Pagine di storia, i Templari a Trapani e in provincia

Credo vi sarà gradita la riproposizione di un pregevole articolo di Elio D’Amico, pubblicato su “La Sicilia” di oggi, che illustra la presenza dei cavalieri Templari a Trapani e in provincia

I segni dei templari in città

Nel rosone della chiesa di S. Agostino e nella storia del simulacro della Madonna

Ma i Cavalieri si presume che abbiano avuto insediamenti anche a Mazara e a Castellammare

La vita e l’attività dei Cavalieri Templari sono certamente tra le pagine più misteriose dell’umanità: ai misteri che hanno avvolto gli oltre duecento anni della loro esistenza, si è aggiunta la distruzione di tutti i documenti cartacei relativi all’Ordine, distruzione avvenuta dopo che i Cavalieri sono stati considerati eretici, imprigionati e condannati a morte.

Fondati nel 1118 da Ugo De Payns ed altri 8 Cavalieri, nel 1127 ottengono la “Regola” da Bernardo da Chiaravalle e nel Concilio de Troyes ottengono il riconoscimento papale a cui – solamente – debbono obbedienza.
Insediati a Gerusalemme nelle stalle dell’antico Tempio di Re Salomone, si dice che passassero il tempo a scavare nei sotterranei alla ricerca dei Misteri del Tempio e che in queste ricerche avessero trovato documenti così importanti da stravolgere l’ordine della Chiesa; per tale motivo venivano successivamente avversati (ma anche per essere divenuti una potenza economica superiore persino al Re di Francia) finchè nel 1312 vengono dichiarati eretici, imprigionati ed inviati al rogo. Ma i misteri dei Templari non sono morti con essi, e continuano ad interessare storici laici e cattolici.
Essi si insediarono in tutta Europa, dall’Italia alla Scozia, ma ben poco si sa dei loro insediamenti in Sicilia; tuttavia doveva essere certamente una presenza massiccia se nel 1312 il Papa Clemente V chiede ai Vescovi delle tre Diocesi siciliane – Val di Mazzara, Val di Noto e Val Demone – di fare un inventario dei beni templari affinché si potesse procedere al loro sequestro.

Due furono gli insediamenti principali dei Templari in Sicilia: a Messina e a Trapani, i due principali porti militari della Sicilia, punto di passaggio per i pellegrini diretti in Terrasanta.
In entrambi le città si insediano a ridosso del porto: a Trapani, come scrive il Pirri nel 1733, i Templari si insediano nella chiesa di Santa Maria del Tempio, con annesso ricovero dei pellegrini; ciò avviene nel 1140, dopo che il Papa Innocenzo II (Cistercense come Bernardo da Chiaravalle), ritira la scomunica al Re di Sicilia Ruggero II.
La presenza dei Templari è visivamente confermata nel rosone della chiesa (oggi dedicata a Sant’Agostino) che nella parte interna presenta i simboli delle tre religioni monoteistiche – cristiana, islamica ed ebraica – espressione tipica della filosofia templare; dopo il 1312 la chiesa, come quasi tutti i beni templari, passa ai Cavalieri di Malta, che la ribattezzano dedicandola a San Giovanni Battista.
Il passaggio dei beni dai Cavalieri del Tempio a quelli di Malta fu una delle cause della distruzione, da parte di quest’ultimi, di tutti i documenti cartacei relativi ai Templari, affinché si perdesse traccia della memoria storica della proprietà, per evitare possibili rivendicazioni future.

Significativo il contributo dato dai Templari trapanesi alla guerra dei Vespri: a Trapani, protetto dalla flotta templare, Pietro d’Aragona si rifugia prima di partire per la sfida decisiva con Carlo d’Angiò a Bordeaux, e da Trapani da il comando di arrestare il ribelle Gualtiero da Caltagirone.
Altro legame con la città è il simulacro della Madonna di Trapani, giunta da Cipro su una nave templare guidata dal Cavaliere Guerreggio e da questi alloggiata presso la Chiesa della Madonna del Parto dei Carmelitani; la leggenda, poi, farà rimanere per sempre la statua a Trapani, custodita, appunto dai Padri Carmelitani.
Queste sono le tracce certe lasciate sul territorio dai Cavalieri Templari; ma si presume che essi abbiano avuto insediamenti almeno anche a Mazara del Vallo e a Castellammare del Golfo.
In quest’ultima città, nella chiesa della Madonna del Rosario, la cui costruzione inizia nel 1093, nella facciata, a fianco ad un bassorilievo della Madonna con Bambino, spicca una chiara croce templare, segno che, in qualche modo, la chiesa doveva essere legata all’Ordine.
Ancora più labili i legami con Mazara del Vallo, suffragati soltanto dal fatto che i Cavalieri non potevano mancare dal porto più vicino all’Africa, supposto inizio della Via Francigena che legava le Abbazie di Santiago de Compostella e di Canterbury alla Terrasanta.

Elio D’Amico per La Sicilia

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Quelli che fanno politica in Sicilia: Miccichè ed Oddo, il nuovo che avanza

Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, forzitaliota della prima ora, fedelissimo di Silvio Berlusconi e in viaggio, da tempo, verso la costituzione di un fantomatico partito del Sud:

“Non stiamo facendo un governo col Pd. Stiamo mettendo su un governo di minoranza che, con le forze migliori dell’Assemblea, possa realizzare le riforme necessarie alla Sicilia. Mettiamola cosi’: e’ il governo dei migliori” ed ancora “al punto in cui eravamo arrivati, o si faceva un governo di minoranza o si andava a nuove elezioni che, dopo l’anno di stop in seguito alla vicenda Cuffaro, significavano una sciagura”.

L’approdo dell’inquieto esponente del Pdl, dice senza tentennamenti, sara’ “nel Partito del Sud, con Lombardo e con quanti, a destra e a sinistra, credono che solo l’autonomia dei territori puo’ garantire sviluppo” quelli che restano nel Pdl sono quelli che “Hanno approfittato del fatto che Berlusconi si occupa meno dell’Isola per imporre una bieca logica di corrente nella gestione del partito in Sicilia. Con la colpevole complicita’ del coordinamento nazionale. Per me il Pdl nella regione andava commissariato da parecchio: ora siamo fuori tempo massimo”.

Camillo Oddo, deputato regionale del Pd eletto in provincia di Trapani ex PCI, Pds e Ds, vicepresidente dell’Ars, uno che “viene da molto lontano” come diceva quel tale, e che è presumibile non andrà molto lontano:

“Nel Pd ci sono dirigenti siciliani che, da Roma, guardano ciò che sta accadendo nell’Isola attraverso le rigide lenti della vecchia politica: sono talmente concentrati nel denunciare presunti pasticci, che hanno perso di vista le sfide che abbiamo di fronte”.

“Valutare quello che sta accadendo in Sicilia invocando una rigida coerenza nelle alleanze, dalla Capitale al più piccolo comune siciliano, significa non cogliere la profonda crisi in atto alla Regione”.

“La Sicilia ha bisogno di riforme importanti che non possono più essere rinviate, e noi abbiamo due scelte: passare i prossimi anni a guardare i danni prodotti da altri mentre noi, immobili, ci arrocchiamo sul fronte del no, oppure metterci in gioco, consapevoli della complessità di questa scelta, per far sì che le riforme rispondano davvero alle esigenze di questa terra.”