La prof Gemma Politi come la madre di Andy Warhol

grazie a teledurruti la “televisione monolocale”

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Endorsement della prof Gemma Politi a favore di Raffaele Lombardo

grazie a teledurruti la “televisione monolocale”

Sapete che c’è ? Il depuratore si fa ai Cerri

In questo post avevo riportato un comunicato stampa istituzionale in quanto proveniente dalla Provincia Regionale di Trapani e a firma: “Staff del Presidente – Ufficio per la Comunicazione – Il portavoce Filippo Siragusa”.

Nei commenti avevo accolto favorevolmente la decisione prospettata nella nota che ritenevo e ritengo andasse nella direzione giusta e coerente con i numerosi post già pubblicati su questo blog rispetto alla questione depuratore.

In particolare ricordo che del depuratore ai Cerri ho scritto qui, qui, qui ed anche qui.

Ora apprendo che in realtà non c’è nessuna nuova, che è stato tutto un equivoco e che, nonostante i dubbi e le buone intenzioni del Sindaco e dell’amministrazione comunale, relaticamente ad una nuova localizzazione, l’iter per la costruzione del depuratore ai Cerri continua.

Buon “sviluppo turistico” a tutti.

Quasi come Don Abbondio: “Pisistrato chi era costui ?”

Mi ha incuriosito molto la segnalazione di un amico, ho fatto delle ricerche e, constatato che è tutto storicamente vero, vi ripropongo alcuni stralci della vita e delle gesta di Pisistrato, questo personaggio dell’antica Grecia (siamo intorno al 560 avanti Cristo). Il tutto, che lo crediate o meno, senza riferimenti alla attualità e solo perchè come si dice: Historia magistra vitae

Peccato non essere riuscito a trovare del materiale iconografico, perchè una curiosità mi è rimasta: ma quanto sarà stato alto Pisistrato ?

“In veste di polemarco, il giovane Pisistrato acquistò fama vincendo i megaresi contro i quali Atene era in guerra, sottraendogli così definitivamente l’isola di Salamina e il porto saronico di Nisea. Questi successi militari gli valsero un prestigio e un credito tali da consentirgli di diventare un attore di primo piano della politica dell’epoca. Inizialmente, ottenne anche il sostegno del popolo, che poi, però, si trasformerà in timore.”

Atene all’epoca era travagliata da una convulsa lotta politica, con partiti e fazioni capeggiate dalle famiglie aristocratiche. Tuttavia il quadro politico che si delineava era di una notevole complessità, superiore a quella delle altre città greche, non riducibile a semplificate contrapposizioni sociali.”

Per ottenere l’appoggio popolare, Pisistrato ricorse a uno stratagemma: si procurò delle ferite per mostrarle in pubblico quale prova di un’aggressione subita da parte dei propri rivali. Il popolo decretò per lui l’istituzione di una guardia del corpo di 300 mercenari con la quale Pisistrato occupò l’Acropoli, senza resistenza da parte degli opliti, nel 561/560 a.C., ottenendo il potere assoluto.”

“[Pisistrato]approfittando del clima propizio, riuscì a ritornare ad Atene, facendosi precedere da una nuova simulazione: fece vestire una fanciulla di altissima statura (del demo di Peania o, secondo altri, una donna della Tracia di nome Fia) con gli abiti tradizionali della dea Atena per sfilare in processione per la città su un carro, a diffondere la voce che la dea stessa consigliava agli Ateniesi di richiamarlo in città.”

Durante il suo dominio i cittadini furono certamente privati di molte libertà civili e morali, tra le quali che i contadini non potevano entrare in città (creando però i giudici nei vari demi), ma nonostante ciò il giudizio degli antichi su di lui non è molto severo, poiché lo ritennero un tiranno dotato di grande abilità e lungimiranza e vista anche la sua moderazione a differenza delle tirannidi contemporanee”

