Una squadra di negri strafatti di crack con un cannello di fiamma ossidrica …

Su Il Foglio online c’è oggi un pezzo di Lanfranco Pace che esprime, semplici e condivisibili considerazioni, non viziate (almeno io così ritengo) da preconcetti e pregiudizi di tipo politico, sul caso de “il vecchio e le bambine”, ve lo ripropongo:

Meglio Bombolo

Invitare, non invitare, andare, non andare. Ma non siamo stanchi di parlare obliquo, di girare intorno alla questione centrale? Suvvia l’ha fatta, l’hanno fatta fuori dal vaso, dal vasetto, dal pannolone. Le mie due figlie sono da poco maggiorenni: se sapessi che sono o sono state nelle grinfie di un signorotto avvizzito e non per un coup de foudre reciproco sarei molto, molto arrabbiato. Anzitutto con me stesso, e con le madri, per aver clamorosamente fallito nel nostro compito. Poi con loro stesse perché ci sono cose nella vita che proprio non si possono fare. Infine con il satrapo e poco importa che la relazione sia o meno platonica. D’altronde in questa storia la sostanza non è il sesso ma la forma, l’immagine. Non è una questione di istinti ma di decenza.

Una madre che portava la figlia poco più che bambina nell’anticamera di un anziano e potente produttore hollywoodiano, ricordo perfettamente di averla già vista al cinema trenta o quaranta anni fa, non so più se era un rush del Padrino o degli “Ultimi fuochi” o “L’ultimo tycoon” o altro ancora, e siccome non si può sempre scocciare la povera Maria Rosa lascio la questione in sospeso. Ma credetemi non me la sono inventata, esiste davvero, è la potenza del cinema che colpisce subito la retina, entra nella mente e si mette in un angolo a dormire per tornare a galla magari molto tempo dopo svelando improvvisamente cose di te che ignoravi: posso dire che la ricordo perché oggi so che se fossi il padre di quella ragazza a casa del produttore manderei nottetempo e immantinente “una squadra di negri strafatti di crack con un cannello di fiamma ossidrica per lavorargli il culo” per dirla con Quentin Tarantino.

Ma questo non è nemmeno un film cattivo, la radiografia amara di un mondo amorale e spietato. Le foto di lei dal volto angelico, il book con tanto di numero di telefono, uno dell’entourage che distrattamente lo lascia in giro, lui che chiama, lei che è invitata a cena a Villa Madama con mammà, vagonate di fanciulle in fiore fatte salire sull’aereo privato e sistemate nei bungalow di proprietà: sembra semmai un pecoreccio all’italiana, dove si spia dal buco della serratura si vedono in abbondanza minne e culi e non si arriva mai al dunque. Insomma roba come “W la foca”. Nel ruolo principale il presidente del Consiglio stona: mille volte meglio Bombolo. ”

di Lanfranco Pace

da Il Foglio

***  il grassetto è mio

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