Papania c’è e lotta insieme a noi

Non ha influito ne tanto ne poco, l’operazione “Dioscuri“, sugli sviluppi della carriera politica del senatore alcamese del Pd, Nino Papania, il quale per come previsto già prima dell’operazione della Direzione distrettuale antimafia del 3 novembre scorso è uno degli otto siciliani eletti nella Direzione Nazionale del partito.
Gli otto sono: Angelo Argento, Giuseppe Berretta, Enzo Bianco, Giovanni Burtone, Antonello Cracolici, Francantonio Genovese, Alessandra Siragusa e appunto Antonino Papania.
Gli otto componenti sono stati eletti durante l’Assemblea nazionale del Pd, che si è svolta oggi Roma.
Ora delle due l’una, o della vicenda “Dioscuri” a Roma non sapevano, o se sapevano non riengono rilevante che un senatore del Pd si avvalga dei servigi di un Filippo Di Maria.

A Roma ieri Bersani dichiarava: “Noi il partito dell’alternativa”. Si può dire legittimamente che in Sicilia non l’abbiamo notato ?

Nel frattempo la stampa avversaria, non senza qualche fondamento, si esercità nei parallelismi e nelle analogie tra la vicenda di “Arcamo” e la vicenda di “Arcore”

Lo «stalliere» di Alcamo factotum del senatore e braccio destro del boss

di Gian Marco Chiocci

Anche il Pd ha il suo «stalliere» mafioso (ma non si deve dire). Parlare dello «stalliere di Alcamo», Filippo Di Maria, mafioso fidato di mafiosi, factotum-giardiniere-autista del senatore del Pd, Nino Papania, infastidisce i mafiologi di professione ossessionati dell’antico filone manganiano che porta ad Arcore. Per i magistrati siciliani, però, l’esponente del Pd «poteva non sapere» quello che ad Alcamo sapevano anche i muri. E cioè che il braccio destro del senatore Pd, arrestato nell’operazione «Dioscuri», era autista, cassiere e uomo di fiducia del boss Nicolò Melodia, il quale boss – scrive la Dda citando il pentito Gaspare Pulizzi, reggente della cosca di Carini, arrestato insieme al capomafia Salvatore Lo Piccolo in un casolare a Giardinello – è uomo d’onore e capo mandamento di Alcamo. «Per gli incontri con il Melodia – rivela sempre Pulizzi – Lo Piccolo mi disse che avvenivano attraverso il contatto stabilito da tale Filippo (Di Maria, ndr) che si occupava di rintracciare Melodia ogni qual volta era necessario stabilire un contatto tra noi e la famiglia di Alcamo. Detto “Filippo” si occupava di accompagnare quale autista e uomo di fiducia Melodia Ignazio ai summit di mafia (…). Melodia ebbe a incontrare direttamente i Lo Piccolo, lo aveva accompagnato Ferdinando Gallina, il quale lo aveva prelevato a Balestrate dove a sua volta lo aveva prima lasciato il Filippo». Come se non bastasse, quando il 5 novembre 2007 la polizia irruppe nel casolare dov’era nascosto Lo Piccolo, trovò un pizzino riferito al factotum del senatore Pd in cui tale Vittorio comunicava a Lo Piccolo che era «in attesa di Filippo (Alcamo) per darmi appuntamento con Ignazio».
Leggendo intercettazioni e informative sull’uomo che curava gli interessi domestici del senatore Papania e quelli criminali del boss Melodia – detto «il macellaio» o «il riccio» – salta agli occhi la sua meticolosa professionalità nel gestire il complesso business delle estorsioni con relativa elargizione, ai componenti del clan, degli utili per migliaia di euro. Ma a forza si spulciare le carte della polizia si scopre che Di Maria, quando non prestava servizio a Cosa nostra, intratteneva «legami con alcuni uomini politici locali e con alcuni collaboratori dell’allora deputato regionale, oggi senatore (del Pd, ndr) Papania Antonino. In particolare – annota la Mobile di Trapani – emergeva dall’ascolto di numerose conversazioni che Filippo Di Maria svolgeva attività di factotum presso la villa di Scopello del predetto Papania, muovendosi incessantemente per procurare posti di lavoro a propri amici e conoscenti grazie anche al diretto interessamento di collaboratori e personale di segreteria del senatore», che non ne sapeva niente. Fra le telefonate «politiche» intercettate a Di Maria vi è il riscontro all’iperattivismo del factotum del parlamentare «in occasione di alcune competizioni elettorali e referendarie». Quali? «Nelle “primarie” dell’ottobre 2005 per la individuazione del candidato premier per la coalizione del centrosinistra». Oppure «nella raccolta delle firme a sostegno del referendum per la modifica della legge elettorale». Per non dire «delle primarie del 4 dicembre del 2005 per la individuazione del candidato alla presidenza della Regione Sicilia», ovviamente per il centrosinistra. «In tale contesto – chiosa il gip – emergeva chiaramente che lo staff del senatore Papania ed altri uomini politici locali contattavano ripetutamente, e in diverse occasioni, il Di Maria al fine di indurlo a sostenere le iniziative politiche sopra indicate e invitandolo a fare altrettanto con tutte le persone di sua conoscenza». Tanto basta per sollevare un caso politico? Macché. Per i magistrati «nonostante l’esistenza, certamente notoria in una piccola comunità quale quella alcamese, di uno stretto legame tra Di Maria una famiglia storicamente mafiosa quale quella dei Melodia, da nessuna delle conversazioni intercettate emergeva che gli uomini politici o i loro diretti collaboratori avessero consapevolezza del ruolo mafioso rivestito da Di Maria e che quindi sfruttassero la comprovata capacità dell’associazione mafiosa di condizionare i risultati del voto e delle competizioni elettorali». Solo per la cronaca, in un’intercettazione il fiduciario dei Melodia sprona i suoi per l’imminente battaglia: «Lui mi ha detto, muovetevi, perché siamo in mezzo a una strada», diceva al telefono. Quel «lui», secondo gli inquirenti, potrebbe essere proprio Papania. Che ovviamente smentisce e si dice all’oscuro delle trame del suo «stalliere».

da IL GIORNALE

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3 thoughts on “Papania c’è e lotta insieme a noi

    • “dignità” che parolona !

      Qui dalle nostre parti il problema vero non è più “la mafia” propriamente detta, ridotta a mal partito dall’azione ormai continua delle forze dell’ordine e della magistratura, ed inquadrabile quindi sempre più come un particolare, ma battibile, fenomeno criminale.

      Il problema vero, dicevo, è l’assenza, al di la delle dichiarazioni formali e di rito, di coscienza antimafia da parte della classe dirigente, sia essa propriamente politica che burocratica.

      Quanto alle dimissioni, ti risulta che anche uno solo dei politici chiamati in causa per frequentazioni di soggetti mafiosi in questa provincia si sia mai dimesso prima di ricevere un qualche provvedimento restrittivo da parte della magistratura e/o una qualche condanna ?

      E ti risulta altresì che altri di questa classe politica, pur non toccati da indagini per questioni di mafia, ne abbiano chiesto a gran voce le dimissioni ?

      Credo proprio di no.

      La regola si chiama “cane non morde cane”.

  1. Qui ad Alcamo, in Sicilia, abbiamo una piaga … la musica “metal”! « Diarioelettorale Weblog

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