Lo scrittore Fulvio Abate (di Teledurruti) ha nostalgia

Un lungo pezzo (in quattro video) dello scrittore Fulvio Abate sulla nostalgia.

Torna a casa Massimo !

L’Italia come è noto può vantare a suo merito di essere tra i paesi fondatori del progetto politico che a partire dall’immediato dopoguerra ha portato alla costituzione di quella forma di aggregazione politica tra stati che oggi conta ben 27 stati e che chiamiamo Unione Europea.

Tra i protagonisti del lancio e della faticosa e paziente crescita di quel progetto vi furono le famiglie politiche dei liberali, dei democristiani e dei socialisti.
Non fu tra i protagonisti di quel progetto la famiglia politica comunista che pure aveva un consistente seguito in paesi come l’Italia e la Francia.

Oggi Massimo D’Alema, candidato alla carica di Alto rappresentante UE per la politica estera, già comunista, e quindi in quanto partecipe delle tante conversioni degli ex comunisti italiani, approdato alla famiglia dei socialdemocratici europei, per i medesimi socialdemocratici europei, e’ si “un eccellente candidato” ma ha un problema “e’ il candidato di un governo non socialista”.

I socialisti europei pertanto hanno proposto la candidatura della britannica Catherine Ashton, attualmente Commissario UE al Commercio, alla carica di Alto rappresentante UE per la politica estera.

Ennesimo disastro.

Diarioelettorale rende l’onore delle armi allo “statista trombato” e lo saluta con un “Torna a casa Massimo !”, come il titolo di un noto film di un eroe della nostra infanzia.

Pesca al tonno rosso ridotta del 40%, l’Italia vota contro

Ieri l’Iccat, l’organizzazione internazionale che gestisce la pesca del tonno rosso e riunisce 48 Paesi, ha ridotto di un oltre un terzo le quote di «catture » consentite nell’Atlantico e nel Mediterraneo, dopo un lungo negoziato con la Commissione europea, a Recife in Brasile.

La risorsa tonno rosso è in rapido calo, da molti anni, e va salvaguardata.

Nel 2010, è prevista la riduzione del 40% dele prede consentite, nell’Atlantico e nel Mediterraneo,  sul piano pratico si passerà dalle attuali 22.000 alle 13.500 «catture».
Sarà inoltre ridotta la stagione di pesca che, durerà un solo mese, dal 15 maggio al 15 giugno, e non saranno consentite proroghe giustificate dal maltempo.

Infine, i Paesi iscritti all’Iccat si sono impegnati a dimezzare la capacità delle loro flotte.

“È un importante risultato – ha detto il presidente dell’Iccat, Fabio Hazin – ed è in piena conformità con il parere degli scienziati. Grazie alle riduzioni delle quo­te, vi sarà un 60 per cento di probabilità che i grandi banchi di tonno si ricostituiscano nel giro di 15 anni”.

Sulla pesca del tonno rosso di pù qui

In Sicilia, provincia di Trapani, c’è gente così … e poi c’è Papania

Catturato il capomafia Raccuglia

Gente in strada applaude e grida ‘scemo’

PALERMO – Era già successo altre volte in occasione dell’arresto di boss di rango come Giovanni Brusca o Bernardo Provenzano, di fronte alla Questura di Palermo, ma questa volta la gente è scesa subito in strada a Calatafimi, il paese del trapanese dove è stato catturato Mimmo Raccuglia. Non appena si è sparsa la vice dell’arresto del capomafia una piccola folla si è infatti radunata davanti al covo dove è stato bloccato il latitante. La gente ha applaudito i poliziotti con il volto coperto da passamontagna che avevano partecipato all’operazione e ha cominciato a scandire un insulto bruciante per un mafioso del calibro di Raccuglia: “Scemo, scemo…“. Una scena analoga si è ripetuta poco dopo davanti agli uffici della Questura di Palermo, al momento dell’arrivo del corteo di auto blindate che scortavano il boss. I ragazzi di Addiopizzo, oltre ad applaudire, hanno cominciato a scandire in coro: “chi non salta è mafioso”, e gli agenti della sezione catturandi affacciati dalle finestre hanno accolto l’invito, saltando ritmicamente e salutando con le mani la folla che si era radunata nella piazza.

ANSA.IT

A Calatafimi catturato il latitante Mimmo Raccuglia

Mafia, preso il boss Domenico Raccuglia

HA TENTATO LA FUGA. NEL COVO c’erano DIVERSE PISTOLEMaroni: «È il numero due di Cosa Nostra»

Latitante da 15 anni, è considerato uno dei successori di Riina. Grasso: «Successo investigativo importantissimo»

 

MILANO – Era ricercato da 15 anni Domenico Raccuglia, boss mafioso di Altofonte (Palermo) arrestato dalla polizia a Calatafimi, nel Trapanese. È a tutti gli effetti il numero due di Cosa Nostra, dopo Matteo Messina Denaro. Era inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi.

