A Salemi il sindaco non può fare il sindaco neanche se si chiama Sgarbi

L’articolo di ieri di Attilio Bolzoni sulle pagine regionali di “La Repubblica”, dal titolo “Salemi, voltafaccia a Sgarbilandia “Provano a fermarmi con le calunnie””, è illuminante per comprendere lo sviluppo e l’attuale stato del rapporto tra Vittorio Sgarbi e la comunità della cittadina del Belice

SALEMI (TRAPANI) – Il sindaco non può fare il sindaco neanche se si chiama Sgarbi. Nella città che Garibaldi proclamò “prima capitale d’Italia”, Salemi, undicimila abitanti in mezzo alla più araba delle campagne siciliane, gli effetti speciali e gli assessori vip non bastanoa dare tutto il potere al sempre più furioso Vittorio. Lascia, non lascia, denuncia, si contorce, minaccia dimissioni e minaccia di restare. E tutto alla vigilia del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, che qui si celebra con un anno di anticipo sulla ricorrenza nazionale proprio per la bandiera issata dai garibaldini – nel maggio del 1860 – su una delle tre torri del castello normanno.

E tutto nel secondo anniversario di Sgarbilandia, luogo delle meraviglie dentro la Valle del Belice, una volta nota solo per il terribile terremoto del ’68 e oggi per le case vendute a un euro (con impegno di ristrutturarle) a Massimo Moratti e Lucio Dalla, a Katia Ricciarelli e Alain Elkann, a Vladimir Luxuria e Bruno Vespa, ai ministri Rotondi e Brunetta, a Giuseppe Tornatore e Anna Falchi. «Con le invidie e le calunnie stanno cercando di fermarmi ma non ci riusciranno», dice il sindaco eletto quasi due anni fa con il 60,7 per cento dei voti e sponsorizzato da un ex deputato regionale – Pino Giammarinaro, ex andreottiano invischiato in vicende di mafia e corruzione ma poi assolto – che Vittorio Sgarbi ha messo in ombra appena qualche mese dopo il suo “sbarco” a Salemi. Annuncia: «Me ne vado, anzi resto: non me ne vado più perché l’Utopia a Salemi deve vivere». In piazza Dittatura numero 1, dove c’è il suo ufficio, al dittatore non fanno fare il dittatore. Lui dice che qui è più potente dei cugini Salvo, Nino e Ignazio, gli esattori mafiosi che a Salemi erano nati ma che poi diventarono i vicerè di Sicilia. «Ma non è vero», raccontano in piazza Alicia e sui vicoli che si arrampicano fra bellissime chiese e mura di tufo dorato. E sottovoce aggiungono: «Lui vorrebbe fare tutto così, in un attimo, ma ci sono regole da rispettare e deve rispettarle anche lui». Il sindaco Sgarbi fai conti con la burocrazia.

Ragionieri, segretari, economi, uffici di vigilanza e di controllo, commissioni e sottocommissioni, veti e divieti. Lui, e tutta la corte di personaggi eccellenti trascinati su questa altura che guarda l’isola di Favignana, è in guerra aperta con una rete che vuole imbrigliare la creatività al potere. Metà paese (entusiasta)è con Vittorio, l’altra metà (inferocita) è contro Vittorio. E la mafia non c’entra niente con le intimidazioni, non è la mafia che affossa le delibere della sua giunta, non sono i boss a truccare regolamenti comunali o a commissionare furti in Municipio. Sono altri. Alcuni noti e alcuni ignoti.

D’altronde se lo sarebbe dovuto aspettare prima di arrivare in questo magnifico paese della provincia trapanese, costruito su colline bianche e abbaglianti che già nel ’600 venivano descritte così: «Unni viditi muntagni di issu/ chissa è Salemi, passatici arrassu/ sunnu nimici di lu crucifissu / e amici di lu Satanassu». Dove vedete montagna di gesso state lontano, non sono amici del crocifisso ma amici di Satanasso.

Satanasso è per esempio qualcuno che, a proposito delle case del terremoto vendute a un euro agli italiani famosi, ha falsificato il regolamento che il sindaco Sgarbi e la sua giunta avevano portato in consiglio comunale per l’approvazione. Il testo del consulente è stato contraffatto: in aula n’è arrivato un altro. Satanasso è qualcuno alla Ragioneria generale del Comune che si è “dimenticato” di impegnare somme per iniziative culturali.

Satanasso è anche chi, un giorno, non ha provveduto a inoltrare una pratica sui progetti per il recupero di strutture confiscate alla mafia. Hanno dato la colpa a Sgarbi, in realtà lui aveva impartito istruzioni a un funzionario che non ha ubbidito. «Ci vogliono immobilizzare, molti pensano solo al passato con la rassegnazione che non si può cambiare», racconta Antonella Favuzza, una farmacista che è vicesindaco di Salemi, la stessa signora che (con i suoi soldi) ha pagato la benzina per trasportare alcuni giornalisti da Salemi all’aeroporto di Punta Raisi su un’auto del parco comunale. Qualcuno ha fatto denuncia alla Guardia di Finanza e hanno aperto un’inchiesta sul niente. «Lurido topo», gli scrivono nelle lettere anonime. «Cane malato, ucciditi», lo insultano al cellulare. Una volta un cane morto gliel’hanno fatto trovare davanti a piazza Dittatura, un’altra volta era un maiale sgozzato.

Ma intanto a Salemi, paese conosciuto solo per le sue disgrazie e le sue tragedie di mafia, non erano mai arrivati così tanti turisti. Per il festival sulla cultura ebraica e quell’altro sul cinema religioso, per le mostre su Caravaggio e Rubens. «Ma a me non aggiustano mai la strada sotto casa», si lamenta un cittadino di Salemi, uno di quelli che «non sopporta Sgarbi: anzi mi sta proprio sulle palle». Sul muro della dimora che anni fa era degli esattori Salvo, qualcuno ha scritto l’altro giorno: «Sgarbi via». Via se n’era già andato, ad ottobre, l’assessore comunale alla Creatività Oliviero Toscani. Ma gli amici di Vittorio giurano che sta tornando. Qui a Salemi, nella repubblica degli artisti.

di Attilio Bolzoni (04 febbraio 2010)

da “La Repubblica

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