Fini ? Non ha lo scolapasta in testa

Certo che ne impiegano di tempo gli ex AN a capire il perchè ed il per come delle strane prese di posizione di Fini a partire già da subito dopo il congresso di fondazione del PDL.
D’altra parte ciò che distingue un capo di comuni gregari è proprio la capacità di vedere oltre il contingente e l’ abilità nel costruire condizioni poliche che rendano possibili schieramenti nuovi ed impensabili per gli altri.
Essersi piegato, per evitare di essere travolto, all’accordo che ha portato alla costituzione del PDL ed alla scomparsa di AN non poteva significare certo la rinuncia sul piano personale e politico a quanto fatto in questi anni per traghettare verso sponde di destra democratica e moderna gli ex missini ed emanciparli dalle logiche nostalgiche di tipo autoritario.
Perchè era proprio la deriva autoritaria, l’ubriacatura da partito che tende a rappresentare la maggioranza degli italiani il rischio che era insito nella nascita del partito che aspirava (per fortuna senza riuscirci) al 50% dei voti dell’elettorato italiano.
Governare e comandare non sono affatto sinonimi. Vi è tuttavia chi interpreta i due termini nel medesimo modo. In realtà il primo è proprio delle democrazie il secondo dei regimi autoritari. Tuttavia resta il fatto che nelle democrazie malate, e tale è la nostra, l’aspirazione ad essere comandati piuttosto che essere governati diventi maggioritaria soffocando sul nascere l’esercizio della dialettica, che nelle democrazie sane si esercita a partire, dal basso e in mille sedi diverse.
Se come accaduto negli ultimi decenni vi è chi più facilmente dà l’idea di essere lì pronto ad assumere l’ingrato compito, di prendere il comando piuttosto che governare, si verifica allora la convergenza tra forma politica e corrente maggioritaria nella società.
Come diceva quel tale: “Il sonno della ragione genera mostri.”.
In passato è accaduto che siano state le guerre e i bagni di sangue il prezzo da pagare al rinsavimento.
Per nostra fortuna non siamo a questo punto e qui torniamo a Fini ed alla politica italiana. Come si esce infatti da una situazione in cui il “comandante in capo” dà sempre più segni di essere rimasto vittima del “sogno che conduce alla pazzia” per dirla benevolmente con Guccini ?
Le scadenze che la politica italiana ha davanti, dal prossimo congresso del PD, il maggior partito di opposizione, alle conseguenze della crisi sul piano occupazionale, alle candidature per le regionali del 2010 e la sempre maggiore forza della Lega nelle regioni del Nord, sono i fattori politici che daranno senso e ragione politica alla necessità della messa in crisi del governo Berlusconi ed al varo di una inedita formazione di governo che metterà insieme quanti si raccoglieranno intorno a Fini, a Casini e a Bersani.
Non ci credete ?

Certo che ne impiegano di tempo gli ex AN a capire il perchè ed il per come delle strane prese di posizione di Fini a partire già da subito dopo il congresso di fondazione del PDL.

D’altra parte ciò che distingue un capo dai comuni gregari è proprio la capacità di vedere oltre il contingente e l’ abilità nel costruire condizioni poliche che rendano possibili schieramenti nuovi ed impensabili per gli altri.

Essersi piegato, per evitare di essere travolto, all’accordo che ha portato alla costituzione del PDL ed alla scomparsa di AN non poteva significare certo la rinuncia sul piano personale e politico a quanto fatto in questi anni per traghettare verso sponde di destra democratica e moderna gli ex missini ed emanciparli dalle logiche nostalgiche di tipo autoritario.

Perchè era proprio la deriva autoritaria, l’ubriacatura da partito che tende a rappresentare la maggioranza degli italiani il rischio che era insito nella nascita del partito che aspirava (per fortuna senza riuscirci) al 50% dei voti dell’elettorato italiano.

Governare e comandare non sono affatto sinonimi. Vi è tuttavia chi interpreta i due termini nel medesimo modo. In realtà il primo è proprio delle democrazie il secondo dei regimi autoritari. Tuttavia resta il fatto che nelle democrazie malate, e tale è la nostra, l’aspirazione ad essere comandati piuttosto che essere governati diventi maggioritaria soffocando sul nascere l’esercizio della dialettica, che nelle democrazie sane si esercita a partire, dal basso e in mille sedi diverse.

Se come accaduto negli ultimi decenni vi è chi più facilmente dà l’idea di essere lì pronto ad assumere l’ingrato compito, di prendere il comando piuttosto che governare, si verifica allora la convergenza tra forma politica e corrente maggioritaria nella società.

Come diceva quel tale: “Il sonno della ragione genera mostri.“.

In passato è accaduto che siano state le guerre e i bagni di sangue il prezzo da pagare al rinsavimento.

Per nostra fortuna non siamo a questo punto e qui torniamo a Fini ed alla politica italiana. Come si esce infatti da una situazione in cui il “comandante in capo” dà sempre più segni di essere rimasto vittima del “sogno che conduce alla pazzia” per dirla benevolmente con Guccini ?

Le scadenze che la politica italiana ha davanti, dal prossimo congresso del PD, alle conseguenze della crisi sul piano occupazionale, alle candidature per le regionali del 2010 e la sempre maggiore forza della Lega nelle regioni del Nord, sono i fattori che daranno senso e ragione politica alla necessità della messa in crisi del governo Berlusconi ed al varo di una inedita formazione di governo che metterà insieme quanti si raccoglieranno intorno a Fini, a Casini e a Bersani.

Non ci credete ?

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