HA TENTATO LA FUGA – Mimmo Raccuglia, 45 anni, detto “il veterinario”, è stato arrestato dagli agenti della sezione catturandi della mobile di Palermo. Si nascondeva in un appartamento di via Cabasino, nella periferia di Calatafimi. Al momento dell’irruzione era solo: ha tentato di fuggire dal terrazzo, ma è stato bloccato dai poliziotti che avevano circondato l’edificio. Nell’appartamento, che aveva scelto come covo solo da pochi giorni, sono state trovate diverse pistole.

DELFINO DI BRUSCA – Raccuglia, in passato il “delfino” del boss di San Giuseppe Jato – oggi pentito – Giovanni Brusca, è stato condannato a tre ergastoli (uno per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo), a 20 anni di reclusione per tentato omicidio e ad altre pene per associazione mafiosa. Durante la sua latitanza, nonostante il continuo controllo nei confronti della moglie, Raccuglia è riuscito a diventare padre per la seconda volta. Da tempo era considerato uno degli aspiranti al vertice della mafia palermitana come successore di Totò Riina, essendo il capo incontrastato delle cosche a Partinico, grosso centro fra il capoluogo e Trapani.

MARONI: ERA IL NUMERO DUE – «L’arresto di Raccuglia è uno dei colpi più duri inferti alle organizzazioni mafiose negli ultimi anni perché era di fatto il numero due di Cosa Nostra» ha commentato il ministro dell’interno Roberto Maroni, che ha telefonato al capo della Polizia Antonio Manganelli per congratularsi dell’operazione. A Maroni sono arrivate invece le congratulazioni del presidente del Senato Renato Schifani: «L’arresto del boss Raccuglia – si legge in una nota del Senato – rappresenta un evento importantissimo e un’ulteriore vittoria dello Stato sulla criminalità organizzata».

GRASSO: SUCCESSO IMPORTANTE – Per il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso si tratta di un «successo investigativo importantissimo». «Ho fatto le mie congratulazioni al ministro Maroni, al questore di Palermo e ai ragazzi della sezione catturandi della mobile – ha detto -. Quando ho sentito il questore era insieme ad alcuni degli agenti della sezione catturandi, ragazzi che conosco bene e con cui ho lavorato quando ero procuratore a Palermo. Ho potuto complimentarmi anche con loro». «Raccuglia – spiega Grasso – è considerato il numero due, per peso criminale, nella lista dei ricercati di Cosa Nostra dopo Matteo Messina Denaro. In questi anni ha esteso il suo dominio da Altofonte fino al confine con la provincia di Trapani, come conferma il fatto che si nascondeva proprio nel Trapanese».

INGROIA: UN CAPO ASSOLUTO – Anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia parla di un arresto di straordinaria importanza. «Abbiamo preso uno dei capi assoluti di Cosa Nostra ancora in circolazione in un momento di ascesa all’interno delle gerarchie mafiose – spiega -. È stata un’indagine molto difficile perché Raccuglia si è dimostrato attento e accorto nella gestione della sua latitanza e lo dimostra il fatto che l’arresto è avvenuto fuori dalla sua zona, in un’area più tranquilla». Secondo Ingroia, all’interno di Cosa Nostra «si crea adesso un ulteriore vuoto dove i latitanti di spicco sono sempre meno. Adesso assumono maggiore importanza Nicchi a Palermo e Messina Denaro a Trapani. Raccuglia era l’uomo cuscinetto che controllava i territori fra Palermo città e la provincia di Trapani».

da Corriere .it

Palermo si candida a capitale mondiale della “trash art”

Vista l’abbondanza di materia prima reperibile con facilità in ogni angolo di strada, il sindaco di Palermo sembra intenzionato a chiedere all’Unesco di decretare Palermo “Capitale mondiale della trash art”.

In attesa della risposta dell’apposito comitato scientifico dell’Unesco, che non mancherà di certo, e che ci auguriamo sarà positivo, godetevi questi filmati sulle installazioni di Ha Shultz a Roma nel 2007.

Accadrà domani

Questo post l’ho rinviato a lungo, quantomeno perchè non mi piace indossare i panni del mago Othelma rischiando di essere preso per uno dei tanti paranoici di incerta credibilità che profetizzano sul futuro.

Tuttavia gli avvenmenti del giorno per giorno, che ritengo confermino alcune intuizioni di qualche mese fa, mi hanno fatto propendere per il rischio della pubblicazione.

In ogni caso non prendete le cose che si diranno troppo sul serio.