tutto Pisistrato su Wikipedia, di più qui

grazie a Alessio Giaccone

*** Avvertenza Diarioelettorale non è passato dalla parte dei “complottisti” 🙂

e qui si dice che non è andata e non andrà così

Castellammare, il depuratore ai Cerri non si fa più

“A seguito della riunione operativa tenutasi stamani a Palazzo Riccio di Morana sulla depurazione delle acque nel golfo di Castellammare, alla presenza del sindaco ,Marzio Bresciani, del direttore generale dell’A.R.P.A. Sicilia, ing. Sergio Marino, dei responsabili regionali dell’A.R.R.A. dipartimento tutela delle acque e del Presidente della Commissione Provinciale Territorio e Ambiente di Trapani, dott. Paola Pendino, il presidente Turano ha dato mandato all’assessore provinciale al Territorio e Ambiente, Francesco Regina di attivare tutte le procedure necessarie presso l’Agenzia regionale per i rifiuti e tutela delle acque , al fine di realizzare in tempi brevi, un pennello a mare funzionale in attesa della costruzione del nuovo depuratore che avverrà in area diversa dall’attuale, opera peraltro già finanziata dall’A.R..R.A. L’assessore Regina preso atto dell’urgenza dell’opera , oggi si è recato a Palermo con il sindaco Bresciani, per definire il decreto di finanziamento propedeutico alla realizzazione del sopracitato pennello.”

da marsala.it

Autoimpiego (1) – Aprire un sexy shop

“Tutta vestita di nero, accollata che più non si può, Elsa Casarin, veneziana, sposata, sta dietro il bancone del sexy shop appena aperto a Treviso, uno spazio grande, arioso, luminoso. Faceva la camiciaia finché la sua fabbrica non ha chiuso, poi si è adattata a fare le pulizie e lavare i piatti, “lavoretti saltuari, per pagare il mutuo di casa”.

Ha appena venduto a un distinto signore di mezza età un affare monumentale da 35 centimetri al prezzo di 135 euro. Dice che all’inizio ha avuto “un po’ di imbarazzo”, poi è passato, “è un lavoro come un altro”, e che i clienti sono gentili, al massimo qualche proposta di uscire la sera e qualche domanda “un po’ indiscreta”. “Mai avuto noie”, dice Roberto, tranne alcune proteste dei vicini e qualche performance dei soliti esibizionisti. Quasi tutta locale la clientela, molti gli “habitués”, soprattutto fra i 35 e i 45 anni, ma anche molte coppie, e parecchie donne. A Bassano, più donne che uomini.”

Tutto il pezzo su La Repubblica

grazie a Galatea

Riforme, riforme, riforme !

Da Roma a Palermo, da destra a sinistra, da Nord A Sud (isole comprese) è tutto un proclamare volontà di riforme. E non da ora. Chiunque in questi anni della “transizione al peggio”, sia arrivato al governo del paese non ci ha risparmiato la sua gran bella dose di proclami riformatori.
In verità, e sono già ben quindici anni dalle prime elezioni post “prima repubblica”, non è che di riforme questo paese ne abbia visto tante, ne che quelle poche o molte realizzate abbiano dato segni tangibili di cambiamenti in positivo di questo paese.

Le numerose riforme elettorali (trascurando i parziali benefici effetti in ambito locale) ci hanno consegnato un sistema semi-feudale di nomina dei deputati da parte dei capipartito, che è quanto di peggio sia stato mai prodotto nelle moderne democrazie occidentali per la selezione della classe dirigente.

Naturalmente la riforma è stata realizzata a maggioranza, ma con un non tanto sotterraneo accordo bipartisan con il principale partito di opposizione.

Le numerose riforme del mercato del lavoro (leggasi precarizzazione del lavoro), realizzate in principio dai governi di centrosinistra all’insegna dell’incremento della produttività ma proseguite con ancor più convinzione dai governi di centrodestra hanno generato ad oggi il massimo della disoccupazione in termini assoluti ed in tutte le aree del paese e azzerato le speranze di un lavoro vero e retribuito per generazioni di giovani condannati dalle mille forme assunte dal lavoro precario.

Le numerose riforme tese alla semplificazione delle procedure amministrative ed ad un moderno funzionamento della macchina burocratica dello Stato, delle regioni e degli enti locali, ad onta dei proclami del Bersani (liberalizzazioni) o del Brunetta (produttività della pubblica amministrazione) di turno, hanno continuato a dare esiti insignificanti per il cittadino comune e spesso hanno creato ulteriori complicazioni e vessazioni.

E l’elenco potrebbe continuare con Ricerca, Università, Scuola o Sanità per limitarci ai settori chiave per la vita e lo sviluppo.

“Riforme” solo un altro caso di “banalizzazione del termine”.