Oddio ! Sell The Vatican, Feed The World !

Il video dell’ambizioso piano di Sarah Silverman per sfamare il mondo, il quale tra le altre cose prevede la vendita dei beni del Vaticano, ha catturato in un giorno l’attenzione di 112.910 spettatori.

Proprio vero che il mondo è grande.

Congresso del PD, riassumendo

Il vincitore indiscusso della prima manches – le assemblee dei circoli – è stato Pierluigi Bersani, il rappresentante di un partito “securitario”, un partito che dichiara avere intenzione di muoversi secondo schemi, già visti, ma anche collaudati e rassicuranti, un partito piuttosto statico, all’antica direi, ma anche definito. In poche parole un’idea di partito quale possono avere in testa, nel bene e nel male, un Bersani ed un D’Alema, ed a mio modesto parere destinato ad un lento ma certo declino nel medio-lungo periodo, ma per ciò stesso un partito che può far ben sperare agli apparati burocratici sopravvisuti di arrivare al pensionamento il più tardi possibile e dopo avere provato anche loro, nei limiti del possibile, una qualche ebbrezza del potere.

Il vincitore della seconda manches – la convenzione nazionale – che aveva il compito di nominare i tre candidati alle primarie del 25 ottobre, è stato Dario Franceschini, dalla insospettabile verve oratoria, il quale ha surclassato sul piano degli applausi e dell’entusiasmo Pierluigi Bersani e Ignazio Marino buon terzo tra i candidati.
Chi gioca sporco ha detto che Franceschini si era portato da casa la claque organizzatagli da Fioroni, ma appunto gioca sporco, visto che in sala erano ammessi solo i delegati.
Chi gioca sporco ha detto che l’intervento di Franceschini era un comizio, mentre l’intervento di Bersani sarebbe stato l’esposizione della sua piattaforma programmatica, ma appunto anche in questo caso si gioca sporco, piuttosto va detto che quello di Franceschini è stato un buon comizio e quello di Bersani un comizio meno buono.

Il segretario del PD non c’è ancora e non è affatto scontato ne impossibile che non sia Bersani.

La seconda fase che si aprirà domenica e che terminerà con le primarie del 25 ottobre vedrà esprimersi gli elettori ed i simpatizzanti.
In questa fase molto dipenderà dal fatto che esista nella società italiana, oltre i mugugni e le rassegnazioni alla deriva populista, una spinta reale verso quel tanto di cambiamento possibile, rappresentato al momento dalla affermazione di Dario Franceschini nella corsa alla segreteria del PD. Il partito che, pur con tutti i limiti mostrati nella capacità di amalgamarli raccoglie comunque il più ampio e plurale mix delle tradizioni politico-culturali presenti nel paese tra le formazioni politiche alternative all’attuale maggioranza.
Molto dipenderà dalla mobilitazione, dalla capacità di mobilitazione e dalla credibilità che hanno nelle diverse realtà locali i sotenitori dell’uno e dell’altro candidato.

La considerazione che qui si fà è molto semplice. Il 55,13 raccolto da Bersani nella prima fase, proprio perchè raccolto nella burocrazia e negli apparati, non è suscettibile di aumento, ma solo di diminuzione alle primarie se queste avranno successo e coinvolgeranno un consistente numero di uomini e donne interessati/e al cambiamento politico del paese, ma non necessariamente alla militanza in un partito. Lo spread di 5,13 punti potrebbe allora rivelarsi insufficiente al raggiungimento del 50% più uno dei voti.

In questo caso indipendentemente dal concretizzarsi in sede di primarie di un eventuale sorpasso da parte di Dario Franceschini, la partita sarebbe rinviata all’assemblea nazionale (due settimane dopo il 25 ottobre) i cui delegati sarebbero espressi in proporzione ai consensi raccolti non nelle assemblee dei circoli, ma alle primarie.