La complessa strategia

Non so quando e da chi è stata avviata la “complessa strategia” che dovrebbe portare alla definitiva eliminazione dalla scena politica di Silvio Berlusconi, anhe se è ipotizzabile i primi contatti siano successivi alla lettera di Veronica Lario al giornale “La Repubblica” e al fallimento della banale strategia messa in atto dala stessa “La Repubblica”, tendente ad alienare settori cattolici dell’elettorato dalle simpatie berlusconiane.

Sta di fatto che i primi impegni politici assunti sono stati mantenuti da parte di coloro che assolvono attualmente il ruolo di forze di opposizione, e che i prossimi passi, da chi ha più da rischiare, essendo in maggioranza, ma anche più da guadagnare, in termini politico-personali, non potranno che essere compiuti nel giro di non molto tempo.

D’altra parte la finestra temporale, essendo già orientativamente fissata la data delle prossime consultazioni regionali (21 e 22 marzo 2010) e perchè la strategia abbia successo, è abbastanza stretta e la scadenza finale per la sua concretizzazione assai vicina e molte e difficilmente ripetibili le positive , chiamiamole così, congiunzioni astrali favorevoli, perchè si rinvii ancora la conclusione della partita.

Leggo ancora oggi, su Piovonorane per esempio, che la stagione politica in corso sarà solo una interlocuzione verso sviluppi futuri più normali ed ordinari, cosa da cui mi permetto di dissentire.

Ritorniamo dunque alla “complessa strategia”.

Il primo passo della strategia è stato l’affermarsi di una ledership certa nel Pd con la conquista della segreteria da parte della corrente Bersani-D’Alema. Il secondo passo era garantire l’indebolimento post-elezioni dello stesso Pd con perdita verso il centro, da ciò la nascita di un soggetto quale Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli, che gode dell’attenzione benevola sia da parte della dirigenza del Pd che della dirigenza dell’Udc e che dovrebbe costituire (già dal nome che ricorda precedenti esperienze di destra) la formazione di riferimento per dirigenti ed elettorato in uscita dal centro-destra.

Entrambi gli obiettivi sono stati raggiunti e/o sono in corso di realizzazione.

Sull’altro fronte (attuale)la strategia fa perno su Fini, sul suo ruolo istituzionale, senso dello Stato, ambizioni personali ed insofferenze alle grossolanità politiche di Berlusconi.

Ad accelerare le grandi decisioni è arrivata (per come previsto) la bocciatura del lodo Alfano, che scopre sul piano giudiziario Berlusconi e lo rende disponibile a tutti gli eccessi, forzature e colpi di testa cui l’uomo è portato se vede anche solo in lontananza il rischio di una condanna, figurarsi se la prospettiva si fa concreta come sembra far presagire lo sviluppo del processo Mills.

A questo punto della storia la partita tra Fini e Berlusconi assume le caratteristiche del classico gioco del gatto con il topo, con Fini nelle vesti del gatto teso a rendere per un qualche tempo evidente la debolezza del premier.

Nel frattempo in tale quadro, sempre nella maggioranza, si inseriranno i contrasti tra alleati per le candidature dei governatori alle regionali, altro elemento a sfavore di Berlusconi, il quale pressato dalla Lega Nord dovrà scegliere tra scoprirsi con la Lega o con quella parte dei suoi che andrebbe ad ingrossare le fila della fronda finiana.

Le pretese della Lega allo stato attuale comprendono due opzioni: o la presidenza di due regioni quali Veneto e Piemonte e la vicepresidenza della regione Lombardia, oppure la presidenza della regione Lombardia e le due vicepresidenze. Sono evidente a tutti i rischi possibili per la stessa unità nazionale ove la Lega realizzasse una di queste ipotesi, quale primo nucleo di una qualche forma di secessione delle tre regioni del nord, e da qui la chiamata alla resistenza da parte di settori di destra e di sinistra.

Tuttavia Berlusconi cederà alla Lega per non perdere un alleato sicuro per il dopo elezioni e deciderà di tentare di rovesciare il tavolo chiedendo sull’onda di una massiccia campagna populista a reti unificate che si vada ad elezioni anticipate.

A questo punto fatto il primo passo la parte che si rifà a Fini non potrà che venire allo scoperto, assumendo la rappresentanza degli interessi dell’unità nazionale.

Alle elezioni si andrebbe quindi con un Berlusconi che avrebbe come obiettivo di trasformare le elezioni, come al solito, in un referendum sulla sua persona, ma indebolito in tale pretesa dalla attenzione che è stata spostata su una sorta di referendum interessi del Nord contro interessi del Sud.

Dalle elezioni dovrebbe uscire una Lega Nord e un Pdl lontani dalla maggioranza ma comunque con un Pdl da cui non si potrà prescindere.

Si andrebbe allora ad un governo Fini di unità nazionale che isoli la Lega, garantisca in qualche maniera Berlusconi dai suoi guai giudiziari e da cui resterebbe fuori l’Idv di Di Pietro.

Fine della storia.