Per “La grande storia” di RAI 3 puntata dedicata a Piersanti Mattarella

Questa sera alle 23,05 su Rai Tre andrà in onda una puntata de La grande storia dedicata alla figura e alla vicenda umana e politica del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, ucciso il 6 gennaio del 1980.

Nato a Castellammare del Golfo il 24 maggio del 1935, Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Siciliana, allievo di Aldo Moro, l’uomo che voleva tagliare alla radice i rapporti tra mafia e amministrazione in Sicilia, fu trucidato a Palermo di fronte alla famiglia da un killer rimasto senza nome. Fu assassinato dalla mafia in auto, la mattina dell’Epifania, il 6 gennaio del 1980, mentre con la moglie e i figli stava andando a Messa.

Nel documentario i più stretti congiunti e altri (la moglie Irma, i figli Maria e Bernardo, il fratello Sergio, i collaboratori Leoluca Orlando e Salvatore Butera, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu, l’avvocato Francesco Crescimanno) rievocano l’omicidio, la formazione religiosa, l’impegno politico e l’attività amministrativa di Piersanti Mattarella.

Il documento ricostruisce la sua formazione religiosa, l’impegno politico e civile, indaga sulle possibili cause della sua morte e ripercorre l’accidentato cammino processuale che portò alla condanna all’ergastolo dell’intera cupola di Cosa Nostra, senza però riuscire a fare luce sui misteri di questo gravissimo delitto politico.

“Piersanti era una persona serena, che amava la vita, sempre attenta a non sacrificare alla politica gli spazi di vita familiare. Era legatissimo alla moglie, ai figli, ai suoi genitori. Era, in definitiva, una persona normale. Questa e’ una cosa che potrei dire di Piersanti, come di altre persone che sono state uccise perche’ difendevano la legalita’ e che ho conosciuto, da Falcone a Borsellino e a Chinnici: persone normali che amavano la vita, il futuro, con un forte senso della propria dignita’ e del ruolo che rivestivano, che non volevano piegarsi alla sopraffazione, alla prepotenza mafiosa, alla minaccia della violenza”.

Lo ha detto Sergio Mattarella, fratello di Piersanti, intervistato da ‘Il Settimanale’ della Tgr Sicilia.

“Io credo che nessuno di questi uomini avesse la vocazione a fare l’eroe, ma avevano questo senso della dignita’ del proprio ruolo e di se stessi”, ha concluso Sergio Mattarella.

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Quale futuro per Palermo ?

Il finale del reportage palermitano di Fulvio Abbate, dopo il “Il giorno della civetta” e “Dimenticare Palermo”, il futuro

grazie a Teledurruti

*** – Il Giorno della civetta – Film del 1968 di Damiano Damiani con: Claudia Cardinale, Lee J. Cobb, Franco Nero, Serge Reggiani.

Dal romanzo (1961) di Leonardo Sciascia: Dopo l’assassinio dell’imprenditore edile Colasberna e la misteriosa sparizione dell’ unico testimone dell’omicidio, il capitano Bellodi è deciso a far luce sulla questione. Dopo aver trovato solo omertà e reticenza deciderà di giocare l’ultima carta che gli rimane con la confessione di un informatore, il quale rivelerà a Bellodi che il mandante dell’ omicidio è Don Arena,capomafia del paese. Nonostante sappia che Don Arena ha amici ai vertici della politica, Bellodi decide di continuare il suo lavoro fino in fondo. Non appena Don arena viene arrestato e l’ indagine sembra chiusa, l’informatore del capitano viene assassinato, Don Arena viene rilasciato e Bellodi viene trasferito a Parma.
Quando uscì fu vietato ai minori di 18 anni.

*** – Dimenticare Palermo – Film del 1990 di Francesco Rosi con: James Belushi, Mimi Rogers, Joss Ackland, Carolina Rosi

Dal romanzo omonimo di Edmonde Charles-Roux. Carmine Bonavia, figlio di immigrati italoamericani, è candidato a sindaco di New York. Come promessa elettorale, per eliminarne definitivamente il problema, fa una clamorosa proposta: la liberalizzazione della droga.

Al fine di conoscere più a fondo l’argomento, decide di passare la luna di miele con la giovane sposa Carrie proprio a Palermo: alloggiato in un lussuoso hotel, visita i più bei monumenti della città, ma ne contempla anche il degrado. E qui la mafia (preoccupata a fondo dalla sua proposta, che la priverebbe del racket più lucroso) tenta in ogni modo di incastrarlo, coinvolgendolo infine nell’omicidio (inscenato ad arte) di un giovane fioraio, con cui Carmine poco tempo prima aveva avuto un alterco. La vicenda rischia di mandare all’aria i progetti elettorali, in quanto egli è accusato di omicidio premeditato.

Su indicazione di un anziano principe che vive segregato da anni nel suo stesso albergo per timore di vendette della mafia, Carmine può così incontrare, in una villa fuori città, un potente boss italoamericano, che gli spiega il “danno” che egli recherebbe a Cosa Nostra, e gli propone un patto: rinunciare a liberalizzare la droga, in cambio della diffusione di foto-prove che lo scioglierebbero dall’accusa di omicidio. Carmine accetta, ma una volta rientrato a New York ed essere stato prosciolto, conferma di volere perseverare col suo obiettivo. E viene ucciso poche ore dopo averlo fatto.

E’ un film che sostiene due tesi, la prima che legalizzare la vendita delle droghe è misura utile a stroncare il narcotraffico, la seconda che l’essere siciliani non è un dato di fatto, ma un destino al quale non ci si può sottrarre.