma lo dico chiaro e tondo: noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto”.

Dopo queste dichiarazioni daparte del Ministro della Difesa della Repubblica Italiana, in un paese normalmente democratico, l’opposizione politica ne avrebbe chiesto le dimissioni in parlamento e il Presidente della Repubblica lo avrebbe convocato immediatamente per chiarimenti.

Ma si sà non siamo affatto un paese normalmente democratico !